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Perché
abbiamo bisogno delle mappe concettuali
Saper apprendere è ormai divenuta
un'esigenza ineludibile. Necessità
diffusa, dai lavoratori ai professionisti,
dagli studenti agli insegnanti, per poter
stare al passo con la scienza e la tecnica
che, evolvendosi con rapidità
esponenziale, rende obsoleto in poco tempo
qualsiasi ciclo di studi o di attività.
Saper apprendere inteso come riflessione
metacognitiva che dal semplice
apprendimento di un sapere, generico o
specifico, esperito o riferito, realizzi
nel soggetto un apprendimento consapevole
e significativo (ossia non meramente
meccanico) utilizzabile anche in contesti
completamente diversi da quelli in cui
l'apprendimento stesso è avvenuto. Ci
troviamo così di fronte alla necessità
di ristrutturare una didattica che nell'
enunciato "imparando ad imparare (1)"
trovi la formula vincente.
Ma cosa apprendere?, come apprendere? sono
le domande a cui noi dobbiamo dare una
risposta per poter rendere efficace questo
nuovo processo.
Per quanto riguarda il cosa apprendere
dovrà essere chiaro che gli "oggetti
dell'apprendimento, non [potranno più
essere] solo mere conoscenze, ma vere e
proprie competenze, ossia saperi
contestualizzati" (2); risultato
cioè di un sapere consapevole, gestito e
governabile in più ambiti, usato in un
momento dato, nella forma adeguata e nel
luogo giusto.
In quanto al come apprendere, cioè del
"processo che porta all'assimilazione
di competenza, ossia processo di
apprendimento, [esso dovrà essere]
costituito da tre momenti esclusivi"
(3):
a) dalla fase di acquisizione, costituita
dall'esperire informazione attraverso il
contatto con l'ambiente esterno, sia reale
che virtuale, al fine di percepire le
relazioni esistenti tra oggetti e tra
concetti.
b) dalla fase di elaborazione, ossia dalla
decostruzione e ricostruzione personale
delle proprie strutture cognitive tra
quanto precedentemente acquisito
dall'ambiente esterno, ossia i saperi con
cui si accosta all'apprendimento, e
l'assimilazione dei nuovi concetti.
c) dalla fase di verifica, ossia l'esplicitazione
finale di prodotti dovuti da un parte
all'elaborazione di quanto acquisito, e
dall'altra al controllo della loro
rispondenza con gli obiettivi di
apprendimento definiti all'inizio del
processo.
Anche la stessa formazione professionale,
vista sempre come mera competenza del
fare, dovrà identificare il saper
apprendere con una nuova finalità
rappresentata dall'intervento stesso del
soggetto che, sviluppando la propria
autonomia, le proprie capacità di
intervento e di controllo sia nel contesto
educativo, sia in quello sociale, gli
permetterà di raggiungere conoscenza
(intesa come sapere), cognizione (o
modalità di elaborazione e rielaborazione
della conoscenza) e meta-cognizione (come
capacità di autoregolazione) (4).
Accanto ad un modo nuovo di intendere il
saper apprendere, abbiamo assistito negli
ultimi decenni anche ad un cambiamento
degli stessi strumenti di trasmissione
della conoscenza, dallo stampato
all'elettronico, che ha reso necessario
educare gli individui all'uso e
all'interpretazione delle immagini e delle
rappresentazioni visive. Un apprendimento
visivo, acquisito spesso in modo
istintivo, che, per stare dietro al ritmo
di evoluzione moderno, necessita di uno
stimolo alla creatività e alla capacità
di orientamento autonomo, sia come
personali abilità del pensiero sia come
capacità di collaborare con gli altri, e
non più come banale ricezione di
informazioni.
Un apprendimento visivo che si basi
perciò su tecniche, o meglio metodi
grafici, che sappiano far lavorare con le
idee e per la presentazione di esse,
insegnando agli studenti a pensare con
chiarezza, ad elaborare, ad organizzare e
a priorizzare la nuova informazione. Un
esempio per tutti: i diagrammi visivi che
rivelano modelli, interrelazioni e
interdipendenze e stimolano anche il
pensiero creativo ed il pensiero critico.
Ed è appunto nella categoria degli
strumenti per l'apprendimento visuale che
si collocano le mappe concettuali.
Immagini e rappresentazioni che sappiano
trasmettere all'osservatore non soltanto
informazione di base, ma anche relazioni,
strutture, modelli e caratteristiche delle
idee su cui si lavora, altrimenti non
evidenti.
Strumenti per unire visione alfabetica e
non-alfabetica (5) in una
rappresentazione, in cui oggetti-azioni, o
intelligenza sequenziale, e oggetti-corpi,
o intelligenza simultanea, si leghino tra
loro al fine di formare un unico
messaggio, subito e immediatamente
leggibile (almeno per l'autore) ed
espressione del pensiero-contesto
dell'argomento trattato.
La mappa concettuale trasforma così un
processo sequenziale, inerente al
pensiero, in una visione sinottica che,
con un sol colpo d'occhio, può far
comprendere una quantità di cose,
percependone la struttura, le derivazioni
e le relazioni.
La tecnica delle mappe concettuali,
sviluppata da Novak e Gowin negli anni
'60, trae le sue basi teoriche dai lavori
di D. P. Ausubel (6), il quale,
evidenziando l'importanza delle
pre-conoscenze possedute dagli iindividui
per l'apprendimento di nuovi concetti (7),
arrivò ad affermare che un apprendimento
per essere significativo richiede:
a) la comprensione delle conoscenze
precedenti dell'individuo in
apprendimento,
b) la sua decisione consapevole di
apprendere
c) la predisposizione, da parte del
docente, di materiale significativo per
l'apprendimento.

Da questi presupposti nacque l'ipotesi
delle mappe concettuali come tecnica per
poter sia formalizzare una conoscenza
strutturata, in cui i vari concetti
posseduti potessero essere interrelati tra
di loro all'interno di un determinato
dominio conoscitivo, sia comprendere nella
sua elaborazione apprendimento visivo,
apprendimento attivo ed apprendimento
collaborativo, come opportunità per
interagire in tutte le situazioni di
gruppo e/o condivisione, in presenza e in
rete.
La forza delle mappe concettuali sta
appunto nella capacità di stimolare e di
realizzare contemporaneamente tutti gli
aspetti fondamentali dell'apprendimento,
rendendosi così strumento pratico e
versatile nei diversi ambiti didattici
(anche in rete) ed efficace contributo per
un apprendimento significativo.
Ma come "è possibile rappresentare
il pensiero? Una relazione, un racconto
sono prodotti del pensiero. Ma come si
può rappresentare il processo che ha
portato a quei prodotti? (8)".
Quello che possiamo notare, accostando una
mappa concettuale ai ricordi degli appunti
presi durante una lezione, agli
scarabocchi disegnati sul block-notes
durante lo studio di un testo
particolarmente impegnativo, o ancora alla
scaletta, alla traccia degli argomenti
buttati giù per scrivere un tema, è che
essa rappresenta una versione, elaborata,
del tradizionale "schema". Un
insieme di bolle contenenti brevi concetti
collegati tra loro e rispondente a dei
requisiti formali di costruzione.
Infatti la mappa, definita come
"schema, prospetto dettagliato di una
situazione o di un dato fenomeno (9)",
è stata, sin dalla sua creazione, un
manufatto che doveva trasmettere
informazioni chiare e dati utili: la mappa
del tesoro serviva ai pirati per scovare
il luogo dell'isola deserta in cui era
sotterrato il forziere con l'oro; la mappa
geografica serviva per orientarsi in un
territorio e trovare così il percorso
ideale per la destinazione desiderata.
A sua volta la mappa concettuale è una
rappresentazione grafica, un disegno
schematico, un quadro riassuntivo di un
ragionamento che abbiamo fatto e che
vogliamo comunicare agli altri,
evidenziando almeno tre aspetti: a)
l'oggetto del nostro ragionamento; b) i
concetti (10) che vogliamo evidenziare; c)
il percorso del ragionamento e d) i legami
fra i concetti espressi.

"Possiamo
perciò affermare che una mappa
concettuale è la rappresentazione grafica
di concetti espressi sinteticamente
(parole - concetto) all'interno di una
forma geometrica (nodo) e collegati fra
loro da linee (frecce) che esplicitano la
relazione attraverso parole-legame (11)".
Da quanto affermato fin qui, appare
evidente la valenza formativa e didattica
dello strumento "mappa
concettuale" che, costringendo a
riflettere sulle proprie conoscenze, aiuta
il discente a mettere in relazione idee e
dati a disposizione, dietro richiesta di
uno sforzo di precisione e chiarezza per
la comunicazione.
La
mappe concettuali: dal personal computer
alla cooperazione in rete
Grazie al personal computer l'essere umano
interagisce con gli altri facilitandosi
numerosi processi, come memorizzare,
progettare, creare (artisticamente e non),
comunicare, divertirsi, svagarsi, e altro
ancora.
Nel caso delle mappe concettuali create
con supporti informatici, "la
flessibilità e la riscrivibilità
connaturate al supporto digitale
permettono altre due possibilità: da un
lato di procedere per prove-e-verifica e,
dall'altro lato, di originare varie
versioni di una mappa, rappresentando
così i diversi punti di vista, contesti e
presupposti, sulla base dei quali di volta
in volta selezionare le informazioni e ri/organizzare
i nessi (12).
Se a tutto ciò si aggiunge un utilizzo
sinergico e coordinato di questi
strumenti, oramai sempre meno isolati e
sempre più connessi fra loro, si potrà
immaginare una trasformazione della Rete
da semplice contenitore di informazioni ad
ambiente collaborativo e cooperativo, i
cui contenuti, generati anche grazie al
contributo di tutta la comunità virtuale
di studenti e formatori, riporterà
l'apprendimento alla sua vera natura di
processo sociale.
Perciò anche l'apprendimento, attraverso
l'uso di reti locali o di ambienti di
comunicazione in Internet, è destinato ad
aprire le porte delle singole classi al
fine di permettere una costruzione comune
della conoscenza, uno scambio costante di
impressioni e di elaborazioni durante lo
svolgimento del compito, permettendo
inoltre di tenere memoria delle
discussioni e del lavoro svolto.
Quindi, se le rappresentazioni dei modelli
mentali, e tra questi le mappe
concettuali, possono essere utili
strumenti interpretativi dei significati
che gli individui attribuiscono ai loro
saperi e delle procedure mentali messe in
atto per apprenderli, le nuove tecnologie,
usate in modo consapevole e attivo,
possono diventare ambienti facilitatori ed
enfatizzatori di tali potenzialità
metacognitive.
Vediamo più da vicino come l'uso di
alcuni applicativi per la costruzione di
mappe concettuali può essere di grande
utilità nella formazione e/o nella
costruzione di domini di conoscenza comune
in rete.
Partiamo con Cmap Tools (Concept Map
Tools) (13), l'ambiente sviluppato
dall'Institute for Human and Machine
Cognition della Cornell University of West
Florida proprio grazie alle teorie e alle
ricerche di J.D. Novak.
Alberto Cañas, direttore del progetto
IHMC Cmap Tools, definisce Cmap Tools
"un software che permette e
incoraggia la collaborazione e la
condivisione per la costruzione e l'uso di
modelli di conoscenza basati sulle mappe
concettuali (14)". Un software che si
presenta con un ambiente privo di sintassi
di connessione predefinita, permettendo di
fare qualsiasi tipo di collegamento tra i
concetti e consentendo così di poter
assegnare un nome a ciascuna connessione
creata, o meglio di distinguere i singoli
concetti dalle singole relazioni. Ma anche
un applicativo multipiattaforma e
abilitato alla rete, che permette
all'utilizzatore di costruire, e
collaborare con chiunque e ovunque durante
la costruzione di mappe concettuali. Ed è
appunto questa opportunità di realizzare
mappe concettuali, oltre che sul personal
computer, anche su un server web remoto,
che a sua volta le traduce automaticamente
in pagine web visibili con un comune
browser, che sta la sua forza
collaborativa.
In questo modo, durante una fase
d'apprendimento collaborativo, una mappa
concettuale può essere inviata per posta
elettronica anche a centinaia di studenti
o istituzioni, o essere scambiata
semplicemente in rete e ritornare con le
modifiche o aggiunte degli altri gruppi di
lavoro. "La mappa, in questo modo,
non è più solo il prodotto finale di un
apprendimento, ma anche un mezzo per
raggiungerlo, che porta l'utilizzatore a
riflettere continuamente e
collaborativamente sulla struttura
sottostante alla propria conoscenza, sulla
propria visione di un determinato dominio
di conoscenza, sui concetti e sulle
relazioni che caratterizzano tale
dominio" (15).
A volte, mappe "consensuali"
vengono sviluppate tramite la
negoziazione. Altre volte, la mancanza di
consenso offre un'esperienza
d'apprendimento più ampia, perché
dimostra la pluralità e
l'incompatibilità delle prospettive
disponibili.
Gli studenti che lavorano in gruppi
collaborativi usualmente condividono la
responsabilità del dominio, e producono
reti di mappe collegate e di materiale
associato che possono crescere e diventare
molto complesse, in particolare quando
sono parte di attività di ricerca a lungo
termine.

Prima
pagina del sito dell'IHMC Cmap Tools
Altro
ambiente interessante per la cooperazione
in rete è WMap (16), che si
presenta con due caratteristiche
apprezzabili:
- la non separazione tra l'ambiente di
sviluppo della mappa e quello di
fruizione;
- la costruzione collaborativa a distanza
di mappe attraverso la rete telematica.
WMap si presenta infatti come un ambiente
integrato, in cui l'ambiente di sviluppo e
ambiente di fruizione della mappa
coincidono e sono rappresentati dal
browser Internet Explorer in versione 5.5
o successivi. Ciò rende WMap un software
multipiattaforma, utilizzabile da
qualsiasi sistema operativo e liberamente
fruibile dalla rete senza la necessità di
scaricare né installare alcun pacchetto
software aggiuntivo. Inoltre ciascuna
mappa può essere modificata dal browser e
diventare la base di partenza per creare
nuove mappe personalizzate, all'interno
delle quali la mappa originaria viene
integrata.
Ciò che WMap mette a disposizione è un
ambiente per la costruzione collaborativa
di mappe concettuali. Tutti gli utenti
possono richiamare e modificare le mappe
contenute in un database condiviso,
liberamente accessibile via Web,
all'interno del quale è possibile
effettuare ricerche per parole chiave,
anche attraverso metadati della mappa
quali autore, titolo, data di
pubblicazione. Inoltre l'elemento
collaborativo è insito nella possibilità
stessa di ripubblicare le mappe, di
esportarle e importarle, facilitando così
lo scambio continuo di mappe tra i membri
di una classe virtuale, dopo per esempio
aver ricevuto dal docente uno stimolo (un
nodo o una rete) di partenza.
Oltre a tutto la possibilità del sistema
di tenere traccia dei passaggi intermedi
compiuti, diventa un valido aiuto per il
processo formativo in quanto permette, a
tutors e/o docenti, di farsi un'idea dei
contribuiti, dell'andamento del processo
di costruzione e dell'evoluzione delle
mappe, indifferentemente dal contesto in
cui tutto ciò avviene (reale o virtuale).

Esempio
di mappa tratto da Trinchero R., WMap: un
software per la costruzione collaborativa
di mappe concettuali, in Perform, vol 2,
n° 4, Torino, 2001
Ambienti
come Cmaps Tools e Wmap sono l'esempio, o
meglio la speranza futura, di come
"ogni utente può … diventare così
tracciatore per altri di mappe [che,
condivise in rete, permetteranno la
nascita di] comunità di tracciatori di
mappe (17)" sui domini più disparati
della conoscenza.
Note
[1]
Novak J.D., Imparando ad imparare, SEI,
Torino, 2001[2] Quaglino G. P., Fare
formazione, Bologna, Il Mulino, 1985, pag.
106
[2] Trinchero R., Todaro P., Nuovi media
per apprendere, Tirrenia, Torino 2000,
pag. 24
[3] Trascrizione ad opera di Fasciolo L.
dell'intervento "Il concetto di competenza"
tenuto da Meghnagi S. (direttore dell'ISF)
al Seminario "Identità e deontologia dei
docenti nella scuola pubblica e nella
società della conoscenza" organizzato da
Proteo Fare Sapere e Cgil - Scuola, Roma,
2001
[4] Simone R., La Terza Fase. Forme di
sapere che stiamo perdendo, Laterza, Bari,
2001, pp. 71-95
[5] Ausubel presentò per la prima volta
la sua teoria dell'apprendimento
significativo nel 1962 con il titolo "A
Subsumption theory of meaningful learning
and retention"
[7] "l'apprendimento significativo implica
l'assimilazione dei nuovi concetti nelle
strutture cognitive esistenti" in Ausubel
D. P., Educazione e processi cognitivi:
guida psicologica per gli insegnanti,
Franco Angeli, Milano, 1994
[8] Santucci U., Mappe concettuali e mappe
mentali, www.umbertosantucci.it/testi/mappe.rtf
[9] De Mauro T., "Il dizionario della
lingua italiana per il terzo millennio",
Paravia, 2001
[10] Per chi volesse approfondire il
significato di concetto, rimandiamo alla
voce specifica, contenuta in AA.VV.,
Dizionario di scienze cognitive, Editori
Riuniti, Roma, 2000; Azzali F., Fiasconaro
M., Verità e rappresentazione – Modelli
di concettualizzazione tra filosofia e
scienza, in Damiano E. (a cura di),
Insegnare con i concetti, SEI, Torino,
1995, pag. 43 - 97
[11] Gineprini M., Guastavigna M., Mappe
concettuali nella didattica, fascicolo
pubblicato nel sito http://www.pavonerisorse.to.it/cacrt/mappe/,
Pavone Canavese (TO), 2002, pag. 2
[12] Guastavigna M., Mappe per la rete, in
Italiano&Oltre n. 1/2002
[13] Realizzato dall'IHMC dell'Università
della West Florida, si scarica da internet
all'indirizzo (cercare la versione in
italiano)
[14] http://www.ihmc.us/research/projects/Cmaps/
[15] Trinchero R., WMap: un software per
la costruzione collaborativa di mappe
concettuali, Perform, vol 2, n° 4,
Torino, 2001, pag. 10
[16] WMap può essere fruito direttamente
in rete all'indirizzo http://www.far.unito.it/wmap
in quanto, una volta collegati alla
videata principale, non è necessario
scaricare nessun software aggiuntivo, dato
che tutto il codice necessario è
contenuto sulla pagina appena caricata nel
browser (è richiesto Explorer 5.5 o
successivi)
[17] Guastavigna M., Mappe per la rete, in
Italiano&Oltre n. 1/2002
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