|
1.
Funzioni delle mappe concettuali
Possiamo intendere per mappa concettuale
la rappresentazione in forma grafica di un
insieme di concetti in relazione fra di
loro: i concetti sono indicati da termini
o da brevi espressioni e generalmente sono
racchiusi in box che ne evidenziano il
maggiore o minore livello di generalità;
i legami fra i concetti sono rappresentati
da linee o frecce e spesso il loro
significato viene dichiarato con
"etichette" verbali, in modo da
favorirne un'interpretazione univoca (1).
A questo mezzo di rappresentazione della
conoscenza, utilizzato in diversi ambiti
disciplinari (2), vengono riconosciute
molte funzioni.
In prima istanza, le mappe sono
considerate come strumenti utili per
rappresentare il pensiero di un soggetto,
per dar conto delle modalità attraverso
le quali questi percepisce l'esperienza e
il mondo; esse consentono di evidenziare
il patrimonio di conoscenza personale e le
modalità di ragionamento, elementi che
risultano spesso impliciti o non sempre di
immediata comunicazione con l'uso del
linguaggio verbale. Spesso, per
distinguere tale funzione delle mappe
concettuali, si parla di mappe cognitive:
ad esse si può riconoscere una funzione
diagnostica, esplicativa e predittiva. La
mappa, che rappresenta ciò che un
soggetto sa o pensa in un dato ambito,
consente a chi la legge di cogliere le
categorie utilizzate per conoscere la
realtà, le leggi individuate tra i
fenomeni e mette in evidenza eventuali
lacune, distorsioni, inadeguatezze… Le
mappe vengono considerate anche strumenti
utili per comprendere e spiegare le azioni
e le decisioni individuali, in quanto
possono mettere in evidenza le
rappresentazioni sulle quali esse si
basano; la conoscenza del sistema di
rappresentazioni che guida le azioni di un
soggetto consente anche, in certa misura,
di fare previsioni in merito agli
orientamenti che guidano le scelte
personali (3).
Dal punto di vista del soggetto autore di
una mappa, lo sforzo nella
rappresentazione dei propri processi di
pensiero aiuta a porvi ordine, a
potenziarne l'efficacia ed il potere
euristico, ad acquisire consapevolezza e
capacità di gestione autonoma. Alla
costruzione di mappe viene riconosciuta
una funzione rielaborativa e creativa,
metacognitiva e strategica (4):
l'"oggettivazione" in forma
grafica di conoscenze e pensieri consente
infatti di cogliere legami che
inizialmente potevano risultare poco
evidenti, di vedere nuove relazioni fra
elementi, di sviluppare nuclei concettuali
di partenza per raggiungere esiti
originali; la rappresentazione
iconico-simbolica favorisce la presa di
coscienza delle risorse logico-conoscitive
personali e la meta-riflessione di fronte
a situazioni nuove o aperte, che
richiedono di trovare risposte non
ripetitive.
Le mappe sono considerate, infine, come
strumento di comunicazione culturale in
quanto consentono di rappresentare in
forma sintetica e strutturata ambiti di
sapere codificati, quali quelli
disciplinari: la schematizzazione grafica
mette in evidenza i concetti portanti, le
fondamentali "logiche" di
discorso e gli sviluppi raggiunti in un
certo ambito di conoscenza, favorendone la
comprensione.
2.
Mappe e comunicazione formativa
Vogliamo ora occuparci più direttamente
di alcune questioni connesse all'utilizzo
delle mappe concettuali in ambito
formativo.
2.1. Mappe e apprendimento
significativo
L'affermarsi delle mappe concettuali come
strumento per favorire
l'insegnamento/apprendimento è legata al
consolidarsi di un modello di
apprendimento che potremmo designare come
significativo (5): esso si ritrova sotteso
a gran parte delle pratiche formative
attuali.
Per limitarci a tratteggiare alcuni
momenti essenziali, possiamo richiamare le
teorizzazioni di Jean Piaget, di Jerome S.
Bruner, di David Ausubel e gli sviluppi
più recenti della psicologia cognitivista:
tali orientamenti hanno evidenziato il
ruolo attivo e costruttivo del soggetto
che apprende ed hanno identificato
l'apprendimento come progressiva
modificazione nella modalità di trattare
ed organizzare l'informazione, dunque come
processo in grado di cambiare in
profondità i modi di conoscere e pensare.
Come è noto Piaget, spiegando
l'apprendimento come progressiva
equilibrazione fra processi di
assimilazione e di accomodamento, ha messo
in evidenza l'importanza degli schemi
posseduti per comprendere l'esperienza:
fino a quando essi risultano sufficienti
per dare significato a dati ed eventi, il
soggetto tende a metterli in gioco per
semplificare ed organizzare gli stimoli
esterni; solo quando essi si mostrano
inadatti vengono ristrutturati ed
integrati, determinando una modificazione
dell'organizzazione cognitiva individuale.
Anche Bruner, spiegando l'apprendimento
come trasformazione qualitativa delle
strutture di conoscenza di un soggetto,
mette l'accento su modificazioni che
avvengono a livello profondo e che
determinano modalità nuove di
interpretazione di dati e delle
informazioni. Ausubel, opponendo
apprendimento significativo ed
apprendimento meccanico, evidenzia come
l'integrazione e l'organizzazione delle
conoscenze sia il tratto che
contraddistingue un apprendimento
efficace: l'apprendimento significativo
consente al soggetto di attribuire
significato agli stimoli esterni
mettendoli in relazione con quanto già
sa, riconfigurando, se necessario, il
patrimonio delle conoscenze pre-esistenti,
mentre l'apprendimento meccanico, che
avviene per una sorta di giustapposizione
o di superficiale accostamento delle
conoscenze nuove alle vecchie, non riesce
a rendere il sistema di conoscenze
possedute "più potente",
generatore di nuovi significati, anzi,
comporta spesso il rapido oblio di quanto
appreso più recentemente. Gli sviluppi
della psicologia cognitivista hanno
contribuito a descrivere il processo di
costruzione della conoscenza come sistema
di rappresentazione simbolica
dell'esperienza che, a partire dai dati
sensoriali, tende ad elaborare strutture
comprensive a carattere reticolare, dove
concetti sono legati gli uni agli altri
secondo relazioni significative;
l'apprendimento consiste nella
strutturazione, ristrutturazione e nel
continuo affinamento delle modalità di
rappresentazione della conoscenza, dalle
forme più legate ai dati dell'esperienza
diretta, alla costruzione di concetti e
reti di concetti sempre più
decontestualizzate e comprensive rispetto
alla realtà, comunicabili in forma
linguistica.
Le mappe concettuali, come dispositivi di
rappresentazione in forma organizzata
delle conoscenze, costituiscono uno
strumento particolarmente coerente con la
concezione dell'apprendimento delineata e
vengono considerate come importante
strategia per incrementare l'efficacia dei
processi di insegnamento/apprendimento (6).
Affrontiamo il discorso in forma un po'
più analitica.
2.2.
Mappe e didattica
Volendo tentare una recensione degli usi
della mappe concettuali nei contesti
formativi, possiamo identificare almeno
tre piste di lavoro che sono andate
progressivamente mettendosi in evidenza.
Mediazione
Una prima e più immediata forma di
utilizzo identifica le mappe nel novero
dei mediatori didattici (7), vale a dire
dei dispositivi che favoriscono il
progressivo avvicinamento fra soggetto in
formazione ed oggetto di apprendimento,
rendendo quest'ultimo adatto ad essere
compreso ed acquisito in forma stabile e
profonda, in modo da stimolare processi di
rielaborazione personale e sviluppo della
capacità di pensare.
In tal senso, accanto all'utilizzo delle
mappe come strumenti di comunicazione
culturale, utili ad un presentazione
facilitata dei contenuti di apprendimento,
viene valorizzata in maniera sempre più
marcata la loro funzione rielaborativa e
riflessiva, metacognitiva e strategica: la
loro costruzione è stimolata per favorire
la penetrazione interpretativa di
conoscenze ed esperienze, la facilitazione
dei processi cognitivi e metacognitivi (8).
A tale scopo, non soltanto vengono
presentate mappe pre-strutturate come
schemi di lettura e di comprensione (9),
ma i soggetti in apprendimento sono
guidati nell'elaborazione autonoma di
mappe per sintetizzare ed esprimere quanto
estrapolato dalla lettura di testi o da
altre fonti, per rappresentare
possibilità risolutive di fronte ad un
problema e pianificare percorsi di lavoro,
per valutare criticamente conoscenze
individuali ed altrui in forma individuale
o condivisa (10).
Progettazione
Una seconda proposta di introduzione delle
mappe concettuali nella formazione ha
inteso migliorare le pratiche di
progettazione e di organizzazione dei
percorsi educativi, favorendo una migliore
esplicitazione dell'intenzionalità
formativa ed una maggiore aderenza dei
percorsi didattici alla situazione di
partenza dei discenti (11).
La rappresentazione schematica preliminare
da parte dei docenti del sapere da
proporre mette in evidenza i nuclei
concettuali da privilegiare e costituisce
un'ipotesi di lavoro iniziale che viene
affinandosi e riaggiustandosi in seguito
al confronto dialogico con chi impara:
esso, generalmente condotto attraverso una
conversazione clinica, rileva le
rappresentazioni e conoscenze pregresse e,
in relazione ai temi che si vogliono
affrontare, mette in evidenza le direzioni
che più proficuamente possono essere
seguite per rendere l'oggetto culturale
adatto ad essere appreso in profondità.
Tale pratica assume promuove la
riflessione metacognitiva e strategica
presso i docenti, in quanto migliora la
consapevolezza del valore formativo
riconosciuto ai saperi da far acquisire e
potenzia l'efficacia dei percorsi, che
diventano più significativi per i
soggetti in apprendimento.
Valutazione
Le mappe concettuali costituiscono anche
veri e propri strumenti di rilevazione che
possono incrementare il potere conoscitivo
ed amplificare le valenze formative della
valutazione.
La rilevazione delle conoscenze attraverso
la strutturazione di mappe e schemi può
mettere in evidenza, più agevolmente di
quanto sia possibile con altri strumenti,
la dimensione processuale
dell'apprendimento, i concetti che il
discente ha strutturato in seguito
all'esperienza, i rapporti di inclusione
gerarchica fra di essi, i legami logici
(temporali, causali, concausali …) che
stabilisce fra elementi di sapere, il
grado di integrazione complessivo delle
conoscenze.
In tal modo è reso più profondo lo
sguardo conoscitivo e diventano
potenzialmente più mirate le strategie di
intervento, che hanno punti di ancoraggio
più solidi per incrementare la crescita
delle potenzialità individuali di
apprendimento. Accanto alle funzioni
diagnostiche, vengono esaltate le
potenzialità riflessive e metacognitive
delle mappe quando il soggetto viene reso
partecipe dei processi di interpretazione
attraverso pratiche autovalutative: la
rappresentazione in forma visiva di quanto
sa e pensa sostiene lo sguardo critico da
parte di chi impara e favorisce
autocontrollo ed autoregolazione, con la
promozione di una autonomia conoscitiva
sempre maggiore (12).
2.3.
Aspetti critici
L'utilizzo delle mappe concettuali a scopo
formativo pone tuttavia alcune questioni
critiche che proviamo di seguito ad
identificare brevemente.
Relatività
Le mappe concettuali vanno considerate
sempre frutto di un'elaborazione
personale: esse esprimono il punto di
vista individuale e risentono dello scopo
e del momento nel quale sono prodotte.
Tale osservazione deve rendere
particolarmente prudente il riferimento a
modelli rappresentativi precostituiti -in
genere quelli strutturati dal formatore-
sia come proposta di apprendimento, ad
esempio quando si utilizzano le mappe come
strumento di comunicazione culturale, sia
come criterio per la valutazione: non ci
sono mappe-tipo riferite ad un certo
argomento o ambito di conoscenza, ma vanno
ammesse differenti possibilità
rappresentative. In generale, le mappe
devono essere considerate come strumenti
flessibili, intrinsecamente dinamici ed
aperti a diverse possibilità
comunicative.
Congruenza epistemologica
Le possibilità rappresentative delle
mappe concettuali non rispondono con
uguale efficacia alle specifiche
caratteristiche logico-argomentative dei
differenti domini di conoscenza. E' stato
osservato, ad esempio, che esse risultano
particolarmente adatte alla
rappresentazione negli ambiti di sapere
caratterizzati di "nuclei
stabili" (13) di conoscenza,
facilmente catalogabili ed organizzabili,
mentre con maggiore difficoltà consentono
di dare conto delle dimensioni
critico-interpretative: il riferimento va,
ad esempio, all'ambito filosofico o
letterario, a talune dimensioni del
discorso storico e storiografico.
In generale, si deve segnalare che
l'utilizzo di organizzatori semantici come
facilitatori dell'insegnare/apprendere non
può essere disgiunto dalla considerazione
della natura dell'oggetto culturale che si
intende comunicare e non può, dunque,
essere considerato come generalizzabile.
Formalizzazione
Un'ulteriore questione da segnalare
riguarda i rischi di astrattezza e di
formalismo che l'utilizzo delle mappe può
comportare. La difficoltà a cogliere la
trasformazione in chiave simbolica di
messaggi o esperienze che sono oggetto di
spiegazione di una mappa può infatti
limitare la significatività di
quest'ultima e l'incidenza
sull'organizzazione cognitiva del
soggetto; tale rischio, presente
particolarmente quando le mappe
concettuali vengono proposte come
facilitatori della comunicazione
educativa, va tenuto in attenta
considerazione ripercorrendo se necessario
in forma guidata e problematizzante i vari
passaggi induttivi, dal dato conoscitivo
alla sua simbolizzazione, lasciando aperta
la possibilità di pervenire a soluzioni
rappresentative alternative, maggiormente
significative per i soggetti a cui la
comunicazione educativa si rivolge.
Sistemi di codifica
La fruizione e costruzione efficace di
mappe concettuali non fa riferimento ad
unica modalità di codifica simbolica, ma
richiama diverse possibilità di
realizzazione sul piano grafico (14).
L'utilizzo efficace delle mappe
concettuali richiede l'acquisizione di una
buona padronanza di tali sistemi di
codifica, in modo da rendere possibile il
confronto intersoggettivo e
intrasoggettivo: è in gioco, in altri
termini, la necessità di poter dare
un'interpretazione univoca alle mappe una
volta prodotte, sia da parte dello stesso
soggetto in tempi diversi sia fra soggetti
diversi, per favorire lo scambio e la
condivisione della conoscenza.
3. Mappe concettuali, rappresentazione
della conoscenza e apprendimento mediato
dal computer
Con il diffondersi delle tecnologie
multimediali dell'informazione sembra
delinearsi, almeno a livello concettuale,
una certa identificazione della
comunicazione con la didassi: all'idea di
"società educante" potremmo
accostare quella di "ambiente
docente" (15), nel senso che
l'ambiente parla oggi essenzialmente il
linguaggio della trasmissione
tecnologizzata dei messaggi; la
comunicazione attraverso le tecnologie
multimediali, in altri termini, si carica
di valenze formative ed interpella la
riflessione pedagogico-didattica a farsi
carico di molteplici questioni. Proponiamo
alcuni brevi spunti in merito all'uso del
computer in relazione ad alcuni
significativi "punti di
incrocio" con i problemi relativi
alla rappresentazione della conoscenza ed
all'utilizzo della mappe concettuali.
Possiamo identificare almeno due livelli
di discorso.
In prima istanza, possiamo riferirci
all'uso "pratico-utilitaristico"
(16) del computer, come sorta di sussidio
che permette di potenziare l'efficacia
dell'apprendimento. Il riferimento va, in
questo caso, particolarmente all'utilizzo
di software che facilitano la costruzione
di mappe concettuali, ampliano le
possibilità di realizzazione di schemi di
rappresentazione della conoscenza: sono
ormai disponibili molteplici e collaudate
proposte in tal senso (17).
La realizzazione di mappe e schemi per
mezzo di software non deve far dimenticare
alcune delle esigenze segnalate in
precedenza, quali l'apertura a diverse
modalità di rappresentazione in risposta
alle personali modalità di lettura della
realtà, ai momenti ed agli scopi
comunicativi; l'adattabilità alle
caratteristiche dei diversi campi di
sapere; la rintracciabilità dei
riferimenti all'esperienza o alle
conoscenze da simbolizzare; l'efficacia
comunicativa e la facilità d'uso del
sistema di codifica proposto.
Un ulteriore livello di discorso può
essere affrontato superando una la logica
che considera in maniera essenzialmente
strumentale dell'uso del computer, per
considerare le caratteristiche del
linguaggio multimediale e l'influenza che
esso esercita sulle modalità di pensiero
e di apprendimento individuali (18). Tra i
molti aspetti che si potrebbero mettere in
evidenza (19), accenniamo ad una questione
particolarmente rilevante, riferita alla
natura essenzialmente ipertestuale della
comunicazione supportata dal computer,
alla sua struttura fatta di nuclei
informativi collegati fra loro in forma
reticolare o associativa: di fatto,
possiamo dire che una logica "per
mappe" (20) è sottesa, generalmente,
alla costruzione di materiali informatici
e che essi inducono il soggetto fruitore a
"pensare per mappe", peraltro
secondo modalità che sembrano essere
particolarmente vicine ai meccanismi di
elaborazione mentale della conoscenza e
che possono incrementare il ruolo attivo e
costruttivo da parte di chi ne fruisce.
L'ipertesto, infatti, permette di
costruire percorsi individuali di
conoscenza, di seguire i link che paiono
più rilevanti, di leggere un messaggio
attribuendo significato ad alcuni elementi
piuttosto che ad altri.
In realtà rimangono aperti alcuni dei
problemi evidenziati in precedenza.
Le strutture logiche sottostanti la
costruzione di ambienti informatici sono
comunque generalmente "date",
secondo scopi e punti di vista ben
precisi: il soggetto, che ha certamente un
certo margine di libertà nella
costruzione del proprio percorso di
conoscenza, si muove comunque entro una
struttura argomentativa che privilegiata
certi concetti, certe chiavi di lettura
del sapere e dell'esperienza. Si tratta di
tenere presente l'importanza, sul piano
educativo, di mettere talvolta in
discussione il "formato" di
sapere proposto, recuperando se necessario
un riferimento più diretto al sapere ed
all'esperienza individuali, anche con il
ricorso a forme comunicative e
rappresentative alternative, in modo da
offrire occasioni di riflessione critica
ed un approccio alla conoscenza più
autenticamente costruttivo.
Note
Sono stati proposti diversi formalismi per
la rappresentazione della conoscenza: il
termine mappa concettuale viene
inizialmente proposto da J. D. Novak e
D.B. Gowin (Learning how to learn,
Cambridge University Press, New York,
1984; trad. it: Imparando a imparare, SEI,
Torino, 1989), in riferimento ad una
concezione essenzialmente gerarchica della
memoria semantica; l’uso del termine
mappa concettuale in questo scritto vuole
avere una valenza più generale
estendendosi a diversi tipi di mappe, a
struttura gerarchica, reticolare (A.M.
Collins, M.R. Quilian, Retrieval Time from
Semantic Memory,”Journal of Verbal
Learning and Verbal Behaviour”, 1969, 8,
pp.240-247 cit in B.M. Varisco, Alle
radici dell’iperstestualità, in A.
Calvani, B.M. Varisco,
Costruire/decostruire significati, Padova,
Cleup, 1995); radiale (T. Buzan, The
MindMap book, BBC Books, London, 1995).
Le possibilità di utilizzo delle mappe
vengono indagate nell’ambito della
psicologia cognitiva, della psicopedagogia
e dalla didattica, ma anche della ricerca
sociale per lo studio delle decisioni
politiche ed organizzative.
Una rassegna di ricerche sul potere
esplicativo e predittivo della mappe
cognitive si può ritrovare in L. Codara,
Le mappe cognitive. Uno strumento di
analisi per la ricerca sociale e
l’intervento organizzativo, Roma,
Carocci, 1998, pp.65 e ss.
La funzione strategia della mappe
cognitive è valorizzata particolarmente
negli studi sociali (si veda L. Codara,
op.cit.74 e ss).
Abbiamo affrontato tale questione altrove:
D. Maccario, Didattica e
rappresentazione delle conoscenze.
Utilizzare mappe e schemi per
costruire/far costruire apprendimento
significativi, in A. Rossebastiano (a
cura di), Per la scuola del 2000.
Maestri tra presente e futuro,
Tirrenia Stampatori, Torino, pp. 95-106.
Si rimanda anche alla bibliografia finale
per riferimenti più estesi su questo
aspetto.
Continua a costituire un punto di
riferimento fondamentale il lavoro di J.
D. Nowak e D.B. Gowin, Imparando a
imparare, cit; ricordiamo anche il più
recente: J.D. Novak, Learning creating,
and using knowledge: Concept maps as
facilitative tools in schools and
corporations, Lawrence Erlbaum, Mahwah
N.J.,1998 (trad.it L’apprendimento
significativo. Le mappe concettuali per
creare e usare la conoscenza, Erickson,
Trento, 2001).
E. Damiano, L’azione didattica. Per una
teoria dell’insegnamento, Armando, Roma,
1993.
Un approfondimento in tal senso si ritrova
in D. Maccario, Strategie metacognitive e
studio universitario. Un'esperienza di
studio con l’utilizzo delle mappe
cognitive, in C. Coggi (a cura di), Una
facoltà allo specchio, Pensa Multimedia,
Lecce (in stampa).
Rispondono a questa esigenza, ad esempio,
gli schemi di sintesi e gli esercizi che sempre più spesso si ritrovano
nei libri di testo e nell’ambito del
materiale didattico rivolto agli allievi
della scuola primaria e secondaria.
Una proposta didattica rivolta agli
studenti universitari si ritrova in D.
Maccario, P.Ricchiardi, Riuscire
all’università. Strategie e strumenti
per costruire il proprio progetto di
apprendimento, Pensa Multimedia, 2003,
pp.113-134.
Il riferimento fondamentale, almeno per
quanto riguarda l’Italia, va a Elio
Damiano ed al suo gruppo di lavoro (E.
Damiano (a cura di), Insegnare con i
concetti, SEI, Torino, 1994; E. Damiano,
Guida alla didattica per concetti,
Juvenilia, Bergamo, 1999); si può vedere
anche P. Tamir, Concept mapping, in A.
Levy (ed.), The International Enciclopedia
of Curriculum, Pergamon Press, Oxford,
1991
Abbiamo approfondito altrove la questione:
D. Maccario, Valutazione: processi
cognitivi e metacognitivi, in C. Coggi, A.
Notti (a cura di), Docimologia, Pensa
Multimedia, Milano, 2002, pp.191-213.
T. Maldonado, Critica della ragione
informatica, Feltrinelli, Milano, 1997, p.
134.
I concetti possono essere espressi da un
unico termine o da brevi espressioni, può
essere proposto o meno l’uso di box per
indicare il loro livello di generalità,
si può ricorrere a caratteri diversi, i
legami fra i nodi concettuali possono
essere espressi da frecce o linee di stile
variato, possono essere “etichettati”
con espressioni che ne specificano il
significato; la mappa può essere
distribuita spazialmente
seguendo orientamenti diversificati
(dall’alto al basso, da sinistra a
destra, dal centro verso l’esterno).
C. Scurati, Tecniche e significati. Linee
per una nuova didattica formativa, Vita e
Pensiero, Milano, 2000, p.10.
C. Scurati, op.cit., p.31.
Possiamo segnalare, fra le proposte più
significative i programmi “Inspiration
7,5” (http://www.inspiration.com/
); “Personal Brain” ( http://www.thebrain.com
); “Concept Map Tools” (http://cmap.coginst.uwf.edu/);
“Wmap” (http://far.unito.it/wmap
).
Possiamo richiamare le posizioni di M. Mc
Luhan e di D.R. Olson ( si possono vedere:
M.Mc Luhan, Il medium è il messaggio. Un
inventario di effetti, Feltrinelli,
Milano, 1981; D. R. Olson, Linguaggi,
media e processi educativi, Loescher,
Torino)
Per un'esposizione più analitica si può
vedere: R. Maragliano, Manuale di
didattica multimediale, Laterza, Bari,
1995.
Per un'esposizione più analitica
rimandiamo a B.M. Varisco, cit., Padova,
Cleup, 1995, pp. 1-86; P. Ardizzone, Gli
ipertesti, in C. Scurati, cit. pp. 81-109.
Bibliografia
Alfieri F.-Colombo M.-Del Lungo Barbi M.
G., Scienza cognitiva e educazione,
Bollati Boringhieri, Torino,1992.
Antonietti A., Il divenire del pensiero,
Cortina, Milano,1995.
Antonietti A., Cantoia M., La mente che
impara, La Nuova Italia, Firenze, 2000.
Ardizzone P., Di qui al cd-rom.
L'ipertesto fra formazione e
autoformazione, gioco e ricerca, Elle Di
Ci - Leumann, Torino, 1998.
Ardizzone P., Gli ipertesti, in Scurati
C., Tecniche e significati. Linee per una
nuova didattica formativa, Vita e
Pensiero, Milano, 2000, pp. 81-109.
Argenton A., Messina L.,
Concettualizzazione e istruzione, Il
Mulino, Bologna,1990.
Ausubel D., Educational Psychology. A
Cognitive View, Holt, Rinehart and Winston,
New York, 1967; trad.it. Educazione e
processi cognitivi Angeli, Milano,1967.
Azzali F., Fiasconaro M., Verità e
rappresentazione. Modelli di
rappresentazione fra filosofia e scienza,
in Damiano E. (a cura di), Insegnare con i
concetti, SEI, Torino, 1994, pp.43-97.
Benelli B., Lo sviluppo dei concetti nel
bambini. Quando Fido diventa un animale,
Giunti, Firenze 1989.
Bruner J.S., Acts of meaning, Harvard,
1990; trad. it. La ricerca del
significato, Bollati Boringhieri, Torino,
1992.
Bruner J.S., The Relevance of Education,
Norton, New York; trad. it Il significato
dell'educazione, Armando, Roma, 1973.
Bruner J.S., Toward a theory of
instruction, Berknap, Cambridge, 1966;
trad.it. Verso una teoria dell'istruzione,
Armando, Roma, 1967.
Buzan T., The MindMap book, BBC Books,
London, 1995.
Calvani A., Costruttivismo, progettazione
didattica e tecnologie, in Bramanti D. (a
cura di), Progettazione formativa e
valutazione, Carocci, Roma, 1998.
Calvani A., Comunicazione e apprendimento
in Internet, Erickson, trento, 1999.
Codara L., Le mappe cognitive. Uno
strumento di analisi per la ricerca
sociale e l'intervento organizzativo,
Roma, Carocci, 1998.
Collins A.M., Quilian M.R., Retrieval Time
from Semantic Memory, "Journal of
Verbal Learning and Verbal Behaviour",
1969, 8, pp.240-247.
Corno D., Pozzo G., Mente, linguaggio,
apprendimento, La Nuova Italia,
Firenze,1991.
Damiano E. (a cura di), Insegnare con i
concetti, SEI, Torino, 1994.
Damiano E., Guida alla didattica per
concetti, Juvenilia, Bergamo, 1999.
Damiano E., L'azione didattica. Per una
teoria dell'insegnamento, Armando, Roma,
1993.
D'Attilia A., Ruffilli L., Esplorare
significati attraverso le mappe
concettuali in A.A.V.V., I modi
dell'imparare, Carocci, Roma, 1998.
De Beni M., Costruire l'apprendimento, La
Scuola, Brescia,1994.
De Vecchi G.- Carmona Magnaldi N., Faire
costruire des savoirs, Hachette, Paris,
1996; trad.it., Aiutare a costruire le
conoscenze, La Nuova Italia, Firenze,
1999.
Fasano M., Concetti in rete, Zanichelli,
Bologna, 1996.
Giordan A., De Vecchi G., Les origines du
savoir: des conceptions des élèves aux
concept scientifiques, Delachaux et
Niestlé, Paris, 1987.
Ghislandi P.(a cura di), Oltre il
multimedia, Angeli, Milano, 1995.
Grassilli B., Per un modello mediale della
didattica, "Il Quadrante
scolastico", 44,1990, pp.35-52.
Lindsay P.H., Norman D.A., Human
Information Processing: An Introduction to
Psychology, Academic Press, New York,
1977; trad.it. L'uomo elaboratore di
informazioni. Introduzione cognitivista
alla psicologia, Giunti Barbera, Firenze,
1983.
Lodrini T., Didattica costruttivista e
ipermedia, Angeli, Milano, 2002.
Maccario D., Didattica e rappresentazione
delle conoscenze. Utilizzare mappe e
schemi per costruire/far costruire
apprendimento significativi, in A.
Rossebastiano (a cura di), Per la scuola
del 2000. Maestri tra presente e futuro,
Tirrenia Stampatori, Torino, pp. 95-106.
Maccario D., Ricchiardi P., Riuscire
all'università. Strategie e strumenti per
costruire il proprio progetto di
apprendimento, Pensa Multimedia, 2003
Maccario D., Valutazione: processi
cognitivi e metacognitivi, in C. Coggi, A.
Notti (a cura di), Docimologia, Pensa
Multimedia, Milano, 2002, pp.191-213.
Maldonado T., Critica della ragione
informatica, Feltrinelli, Milano, 1997.
Maragliano R., Manuale di didattica
multimediale, Laterza, Bari, 1995.
Margiotta U., Pensare in rete. La
formazione del multialfabeta, Clueb,
Bologna,1997.
Mc Luhan M., Il medium è il messaggio. Un
inventario di effetti, Feltrinelli,
Milano, 1981.
Novak J. D., Gowin D.B., Learning how to
learn, Cambridge University Press, New
York, 1984; trad. it: Imparando a
imparare, SEI, Torino, 1989.
Milanesi M.G., Zoppegni A.M., Percorsi
didattici e mappe concettuali, in Chiesa
B., Conrado P., Faudella P., Le discipline
e la valutazione, Irrsae Piemonte, 1999,
pp.197-202.
Mandelbrot B., Piaget J., Etudes
d'epistemologie genetique. Logique et
equilibre, PUF, Paris, 1957.
Morin E., La tête bien faite, Paris,
Seuil, 1999: trad. it. La testa ben fatta,
Cortina, Milano, 2000.
Novak J.D., La teoria dell'apprendimento
per assimilazione di D.P.Ausubel. Le
prospettive attuali, "Cadmo", 2,
1994, pp.7-23.
Novak J.D., Learning creating, and using
knowledge: Concept maps as facilitative
tools in schools and corporations,
Lawrence Erlbaum, Mahwah N.J.,1998;
trad.it L'apprendimento significativo. Le
mappe concettuali per creare e usare la
conoscenza, Erickson, Trento, 2001.
Olson D. R., Linguaggi, media e processi
educativi, Loescher, Torino.
Pellerey M., La mediazione linguistica e
iconica nell'insegnamento e nel pensiero,
"Il Quadrante scolastico", 1990,
4, pp.53-67.
Piaget J., L'équilibration des structures
cognitives, PUF, Paris, 1975.
Piaget J., Introduction à
l'épistémologie genetique, PUF, Paris,
1973.
Piaget J., Le structuralisme, PUF, Paris,
1968.
Perticari P., Sclavi M., Il senso
dell'imparare, Anabasi, Milano, 1994.
Pellerey M., Casella F., Fasano M.,
Concetti in rete: dalla costruzione della
mappa concettuale allam produzione di un
ipermedia, Masson, Milano, 1998.
Pontecorvo C., Aiello A., Zucchermaglio C.
(a cura di), I contesti sociali
dell'apprendimento. Acquisire conoscenze a
scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana,
Ambrosiana Led, Milano, 1995
Scurati C., Tecniche e significati. Linee
per una nuova didattica formativa, Vita e
Pensiero, Milano, 2000.
Specchia A., Lavorare per mappe e schemi.
Un percorso di economia mentale, Juvenilia,
Bergamo,1998.
Tamir P., Concept mapping, in Levy A.
(ed.), The International Enciclopedia of
Curriculum, Pergamon Press, Oxford, 1991
Trentin G., Didattica in rete, Garamond,
Roma, 1996.
Trinchero R., Todaro P., Nuovi media per
apprendere, Tirrenia stampatori, Torino,
2000.
Varisco B.M., Alle radici dell'iperstestualità,
in Calvani, A., Varisco B. M. (a cura di),
Costruire/decostruire significati, Padova,
Cleup, 1995.
Varisco B.M., Costruttivismo
socio-culturale, Carocci, Roma, 2002.
Vygotsky L.S., Mind in society. The
development of higher psychological
processes, Harvard University Press,
Cambridge, 1978; trad.it. Il processo
cognitivo, Torino, Bollati Boringhieri,
1980.
|