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Per
una fenomenologia dell'apprendimento in rete
Maria
Ranieri et al., Università di Firenze
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Sintesi
dei lavori del tutorial svoltosi nell'ambito del II Congresso
SIe-L, Firenze 9-11 novembre 2005
La seconda edizione del Congresso SIe-L, svoltasi a Firenze
dal 9 all'11 novembre 2005, è stata preceduta da tre tutorial,
aperti a giovani professionisti e ricercatori del settore,
per offrire un'opportunità di approfondimento su specifiche
tematiche dell'e-learning.
In questa sintetica comunicazione presentiamo i risultati
del lavoro svolto dai partecipanti nel corso del Tutorial
"Per una fenomenologia dell'apprendimento in rete", coordinato
da A. Calvani, B. Ligorio, S. Manca e M. Ranieri.
Il Tutorial si proponeva di esplorare aspetti solitamente
trascurati o sottovalutati negli approcci dominanti all'e-learning.
Generalmente, quando si usa questo termine, si pensa ad una
"piattaforma", cioè ad un sistema di erogazione di contenuti,
di interazione e di monitoraggio, appiattendo le varie dimensioni
implicite (didattica, psicologica, fenomenologica etc.) in
un processo di progettazione e gestione di e-learning, su
quella tecnologica. Al contrario, nel tutorial veniva suggerita
un'ottica diversa. L'"essere in rete", l'appartenenza a comunità
virtuali (di apprendimento o meno) sono dimensioni costitutive
dell'esistenza contemporanea, del nostro" entrare in relazione"
da analizzare e comprendere in tutta la loro complessità.
Come cambiano l'identità, la relazione ed il modo di apprendere
passando dalla realtà alla virtualità? Quali sono le principali
criticità di una relazione formativa mediata dalla rete? A
quali modelli e teorie si può far riferimento per analizzare
simili problematiche? Quali suggerimenti si possono dare ad
e-tutor ed e-learner?
Sono queste le principali domande sulle quali il tutorial
si è soffermato, non tanto per giungere a delle risposte conclusive,
vista la complessità e l'ampiezza dei problemi, quanto per
aprire nuove prospettive di riflessione sull'e-learning.
Il tutorial, al quale hanno aderito 16 partecipanti, prevedeva
due settimane di attività online e un seminario conclusivo
in presenza di due mezze giornate, secondo la seguente articolazione:
Fase di Presentazione ed Esplorazione (prima settimana):
obiettivi di questa fase erano la socializzazione e l'avvio
di un primo confronto esplorativo sulle tematiche del tutorial,
con riferimento alle esperienze personali e alle letture suggerite
dagli esperti;
Fase di Costruzione (seconda settimana): obiettivo
di questa fase era la produzione di una bozza di relazione
su "Dinamiche sulla rete: favorire e gestire la relazione",
articolata in tre punti: 1) Riferimenti teorici, 2) Criticità
delle dinamiche di relazione nell'apprendimento online, 3)
Linee guida per e-tutor e e-learner. Il passaggio dalla prima
alla seconda fase era particolarmente delicato, poiché si
trattava di passare dal libero posizionamento di sé e libero
fluire generativo di idee e spunti - attività tipicamente
'centrifughe' - alla costruzione di un "sé gruppale", critico
e convergente, orientato alla produzione di un testo scritto.
Fase di Rivisitazione (seminario in presenza): obiettivo
di questa fase era la revisione in chiave critica del testo
prodotto con il supporto degli esperti.
In Fase di Costruzione i partecipanti sono stati divisi in
tre gruppi, ciascuno dei quali ha sviluppato uno dei punti
della bozza di relazione. L'attività di scrittura collaborativa
online si è svolta in un wiki, dove i partecipanti hanno inserito
osservazioni, citazioni, integrazioni e commenti all'interno
di una cornice di temi suggerita dagli esperti. Parallelamente
è stato attivato un web forum di supporto all'organizzazione
del lavoro.
Al termine del tutorial i partecipanti hanno proseguito il
lavoro nel wiki, per rivedere ulteriormente i testi e pervenire
ad una sintesi coerente.
Riportiamo di seguito una presentazione dei temi esplorati
da ciascun gruppo all'interno dei wiki, senza ovviamente alcuna
pretesa di esaustività sugli argomenti indicati.
Riferimenti teorici
a cura di Valeria Ghiron e Elena Mosa
E-learning e modelli di apprendimento
Ancora oggi si tende, spesso, ad identificare l'e-learning
con il semplice trasferimento in rete di materiali ed informazioni
e a limitare l'attività dell'utente unicamente alla fruizione
degli stessi. Prova ne è l'attuale enfasi sui learning object
(LO), che Wiley (2000) definisce come una "qualsiasi entità
digitale che può essere riutilizzata per supportare l'apprendimento".
Alcune critiche relative ai LO riguardano il fatto che la
formazione on line, realizzata fruendo di risorse digitali,
spesso pone il corsista in un atteggiamento individualista
nei confronti della conoscenza. Casulli (2004), a questo proposito,
ha messo in evidenza il rischio che si incorre nel muoversi
verso "un concetto eccessivamente ingegnerizzato di conoscenza,
intesa come somma pura e semplice di mattoni formativi". Al
contrario, approcci basati su modelli didattici di taglio
socio-costruttivista (Bruner, 1997), incentratati più sul
processo collaborativo di apprendimento e sulle relazioni
che da esso scaturiscono che sui contenuti, enfatizzano la
dimensione sociale della conoscenza.
L'interesse per l'apprendimento collaborativo affonda le sue
radici nel costruttivismo, secondo cui la conoscenza è una
pratica partecipata e costruita, negoziata dalla comunità.
In quest'ottica non è tanto importante la tipologia di risorsa
o di output che si richiede al corsista, bensì il processo
che conduce a tale prodotto, le interazioni tra pari, la condivisione
di idee ed esperienze che innescano e combinano meccanismi
di apprendimento formale ed informale.
Nella Encyclopedia of Education, Scardamalia e Bereiter (2003)
approfondiscono i modelli teorici alla base delle pratiche
didattiche, distinguendo tra un costruttivismo superficiale
(debole) e un costruttivismo profondo (forte). Il primo caratterizzerebbe
le attività che vedono gli studenti impegnati in compiti nei
quali le idee non vengono condivise in modo esplicito, ma
sono precedentemente elaborate, ossia sono preesistenti alle
attività. Nelle forme di costruttivismo inteso in senso forte,
al contrario, le persone coinvolte nelle attività costruiscono
nuova conoscenza all'interno della comunità di appartenenza.
Gli stessi autori affermano che la crescita culturale di una
comunità che apprende in rete è ripartita tra tutti e non
è più nelle mani del singolo docente. Il risultato finale
è maggiore della somma dei singoli contributi perché quello
che conta è soprattutto il processo di negoziazione/decostruzione/ricostruzione
della conoscenza condivisa. Inoltre, molte ricerche ed esperienze
hanno mostrato che l'apprendimento migliora nettamente in
situazioni cooperative rispetto a situazioni competitive o
di tipo individualistico (Trentin, 2001).
Dimensione interpersonale e sistema comunicativo: quali
relazioni?
Ogni strumento comunicativo condiziona le modalità attraverso
le quali ci si relaziona con gli altri. A questo proposito
ha fatto epoca l'analisi di Mc Luhan, che, in merito al passaggio
dalla cultura orale a quella a stampa, ha affermato che "il
medium è il messaggio" (1976), intendendo che le caratteristiche
della tecnologia costringono il nostro pensiero, lo modificano,
e obbligano, volenti o nolenti, a piegarsi e rimodellarsi
sulle sue specificità.
Entrando invece nel merito del rapporto tra mezzi e modalità
di comunicazione, secondo Short, Williams e Christie (1976),
i mezzi di comunicazione ricchi (Media Richness) sono quelli
che conferiscono il senso di una forte presenza sociale e
veicolano molti elementi ridondanti come accade, ad esempio,
con la televisione. Secondo questa teoria, il computer non
sarebbe in grado di comunicare e trasmettere molti degli elementi
legati all'idea di presenza sociale (ad esempio, il tono della
voce, la postura del corpo...). In realtà, i continui sviluppi
tecnologici e l'uso ormai diffuso della rete si muovono sempre
più verso l'implementazione di questi fattori che contribuiscono
a costruire un senso di prossimità con l'altro.
Relativamente alle modalità di interazione in rete, si possono
identificare due principali tipologie di comunicazione mediata
dal computer (CMC): sincrona ed asincrona. La prima presenta
caratteristiche tipiche dell'oralità (Ong, 1982) ed è caratterizzata
da passaggi brevi, raramente da interi periodi. Una per tutte,
la chat e ultimamente il protocollo voice over IP. Le interazioni
asincrone, invece, non risentendo dell'immediatezza di un
feedback emittente/ricevente, consentono di strutturare un
discorso in modo meno spontaneo ma più articolato. Secondo
Garrison et al. (2000), questo tipo di interazione facilita
il raggiungimento del "critical thinking", ossia la scintilla
dalla quale le conoscenze pregresse vengono messe in gioco
per essere arricchite e negoziate dalla comunità.
Dinamiche di collaborazione in rete
Il concetto di costruzione collaborativa della conoscenza,
per quanto rimanga misterioso, può consentire alcune riflessioni
teoriche. Himmelman (cfr. Calvani, 2006), ad esempio, distingue
vari gradi di interazione ai fini dell'apprendimento, fino
ad arrivare al concetto di collaborazione:
- Networking: scambio di informazioni per beneficio reciproco;
- Coordinazione: scambio di informazioni ed alternanza di
attività per beneficio reciproco;
- Cooperazione: scambio di informazioni, alternanza di attività,
condivisione di risorse per beneficio reciproco e raggiungimento
dell'obiettivo comune. La cooperazione implica un'organizzazione
rigida, con ruoli definiti, una specie di "lavoro di squadra";
- Collaborazione: scambio di informazioni, alternanza di attività,
condivisione di risorse e potenziamento della capacità di
un altro (individuo o organizzazione), per il raggiungimento
dell'obiettivo comune. La collaborazione ha un'organizzazione
aperta, meno strutturata, in quanto si costruisce man mano
che si procede.
Specialmente in rete, la collaborazione, rispetto alla cooperazione,
richiede consapevolezza. Le interazioni possono facilmente
essere frettolose o futili, generando overload comunicativo.
Significativa è la definizione di Roschelle e Teasley (1995),
che connotano la collaborazione come "un'attività coordinata,
sincrona, risultato da uno sforzo comune per costruire e mantenere
una concezione condivisa del problema". Con "sincrona" si
intende la percezione soggettiva di avere la medesima rappresentazione
del problema in un dato momento dell'attività.
Alcuni hanno riflettuto sul fatto che il valore aggiunto della
collaborazione non è solo il potenziamento dell'altro. Secondo
i lavori di Chi et al. (cfr. Calvani, 2006), fornire una spiegazione
aumenta la conoscenza di colui spiega, a volte addirittura
in misura maggiore di quanto non incida su colui che riceve
la spiegazione.
Presenza sociale e identità in rete
Sul piano teorico si possono attualmente individuare diversi
filoni di studio sul tema della presenza sociale e dell'identità
in rete. Ad esempio, Tajfel e Turner (1986) sostengono che
la percezione di uno o più individui che condividono una determinata
identità sociale è il presupposto basilare per l'esistenza
di quel gruppo. L'accento è quindi sul versante psicologico,
sul senso dello stare insieme ("togetherness") e dell'essere
un "noi" condiviso ("we-ness"). Secondo questa impostazione,
un gruppo virtuale è costituito da un insieme di individui
che percepiscono sé stessi come appartenenti a quella stessa
comunità e che, interagendo attraverso un supporto elettronico,
sperimentano una co-presenza enunciativa, ossia si manifestano
come persone attraverso il testo scritto.
La partecipazione sociale secondo Wenger è la fonte principale
di identità, come sviluppo del sé anche attraverso un più
ampio riconoscimento reciproco fondato sull'identità collettiva.
Prendendo spunto dai medesimi presupposti teorici, Garrison
e Anderson definiscono la presenza sociale in rete come "l'abilità
dei partecipanti di una comunità virtuale di proiettare un'immagine
sociale ed emotiva del proprio io attraverso la tecnologia
adottata (…) e di concepire sé stessi socialmente ed emotivamente
come persone reali in una comunità di apprendimento" (2003,
trad. nostra).
I concetti di identità e partecipazione sociale sono quindi
indissolubilmente collegati. Ci si è iniziati ad occupare
dell'identità in rete negli anni '80 e uno dei primi modelli
è stato quello della Reduced Social Cues (RSC) (Sproull, Kiesler,
1986), secondo il quale l'assenza di indicatori sociali non
consentirebbe la percezione dell'altro. In seguito si è affermato
il "Social Identity model of De-individuation Effects" (SIDE)
( Spears, Lea, 1992), per cui la presenza sociale verrebbe
costruita in rete. Un modello recente è quello che tenta di
applicare all'interazione in rete la Teoria Dialogica dell'Identità
(Ligorio, Hermans, 2005) interpretando le risorse degli ambienti
di comunicazione come strumenti discorsivi per ampliare e
rinnovare i posizionamenti identitari on-line che dipendono
dal contesto locale e virtuale, dall'argomento di discussione,
dal momento "storico" dell'interazione, dall'altro, dalle
risorse simboliche presenti durante il discorso (nickname,
emoticons, tipo di discorso, obiettivi, etc.).
Sistemi e metodologie di rilevazione della dimensione sociale
in rete
Diverse sono le metodologie che consentono di misurare la
presenza sociale nelle comunità di apprendimento in rete.
Manca (2004) ricorda la somministrazione di questionari o
di interviste semi-strutturate da effettuare in itinere o
ad intervento formativo concluso. A queste si aggiungono sistemi
di rilevazione quantitativa quali, ad esempio, il conteggio
della frequenza di invio/ricezione di messaggi (Stacey, 2002),
una metodologia che rischia di restituire una visione parziale
del fenomeno e che necessita, quindi, di essere integrata
con altri approcci. Tra questi, degno di menzione è il lavoro
di Garrison et al. (2003), i quali hanno messo a punto un
modello finalizzato alla valutazione del peso e della presenza
di tre dimensioni funzionali all'apprendimento: la social
presence, la teaching presence e la cognitive presence.
Gli autori hanno inoltre formulato un procedimento matematico
attraverso il quale "quantificare" il livello di densità della
presenza sociale in un gruppo che interagisce in rete (social
presence density).
Un altro approccio molto valido che fornisce il quadro della
rete di relazioni è la Social Network Analysis (SNA) (Mazzoni
et al., 2005): si tratta di un sistema che consente di mappare
la struttura delle relazioni che si sviluppano tra i corsisti.
Ranieri (2006), infine, rileva una carenza nell'applicazione
delle singole metodologie di analisi descritte: il rischio
è di fotografare una visione parziale del fenomeno: "l'analisi
del contenuto, ad esempio, è certamente importante per comprendere
di cosa si parla, ma non altrettanto per comprendere come
si parla, ossia per esplorare la dimensione relazionale, e
quali effetti ha la comunicazione, ossia per considerare la
dimensione pragmatica". Per questo motivo, infatti, non è
inusuale imbattersi in ricerche che hanno optato per un approccio
integrato da diversi modelli di rilevazione ed analisi (Meyer,
2004).
Sulle principali criticità delle dinamiche relazionali
nelle esperienze di apprendimento online
a cura di Maria Grazia Fiore
La relazione di condizionamento tra tecnologie e società e
cultura che le hanno prodotte (Jacquinot-Delaunay, 2002) ci
porta a declinare il problema dell'identità "in rete" sullo
sfondo di una identità come problema (Besozzi, 1993), collocandolo
all'interno di una più ampia fenomenologia di frammentazione
del sé cui si assiste nell'era post-moderna. In Internet,
la "dimensione linguistica della mente" viene esaltata, accentuando
la dimensione narrativa dell'essere stesso. Le identità virtuali
si rivelano oggetti evocativi (Malavasi-Oliverio Ferraris,
http://www.psiconline.it/article.php?sid=1369)
con cui poter pensare al sé, con cui essere costretti a prestare
maggiore attenzione a certi aspetti che si davano scontati
per la realtà… Ma quale ricaduta ha sul piano della presenza
sociale, sulla percezione del sé e sugli apprendimenti individuali,
la dispersione in rete della corporeità (Caronia, 1995)?
Il dover fare a meno, nella relazione con se stessi e con
gli altri, dell'immagine tridimensionale che ciascuno ha di
sé stesso e che comprende anche un rapporto tra spazio e tempo
(Malavasi - Oliverio Ferraris, op. cit.) ci porta a riconsiderare
sia la diversa modalità di percezione delle categorie spazio-temporali
che caratterizza le esperienze di apprendimento online, sia
il nesso tra dialogo e relazione, in quanto le nozioni di
spazio e dialogo sono intimamente connesse tra di loro (Ligorio-Hermans,
2005). Nell'era digitale, non è più possibile pretendere che
a una certa durata corrisponda una certa distanza (Eriksen,
2003). Ma cosa comporta questa disarticolazione del nesso
spazio-temporale che consentiva di quantificare il tempo attraverso
lo spazio? Che cos'è uno spazio se non è un luogo?
E' uno spazio in cui l'essere qui o l'essere altrove dipende
essenzialmente dall'essere in relazione con qualcuno, da cui
deriva un nuovo concetto di prossimità, legato appunto all'instaurarsi
o meno di una relazione.
E.: Non ci sei se non sei online, e se non c'è un
tuo respiro attraverso le ITC che mediano (fanno da tramite,
interfaccia, filtro e anche presenza stessa), non fai parte
di una comunità, di un gruppo, di un'entità che condivide
segni (segni nel senso di significati, significati condivisi
e negoziati)...(*)
L'interattività diviene contatto (De Kerckhove, 1996) un contatto
che permette di percepire il proprio computer come una estensione
della propria mente e della propria personalità e che può
essere assimilato ad un'estensione del mondo intrapsichico
individuale, ad una zona intermedia tra il sé e l'altro…(Fata,
2004). Dunque, lo spazio della formazione in rete è uno
spazio in cui la prossimità è data dalla relazione dialogica
con l'altro all'interno di una zona che è parte sia di sé,
sia dell'altro; uno spazio in cui l'assenza della relazione
fisica implica la necessità di "manifestare" segni suppletivi
della presenza che confermano noi stessi e l'altro.
La dinamica attivo/passiva dell'azione/reazione, cuore di
ogni evento auto e eteroformativo (Cappa, 2005), ci porta
quindi a riconsiderare - alla luce di un tempo assoluto e
plurivettoriale (De Kerckhove, 2003) - l'esistenza e la sperimentazione,
all'interno dell'esperienza formativa, di una molteplicità
di tempi, agiti e subiti.
M.: …scrivere nel forum significa prima leggere
gli interventi degli altri, poi pensare, elaborare, poi scrivere,
poi correggere, poi spedire e già essere pronti a cogliere
il feedback. Per questo ci vuole tempo.
S.: …Se poi sei un tutor che come suoi compiti …?
ha anche quello del monitoraggio e della valutazione, beh
allora non bastano mai davvero tutte le ore dell'orologio.
Oltre all'interazione con i partecipanti, esiste infatti un
"sommerso" del lavoro del tutor (di cui quasi mai i partecipanti
sono a conoscenza) che ne fa davvero un lavoro massacrante.
Una volta di più viene confermata la necessità per il
processo formativo di interrogarsi sul significato che la
temporalità assume nella progettazione e strutturazione dell'azione
formativa e nei sistemi della sua riproducibilità
(Cappa, op. cit.)
Alla velocità di trasmissione, negli ambienti virtuali, si
affianca una dilatazione/rallentamento nei processi di elaborazione
e appropriazione dei significati, dovuti all'utilizzo del
codice scritto ma non solo...
E. : "Lo sforzo comunicativo, a livello di sintesi,
di oggettivazione del pensiero, di comprensione dell'oggetto
di studio è decisamente potente: scrivere per farsi capire
richiede sforzo cognitivo maggiore rispetto al ripetere… o
allo scrivere per sé…, proprio perché implicano la dinamica
sociale."
Il messaggio in un forum rimane, può essere rivisto e ripercorso
secondo i propri ritmi: … perché è sempre significativo e
necessario "rileggere prima di fare"...
Allora la traccia delle negoziazioni, il suo snodarsi nello
spazio si rivela anche uno strumento prezioso di attraversamento
e ri-attraversamento "lento" dell'esperienza formativa permettendo,
come nelle pratiche attivate dagli educatori e formatori autobiografici,
di riabitare differenti tempi del proprio vissuto personale
e professionale (Cappa, op. cit.).
Spaesante, però, è l'improvviso sfaldarsi del tempo, dell'ordine
in cui avevamo disposto e imbrigliato la nostra storia (Berto,
1999) ma non si da cambiamento, specie in età adulta, se non
a prezzo di un contatto spaesante con l'esperienza (Cappa,
op. cit.).
"Esistere" nel gruppo, farne parte, ricoprire un ruolo al
suo interno comporta certo la necessità di rispettare delle
scadenze, di "subire" dei tempi ma anche di essere capace
di "agirli" in maniera ponderata, di distribuire nello spazio
temporale dell'esperienza formativa i segni della nostra presenza,
vivificando la rete relazionale senza soffocarla né rifuggirla.
Emerge, così, in tutta la sua importanza, la correlazione
tra dimensione emotiva e tempi e modi dell'interazione in
rete…
L'interazione mediata dal computer può generare, soprattutto
nelle prime esperienze, un senso di disorientamento,
definibile come l'ansia del neofita:
V.: "con estremo ritardo anch'io faccio capolino
tra i compagni del gruppo.. sono stata praticamente inchiodata
fino a ieri nel mio silenzio, poi il desiderio di comunicare
ha prevalso e, approfittando dell'occasione offertami da una
mail di elisabetta, mi sono confessata a lei... cercando di
spiegare le paure che mi hanno bloccata ho lanciato una sorta
di messaggio di aiuto che ha ricevuto subito conforto."
nonché un senso di frustrazione legato all'ambiente
di apprendimento e agli eventuali "incidenti di percorso"
causati dallo strumento di mediazione comunicativa e che rimandano
alla percezione di incapacità di controllarlo (Fata, op. cit.).
Inoltre l'ansia può essere generata essenzialmente da:
- bisogno di essere socialmente accettati / accolti
S. : "... perché dovrei fare o continuare un percorso
online se poi mi sento solo, disorientato, trascurato, quasi
abbandonato?"
- impossibilità di ricevere/inviare feedback immediati
D.:. "...assocerei questo tipo di comunicazione
ad un carteggio... all'interno del quale le persone sono immerse
nella emozionalità dell'attesa...(ancora più significativa
in un momento in cui siamo abituati a divorare tutto e subito)…"
- "carico di lavoro"
M.: "…Adesso so cosa significa far vivere allo studente
una formazione costruttivista. Significa prenderlo per sfinimento.
Significa dargli ancora e ancora, e se vedi che ce la fa ancora
un pochino, allora gliene dai ancora un po'. Di cose da fare,
da pensare, da collegare. Non a tutti questo va bene. Alcuni
si possono sentire sopraffatti…"
- "percezione dell'assenza"
A.: "Si richiede al learner anche un livello più
elevato di consapevolezza e controllo dei propri punti deboli
a livello emotivo per confrontarsi con equilibrio con "i silenzi
casuali/causali della comunicazione in rete".
Il venir meno di quei segnali materiali "precodificati" il
cui significato è inscritto nel nostro patrimonio filogenetico,
costringe formandi e formatori a potenziare le competenze
di riconoscimento, controllo e consapevolezza delle proprie
ed altrui emozioni, per controllare la tendenza ad interpretare
gli stimoli ambientali "virtuali" in maniera analoga a quelli
degli ambienti fisici (esempio cruciale è l'interpretazione
soggettiva di quelli che istintivamente vengono definiti "silenzi").
La comunicazione online diventa di fatto il nostro comportamento,
trasformando la gestione efficace dei flussi comunicativi
in uno degli aspetti cruciali per la realizzazione di una
buona matrice relazionale in contesti di apprendimento
online. Senza un'adeguata regia - fattore tra le maggiori
cause di fallimento di ambienti di apprendimento collaborativi
- la comunicazione rischia infatti di:
- diventare ridondante, inopportuna (fenomeni di spamming),
autoreferenziale, di avvitarsi su se stessa, incapace di approdare
ad un senso condiviso;
- provocare l'appiattimento delle posizioni individuali
su quelle del gruppo abbassando il livello di riflessività
critica complessiva (Calvani, 2006);
- degenerare in battibecchi o contrasti aggressivi (flaming)
(Ibidem);
- rarefarsi ed ostacolare l'attuazione di pratiche discorsive
articolate e costruttive (Ibidem), favorendo fenomeni
di lurking.
M.G.: "…il nostro tutor si era dichiarato un "facilitatore",
scambiando questo ruolo per quello del tecnico di laboratorio/controllore
dei tracciamenti. La creazione dei gruppi lasciata al caso,
non ha sicuramente facilitato le attività e il confronto in
presenza... On-line la situazione non è stata migliore. Più
che una comunità di apprendimento era un magma in continua
ebollizione: i thread erano caotici, ridondanti, appesantiti
da interventi inutili e senza senso. I temi di studio si succedevano
incalzanti senza il tempo di metabolizzarli. La sensazione
di disorientamento era molto forte, almeno quanto quella di
non appartenenza."
La gestione del flusso comunicativo si rivela quindi come
la gestione del Sé/Noi, ponendosi come ritmo e regola dell'interazione,
pena il venir meno della stessa possibilità di collaborare.
(*) Le "testimonianze" sono state selezionate dai forum
del Tutorial Per una fenomenologia dell'apprendimento in
rete (coordinatore: A. Calvani), organizzato in occasione
del II Congresso Siel.
Linee guida per e-tutor e e-learner
a cura di Maria De Los Angeles Castro, Alessandra Fornaci
e Valentina Cioni
Premessa
All'interno del tutorial il focus d'indagine dell'apprendere
è di matrice costruttivista, incentrato sul collaborative
learning e l'apprendimento fra pari. In tale contesto metodologico
si inseriscono le seguenti guidelines. L'eTutor di riferimento
è quello di processo (1) (Cornelius
S., Higgison C., 2000; Rivoltella P., 2003; Rotta M., Ranieri
M. 2005).
Le figure delineate nella trattazione corrispondono ad un
eLearner neofita e ad un eTutor in formazione.
1- Guidelines per l'eLearner
Le guidelines che seguono schematizzano alcune strategie che
l'eLearner può adottare per rendere la propria esperienza
d'apprendimento in rete più efficace e coinvolgente. Si individuano
il contesto metodologico-organizzativo e tecnologico in cui
si muove l'eLearner, gli atteggiamenti funzionali che
dovrà sviluppare e le criticità che potrebbe incontrare,
abbinate ad una raccolta di consigli e prassi rivelatesi efficaci.
1.1 - Contesto
Ambiente mediato e linguaggi. Il collaborative learning
delinea vincoli relazionali e di apprendimento con caratteristiche
proprie e differenti dalla formazione in presenza; l'avvicinamento
graduale e guidato dell'eLearner al mondo della CMC attraverso
una sperimentazione in contesti ludici e informali (2)
è l'ipotesi preferibile. Tali premesse favoriscono l'instaurarsi
di efficaci dinamiche d'interazione in rete. L'interazione
è scritta (mail, web-forum, chat testuale) e principalmente
asincrona. La parola veicola le prassi comunicative, comportamentali
e relazionali, il clima e il substrato culturale di un gruppo.
È attraverso la CMC che il corsista alimenta la presenza sociale
(3) e negozia identità individuale
e di gruppo (4). L'eLearner deve
riuscire ad esprimere opinioni ed emozioni ovviando all'assenza
di prossemica e di segnali non verbali (5).
Le regole e i ruoli: il contratto formativo. Gran parte
delle domande operative, metodologiche e organizzative che
affliggono un eLearner neofita trovano risposta nel contratto
formativo (6), esplicitazione
d'intenti fra il singolo corsista e l'organizzazione dell'esperienza
didattica: nel patto si esplicitano gli obiettivi del corso,
le fasi didattiche e gli aspetti metodologico-organizzativi,
le caratteristiche funzionali degli strumenti ICT a supporto
della didattica a distanza e soprattutto i ruoli e le azioni
di docenti e tutor.
1.2 - Atteggiamenti funzionali e criticità
Affrontare la dilatazione spazio-temporale.
La dimensione spazio-temporale, dilatata oltre il tempo e
lo spazio dell'aula, costringe ad acquisire atteggiamenti
diversi e funzionali al contesto di apprendimento, così per
la metodologia di studio personale come per le relazioni con
il gruppo: è necessaria una ricalibrazione del codice espressivo-comunicativo.
L'eLearner neofita può sperimentare un livello di ansia tale
da estraniarsi e rinunciare (ansia da "rincorsa-recupero",
senso di isolamento, frustrazione dovuta ai mezzi tecnologici).
All'eLearner è richiesto un alto grado di motivazione e di
autonomia gestionale. Mantenere un'ansia adattativa (7)
e mettere in discussione le proprie modalità d'apprendimento
sono variabili importanti che mutano in relazione all'età,
al livello culturale e alle propensioni personali.
Strategie:
- é importante preparare e finalizzare i momenti di connessione,
pianificare il lavoro in base ai momenti didattici e alle
priorità ricevute dal tutor;
- nel caso di un carico di lavoro elevato è buona norma
scandire il ritmo: rispettare le prime consegne per
capire l'output richiesto e il focus didattico e collegarsi
quotidianamente in rete per raccogliere con attenzione i feedback
di corsisti e tutor;
- è utile stampare e organizzare tutti i materiali didattici
per gestire meglio il proprio studio individuale.
Contro l'ansia dell'ignoto: consapevolezza del contesto
e dei propri limiti.
È importante disporsi ad esprimere il proprio disagio e le
difficoltà all'eTutor e al gruppo per ottenere il supporto
necessario. La solidarietà tra pari si innesca dall'immedesimazione:
lo spaesamento è un'esperienza comune a chi ha affrontato
un corso online. Il peer tutoring stimola il potenziale di
ogni corsista indicando opportunità di apprendimenti ulteriori
in gruppo, non realizzabili individualmente.
Contro l'isolamento: mettersi in gioco per costruire un'identità
gruppale.
Mettersi in gioco a livello emotivo-affettivo è una condizione
cruciale. L'antidoto al senso di isolamento e all'abbandono
è nello sviluppo della dimensione sociale: solo sviluppando
un'identità di gruppo gli eLearners potranno negoziare pratiche
e significati adeguati a garantire la socializzazione dei
saperi. Nella socializzazione online è bene essere espliciti
e informativi, mai omissivi, per evitare incomprensioni e
gap comunicativi. Un'interazione calda crea un clima di fiducia
e reciprocità.
Contro le patologie comunicative: la socioquette.
L'apprendimento collaborativo richiede l'accettazione da parte
dell'eLearner della socioquette, un insieme di atteggiamenti
funzionali all'apprendimento di gruppo in rete che l'eLearner
è chiamato ad assumere:
- essere partecipe,
- essere costruttivo,
- essere tollerante,
- essere opportuno.
La gestione dei flussi comunicativi e del ritmo (tempo, organizzazione,
economia della comunicazione) deve bilanciarsi all'utilizzo
pragmatico degli strumenti della CMC onde evitare un overload
comunicativo. È indispensabile individuare il giusto strumento
per le diverse fasi e attività didattiche (forum, mailing-list,
chat).
2 - Guidelines per l'eTutor
L'eTutor rappresenta un profilo professionale che si forma
nelle scienze umane e della formazione, ha una buona predisposizione
per gli aspetti relazionali e una spiccata intelligenza emotiva
(8), anche attraverso l'uso didattico
delle ICT. Completano il profilo la capacità di interfacciarsi
con i progettisti dell'evento formativo, con il project manager
(aspetti organizzativi) e con l'equipe didattica (sia a livello
di dominio cognitivo, sia a livello di gestione e motivazione
del gruppo).
2.1 - eTutor: ruoli, competenze e abilità.
Si possono individuare quattro macro-aree in cui si declinano
le competenze, abilità e skill dell'eTutor (9):
- competenze di dominio cognitivo,
- abilità organizzative-gestionali,
- competenze e abilità relazionali,
- competenze e abilità tecnologiche e pragmatiche nell'uso
didattico delle tecnologie ICT.
Le skill individuate supportano la figura dell'eTutor nei
tre momenti d'azione rappresentati in figura 1, anch'essi
di diversa taratura in base alle fasi del processo didattico:
l'organizzare, il condividere e il valutare.
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eTutor:
ruoli
In letteratura (10) si profilano
tre distinti ruoli per l'eTutor: instructor, facilitator
e moderator. Man mano che la curvatura didattica volge
verso una maggiore autonomia del corsista, si evidenza uno
spostamento del ruolo dell'eTutor, da una situazione di maggior
intervento e rilievo nel processo di costruzione di conoscenza
ad una posizione più periferica, contestuale al crescere dell'autonomia
cognitiva del gruppo dei learners (vedi fig. 2).
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eTutor:
linea guida per l'azione dell'eTutor
Le azioni dell'eTutor sono riconducibili a 2 funzioni. Nella
funzione progettuale egli deve:
- individuare la tipologia di tutoraggio per organizzare le
azioni sul piano tecnico, intellettuale, organizzativo e sociale;
- individuare le linee di collaborazione con gli altri tutor
e gli esperti di contenuto;
- progettare i propri interventi nel tempo tenendo conto della
"curva delle difficoltà" di Rowntree (vedi fig. 3);
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- calendarizzare le azioni
da svolgere rispetto al percorso e agli obiettivi in un'agenda
del tutor;
- stabilire quali strumenti a supporto dell'interazione
utilizzare nel corso e in che modo (e-mail personale, mailing-list,
forum, chat, faq, bacheca, videoconferenza, ecc.);
- stilare un elenco completo e aggiornato degli studenti
con le informazioni sulle loro competenze e formazione culturale.
Nella funzione gestionale, comprendente l'organizzazione
del lavoro e della valutazione, egli deve:
- aggiornare l'agenda in relazione al monitoraggio svolto
durante il corso. Annotare l'azione svolta rispetto alla
sequenza ideale del percorso formativo;
- individuare le strategie didattiche più opportune nelle
diverse fasi del percorso formativo;
- fornire agli studenti chiare regole di base per la partecipazione
online, comprese le indicazioni su ciò che costituisce un
contributo accettabile o inaccettabile (netiquette);
- sapere che ogni messaggio inviato può essere composto
da una parte che pone l'attenzione alla persona e da una
che pone l'attenzione al contenuto da trasmettere;
- essere chiaro nei compiti assegnati e fornire i criteri
per la valutazione delle attività ondine;
- rispondere prontamente a commenti e richieste poste individualmente
dagli studenti e quando opportuno ricondurre gli interventi
nel forum, in modo da alimentare l'interazione di gruppo;
- proporre e-tivity, realizzare sintesi, formulare domande
e associazioni con altri argomenti e introdurne di nuovi
per stimolare il ragionamento critico;
- sostenere e valutare le discussioni online e incoraggiare
la partecipazione frenando comportamenti improduttivi e
dannosi;
- per una produzione collaborativa suddividere i discenti
in piccoli gruppi di lavoro con competenze eterogenee;
- inizialmente alimentare la socializzazione e l'interazione,
quando il gruppo inizia a collaborare attivamente assumere
un ruolo di supervisore delle dinamiche e dei processi.
Note
(1)
Cornelius e Higgison operano una distinzione tra il subject
tutor e il learning process tutor (tutor di processo) mutuando
il concetto da McKenzie: "Subject tutors act as an expert
resource providing focused interventions relating to subject
delivery. Learning support (or process) tutors can focus
on developing long term relationships with learners over
a longer period and provide continuity of support and help
maintain a feeling of intimacy and motivation. As McKenzie
recognises, this approach helps to create a community of
people skilled in facilitating online discussion, in turn
helping to develop high levels of expertise in the area
that is not diluted by subject focus (McKenzie)".
(2) I nessi tra i processi
cognitivi e processi affettivo-emotivi, analizzati da Damasco
e Le Doux, confermano come la dimensione ludica sia facilitante
nella familiarizzazione con le funzionalità, gli strumenti
e il codice espressivo del web (A. R. Damasio, 1995 e J.
Le Doux, 1998).
(3) "La presenza sociale, alimentata
e sentita dai membri di un gruppo, si manifesta attraverso
l'uso espressivo del linguaggio: è un processo di bilanciamento
fra le caratteristiche e potenzialità del mezzo di cui si
dispone e un livello accettabile di immediatezza, facendo
ricorso ad una maggiore familiarità e intimità con il contenuto,
lo stile, la struttura e la tempistica dei messaggi scambiati"
(S. Manca, 2004).
(4) La costruzione d'identità
(M. R. Parks e K. Floyd,1996) avviene attraverso processi
diversificati e ricorsivi, di progressiva conoscenza e riconoscimento
reciproco, tramite l'adozione condivisa di interessi, di
un linguaggio e di un sistema di regole di comportamento
negoziate (B. Ligorio, J. M. Hermans, 2005).
(5) La mancanza di prossemica
della CMC è colmabile con diversi artifici: si va dall'uso
delle emoticons fino ad un uso creativo del linguaggio figurato
(M. Delfino, S. Manca, 2005).
(6) Il contratto formativo
rappresenta l'esito di un processo di chiarimento e di interiorizzazione
delle reciproche aspettative tra gli attori coinvolti nella
formazione; tale processo ha una valenza di tipo cognitivo,
emotivo e motivazionale, facilitando la mobilitazione delle
risorse necessarie e orientando in modo costruttivo le dinamiche
intra e interpersonali, all'interno del gruppo di apprendimento;
la sua stipula avviene all'apertura del corso, possibilmente
in presenza e arricchisce la parte rituale dell'esperienza
didattica (G. Costa, E. Rullani, 2001).
(7) Circa
la relazione tra ansia e apprendimento ci si può riferire
alla classica teoria della curva di Yerkes-Dodson, raffigurante
il rapporto tra l'insorgenza di un'emozione (ansia) e la
prestazione. L'ansia adattativa aiuta le persone a prepararsi,
allenarsi e provare, così da migliorare il proprio funzionamento
e stimolare atteggiamenti adeguatamente prudenti in situazioni
potenzialmente pericolose. L'ansia disadattativa causa sofferenza
e disfunzionalità (Yerkes e Dodson, 1908).
(8) La definizione più accreditata
di Intelligenza emotiva è quella proposta nel 1990 da John
Mayer e Peter Salovey che la descrivono come la "capacità
di monitorare le proprie ed altrui emozioni, di differenziarle,
di usare tali informazioni per guidare il proprio pensiero
e le proprie azioni".
(9) Rotta M., Ranieri M. 2005.
(10) Il materiale sull'argomento
si rifà in gran parte alle ricerche compiute da Z. L. Berge
e M. P. Collins, cui si deve questa classica definizione
dei ruoli del tutor.
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