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CNR - Ist. Tecnologie Didattiche di Genova CNR - Ist. di Psicologia di Roma

  a cura di Antonio Calvani 



















 

 


La voce dei tutor

Domanda 1
Quali sono le difficoltà "tipiche" del tutor online?


di Mario Rotta

Non credo ci siano difficoltà "tipiche". Solitamente gli ambienti che si usano per la FOL sono abbastanza semplici da usare e dopo un po' di pratica ci si gira abbastanza bene. Le difficoltà, almeno quelle che solitamente mi preoccupano di più, possono invece riguardare il proprio livello di conoscenza degli argomenti trattati e su cui si deve fare opera di tutoring. Ma questo ovviamente prescinde dalla condizione di essere "in rete". Anche ad un tutor "in presenza" possono presentarsi grossi problemi se non conosce a fondo la materia di cui si sta trattando.
Alessandro Rabbone tutor di rete Direzione Generale Regionale per il Piemonte del MIUR, collaboratore INDIRE

Le difficoltà "tipiche" del tutor online, a mio parere, sono soprattutto legate alla interazione. Ancora non vi è una vera abitudine a interloquire via on-line. Cioè non è entrata nella consuetudine, nel quotidiano. Siamo abituati ad interagire di fretta, per i corridoi, direi quasi per caso. E quindi diventa difficile sedersi davanti ad un computer, fermarsi un attimo e riflettere un po'. Organizzare le idee e quindi scriverle. E' questo certamente un altro modo di fare.
E' poi la mia impressione è che c'è ed è forte il timore di essere giudicati.
Quando parlo con qualcuno, specie se ho confidenza, esprimo più volentieri le mie perplessità. Tutto resta confinato là.
Metterle per iscritto ed inviarle ad una persona che a limite conosco anche poco o non la conosco affatto, certamente mi frena. Ovviamente sto parlando della mia esperienza legata ad un particolare tipo di tutoraggio: quello di un "collega esperto" che parla ad un altro "collega" che magari non conoscendo bene l'argomento non ha voglia di dimostrarlo. Specie se poi, come avviene in un gruppo di lavoro, le mie perplessità sono in tanti a doverle leggere. Nel passato, ma anche adesso, ho più esperienza di colleghi che mi scrivono e mi chiedono, ma in privato.
Perciò, a mio parere, l'interazione stenta a partire. Tuttavia ho fiducia che in un prossimo futuro diventerà la strada principale per fare tutoraggio. Specie non appena saranno chiariti ed assegnati i ruoli. Al momento manca il ruolo di "tutor riconosciuto". E' questo è un fatto molto importante specie in relazione alle cose che ho scritto sopra. Non appena il ruolo di tutor verrà riconosciuto, la gente troverà più spontaneo rivolgersi a lui per avere spiegazioni, un po' come si va in qualunque ufficio a chiedere informazioni
Isidoro Sciarratta CLDF del CIRD Università di Udine, tutor di rete Progetto Labtec MIUR

Personalmente ho incontrato maggiori difficoltà nell'opera di continua mediazione tra le indicazioni date via via dal docente e le richieste-proteste dei corsisti, nel far rispettare le regole comunicative e le rigide scadenze a fronte, talvolta, di plausibili giustificazioni. Spesso mi sono ritrovata tra due fuochi e non sempre vedevo chiaramente da quale parte stare.
Roberta Contini tutor Progetto Multilab MPI

Non vedere in faccia gli allievi, non ''conoscerli''. Metto tra virgolette il
termine perché in realtà si riferisce ad un pregiudizio. E' chiaro che ci sono
infiniti modi di conoscere una persona e a me, per esempio, sembra di conoscere
Leopardi per tutte le cose che ho letto di lui. Eppure non interagire
verbalmente, faccia a faccia con un allievo, tende ancora a dare questa
impressione.
Fabio Celi tutor di rete Corso di Perfezionamento "Formazione in Rete", Università di Firenze

In base alla mia piccolissima esperienza nel gruppo labtec-soluzioni ( in entrambe i casi si opera con un tutor
"moderatore") credo che la difficoltà principale sia lavorare con gruppi che non collaborano o con gruppi in cui alcuni inviano contributi che non vengono poi condivisi, le cosiddette "isole" mentre altri non partecipano
mai.
Franca Forzani Istituto Tenca Milano, tutor di rete Progetto Labtec MIUR

Essere tutor in rete non è la stessa cosa di essere formatori in presenza.
Innanzitutto un buon formatore avendo di fronte l'altro in ogni momento può
avere il polso della situazione solo osservando lo sguardo: è interessato,
si sta chiedendo perché è qui, sta attento, partecipa, segue, sogna viaggi
in paesi esotici. In rete è tutto diverso. E' necessario essere chiari e
concisi evitando di presupporre nell'altro conoscenze o competenze, essere
presenti senza invadere, facilitare l'attività di chi sta apprendendo,
guidarlo senza mai emergere in prima fila, aiutarlo ad automonitorare il
proprio percorso.
Valentina Talamonti Edulab

Rifacendomi alla mia esperienza personale differenzierei le difficoltà che un tutor online può incontrare in:
1. difficoltà di ordine tecnico. Infatti, pur avendo una discreta conoscenza relativamente ai programmi in uso e ad internet, inizialmente capita sovente di sentirsi abbastanza incerti nel partecipare a lezioni multimediali on line, nell'utilizzare lavagne ed applicazioni condivise e connessioni audio.
2. Credo che sia nella letteratura, ormai, il fatto che un buon tutor debba possedere delle "qualità" basate su modalità di comportamento che debbono essere apprese, assimilate e personalizzate. La trattazione teorica potrebbe, però, in taluni casi non essere facilmente applicabile in modo adeguato, in quanto necessiti di un intervento immediato, calibrato, impostato dall'individuo - tutor in base alla sua stessa sensibilità ed abilità di moderatore - facilitatore.
Rossana Marina Istituto Tenca Milano, tutor di rete Progetto Labtec MIUR

- essere in grado di percepire le "differenze individuali" degli studenti
(conoscenza di base sia tecnica che non, aspettative, preferenze di
apprendimento, capacità di socializzare, motivazione, etc.)
- sulla base di queste sapere provvedere "percorsi concettuali" di accesso
all'ambiente di apprendimento che siano da un lato personalizzati e dall'altro
complementari per arricchire l'apprendimento degli studenti (es: formare gruppi
i cui partecipanti abbiano attitudini e modi molto diversi ma accordabili)
- supplire con nuove iniziative al calo di interesse/attenzione/attività
(leggi: avere nel cappello una serie di possibilità e di alternative sempre
pronte)
Maria Chiara Pettenati Dipartimento Elettronica e Telecomunicazioni, Università di Firenze

In base alla mia piccola esperienza (gruppi docenti e studenti) posso enumerare diversi tipi di difficoltà legate alle diverse funzioni di un tutor nelle diverse fasi di una attività online :
- deve far leva sull'interesse verso esperienze di tipo nuovo (soprattutto per i docenti) e sull'interesse verso determinate tematiche (soprattutto per gli studenti) per vincere in primis un certo scetticismo sui possibili risultati
- deve far fronte alle difficoltà oggettive dei corsisti nei confronti dell'uso delle tecnologie (la semplice iscrizione ad un gruppo, l'uso di una piattaforma telematica)
- deve tenere alto l'interesse, organizzando i propri interventi e i materiali, cercando collaborazione per lo sviluppo della discussione, intervenendo al più presto sulle difficoltà dei corsisti, seguendo i tempi di ognuno, sollecitando i più assenti
- deve cercare di valorizzare gli interventi di tutti o almeno qualche loro aspetto
- deve avere molta pazienza, molta costanza e molta fiducia nei suoi "alunni"
- deve periodicamente fare il punto della situazione, valutando il livello di raggiungimento degli obiettivi intermedi, chiedendo il parere ai componenti del gruppo
Giuseppa Maria Currò Liceo Scientifico Aldo Moro Reggio Emilia, tutor di rete Progetto Labtec MIUR

La difficoltà maggiore è quella relativa alla tempestività negli interventi: a volte si può avere il dubbio a questo riguardo; si ha cioè il timore di prevaricare la ricerca del gruppo o dell'individuo e quindi si rinuncia ad un tutoraggio che invece magari avrebbe consentito al gruppo di evolvere più velocemente.
D'altra parte la misura di tale tempestività non può essere codificata una volta per tutte: essa varia da gruppo a gruppo, da situazione a situazione: è più una questione di intuito che di valutazione critica ed è una caratteristica che accomuna il tutor all'animatore, più che all'insegnante. Questo soprattutto perché l'ambiente prescelto è asincrono e occorre immagine che magari nel tempo intercorso dal lancio dell'input qualcosa possa essere cambiato. Quindi, prudenza!...
Romolo Pranzetti tutor di rete Corso di Perfezionamento "Formazione in Rete", Università di Firenze

Prima di tutto essere un tutor. Se prendiamo un vocabolario della lingua inglese troviamo che il tutor è l'istitutore privato, ma anche l'ammaestratore del circo. Da un estremo all'altro, comunque, il senso letterale porta ad individuare chi sa operare nel trasferimento di nozioni o di atteggiamenti verso un discente, uomo o bestia che sia. Non so bene come mai tale termine sia divenuto di così ampio impiego nel mondo dell'educazione contemporanea, fatto sta che oggi vuole indicare un nuovo modo di svolgere la funzione docente, non più unidirezionele docente-discente ma più relazionale tutor-gruppo, non più nella posizione elevata della cattedra-pulpito (in alcune scuole ancora si trovano tali arredi) da cui far piovere sulle teste vuote degli allievi le verità disciplinari, ma su uno stesso piano di relazione uno a uno / uno a molti in cui attivare occasioni di apprendimento. Non basta pensare che il mezzo - l'essere online - aiuti poi più di tanto a svolgere correttamente questo "essere al fianco" dei corsisti da parte del tutor. Alcune volte ho dovuto rimediare a situazioni che vedevo - anche in rete - scivolare nella dinamica unidirezionale: corsisti che pongono domande e tutor che "disserta" on line. A volte tali situazioni sono nate da carenze dei materiali resi disponibili in rete, a volte dalla errata tempistica del corso.
Giovanni Marcianò Ministero dell'Istruzione, Direzione Generale Regionale per il Piemonte


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