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Non
credo ci siano difficoltà
"tipiche". Solitamente gli
ambienti che si usano per la FOL sono
abbastanza semplici da usare e dopo un po'
di pratica ci si gira abbastanza bene. Le
difficoltà, almeno quelle che solitamente
mi preoccupano di più, possono invece
riguardare il proprio livello di
conoscenza degli argomenti trattati e su
cui si deve fare opera di tutoring. Ma
questo ovviamente prescinde dalla
condizione di essere "in rete".
Anche ad un tutor "in presenza"
possono presentarsi grossi problemi se non
conosce a fondo la materia di cui si sta
trattando.
Alessandro Rabbone tutor di
rete Direzione Generale Regionale per il
Piemonte del MIUR, collaboratore INDIRE
Le
difficoltà "tipiche" del tutor
online, a mio parere, sono soprattutto
legate alla interazione. Ancora non vi è
una vera abitudine a interloquire via
on-line. Cioè non è entrata nella
consuetudine, nel quotidiano. Siamo
abituati ad interagire di fretta, per i
corridoi, direi quasi per caso. E quindi
diventa difficile sedersi davanti ad un
computer, fermarsi un attimo e riflettere
un po'. Organizzare le idee e quindi
scriverle. E' questo certamente un altro
modo di fare.
E' poi la mia impressione è che c'è ed
è forte il timore di essere giudicati.
Quando parlo con qualcuno, specie se ho
confidenza, esprimo più volentieri le mie
perplessità. Tutto resta confinato là.
Metterle per iscritto ed inviarle ad una
persona che a limite conosco anche poco o
non la conosco affatto, certamente mi
frena. Ovviamente sto parlando della mia
esperienza legata ad un particolare tipo
di tutoraggio: quello di un "collega
esperto" che parla ad un altro
"collega" che magari non
conoscendo bene l'argomento non ha voglia
di dimostrarlo. Specie se poi, come
avviene in un gruppo di lavoro, le mie
perplessità sono in tanti a doverle
leggere. Nel passato, ma anche adesso, ho
più esperienza di colleghi che mi
scrivono e mi chiedono, ma in privato.
Perciò, a mio parere, l'interazione
stenta a partire. Tuttavia ho fiducia che
in un prossimo futuro diventerà la strada
principale per fare tutoraggio. Specie non
appena saranno chiariti ed assegnati i
ruoli. Al momento manca il ruolo di
"tutor riconosciuto". E' questo
è un fatto molto importante specie in
relazione alle cose che ho scritto sopra.
Non appena il ruolo di tutor verrà
riconosciuto, la gente troverà più
spontaneo rivolgersi a lui per avere
spiegazioni, un po' come si va in
qualunque ufficio a chiedere informazioni
Isidoro Sciarratta CLDF del CIRD
Università di Udine, tutor di rete
Progetto Labtec MIUR
Personalmente
ho incontrato maggiori difficoltà
nell'opera di continua mediazione tra le
indicazioni date via via dal docente e le
richieste-proteste dei corsisti, nel far
rispettare le regole comunicative e le
rigide scadenze a fronte, talvolta, di
plausibili giustificazioni. Spesso mi sono
ritrovata tra due fuochi e non sempre
vedevo chiaramente da quale parte stare.
Roberta Contini tutor Progetto
Multilab MPI
Non
vedere in faccia gli allievi, non ''conoscerli''.
Metto tra virgolette il
termine perché in realtà si riferisce ad
un pregiudizio. E' chiaro che ci sono
infiniti modi di conoscere una persona e a
me, per esempio, sembra di conoscere
Leopardi per tutte le cose che ho letto di
lui. Eppure non interagire
verbalmente, faccia a faccia con un
allievo, tende ancora a dare questa
impressione.
Fabio Celi tutor di rete Corso di
Perfezionamento "Formazione in
Rete", Università di Firenze
In
base alla mia piccolissima esperienza nel
gruppo labtec-soluzioni ( in entrambe i
casi si opera con un tutor
"moderatore") credo che la
difficoltà principale sia lavorare con
gruppi che non collaborano o con gruppi in
cui alcuni inviano contributi che non
vengono poi condivisi, le cosiddette
"isole" mentre altri non
partecipano
mai.
Franca Forzani Istituto Tenca
Milano, tutor di rete Progetto Labtec MIUR
Essere
tutor in rete non è la stessa cosa di
essere formatori in presenza.
Innanzitutto un buon formatore avendo di
fronte l'altro in ogni momento può
avere il polso della situazione solo
osservando lo sguardo: è interessato,
si sta chiedendo perché è qui, sta
attento, partecipa, segue, sogna viaggi
in paesi esotici. In rete è tutto
diverso. E' necessario essere chiari e
concisi evitando di presupporre nell'altro
conoscenze o competenze, essere
presenti senza invadere, facilitare
l'attività di chi sta apprendendo,
guidarlo senza mai emergere in prima fila,
aiutarlo ad automonitorare il
proprio percorso.
Valentina Talamonti Edulab
Rifacendomi
alla mia esperienza personale
differenzierei le difficoltà che un tutor
online può incontrare in:
1. difficoltà di ordine tecnico. Infatti,
pur avendo una discreta conoscenza
relativamente ai programmi in uso e ad
internet, inizialmente capita sovente di
sentirsi abbastanza incerti nel
partecipare a lezioni multimediali on
line, nell'utilizzare lavagne ed
applicazioni condivise e connessioni
audio.
2. Credo che sia nella letteratura, ormai,
il fatto che un buon tutor debba possedere
delle "qualità" basate su
modalità di comportamento che debbono
essere apprese, assimilate e
personalizzate. La trattazione teorica
potrebbe, però, in taluni casi non essere
facilmente applicabile in modo adeguato,
in quanto necessiti di un intervento
immediato, calibrato, impostato
dall'individuo - tutor in base alla sua
stessa sensibilità ed abilità di
moderatore - facilitatore.
Rossana Marina Istituto Tenca
Milano, tutor di rete Progetto Labtec MIUR
-
essere in grado di percepire le
"differenze individuali" degli
studenti
(conoscenza di base sia tecnica che non,
aspettative, preferenze di
apprendimento, capacità di socializzare,
motivazione, etc.)
- sulla base di queste sapere provvedere
"percorsi concettuali" di
accesso
all'ambiente di apprendimento che siano da
un lato personalizzati e dall'altro
complementari per arricchire
l'apprendimento degli studenti (es:
formare gruppi
i cui partecipanti abbiano attitudini e
modi molto diversi ma accordabili)
- supplire con nuove iniziative al calo di
interesse/attenzione/attività
(leggi: avere nel cappello una serie di
possibilità e di alternative sempre
pronte)
Maria Chiara Pettenati Dipartimento
Elettronica e Telecomunicazioni,
Università di Firenze
In
base alla mia piccola esperienza (gruppi
docenti e studenti) posso enumerare
diversi tipi di difficoltà legate alle
diverse funzioni di un tutor nelle diverse
fasi di una attività online :
- deve far leva sull'interesse verso
esperienze di tipo nuovo (soprattutto per
i docenti) e sull'interesse verso
determinate tematiche (soprattutto per gli
studenti) per vincere in primis un certo
scetticismo sui possibili risultati
- deve far fronte alle difficoltà
oggettive dei corsisti nei confronti
dell'uso delle tecnologie (la semplice
iscrizione ad un gruppo, l'uso di una
piattaforma telematica)
- deve tenere alto l'interesse,
organizzando i propri interventi e i
materiali, cercando collaborazione per lo
sviluppo della discussione, intervenendo
al più presto sulle difficoltà dei
corsisti, seguendo i tempi di ognuno,
sollecitando i più assenti
- deve cercare di valorizzare gli
interventi di tutti o almeno qualche loro
aspetto
- deve avere molta pazienza, molta
costanza e molta fiducia nei suoi
"alunni"
- deve periodicamente fare il punto della
situazione, valutando il livello di
raggiungimento degli obiettivi intermedi,
chiedendo il parere ai componenti del
gruppo
Giuseppa Maria Currò Liceo
Scientifico Aldo Moro Reggio Emilia, tutor
di rete Progetto Labtec MIUR
La
difficoltà maggiore è quella relativa
alla tempestività negli interventi: a
volte si può avere il dubbio a questo
riguardo; si ha cioè il timore di
prevaricare la ricerca del gruppo o
dell'individuo e quindi si rinuncia ad un
tutoraggio che invece magari avrebbe
consentito al gruppo di evolvere più
velocemente.
D'altra parte la misura di tale
tempestività non può essere codificata
una volta per tutte: essa varia da gruppo
a gruppo, da situazione a situazione: è
più una questione di intuito che di
valutazione critica ed è una
caratteristica che accomuna il tutor
all'animatore, più che all'insegnante.
Questo soprattutto perché l'ambiente
prescelto è asincrono e occorre immagine
che magari nel tempo intercorso dal lancio
dell'input qualcosa possa essere cambiato.
Quindi, prudenza!...
Romolo Pranzetti tutor di rete
Corso di Perfezionamento "Formazione
in Rete", Università di Firenze
Prima di tutto essere un tutor. Se
prendiamo un vocabolario della lingua
inglese troviamo che il tutor è
l'istitutore privato, ma anche
l'ammaestratore del circo. Da un estremo
all'altro, comunque, il senso letterale
porta ad individuare chi sa operare nel
trasferimento di nozioni o di
atteggiamenti verso un discente, uomo o
bestia che sia. Non so bene come mai tale
termine sia divenuto di così ampio
impiego nel mondo dell'educazione
contemporanea, fatto sta che oggi vuole
indicare un nuovo modo di svolgere la
funzione docente, non più unidirezionele
docente-discente ma più relazionale
tutor-gruppo, non più nella posizione
elevata della cattedra-pulpito (in alcune
scuole ancora si trovano tali arredi) da
cui far piovere sulle teste vuote degli
allievi le verità disciplinari, ma su uno
stesso piano di relazione uno a uno / uno
a molti in cui attivare occasioni di
apprendimento. Non basta pensare che il
mezzo - l'essere online - aiuti poi più
di tanto a svolgere correttamente questo
"essere al fianco" dei corsisti
da parte del tutor. Alcune volte ho dovuto
rimediare a situazioni che vedevo - anche
in rete - scivolare nella dinamica
unidirezionale: corsisti che pongono
domande e tutor che "disserta"
on line. A volte tali situazioni sono nate
da carenze dei materiali resi disponibili
in rete, a volte dalla errata tempistica
del corso.
Giovanni Marcianò Ministero
dell'Istruzione, Direzione Generale
Regionale per il Piemonte
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