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La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie dell'educazione
in Italia; ripensare il passato per comprendere il presente
(1)
Milena Mencarelli
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La rivista GOLEM, newsletter di tecnologie e processi
comunicativi, nasce alla fine degli anni '80, sotto
l'egida dell'Istituto di psicologia del CNR di Roma, dell'Università
di Roma La Sapienza e dell'Olivetti s.p.a. di Ivrea, per coordinare
le varie voci che partecipano alla ricerca e che si dedicano
all'introduzione e all'uso delle tecnologie nel mondo della
scuola e creare così un rapporto stretto fra mondo produttivo
e mondo educativo.
Nel 1989 Danco Singer, Clotilde Pontecorvo e Domenico Parisi
organizzano una serie di incontri di approfondimento presso
il CNR di Roma, per coinvolgere istituti di ricerca, università
e aziende sul tema "Sistemi di Autoapprendimento" e cercare
di realizzare qualcosa di innovativo in questo campo. Importante
è il contributo di Lydia Tornatore che, all'Università di Firenze,
sta conducendo rilevanti studi sul rapporto tra educazione e
processi cognitivi.
Per coordinare le varie voci che partecipano alla ricerca e
che si dedicano all'introduzione e all'uso delle tecnologie
nel mondo della scuola si pensa, a questo punto, a uno strumento
di coordinamento e di riferimento: nasce così l'idea di "GOLEM",
una newsletter elemento di spinta e di riflessione, nonché di
raccolta, delle esperienze in questo settore.
L'ultimo numero di Golem è del giugno 1994; la pubblicazione
della rivista riprenderà nel 1996, in forma on-line, e quindi,
con altre caratteristiche (2):
da una newsletter cartacea che si occupa del mondo delle nuove
tecnologie, si passa ad uno strumento on-line, che si occupa
di temi più vasti.
Quella di Golem è stata un'avvincente esperienza pionieristica
che ha avuto, sin dall'inizio, come campo d'indagine privilegiato,
quello della scuola: alla base c'è la consapevolezza che la
società cambia molto e molto velocemente, soprattutto in seguito
all'avvento dei nuovi media, e che la scuola deve avvalersi
del potenziale formativo offerto dalle nuove tecnologie.
Un'analisi storica, che qui è solo accennata, mostra come i
temi trattati nella rivista riflettano l'evoluzione delle filosofie
didattiche ed il relativo utilizzo dei nuovi media nella scuola:
la storia della newsletter, quindi, come storia di un particolare
momento dell'introduzione e dello sviluppo delle tecnologie
dell'educazione in Italia.
Si può riconoscere che il tessuto storico, al termine degli
anni '80, era già abbastanza ricco sul piano dell'innovazione
tecnologico-didattica nel nostro paese:
nel 1981 nasce il progetto IRIS (Iniziative e ricerche per l'informatica
nella scuola), che elabora unità didattiche, anche di informatica
"povera" (cioè senza il calcolatore), mentre nel 1985 si avvia
il primo Piano Nazionale di Informatica (3).
E' questa una svolta decisiva per l'introduzione delle nuove
tecnologie nella didattica, anche perché, oltre alla formazione
degli insegnanti, sono previsti finanziamenti per gli istituti
scolastici interessati: il computer entra a pieno titolo nella
scuola, anche se il suo utilizzo in questo primo piano è concentrato
nel biennio delle superiori.
Nel nostro paese, intanto, c'è già un certo fermento di insegnanti
sprimentatori che raccontano le loro attività pioneristiche
in riviste di varia natura e/o "fogliacci", la cui durata è
quasi sempre di qualche anno. Nel 1984 esce, all'interno
della rivista "BIT" di Milano, un inserto redazionale
mensile, "Digidattica", che nel 1985, diventa
"COMPUSCUOLA", rivista di informatica nella didattica
per la scuola italiana (terminerà le pubblicazioni nel giugno
del 1990). Nel 1985 esce un ciclostilato trimestrale,
a cura di Giancarlo Faggionato, "FOGLIacci dinAMICI",
che diventa, nel 1988, il supplemento di "PEDAGOGIA
POPOLARE", rivista del Movimento di Cooperazione Educativa
(terminerà le pubblicazioni nel 1992). Nel gennaio del 1986
nasce "La Tartaruga", bimestrale edito dal COGI (Centro
Orientamento Giovani) di Milano, che, nel giugno del 1988
diventa "Scuola e Informatica", Armando editore (terminerà
le pubblicazioni nel giugno 1989). Sempre nel 1986, sotto
gli auspici della Direzione Generale - Istruzione tecnica del
Ministero della Pubblica Istruzione, nasce "Informatica,
Telematica e Scuola", bimestrale edito da Mc Graw-Hill.
Contemporaneamente, in Italia, appaiono i primi libri significativi
sul rapporto fra tecnologie informatiche e scuola (quali M.
Ferraris, V. Midoro, G. Olimpo, Il computer nella didattica,
1985, SEI, Torino; E. De Grada, C. Pontecorvo (a cura di), Computer
e processi socio-cognitivi, 1987, Bulzoni, Roma ; R. Degli
Innocenti, M. Ferraris, Il computer nell'ora d'italiano.
Nuovi linguaggi e nuovi strumenti per l'educazione linguistica,
1988, Bologna, Zanichelli; A. Calvani (a cura di), Scuola,
computer, linguaggio, Loescher, Torino, 1989.), mentre una
serie di Università (legate al Dipartimento di sviluppo dei
processi cognitivi di Clotilde Pontecorvo, e al CNR) portano
avanti progetti di ricerca in questo senso (4).
Una forte spinta in tale direzione viene anche dall'Europa.
Alla fine degli anni '80 la Comunità europea inizia ad essere
un referente importante per coloro che operano nel campo della
ricerca scientifica e tecnologica.
Si può constatare infatti che le politiche dell'Unione europea,
nel settore dell'informazione e della comunicazione, si rivolgono
alla ricerca e allo sviluppo tecnologico con le seguenti iniziative:
il programma ESPRIT, European Strategic Programme for Research
in Information Technologies (1984/1988);
il programma COMETT, programma di cooperazione tra università
ed imprese in materia di formazione nel campo delle tecnologie
(1986);
il programma RACE, Ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie
e delle telecomunicazioni in Europa (1987);
ed infine il programma DELTA, Development of European Learning
through Technological Advance (1988); varie realtà nazionali
hanno pertanto già cominciato a confrontarsi in questo settore.
Conquista così terreno, presso gli addetti ai lavori, la necessità
di un rapporto stretto fra mondo produttivo e mondo educativo,
il bisogno di condividere le conoscenze sui processi di apprendimento,
sviluppando una forma di comunicazione tra chi produce e vende
tecnologia e chi aspira ad utilizzarla per scopi educativi.
Golem: la nascita
Per ritornare al momento della nascita di Golem, possiamo dire
che la newsletter si configura come strumento importantissimo
di comunicazione, informazione, confronto e cooperazione fra
diversi enti, come momento di dibattito e di ricerca atto ad
illuminare la zona d'ombra fra l'ambito delle tecnologie informatiche
e quello riguardante i processi di comunicazione e di apprendimento.
Perché "Golem" come titolo della rivista?
Ricordiamo che il Golem era una figura mitica con sembianze
umane, tipica della cabalistica ebraica, che si vuole creata
da un ammasso di argilla per opera del rabbino Low, sul finire
del sec. XVI°. La creatura era ritenuta capace di difendere
il popolo ebreo dai suoi persecutori e poteva essere evocata
recitando una combinazione di lettere alfabetiche.
- Golem quindi come metafora del computer-automa (l'impresa
dell'intelligenza artificiale si colloca nel solco di questa
antichissima ambizione umana);
- Golem come l'essere inanimato al quale la parola dona la vita
(il materiale pubblicato sarà l'alef che darà la vita alla rivista:
solo se gli utenti la faranno vivere con i propri scritti, essa
può diventare il punto d'incontro e di scambio delle informazioni
e dei saperi);
- Golem è inanimato finché il suo autore non introduce il versetto
della Torà; analogamente il computer è un'esanime scatola meccanica
finché non si attiva o si introduce il programma;
- Golem come implicita avvertenza al pericolo insito in un uso
indiscriminato e ingiustificato delle nuove tecnologie.
Golem è, come già detto, una newsletter che si pone come obiettivo
una conoscenza e una compartecipazione critiche e all'avanguardia,
tali da rendere fertile l'attività di ricerca e di attualizzazione
sui nuovi media tecnologici, ideata sui bisogni dell'uomo.
Fin dall'inizio Golem ambisce a costituire un punto di collegamento
tra mondi diversi, adottando un linguaggio intermedio tra quello
scientifico e quello divulgativo; il campo d'indagine privilegiato
cui la rivista si riferisce è quello della scuola.
Golem è stato pertanto il catalizzatore per l'implementarsi
di una scuola italiana che si occupa di tecnologie didattiche
e per la formazione di alcuni gruppi di ricerca (5).
La rivista ha un taglio internazionale, come dimostra il suo
comitato scientifico di cui fanno parte ricercatori provenienti
da Università e centri di ricerca europei ed extra europei (6);
costituisce una sorta di finestra sul mondo delle tecnologie,
riportando informazioni su convegni, pubblicazioni, interviste
a personalità.
Si ricorda infatti che Golem, fin dal 1989, pubblica, con l'obiettivo
di dare un respiro internazionale alle tematiche che si propone
di affrontare, anche numeri in inglese (7).
Ciò anche per stabilire, da una parte, un rapporto più stretto
con le realtà americane ed europee interessate a conoscere gli
sviluppi italiani nel settore, dall'altra per far conoscere
in Italia le realtà di ricerca e sperimentazione degli altri
paesi (8).
Metodologia della ricerca
In questa ricerca sono state prese in esame le annate dal 1989
al 1994 e, scorrendo anche gli indici generali per argomenti,
sono state individuate alcune tematiche principali, cui fanno
riferimento i diversi articoli pubblicati.
o Tecnologie e sviluppo cognitivo
o Tecnologie e politiche educative
o Intelligenza artificiale ed educazione
o Applicazioni di software
o Ipertesti e Multimedia
o Teledidattica e Telematica
o Realtà virtuale
Per evidenziare e confrontare le diverse tipologie di argomenti
i dati sono stati elaborati in tabelle e grafici; da tali strumenti
si possono ricavare considerazioni sia per quanto riguarda l'interesse
per un tema particolare in un determinato anno, quanto per quel
che concerne l'evoluzione di ciascuna di queste tipologie di
argomenti negli anni fra il 1989 e il 1994. Una descrizione
per argomento è sintetizzata qui di seguito, un elenco analitico
dei lavori per autore è riprodotto in allegato.
Il focus sulle diverse tipologie di argomenti
Scorrendo i dati delle diverse annate si nota come sia costantemente
presente il dibattito tra fautori e detrattori delle N. T. nella
didattica, anche se il maggior spazio della rivista è dedicato
non a discussioni teoriche, ma ad esperienze concrete attuate
nella scuola.
ANNO I (1989)
Gli argomenti che più di frequente appaiono nel primo anno della
rivista sono quelli relativi a Intelligenza Artificiale
e ad Applicazioni di software (soprattutto quelli dedicati
alla lettoscrittura).
Nel 1989 l'Intelligenza Artificiale propone un nuovo tipo di
CAI (Computer Aided Instruction) cosiddetto intelligente, certamente
già orientato in senso cognitivista. Due sono le tecniche dell'Intelligenza
Artificiale di interesse per la didattica: i Sistemi esperti
e soprattutto i cosiddetti Intelligent Tutoring Systems (ITS).
Ma i programmi didattici basati su Sistemi esperti non danno
risultati particolarmente brillanti: essi vanno piuttosto considerati
come "job aids", cioè come strumenti di supporto a chi deve
svolgere un determinato compito professionale e come tali possono
essere utilizzati in sede didattica.
Differente è il discorso sugli ITS o Sistemi tutoriali. Essi
nascono da uno dei più radicati miti delle tecnologie didattiche
in questo momento: quello della macchina che diventa tutor.
Alla base di questi Sistemi tutoriali si pone l'obiettivo di
trasferire una data conoscenza al discente; anche rispettando
e assecondando le modalità individuali di apprendimento, ma
emulando pur sempre il rapporto tradizionale docente-discente.
La nuova rivista si assume quindi un importante compito: quello
di informare e sensibilizzare riguardo alle potenzialità delle
nuove tecnologie educative basate sull'I.A. (9);
dalla CAI all'ICAI (Intelligent Computer Assisted Instruction),
per applicare nel campo educativo le tecniche dell'I.A.
L'interesse di Golem, in questo primo anno, è poi rivolto alle
varie funzioni del Word Processor, non un software educativo,
ma un software aperto del tipo "general purpose": editing, archiviazione,
stampa (con resoconti di esperienze concrete nella scuola) (10).
Acquistano risalto esperienze di videoscrittura, ispirate anche
da ricerche da poco pubblicate (11)
e riceve nuovo impulso la pubblicazione dei giornalini scolastici,
che riprendono le esperienze compiute con tecniche tradizionali,
ispirate a pratiche caratteristiche della scuola di Freinet
e Don Milani.
L'introduzione delle N.T. nelle attività di letto-scrittura
parte anche dall'ipotesi che tale cambiamento incida sul processo
di apprendimento, modificando i processi cognitivi implicati,
dal presupposto che alcune funzioni cognitive implicate nell'apprendimento
dei sistemi di letto-scrittura risultino influenzate dall'utilizzo
degli elaboratori di testo.
ANNO II (1990)
L'inizio degli anni '90 si caratterizza per l'avvento del nuovo
riferimento costituito dalla Multimedialità e Ipertestualità:
il focus si sposta ancora di più sull'indagine attenta di ciò
che avviene nell'interazione fra soggetto e mezzo tecnologico:
usare il computer non è più imparare e memorizzare istruzioni
e contenuti, ma apprendere attraverso un modello personale di
interazione, utilizzando, per es., il testo elettronico, gli
ipertesti…
Nel 1990 lo strumento multimediale ha da pochissimo fatto la
sua comparsa in ambito educativo (l'anno precedente in Golem
fa la sua comparsa il primo articolo riservato agli ipertesti
(12); negli articoli dedicati all'ipertesto
o ipermedia, nell'annata II di Golem, viene sottolineata la
sua potenzialità più innovativa, che consiste nel poter disporre,
simultaneamente e nella stessa dimensione comunicativa, di più
media.
L'ipertesto diventa la cornice concettuale entro la quale si
dà spazio alla molteplicità delle forme del conoscere; esso
è visto, ai suoi albori negli articoli ad esso dedicati, come
un possibile ambiente di informazioni e attività predisposto
e organizzato dall'insegnante, che può essere percorso in maniera
flessibile dagli studenti e, in parte, essere riorganizzato
e ridefinito da questi, favorendo così la personalizzazione
dell'apprendimento (13). Il modello
teorico sotteso si contrappone ai modelli cognitivistici ed
esalta invece l'attività conoscitiva come riadattamento flessibile
della preesistente conoscenza in funzione dei bisogni posti
dalla nuova situazione"(14).
Dai "job aids" si passa così ai "learning aids".
ANNO III (1991)
Nel 1991 prende avvio la seconda fase del Piano Nazionale di
Informatica, che estende alle discipline umanistiche l'uso del
computer, finora riservato alle materie scientifiche.
La novità principale è che non si parla più di informatica astratta
o di programmazione, ma di uso concreto dei nuovi media per
il lavoro quotidiano nelle aree di competenza disciplinare.
Dopo due anni di pubblicazione si tenta ora di fare il punto
sulla rivista e sulla situazione del rapporto fra tecnologie
e processi formativi.
Due numeri della rivista (15) sono
dedicati agli atti del Convegno "Il computer nell'educazione
umanistica dalla scuola primaria all'Università" (16).
Negli articoli si evidenzia un "fondamentale mutamento da quello
che è stato l'uso e la diffusione iniziale del computer nella
didattica" (17): il computer è
ora soprattutto un elaboratore, uno strumento di archiviazione
dell'informazione ed inizia anche ad essere un medium di comunicazione;
il suo uso può essere quindi esteso ad un gran numero di discipline.
Dopo il computer come macchina per insegnare (con riferimento
alle teorie comportamentiste e cognitiviste) siamo così giunti
al computer come macchina per pensare (Papert e prime teorie
costruttiviste).
Ma la scuola non risponde in modo adeguato all'introduzione
dei nuovi media nella didattica: "la scuola resta fuori dall'innovazione,
mentre l'innovazione tecnologica dei processi formativi industriali
rischia di riversarsi in seconda battuta sulla scuola con possibili
distorsioni, perché esistono obiettivi e metodi che non sono
coincidenti tra la formazione scolastica e la formazione aziendale
adulta" (18).
Intanto gli articoli di Golem dedicati all'Intelligenza Artificiale
sono ormai quasi del tutto scomparsi: i Sistemi esperti e i
Sistemi tutoriali hanno deluso le aspettative; nonostante la
ricerca abbia impegnato molte delle sue risorse in questo settore,
i risultati ottenuti sono stati assai scarsi e piuttosto deludenti.
L'interesse per l'I.A. si è spostato sulla simulazione di capacità
cognitive tramite reti neurali, abbandonando il modello della
simulazione di comportamento e introducendo il paradigma del
connessionismo (19).
Aumenta invece l'interesse per gli ipertesti che, da una parte,
permettono una conoscenza transdisciplinare e maggiormente individualizzata
e, dall'altra, favoriscono lo sviluppo sia del pensiero divergente
che di quello associativo. La rilevanza dell'ipertesto sta,
più che nella non sequenzialità della scrittura, nel rapporto
interattivo autore-lettore, nella nuova interrelazione tra utente
e medium: siamo così di fronte alla logica costruttivista del
costruire la propria conoscenza.
ANNO IV (1992)
Analizzando gli articoli di Golem di questa annata, riguardanti
Tecnologie e politiche educative, si nota come in questi
ultimi venga sottolineata l'importanza della qualità del sistema
formativo, che rappresenta un fattore di sviluppo irrinunciabile.
Nella politica economica internazionale si assiste in questo
momento ad uno spostamento di interesse: le materie prime e
i capitali non sono più riconosciuti come determinanti per la
supremazia economica e il benessere, ma acquista centralità
la "conoscenza". Ciò, ad esempio, si legge nell'articolo 126
del Trattato di Maastricht del 7 febbraio del 1992, che sottolinea
l'importanza di incentivare la cooperazione tra Stati membri
dell'U.E. per contribuire allo sviluppo di un'istruzione di
qualità.
Cresce la consapevolezza dell'importanza e della centralità
dell'istruzione nei processi economici-sociali, anche se in
Italia si lamenta ancora la mancanza di un intervento organico
che investa il settore educativo sul piano della qualità e dell'efficienza.
Le nuove Applicazioni Multimediali di cui si parla nell'anno
IV, si ispirano ora più direttamente, al paradigma costruttivista:
esse si connotano come strumenti fortemente interattivi che
permettono agli studenti di apprendere in modo attivo e personalizzato.
In Golem appaiono per la prima volta articoli dedicati alla
Teledidattica, in occasione del Convegno "Multimedialità
e Teledidattica nel sistema educativo italiano"(20).
L'attenzione dei partecipanti al Convegno è centrata soprattutto
sull'importanza del connubio Multimedialità-Teledidattica nella
formazione: si inizia così a far strada l'idea che, attraverso
il largo uso delle tecnologie informatiche e telematiche, si
possa migliorare l'efficienza e la qualità dei servizi, risparmiare
risorse… Naturalmente il tema della didattica a distanza riguarda
in questo momento essenzialmente l'ambito universitario.
ANNO V (1993)
Gli argomenti che più di frequente appaiono nel quinto anno
della rivista sono quelli relativi alla Telematica.
Golem inizia il quinto anno di pubblicazione rivolgendo un'attenzione
speciale ad una nuova modalità di comunicazione (collegamento
videotel, posta elettronica…) con potenzialità e conseguenze
non ancora del tutto esplorate.
La telematica, vista nei suoi aspetti di accesso a informazioni
e risorse remote e di interattività a distanza per condividere
risorse, per comunicare e per collaborare, viene considerata
in questo momento come uno dei settori tecnologici potenzialmente
più rilevanti in relazione ai processi di apprendimento.
Sono evidenti le affinità e i legami, fra queste possibilità
tecnologiche e gli aspetti del costruttivismo relativi all'apprendimento.
Altro evento da sottolineare in questo anno è l'apparire dei
primi articoli riguardanti la Realtà virtuale.
Verso la fine dell'anno 1993 la rivista Golem dedica alla Realtà
virtuale un intero numero.
Francesco Antinucci, nel suo editoriale (21),
ritiene che le nuove tecnologie interattive basate sul calcolatore,
a differenza delle precedenti, tocchino in maniera essenziale
i processi cognitivi umani e vede nella realtà virtuale uno
dei più potenti strumenti di conoscenza che la tecnologia ci
mette a disposizione.
Con il virtuale si supera una soglia, quella del punto di "visione",
per entrare in una dimensione diversa, che si può definire "punto
di essere". Non più quindi, solo visione "esterna" attraverso
l'atto dello sguardo, ma immersiva, in grado di trasportare
"dentro" la visione stessa, una rappresentazione che si può
definire come "simulazione polisensoriale estensiva, interattiva
in tempo reale".(22)
ANNO VI (1994)
Nel sesto anno di pubblicazione della rivista si assiste ad
un progressivo "sfilacciamento" sia per quanto riguarda le collaborazioni,
sia per quel che concerne i lineamenti generali della newsletter
(già alla fine del V anno gli autori lamentano difficoltà organizzative
nella gestione della rivista).
I dati relativi agli articoli pubblicati nell'anno VI non sono
riassunti in grafici o tabelle, in quanto scarsamente rappresentativi,
anche perché, nel giugno del 1994, Golem termina la pubblicazione.
Da quanto appare negli ultimi scritti dell'anno VI e dalle interviste
raccolte, diverse sembrano essere le ragioni della chiusura
della rivista.
Fondamentalmente esiste una motivazione di carattere economico:
il principale sponsor (Olivetti) sta tagliando i fondi destinati
alla pubblicazione (per far conoscere una testata occorre fare
pubblicità e quindi necessitano finanziamenti costanti).
La stessa collaborazione dei vari autori degli articoli, basata
su una partecipazione volontaria, va scemando, contemporaneamente
al rilevarsi di crescenti difficoltà.
Il rapporto con la scuola si sta rivelando per l'industria non
molto soddisfacente: l'impresa non riesce a trovare un business
nella scuola.
Con l'avvento di Internet lo sforzo degli autori di Golem, soprattutto
di tipo telefonico e cartaceo, si rivela come uno sforzo eccessivo,
che può essere alleviato da nuovi strumenti (si comincia a pensare
ad una rivista on-line).
Le interviste a confronto
L'esperienza di Golem, come risulta dalle interviste rilasciate
da D. Parisi, D. Singer e B. Ligorio (23),
sicuramente ha lasciato un segno positivo in quanti hanno attivamente
lavorato e collaborato alla stessa (ciò è testimoniato ad esempio,
dal mantenimento del nome della testata anche per la rivista
on-line curata ancora da Singer).
Golem aveva una portata prevalentemente nazionale, ma aveva
anche interlocutori internazionali, costituendo un luogo virtuale
per la diffusione della cultura italiana. La curiosità, l'interesse
e l'attenzione che Golem riuscì a suscitare fin dall'inizio,
continuò nel tempo, perché, per molte persone, la rivista era
un po' un modo per essere legati ad un dibattito e ad una innovazione;
ognuno poteva avere delle informazioni al di fuori di quella
che poteva essere la propria realtà operativa.
Ciò naturalmente avveniva perché non era ancora stato avviato
lo sviluppo massiccio della tecnologia; in quegli anni, infatti,
si potevano scambiare informazioni ed opinioni solo partecipando
ad un convegno o ad un seminario; quindi una rivista mensile
dava continuità al dibattito e contribuiva ad ampliare gli orizzonti.
La positività dell'esperienza è testimoniata anche dal fatto
che molti di coloro che hanno contribuito alla nascita e alla
vita di Golem sono oggi considerati dei punti di riferimento
per il settore.
In tutte le interviste emerge chiaramente l'auspicio che l'esperienza
di Golem, con la vivacità del dibattito e l'entusiasmo che la
caratterizzava, non vada perduta; più volte i nostri interlocutori
ci hanno invitato esplicitamente a riflettere sulle trasformazioni
della scuola (se realmente avvenute) in questo settore e a trarre
le nostre conclusioni sulle ragioni delle eventuali difficoltà:
"occorre allora fermarsi un attimo e riflettere su quello che
"non succede" e perché "non succede (24)".
Riflessioni conclusive sul rapporto scuola/tecnologie educative
Dopo aver preso in esame questo particolare momento della storia
delle tecnologie dell'educazione nel nostro paese attraverso
la rivista Golem, cercherò a questo punto di trarre alcune considerazioni
finali su ciò che è stato via via evidenziato. Come abbiamo
visto questo periodo, contraddistinto da grandi entusiasmi e
da stimoli che coinvolgevano molteplici ambiti, non ha avuto
però, nel settore della scuola, gli sviluppi sperati.
Numerose sono le difficoltà che si frappongono nella scuola
all'introduzione delle N.T.
Ai nuovi media, portatori di forme e processi conoscitivi inediti,
non vengono riconosciuti caratteristiche tali da garantirne
una positiva ed efficace introduzione nella scuola, vista per
lo più come torre d'avorio del testo scritto, come baluardo
nei confronti di altre forme di conoscenza. La scuola, spesso,
è vista come istituzione sociale che si occupa della trasmissione
del patrimonio culturale; dell'evoluzione di questo patrimonio
si occupano solitamente altre istituzioni (la ricerca, l'impresa…).
La scuola tradizionale considera essenzialmente il libro stampato
(monomediale) come medium ideale per la formazione: il sistema
educativo assume da esso i caratteri di astrazione, linearità
e sequenzialità; la conoscenza ha un'organizzazione classificatoria
e gerarchica, dividendo i saperi in aree distinte.
Il modello formativo è perciò lineare, uniforme, chiuso, con
obiettivi predefiniti, contrapponendosi decisamente al paradigma
accreditato dai nuovi media, caratterizzato da associatività,
integrazione, interdisciplinarietà, diversificazione, apertura,
adattamento. A tutto ciò si aggiunga poi l'inerzia di molti
docenti a rimettersi in gioco in mancanza di condizioni e di
fattori di motivazione adeguati. Alla resistenza all'innovazione
si contrappone all'opposto la consuetudine al cambiamento di
alcuni insegnanti, disponibili, anche se a volte forzatamente
(dalle diverse politiche educative portate avanti dai differenti
governi), a modificare le loro pratiche didattico-educative
in vista di un possibile miglioramento; molto frequentemente,
però, le esperienze positive rimangono fini a se stesse, senza
alcuna valutazione o riflessione sul portato innovatore di efficaci
pratiche educative. Il mondo della scuola è quindi un mondo
a parte, separato dal contesto in cui opera: la scuola soffre
di questa separazione, però non riesce a rompere la sua ghettizzazione,
è finalizzata a se stessa, quindi poco permeabile, se non per
scelte volontaristiche e, comunque, circoscritte e non generalizzabili.
Le "ondate tecnologiche" tendono a non attecchire, ad esaurirsi
nella scuola; le esperienze anche positive non riescono a consolidarsi,
secondo alcuni (25) perché non
ottengono grossi risultati, secondo altri, prevalentemente,
per questioni organizzative (per non parlare di finanziamenti
inadeguati) o per mancanza di un idoneo approfondimento pedagogico.
Si rileva in questi anni la difficoltà dei governi ad investire
in educazione: permane comunque la tendenza a considerare gli
aspetti tecnologici dei nuovi media come prioritari rispetto
a quelli relativi al supporto ai docenti.
Golem era, nel periodo cui ci riferiamo (1989/94), un punto
di contatto fra il mondo della tecnologia e quello dell'educazione,
ma per l'industria tecnologica il rapporto più diretto con la
scuola non ha determinato un cambiamento di obiettivi: la scuola
infatti non può, almeno finora, essere considerata dall'impresa
un referente, un interlocutore interessante (se non c'è ritorno
in termini di profitti il sistema economico non fa pressione
affinché la scuola funzioni).
Sono passati oltre dieci anni dalla chiusura di Golem e poco
è cambiato, nella scuola, da allora, per quanto riguarda le
tecnologie educative; secondo alcuni, probabilmente, è necessario
un tempo più disteso per l'assestamento di nuove pratiche didattiche,
per il riconoscimento dei nuovi processi cognitivi e delle implicazioni
profonde delle N.T. per la trasmissione del sapere; "..finché
la scuola non avrà assorbito nella sua "cultura" e nella sua
organizzazione le nuove tecnologie, essa sarà una "estranea"
nella società" (26).
L'introduzione dell'informatica nella scuola mostra ancora deboli
supporti scientifici di carattere pedagogico, metodologico e
didattico: è questa la lacuna che bisogna prioritariamente colmare:
sarebbero necessarie quindi una riflessione e una più attenta
valutazione/autovalutazione delle esperienze passate e di quelle
in atto, per fare in modo che niente (anche gli errori sono
importanti) vada perso, che le varie pratiche si sommino e che
ciò che è, o si è dimostrato, positivo abbia, finalmente, a
consolidarsi.
Note
(1) Il lavoro è tratto dalla
tesi per il conseguimento della laurea in Formatore multimediale-Facoltà
di Scienze della formazione-Università di Firenze (a.a. 2002/2003)
"La rivista
(2) Golem: un momento di storia
delle tecnologie dell'educazione in Italia" di Milena Mencarelli
Golem diventerà "Golem l'indispensabile", rivista online con
la collaborazione di Umberto Eco e Gianni Riotta.
(3) Il Piano si rivolgeva a circa
20.000 insegnanti e più di 7000 scuole da attrezzare con laboratori
informatici
(4) vedi Intervista a Danco Singer,
Milano, 23 gennaio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna
Andreani, in La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie
dell'educazione in Italia, tesi di laurea, marzo 2004
(5) v. Intervista a Beatrice Ligorio,
9 febbraio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna Andreani,
in La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie dell'educazione
in Italia, tesi di laurea, marzo 2004
(6) Tra i componenti del comitato
scientifico eminenti studiosi e ricercatori di Università e
Istituti scientifici europei (Gran Bretagna, Belgio, ex URSS)
ed extraeuropei (USA; Australia)
(7) I numeri in lingua italiana
avevano scadenza mensile mentre i numeri in inglese erano due
all'anno.
(8) Fra le collaborazioni che la
rivista sviluppò si ricordano i rapporti con l'Institute for
Research in Information and Scholarship della Brown University,
con l'Institute for Research on Learning di Palo Alto, con il
Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell'Università del
Michigan e con il Cognitive Science Center del Massachussets
Institute of Technology
(9) a testimoniare il crescente
interesse per questa tematica è l'organizzazione, nel novembre
del 1989 a Trento, del Primo Congresso Nazionale dell'AI*IA
(Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale), al quale
sarà presentata la neonata rivista.
(10) v. in: G. Paoletti, Revisione
col computer, Golem, I, n. 4, pp. 10-13
(11) E. Ferreiro, A. Teberosky,
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(12) A. Calvani, Ipertesti, un
ambiente esplorativo per la conoscenza storica, Golem, I, n.
10, pp.8-13
(13) v.: M. Orsolini, Ipertesti
come ambienti di apprendimento, Golem, II, n. 4/5, pp. 1-2
(14) Da A. Calvani, Educazione,
comunicazione e nuovi media, UTET, Torino, 2001, pp. 118
(15) il n. 7 e il n. 8
(16) promosso nel marzo 1991 dalla
Regione Toscana, dalla Provincia e dal Comune di Arezzo
(17) v.: C. Pontecorvo, Computer
e processi formativi nell'area umanistica, Golem, III, n. 7,
pp. 1-2
(18) D. Parisi, Tecnologie dell'informatica
e sistemi educativi, Golem, III, n. 1/2, pp.4
(19) D. Parisi, Interazione tra
essere umano e calcolatore: problemi, Golem III, n. 9/10, pp.
3-7
(20) Il Convegno si svolge a Siena
il 15 Settembre 1992, promosso dall'Università degli Studi di
Siena, il Consorzio per l'Università a Distanza, il Ministero
della Pubblica Istruzione, il Ministero dell'università e della
Ricerca Scientifica, la RAI, l'Olivetti.
(21) F. Antinucci, Perché ci interessa
la realtà virtuale, Golem, Anno V, n°11
(22) P. L. Cappucci, Simulazione
e percezione dei mondi virtuali. Livelli di realismo e di realtà,
Golem, Anno V, n°11
(23) Interviste a cura di Bruna
Andreani e Milena Mencarelli
(24) v. Intervista a Domenico Parisi,
18 gennaio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna Andreani
(25) v. l'intervista citata a D.
Parisi
(26) Da D. Parisi, Quali sono i
veri problemi della scuola, Golem (on-line), n. 12, 1997
ALLEGATO
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