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Insegnanti
al bivio. L'impatto delle ICT nella professionalità docente
di Alessandra Rucci*
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Le
buone pratiche di uso didattico delle ICT, come è noto, sono
ancora rare e circoscritte e non solo nel nostro paese ma
anche in paesi che sono partiti molto in anticipo rispetto
al nostro nella loro implementazione nei contesti educativi.
L'impressione, a tutt'oggi, è che decollare con usi che sfruttino
appieno il potenziale innovativo di queste tecnologie e permettano
di amplificare ed arricchire l'apprendimento, non sia facile.
La ricerca ha già dimostrato che accrescere le dotazioni tecnologiche
non ha un riflesso diretto nel favorire l'uso didattico qualitativo
delle ICT (1)
e che molto possono invece i docenti, con le loro convinzioni
e con la loro competenza didattica (2).
Conoscere le caratteristiche degli insegnanti "innovatori",
le loro convinzioni pedagogiche, le loro percezioni, il loro
modo di lavorare, i problemi che hanno incontrato e come li
hanno risolti, sembra invece di qualche interesse per lo scaturire
di riflessioni utili non solo ad orientare possibili direzioni
future della ricerca, ma soprattutto scelte didattiche più
consapevoli e proficue. Nel corso della ricerca condotta in
questa direzione da due anni, nelle scuole primarie e dell'infanzia
della regione Marche, e che è stata preceduta dal lavoro similmente
orientato di Angela Pascale , sono emersi dati significativi.
Una prima considerazione riguarda il fatto che il computer
nella scuola dell'infanzia si usa meno che nella scuola primaria,
in parte per la maggiore "povertà tecnologica" di questo grado
scolastico, ma anche per la convinzione piuttosto radicata
nei docenti che questo mezzo possieda molti più aspetti negativi
che positivi, che i rischi connessi al suo uso siano molto
più pesanti degli eventuali benefici. Esiste insomma in un
discreto numero di insegnanti la volontà di preservare in
qualche modo l'ingenuità e la freschezza di questa fascia
d'età attraverso attività più "tradizionali", mi si passi
il termine, e, a loro avviso, più consone ai bambini. In queste
persone è viva addirittura una sorta di orgoglio nell'essere
estranei, lontani al mezzo.
Accanto a questa categoria di docenti si incontra anche quella
di coloro che usano le ICT ma senza una vera intenzionalità
progettuale, senza che sia loro didatticamente chiaro che
cosa fare con il computer e soprattutto perché farlo. L'importante
è esserci, usarlo, offrire belle dimostrazioni dei lavori
fatti ma senza poter dire a conti fatti per quali aspetti
quei lavori risultino pregnanti dal punto di vista educativo.
E' questa la categoria di quei docenti che vogliono "stare
al passo" perché si deve, perché è di moda, ma che a fronte
di questa modernità non hanno compiuto una riflessione progettuale.
Molti altri ancora usano il computer nella cornice di una
didattica tradizionale, lo usano come uno strumento molto
potente, ma per far cose che potrebbero essere fatte, forse
meno bene, ma ugualmente, con altri strumenti.
L'attenzione deve focalizzarsi invece su quel numero, sia
pure limitato, ma importante, di pionieri che da tempo ha
avviato una ricerca sull'uso educativo delle ICT e che oggi
è in grado di porsi come punto di riferimento critico e fecondo.
Si tratta di docenti che hanno saputo cogliere il plusvalore
delle ICT, quegli aspetti che permettono realmente di amplificare
le opportunità educative, di svolgere attività e di realizzare
forme di apprendimento diversamente impensabili. Sono i docenti
che alla domanda "Cosa fai con il computer che non potresti
fare senza di esso?" hanno la risposta pronta, prontissima
e non restano esitanti o non affermano che il computer non
è altro che uno tra i tanti mezzi a disposizione, del quale,
tutto sommato si potrebbe fare tranquillamente a meno. Sono
coloro che del mezzo hanno colto il "proprium" ed hanno saputo
espanderlo, adattandolo al meglio alle situazioni educative.
Ogni volta che capita di imbattersi in questo tipo di insegnanti
e di osservare le loro esperienze balzano all'evidenza delle
costanti, degli elementi ricorrenti che evidentemente fanno
da sfondo ad una didattica innovativa.
La cornice pedagogica
Tutti rivelano in maniera più o meno consapevole di aderire
al costruttivismo come teoria epistemologica e ai principi
dell'apprendimento collaborativo in modo piuttosto profondo
e radicato. Tutti riferiscono di essersi formati nell'ambito
di queste cornici teoriche e per tutti il framework di riferimento
risulta antecedente all'esperienza della didattica operativa
con le nuove tecnologie, che da questo è stata guidata, illuminata,
rafforzando le loro convinzioni.
Le percezioni
Il loro atteggiamento si può definire sereno di fronte alla
tecnologia.
Quasi tutti si sono accostati al mondo del computer e della
multimedialità nel corso della loro esperienza di insegnamento
e la tecnologia si è proposta alla maggior parte di essi come
una sorta di sfida alla quale rispondere serenamente e come
strumento da utilizzare per potenziare e rendere più efficace
la didattica.
Molti riferiscono vissuti di "stimolante sconvolgimento" della
routine quotidiana apportati dalla comparsa del computer in
aula ("E' stato spiazzante", "Ha portato la tempesta",
"E' stato così stimolante dal punto di vista professionale!"),
altri, in misura nettamente inferiore, riferiscono vissuti
di inadeguatezza e difficoltà iniziali di comprensione dell'utilità
del mezzo in aula, ed è interessante notare come esista una
correlazione forte fra le percezioni iniziali dei docenti,
la fiducia che hanno riposto nel mezzo e l'uso che ne hanno
poi fatto nella didattica quotidiana.
Coloro che riferiscono di averlo vissuto come una sfida motivante
sono gli stessi che hanno poi trovato creativamente modi per
utilizzarlo proficuamente nella didattica, mentre i docenti
che sin dall'inizio si sono mostrati scettici sulla sua utilità
e anche timorosi ("Ho il timore che possa impoverire i
bambini", "Sono convinta che la sua presenza non sia necessaria",
"Credo si debba dare la precedenza ad altro"), sono quelli
che o non lo utilizzano affatto oppure ne fanno usi piuttosto
poveri e sporadici, o ancora non riescono ad integrarlo nella
globalità dei processi didattici e lo utilizzano come qualcosa
che è riservata, se c'è tempo, ad attività aggiuntive che
si collocano al margine di tutto il processo. Un timore abbastanza
diffuso in questi docenti è il rischio che le tecnologie possano
assurgere a feticcio facendo dimenticare una serie di altre
componenti del processo di insegnamento/apprendimento, specie
quelle di tipo affettivo, emotivo, sociale.
Nessuno ha il timore che la presenza del computer possa condurre
ad una perdita di controllo del processo didattico o possa
portare ad una perdita di credibilità della figura del docente
(a causa dell'insorgere di eventuali problemi tecnici ai quali
non saper far fronte).
L'ambiente collaborativo
Il docente che ha scoperto il potenziale delle ICT e che si
sforza di farlo emergere nelle situazioni educative, non è
mai solo; o meglio non è arrivato alle sue conclusioni da
solo ma attraverso il supporto di una comunità di pratica;
consapevole o inconsapevole, ufficiale o sommersa che sia,
una comunità professionale di pratica è sempre alle sue spalle
e ha determinato in modo rilevante la sua crescita professionale.
A volte si tratta di piccole comunità di colleghi operanti
nella stessa istituzione scolastica, sorte spontaneamente,
altre volte di comunità virtuali, nate magari nell'ambito
delle esperienze di rete che nella regione Marche sono piuttosto
consolidate (cfr.articolo di I.Tanoni), ma in ogni caso l'azione
del confronto, del supporto e dell'apprendimento collaborativo
risulta sempre molto evidente nelle storie di questi docenti.
La motivazione
In ogni caso l'arrivo del computer ha loro richiesto un bel
po' di tempo per capire come utilizzarlo e come integrarlo
in maniera fattiva nei processi didattici, ha richiesto del
tempo anche per impratichirsi, per apprendere essi stessi
ad utilizzare uno strumento che in alcuni casi non conoscevano
o che conoscevano poco.
Questa sfida è stata vinta grazie alla motivazione profonda
che hanno nutrito sin da subito, alla loro curiosità, alla
fiducia che hanno riposto in questo nuovo mezzo, alla disponibilità
a lavorare anche nei ritagli di tempo, a casa, per familiarizzare
con le tecnologie.
La plurimedialità
Coloro che usano efficacemente le ICT nella scuola dell'infanzia
hanno la caratteristica di imprimere un orientamento fortemente
plurimediale all'ambiente educativo, con la tendenza ad avvalersi
dei più disparati mezzi a disposizione, intrecciandoli, facendoli
interagire, sfruttandoli letteralmente per tutto quello che
ciascuno può offrire all'esperienza in corso. Solitamente
in ogni attività didattica usano tutti i mezzi possibili,
a partire dal corpo, alla parola, al disegno, alla manipolazione,
alla drammatizzazione, per arrivare al mezzo tecnologico come
meta finale di un percorso, dopo che tutti gli altri mezzi
sono stati esperiti ed è stata ricavata da essi un'esperienza
del mondo, una visione della realtà. Cito testualmente dalla
voce di uno di questi insegnanti: "Il computer non toglie
spazio al gioco, alla manipolazione, al disegno, alla drammatizzazione,
ai linguaggi espressivi in genere. Esso integra queste attività
perché permette di svilupparle, di modificarle, di renderle
qualcos'altro, comunque sempre un prodotto alla portata dei
bambini e delle bambine"
La trasformatività
Sempre l'uso veramente innovativo ed efficace delle ICT nella
scuola dell'infanzia conduce con sé un potenziale che ho definito
"trasformativo". Tutti i docenti che hanno svolto questo percorso
critico di scoperta didattica del valore delle ICT, si sono
riconosciuti trasformati dal punto di vista professionale,
in primo luogo nel ruolo, che è divenuto sempre più di
regia educativa, di facilitazione, di risorsa
ad uso dei bambini e meno di autorità, di trasmissione,
di direzione.
Anche l'interazione con i bambini risulta quasi sempre trasformata:
l'insegnante impara con loro, si "sporca le mani", si propone
come persona fallibile, stimola il ragionamento, stimola problematiche
e favorisce il superamento di conflitti cognitivi.
Di conseguenza il contesto di apprendimento non è più lo stesso:prevalgono
la collaborazione, la discussione, il confronto, la formulazione
di ipotesi che vengono vagliate e validate o falsificate dal
gruppo dei pari età, domina un clima di ricerca. Alla macchina
di solito ci si accosta in gruppo nella convinzione di favorire
l'interazione verbale e la capacità di comunicare, di aiutare
l'apprendimento collaborativo, la capacità di formulare ipotesi
e di ricercare insieme delle risposte, di facilitare la comprensione,
il rispetto delle regole sociali, di favorire le relazioni
interpersonali. Cito ancora: "Il piccolo gruppo permette
meglio di approfondire il lavoro, rispettando le diversità
degli stili di apprendimento individuali. Il computer deve
essere usato soprattutto insieme agli altri: insieme agli
altri per giocare, insieme agli altri per costruire, perchè
insieme agli altri è più facile, quando emergono dubbi, incertezze
e richieste, essere rassicurati, scambiarsi le competenze
e le conoscenze e poi... insieme agli altri ci si diverte
di piu'" .
Un elemento importante che accomuna tutti questi docenti è
la assoluta disponibilità a rimettersi in gioco, a rivedere
e ristrutturare pratiche consolidate da anni, a reinventare
la didattica e, soprattutto, l'accettazione della sfida dell'imprevisto
e dell'inatteso ("Il computer ti apre all'imprevisto, devi
saperlo accogliere", "Crollano delle certezze, non tutto è
sempre prevedibile", "Specie quando usi Internet per fare
ricerche, devi essere disponibile e pronto a ristrutturare
il percorso che ti eri prefissato", "L'inatteso non deve far
paura al docente"), con la conseguente disponibilità ad
abbandonare percorsi interamente tracciati ove buona parte
di ciò che accadrà è previsto o prevedibile, o scritto, e
aprendosi piuttosto alla possibilità sempre in agguato che
il percorso intenzionalmente pianificato possa improvvisamente
dover deviare per accogliere altro, per spiegare altro, per
piegare verso altre direzioni.
Gli spazi e i computer
In tutte queste esperienze il computer è una normale presenza
nell'armamentario della sezione; è lì, a disposizione dei
bambini, come i giochi, come i pennarelli, i fogli. Il computer
è presente nell'aula e questo è un aspetto fondamentale perché
sia percepito come uno strumento fra gli altri e perché i
bambini avvertano di poterlo usare liberamente, senza che
ci sia bisogno di strutturare uno spazio apposito o di alimentare
particolari attese. Può esserci anche un laboratorio multimediale
ma soprattutto il computer è in aula e viene utilizzato, riservando
il laboratorio a peculiari attività, magari quando si ha bisogno
di particolari funzionalità o di determinati applicativi.
Si favorisce in questo modo, in alcuni momenti della giornata
didattica, la strutturazione delle attività per gruppi simultanei
di lavoro e l'alternarsi dei diversi compiti: in uno stesso
momento c'è chi manipola, chi disegna su carta, chi lo faal
computer o gioca o crea cartoni animati e che al termine di
quella particolare attività la cederà ad un altro gruppo per
passare ad altre azioni.
Il supporto istituzionale
I docenti non lavorano in un contesto privato, ma, al contrario,
le loro pratiche, le loro possibilità, le loro risorse e fin
anche la loro motivazione, sono fortemente dipendenti dal
contesto istituzionale e questo peso non va mai sottovalutato.
Il più delle volte le esperienze innovative di forte impatto
sono sostenute dall'azione congiunta di un Dirigente Scolastico
"illuminato" e guidato da una fiducia molto forte nell'utilità
e nella necessità di integrare le tecnologie ICT nella didattica
e nel sistema scuola più in generale, e di una serie di figure
di sistema, a volte docenti distaccati su progetti, le quali
svolgono generalmente un'azione di tutoring indispensabile
per la diffusione dell'innovazione e per il supporto ai colleghi
in difficoltà.
E impossibile non riconoscere l'insostituibilità di queste
sinergie nella storia dei docenti "innovatori". Spesso sono
in gioco anche l'identità culturale della scuola, l'elevata
professionalità, la sensibilità culturale ed etica dei docenti,
la cultura organizzativa degli istituti, la capacità di cogliere
le opportunità offerte da congiunture storiche particolari,
in un ruolo decisivo nell'operazione di innovazione.
Questi risultati, al momento solo parzialmente elaborati,
ci conducono dunque su un terreno che ha molto in comune con
le evidenze di ricerca emerse in altri paesi e ne confermano
le conclusioni, al di là di ogni differenza culturale o di
ogni specificità legata alle politiche scolastiche: il fattore-chiave
per il decollo delle buone pratiche didattiche con le ICT
restano i docenti, con la loro formazione e la loro competenza
didattica, nessun progetto, neppure se sostenuto dalle migliori
intenzioni e dalle più ricche risorse, potrà mai prescindere
da questo.
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Immagine
tratta dal sito:
www.jesicentro.it/PERCDIDA/
GOLD/2003_04/CARTONI/
Scuola dell'Infanzia "Negromanti", I.C. Jesi centro - Progetto
I-Cartoon |
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Note
(1)
P. TWINING, Enhancing the Impact of Investments in 'Educational'
ICT; PhD Thesis, November 2002, Walton Hall: The Open
University. http://kn.open.ac.uk/public/document.cfm?documentid=2515
(2)
DWYER, D.C., RINGSTAFF C., SANDHOLTZ J.H., Teacher Beliefs
and Practices Part I: Patterns of Change The Evolution of
Teachers' Instructional Beliefs and Practices in High-Access-to-Technology
Classrooms: First-Fourth Year Findings (Cupertino, Apple
Computer Inc.), 1990; Teacher Beliefs and Practices Part
II: Support for Change The Evolution of Teachers' Instructional
Beliefs and Practices in High-Access-to-Technology Classrooms:
First-Fourth Year Findings (Cupertino, Apple Computer Inc.),
1990; MOOSLEY et al.; Ways forward with ICT: Effective Pedagogy
using Information and Communications Technology for Literacy
and Numeracy in Primary Schools (Newcastle, University of
Newcastle); 1999.
(3)
A. RUCCI, Dottorato di Ricerca in Scienze dell'Educazione
e Analisi del Territorio, XIX ciclo, Università di Macerata,
tutoring Prof. Piergiuseppe Rossi.
(4)
A. PASCALE, Professione docente e nuove tecnologie. Indagine
quali-quantitativa sull'impatto delle TIC sull'identità
professionale degli insegnanti, Roma, A.N.S.I, 2006.
* http://xoomer.virgilio.it/alerucci
Docente di Materie Letterarie e Latino - Liceo Scientifico
"G. Galilei" - Ancona
Pedagogista laureata in Scienze dell'Educazione
PhD in Scienze dell'Educazione
Research Collaborator on dICTatEd,
Med8, Open University
(UK)
Presidente Associazione Teamfad
(agenzia per la formazione a distanza dei docenti, accreditata
MIUR)
alessandra.rucci@virgilio.it
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