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Il
programma operativo nazionale (P.O.N) e le reti telematiche
di Italo Tanoni
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Tra
le best practices indicate dal P.O.N. nel programma "La Scuola
per lo sviluppo" (Mis 2 Ob.1) (1),
riservato alle istituzioni scolastiche dell'Italia Meridionale,
http://www.istruzione.it/fondistrutturali/pubblicazioni/pubblicazioni.shtml
troviamo le inconfondibili esperienze delle reti della scuola
dell'infanzia delle Marche, da alcuni anni presenti sullo
scenario nazionale e internazionale. Tanto si è scritto e
parlato di questi casi emblematici che hanno mantenuto nel
tempo la loro inossidabilità che qualche studioso scettico
ne aveva preconizzato il tramonto. Ciò che più sorprende l'osservatore
è che la maggior parte di queste comunità di apprendimento
online è continuata negli anni mantenendo inalterata tutta
la iniziale vitalità.
Quale il segreto di un successo che sfida il tempo e quali
le caratteristiche peculiari di queste realtà telematiche?
La ricerca-azione online è il filo rosso che accomuna tutte
reti didattiche di scuola dell'infanzia. Un percorso circolare,
mai concluso che parte da un problema, ne individua le soluzioni
e attraverso l'azione (didattica, formativa) ne verifica la
portata e la validità durante il corso di un intero anno scolastico.
In pratica, pur mantenendo una propria specificità, ogni realtà
all'inizio della scuola in settembre, ri-programma il proprio
itinerario rispetto al percorso precedentemente intrapreso
di cui però ha individuato gli snodi problematici irrisolti
punto di partenza per il nuovo progetto.
Riguardo ai quattro fattori strutturali che tengono amalgamate
le scuole: l'organizzazione, la coprogettazione (condivisione
e contestualizzazione), la formazione e la documentazione,
i due più importanti sono la coprogettazione e la formazione.
La prima perché rende più partecipata la didattica all'interno
di ogni esperienza specie se coniugata con la contestualizzazione
che adatta l'argomento scelto da tutti come problema, alle
specifiche realtà scolastiche del territorio. Se l'opzione
è per il portfolio delle competenze, una scuola sceglie di
approfondire il rapporto con la famiglia, un'altra un campo
di esperienza educativa e così via, naturalmente mantenendo
inalterato l'approccio complessivo al tema comune.
L'altro fattore emerso in queste ultime tornate nel quadro
complessivo delle sperimentazioni online, è la formazione
blended dei docenti (in presenza e a distanza) che a tutt'
oggi rimane il punto di forza di ogni rete telematica (con
un proprio box presente nel website) sia perché si affianca
alle tappe dell'intero percorso di ricerca azione online ed
è quindi un'attività formativa motivata e partecipata sia
perché consente la necessaria flessibilità dei percorsi: un
adeguamento tra domanda e offerta formativa sempre più personalizzato.
Premessa di questa nuova situazione, sicuramente indotta -
per effetto di alone- dalla massiccia proposta formativa dell'INDIRE
2006 che abbraccia tutti i campi dell'universo mondo, è l'utilizzo
di piattaforme open source da parte di ogni rete per l'organizzazione
dei propri percorsi di formazione tematizzata e individualizzata.
La scelta ormai si è orientata su due ambienti: Dokeos e Moodle.
Il primo a detta degli stessi utenti, rimane più aperto al
cooperative learning perché presenta maggiore facilità
d'uso e plasticità d'impiego. Il secondo più strutturato per
percorsi di apprendimento personalizzato sembra meno duttile
ad ospitare attività a distanza di gruppo. Al fine di completare
il quadro d'insieme delle varie esperienze di rete nelle Marche,
passeremo brevemente in rassegna i casi più emblematici, rinviando
ogni approfondimento alla navigazione dei vari siti web che
presentano complessivamente l'identikit di ogni realtà telematica
mentre abbiamo affidato ad alcuni testimonial privilegiati
(A.M.Tomassini, F.Ancorani) l'esposizione delle tipicità di
alcune di queste esperienze.
LIREMAR per l'apprendimento della lingua inglese.
L'insegnamento precoce della lingua inglese è stato sempre
un obiettivo di primo piano rispetto al tradizionale curricolo
formativo della scuola dell'infanzia. L'inglese nella fascia
tre-sei dalle Indicazioni Nazionali e dalle Raccomandazioni
per la Scuola dell'infanzia, non viene configurato come un
ambito disciplinare, piuttosto i docenti sono invitati a rifuggire
dalla artificialità formalizzata delle frasi imparate a memoria
attraverso la loro reiterata ripetizione e a fare riferimento
a percorsi esperienziali motivati e contestualizzati nel vissuto
del bambino che utilizzino la formula dell edutainment
cioè dell'apprendimento attraverso il gioco.
LiReMar: Li (insegnamento della Lingua inglese)
Re (Regione) Mar (Marche), la
rete organizza attraverso la telematica, le migliori esperienze
di scuola dell'infanzia inizia il suo percorso nel 1999 sulla
scia delle sollecitazioni della sperimentazione nazionale
Lingue 2000.
Da una parte occorreva far convergere su un focus comune
la pluralità di esperienze scolastiche, dall'altra si doveva
tener conto di alcuni fattori essenziali del mettersi in rete:
- una solida organizzazione operativa costituita fin dall'inizio
da coordinatori, referenti, esperti, amici critici ecc.;
- un buon impianto di tecnologie della comunicazione a disposizione
delle scuole partecipanti (server, ambienti web interattivi
ecc.);
- una parallela attività di formazione rivolta ai docenti
sul versante relazionale, tecnologico, linguistico-glottologico
e pedagogico individuando nel contempo le utilities che la
rete poteva comportare per migliorare la qualità di questo
tipo di insegnamento/apprendimento: scambio di esperienze,
consulenza con esperti, costruzione di percorsi didattici,
specifica formazione linguistica.
Se per alcuni elementi come l'organizzazione e l' ambiente
tecnologico-comunicativo si è fatto ricorso a esperienze ormai
sedimentate come quella di ReTeMar di cui si è mutuata la
struttura operativa (coordinatori, figure di sistema et al)
e tecnologico-funzionale (piattaforma, sito web, groupware),
la ricerca di un comune elemento catalizzatore per l'apprendimento
dell'inglese on line ha avuto esito positivo grazie all'intervento
esperto dell'Università (Urbino) (2)
che ha individuato nella metodologia del il comune
denominatore per amalgamare la rete. In definitiva il format
ha rappresentato per tutte le scuole di LiReMar il vincolo
metodologico che negli anni ha mantenuto coesa l'intera esperienza.
Il termine, utilizzato da Bruner (1975) per indicare quelle
micro-situazioni abituali ed altamente prevedibili che costituiscono
la base dell'interazione tra adulto e bambino, ha acquisito
ormai una connotazione del tutto didattica grazie alle importanti
ricerche ed ai progetti sperimentali condotti dal gruppo guidato
da Traute Taeschner (3). L'ipotesi
che viene sostenuta è che ogni bimbo sia spinto a parlare
in un contesto situazionale familiare in cui ricorrano termini
noti uniti a segnali mimico-gestuali precisi. L'esperienza
del format è costituita da una serie di azioni consuetudinarie
(routine) che il bambino condivide con l'adulto e con i propri
compagni e che, essendo ricorrenti e facilmente memorizzabili,
vengono espresse sia in lingua italiana che in inglese.
Il piccolo familiarizza facilmente con questi script
perché appartengono alle personali situazioni di vita quotidiana
che sollecitano inferenze, presupposizioni, interazioni, attività
ludiche. In questo modo, tramite la drammatizzazione, le varie
tracce esperienziali si consolidano nella sua conoscenza,
fino a trasferirsi nella struttura linguistica propria del
soggetto che apprende e che in seguito le applica ad altre
situazioni (transfer). Durante i primi anni di operatività,
questa rete che annovera una ventina di scuole consorziate,
è rimasta organizzativamente molto solida nel funzionamento
e sta procedendo oltre il format, su alcuni itinerari innovativi
centrati su: -un modello "integrato" di formazione con diversificazione
dei percorsi all'interno di una comune metodologia condivisa
(nuovo personaggio fantastico/sfondo integratore, rispetto
a quello precedente di Hocus & Lotus afferente al progetto
ministeriale 98-2000), utilizzo di software didattici e ambienti
interattivi on line (Divertinglese);
- attività blended (in presenza e a distanza)di formazione
dei formatori (docenti di lingue che assistono le insegnanti
nel format) portata avanti dall'Università di Urbino anche
attraverso learning object;
- miglioramento della comunicazione telematica attraverso
l'utilizzo di ambienti interattivi (forum, chat, bacheche
elettroniche, weblog) che sono animati a distanza da due tutor
di rete impegnate ad aggiornare le colleghe insegnanti anche
sul versante delle tecnologie della comunicazione per il miglioramento
dell'interazione online.
- Utilizzo dell'ambiente open source Dokeos per attività di
formazione a distanza;
- Portfolio Europeo delle lingue con apertura della fase progettuale
alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado nell'ottica
della Riforma scolastica.
A tutt'oggi Liremar (4) (www.liremar.it)
rappresenta nel nostro paese la prima autentica esperienza
"on line"finalizzata al miglioramento dell'insegnamento-apprendimento
della prima lingua comunitaria nella scuola dell'infanzia.
Un percorso validato scientificamente dall'IRRE Marche e dall'Università
di Urbino attraverso la consulenza e il supporto scientifico
della Prof.Flora Sisti di cui questo numero di form@re ospita
un sostanzioso contributo. Per questo motivo è una delle best
practices che l'INDIRE ha segnalato ai docenti cybernavigatori
interessati oltre che a mettersi in rete a un percorso di
cambiamento didattico che rappresenta un punto di riferimento
per uscire dal modello istruttivo su cui fino ad oggi si è
concentrato l'insegnamento della lingua straniera.
ReTeMar
In Italia, a metà degli anni '90 si costituirono le prime
reti telematiche tra le scuole. Precursore fu Antonio Calvani
che organizzò la RAM (Ricerca Azione Multimediale (5)),
un'esperienza di collaborazione on line tra più realtà scolastiche
sulle strategie di costruzione dell'ipertesto.
La sperimentazione aggregava più scuole elementari di diversa
provenienza geografica e si poneva come obiettivo quello di
verificare tra i bambini del secondo ciclo, le potenzialità
metacognitive del linguaggio ipertestuale. Strumento di comunicazione
e di scambio interattivo: la posta elettronica.
Sono passati anni da quella pionieristica ricerca-azione on
line che ha rappresentato un modello per molte istituzioni
scolastiche coinvolte nel Piano Nazionale delle Tecnologie
Didattiche.
Nello stesso periodo della RAM, sul versante della scuola
materna e per "contagio telematico", si costituìva ReTeMar
(Rete Telematica Marche). Il mondo dell'infanzia fino a quel
momento era rimasto del tutto impermeabile all'innovazione
tecnologica a causa degli scarsi investimenti nel settore:
solo il 4% della somma totale riservata a tutti gli ordini
e gradi di scuola. Tuttavia alcune realtà scolastiche anche
grazie al Piano Nazionale per le Tecnologie Didattiche, avevano
avuto in dotazione dei personal computer con i relativi software
didattici. L'introduzione delle nuove tecnologie, poteva influenzare
l'apprendimento del bambino? Il problema, punto di partenza
della ricerca azione era individuato, ora occorreva formulare
un'ipotesi di lavoro: se nella scuola dell'infanzia viene
introdotto il personal computer con vari software didattici,
quali effetti si potranno osservare sul comportamento dei
bambini sul piano dell'apprendimento e su quello dei processi
di socializzazione?(6)
Prima dello start al percorso innovativo si rendeva necessaria
un'attività formativa rivolta alle insegnanti, molte delle
quali erano a conoscenza zero sia di tecnologie che di metodologia
della ricerca-azione. Vennero così coinvolte alcune Università
italiane Roma (F. Rossi), Urbino (M. Baldacci), Firenze (A.
Calvani). Università Cattolica di Milano (P.C. Rivoltella
e A.Antonietti) in attività di formazione in presenza e a
distanza che oltre alla fase iniziale, continuarono per tutto
l'iter del primo anno di attività. Le circa venti realtà scolastiche
che si consorziarono con un accordo di rete per mettere in
atto la ricerca azione sul software didattico (progetto generale),
si suddivisero a loro volta in piccoli gruppi (progetto specifico)
ognuno aggregato attorno a due aree curricolari da sviluppare
in modo più marcato rispetto alle sei inizialmente individuate
dal gruppo di progetto: accoglienza, linguistica, scientifica,
senso-percettiva, relazionale-comunicativa, metacognitiva.
Sul versante della cooperazione on line si cercava nel contempo
di operare in rete tenendo conto di alcuni indicatori che
hanno costituito l'asse portante dell'intera esperienza di
ReTeMar consentendo la sua tenuta anche nel lungo periodo
degli oltre sette anni di vita. In particolare, gli elementi
di maggiore rilievo sono stati:
- chiara percezione dell'esistenza-accanto a quella "virtuale"
- di una comunità reale di soggetti aderenti a una medesima
esperienza didatticamente condivisa;
-partecipazione attiva e significativa degli insegnanti e
dei bambini coinvolti e costante motivazione a cooperare attraverso
una serie di attività correnti basate sull'utilizzo dei software
didattici;
- lavoro fortemente organizzato coniugato con i margini di
flessibilità tipici della ricerca-azione;
- forte leadership nel gruppo con figure di sistema (responsabili
regionali e provinciali, tutor di rete, documentalisti, amici
critici) ben individuate fin dall'inizio della R-A;
- condivisione dei vari processi decisionali sia in fase di
formulazione iniziale del progetto, sia in quella "in itinere"
senza dimenticare la verifica e valutazione finale.
- Significativo è stato lo scambio di esperienze e il confronto
tra le scuole che avevano utilizzato pacchetti di software
per la stessa area curricolare. Per ogni software con il contributo
dei vari docenti si è potuta elaborare una scheda d'uso (7).
- La rete telematica ha reso più intenso il dialogo (chat,
forum, e.board) tra le diverse realtà scolastiche attraverso
lo scambio interattivo delle conoscenze acquisite dai bambini
e tra gli stessi insegnanti
- L'ipotesi del plusvalore del software è stata sostanzialmente
confermata, e ReTeMar
(8) a partire dal 1997 ha continuato
e attualmente prosegue la sua esperienza innovativa, diversificando
di anno in anno la progettazione e i suoi obiettivi che hanno
spaziato dai linguaggi espressivi al portfolio delle competenze
(http://www.castellani1.net/retemar/).
L'INDIRE che per conto del MIUR ha curato l'organizzazione
dei materiali per i corsi di formazione TIC di tipo B, ha
inserito l'esperienza di ReTeMar tra le best practices a cui
fare riferimento per uno studio di caso sulla collaborazione
e cooperazione "on line" (9).
I Teatri della scienza: ambinfanzia.
Quando verso la fine degli anni '90 un gruppo di scuole dell'infanzia
costituì una rete sul rapporto ecologico del bambino con l'ambiente
naturale e sociale….le adesioni furono moltissime.
La natura, intesa in senso olistico -da sempre al centro della
didattica della scuola dell'infanzia- aveva fatto da volano
per aggregare varie realtà scolastiche …senza troppi orpelli
e condizionamenti nel senso che un po' tutti si sentivano
versati nell' affrontare questo argomento. Ambinfanzia fu
l'immediata titolazione di questa esperienza dagli esiti didattici
incerti e alquanto variegatati perché in un quadro come quello
ecologico sarebbe rientrato non tutto ma di tutto. Bisognava
focalizzare il punto di partenza, il momento fondativo e aggregativo
per la rete che rimaneva troppo sfumato. Furono Maria Arcà
, illustre studiosa del CNR e l'ispettore MIUR Giuseppe Valitutti
che con le loro provocazioni sul linguaggio della scienza
diedero il via ad un attività formativa che sarebbe stata
la base generativa di due diverse esperienze: Le parole della
scienza e Ambinfanzia (http://www.ambinfanzia.net/),
attualmente seguita per la consulenza scientifica da Angelo
Rimondi del CNR. Questa seconda filiazione si è strutturata
in gruppi di ricerca tra scuole che si sono aggregate liberamente
in base alle esperienze messe in atto con i bambini (Fig.
1), mentre in parallelo alla ricerca azione e con rigorosa
periodicità(ogni bimestre) è stata avviata per i docenti un'attività
di formazione scientifica tenuta dallo stesso Rimondi che
a consuntivo delle prime esperienze, ha pubblicato nei primi
quattro quaderni di Gaia scienza (Ed Junior) le migliori pratiche
dell'intero percorso.
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Fig.
1 La home page de I teatri della scienza.
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Dopo
sei anni di vita di Ambinfanzia oggi sotto il nuovo look de
"I teatri della scienza", si può dire che l'aspetto curricolare
a volte abbia preso il sopravvento rispetto a quello relazionale
e tecnologico. Nei confronti di questa eccessiva curvatura
sul curricolo tuttavia questa esperienza on line di oltre
trenta scuole (http://www.ambinfanzia.net/ambirete.htm),
ha dimostrato di essere matura sia dal punto di vista dell'interazione
comunicativa tra i partecipanti che nella organizzazione del
tutto autonoma di propri itinerari didattici e formativi tanto
da essere portata come esempio emblematico di comunità di
pratica. Un percorso tutto in salita che non è avvenuto motu
proprio. Il salto di qualità che ha fatto approdare un
gruppo eterodiretto versus una squadra autodiretta è stato
provocato dalla figura di un tutor specializzato: una docente
della stessa rete che ha frequentato un anno di training modello
blended (10) e che, al termine
della formazione, è stata impiegata per un azione sistematica
di tutoring all'interno di Ambinfanzia. Sul piano professionale
questa figura di sistema è oggi l' esempio di come possa essere
giocato il ruolo e la funzione di e. tutor all'interno di
una rete didattica. Un'esperienza prototipica quella di F.Ancorani
che abbiamo voluto presente in questo numero di form@re e
che vorremmo fosse presa in debita considerazione soprattutto
per gli effetti gestionali e funzionali finalizzati al miglioramento
della collaborazione e cooperazione on line.
LE PAROLE DELLA SCIENZA
Il MIUR nel 1997 aveva avviato il progetto SET che si poneva
come obiettivo ambizioso la diffusione della cultura scientifica
e tecnologica nella scuola. Un tema di grande attualità dopo
i risultati negativi riportati dal nostro Paese nell'indagine
OCSE-PISA.
Tuttavia il primo segmento del nostro ordinamento: la scuola
dell'infanzia, veniva "ufficialmente" lasciato da parte (troppo
piccoli per pensare alla Scienza con la "S" maiuscola!!!!).
In controtendenza proprio da questo livello di scolarità,
nel 1999 è partita l'esperienza di Prodest- Le parole della
scienza: una rete di scuole oggi progetto pilota su scala
nazionale e internazionale (1°Congresso Concept Mapping Pamplona
2004, 2°Congresso Concept Mapping Costa Rica, 5-8 Settembre
2006).
Si veda in proposito http://www.leparoledellascienza.it/
e http://cmc.ihmc.us/myreviewCMC2006/listacceptedpapers.php.
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Fig.
2 Il website di Prodest Le parole della scienza.
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Convinzione
comune dei partecipanti quella che il pensiero scientifico
nel soggetto non si forma all'età di quindici anni ma a partire
dai primissimi anni della scolarità. Con questa persuasione
verso la fine degli anni '90 nella scuola materna erano state
avviate le due sperimentazioni nazionali ASCANIO e ALICE che
avevano interessato anche il settore scientifico con esperienze
variegate di laboratori (spazio, tempo, causalità), che mancavano
però di un denominatore comune per il necessario confronto
e la validazione di processi e percorsi. A riguardo il progetto
SET poteva rappresentare un utile contenitore per collegare
assieme non solo le attività sperimentali della scuola dell'infanzia
ma anche quelle della elementare (oggi primaria) e della secondaria
superiore. Per fare una rete tuttavia era necessaria un'idea
coagulante e trasversale ai vari ordini e gradi di scuola
(progetto generale). Su questo versante alcuni concetti basilari
della scienza potevano rappresentare il filo conduttore su
cui costruire esperienze sperimentali "a spirale" dalla scuola
dell'infanzia alla secondaria. Attorno alle parole chiave
del pensiero scientifico: materia, proprietà, relazione, oggetto,
energia, sistema, misura, veniva così a costruirsi, attraverso
la problematizzazione della realtà (problem solving) e il
learning by doing, una conoscenza comune e condivisa,
diversamente stratificata in base alla complessità e al grado
di formalizzazione del pensiero dei bambini e dei ragazzi.
Apprendimento per reti semantiche (11),
e formazione blended, hanno costituito nel corso degli anni
la peculiarità di una rete tra le più conosciute in Italia
a cui la scuola dell'infanzia ha dato il massimo apporto anche
attraverso docenti tutor che sono il prima linea nell'attività
formativa.
La peculiarità di Prodest-Le parole della scienza va ricercata
nel fatto che i bambini giocano a costruire mappe concettuali
attraverso un software (IHMC) scaricabile gratuitamente da
Internet (Fig.3).
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Fig.
3 Il software free per costruire mappe concettuali.
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La
scientificità dei percorsi legati alle concept maps
dell'Institute for Human and Machine Cognition viene
garantita oltre che dal coordinatore della rete Isp. Giuseppe
Valitutti, da Josef Novak e della sua équipe (Università West
Florida, recentemente insignito della laurea Honoris Causa
dall'Università degli Studi di Urbino) che seguono a distanza
la particolare sperimentazione. Basta navigare il website
creato dal team del grande scienziato internazionale:
http://www.coginst.uwf.edu/,
per procedere al download del software IHMC e ritrovare tra
la documentazione, alcune mappe graficamente elaborate dalle
scuole italiane impegnate in questo percorso di forte valenza
innovativa.
Il software IHMC è servito come strumento per rappresentare
al meglio la mappatura degli script individuati attraverso
le discussioni tra gruppi di alunni (brainstorming)a
cui ha fatto da sfondo un clima ludico fortemente partecipato
(sfida tra gruppi nella costruzione delle mappe, interattività,
collaborazione). L'ambiente 'spartano' nell'interfaccia grafica,
ha portato alcune software house che si occupano di costruzione
delle concept maps, a proporre groupware più interattivi
con possibilità di aggiungere immagini in movimento, suoni
e musiche di accompagnamento, per un maggiore raffinamento
del prodotto finale e per mettere in atto un apprendimento
immersivo che è alla base dell'edutainment. Su questi lavori,
prodotti dalle scuole, la rete ha organizzato dei learning
object che, inseriti su piattaforma open source (Dokeos),
sono serviti come base per la formazione modello blended dei
docenti che fanno parte di Prodest-Le parole della scienza.
E' un approccio button up (dal basso verso l'alto)
su cui viene giocata questa nuova sfida sul piano formativo
che senza il supporto della rete di scuole non poteva certo
trovare piena realizzazione.
LISALAB: UNA RETE PER LA CONTINUITA'.
Il termine continuità educativa e didattica è un po' come
l'araba fenice, a stagioni alterne compare e scompare a seconda
delle necessità e delle tendenze in atto nella scuola. E'
stata l'istituzionalizzazione degli Istituti Comprensivi a
conferire una forte accelerazione al problema considerato
che nei POF è ormai quasi d'obbligo inserire progetti curricolari
"trasversali" (scuola dell'infanzia, primaria e secondaria
di primo grado). La Riforma Moratti tra l'altro ha ribadito
il necessario raccordo tra i tre segmenti scolastici inserendo
le educazioni (alla cittadinanza, alimentare, stradale et
al)come filo rosso di riferimento per ognuno dei tre livelli
di scolarità. L.I.S.A. (Laboratori Istituti Scolastici Autonomi)-
di recente modificata in LISALAB per una migliore assonanza
- in ordine di tempo è l'ultima arrivata nel panorama delle
reti che abbiamo radiografato. Cinque gli istituti comprensivi
del piceno firmatari del primo accordo di programma (12)
che fissava nel cooperative learning, la comune linea
di azione a supporto di una progettazione educativa e didattica
in continuità tra i tre segmenti scolastici(infanzia, primaria
e secondaria primo grado). Fu Mario Comoglio (Pontificio Ateneo
Salesiano), entusiasta dell'iniziativa, a seguire la rete
durante i suoi primi passi formativi.
Le sue preziose indicazioni sono state di aiuto per tutti
quei docenti che volevano far propria questa strategia metodologica
utile nella scuola non solo ad organizzare i gruppi ma anche
a operare online (13). Secondo
Guglielmo Trentin (14) collaborazione
e cooperazione sono due momenti essenziali per la costruzione
della conoscenza "connettiva"(Derrick de Kerckhove). Il primo
rappresenta il vissuto iniziale di chi costruisce un progetto
attorno ad un obiettivo comune. Tutti i partecipanti attorno
a un problema condiviso (problem solving), elaborano ipotesi
ed eventuali soluzioni. Ne viene fuori un semilavorato sul
quale successivamente le scuole in rete intervengono per migliorarne
qualità e impatto didattico. Questa fase di negoziazione ormai
prassi consolidata nella didattica online si protrae per circa
un mese (quello d'inizio anno scolastico) al termine del quale
sul sito web di Lisalab viene pubblicato il progetto definitivo
adeguatamente raffinato. Inizia poi la vera e propria fase
cooperativa (cum operari) il cui le scuole partecipanti
si aggregano per piccoli gruppi attorno ad aspetti del problema
principale che trovano più aderenti al proprio contesto educativo.
Da questi clusters che in Lisalab si sono costituiti
in verticale in base ai tre livelli scolastici coinvolti,
prende le mosse la ricerca-azione che solitamente ha la durata
dell'intero anno scolastico….per poi ricominciare -su obiettivi
differenti- in quello successivo. Insegnanti e alunni non
sono lasciati soli in un'azione che porta a volte ad imboccare
strade metodologicamente e didatticamente confuse….c'è un
continuo monitoraggio dei lavori da parte di Daniele Pavarin
un esperto allievo di Comoglio che segue a livello formativo
l'evoluzione dell'esperienza on line, dà consigli, orienta,
finalizza le azioni, ne valida i risultati positivi.
Anche in questo caso l'intero flusso comunicativo che avviene
tramite un portale in ASP gestito da un'insegnante webmaster
e.tutor proveniente dalla scuola dell'infanzia, utilizza una
serie di ambienti open source che servono da repository
per i materiali prodotti dalle scuole e per ospitare spazi
virtuali interattivi (forum, chat e weblog) ad uso e consumo
degli addetti ai lavori: bambini, ragazzi, docenti. Come per
Ambinfanzia, anche per le attività di LISALAB abbiamo acquisito
la testimonianza diretta della tutor di seguito riportata
in questo numero di form@re.
Per gli scettici della lettura su carta stampata si rinvia
a un'attenta esplorazione del sito http://www.lisalab.net.
(Fig 4)
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Fig.
4. Il website di Lisalab.
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La rete in
quest'ultimo anno ha ampliato il suo perimetro geografico
di azione aggregando quattro istituti comprensivi di altre
province ma quel che è più interessante è che l'effetto
di contaminazione di questa significativa esperienza ha
fatto maturare in differenti contesti regionali come quello
della Toscana, iniziative analoghe che trovano nel cooperative
learning il comune denominatore: LICAR ne è l'esempio
emblematico (http://www.licar.it/)
(15).
Teamfad-ForTel: una rete di tutor
Tra le figure di sistema che una rete di scuole deve prendere
in carico per qualificare la sua presenza, il tutor online
è certamente la più importante. I primi tutor telematici
nella scuola di base sono stati formati proprio nell'ambito
della scuola dell'infanzia con il progetto ALICE (Autonomia:
un Laboratorio per l'Innovazione dei Contesti Educativi).
La sperimentazione che fu avviata nel 1999 dal MIUR su scala
nazionale, prevedeva l'istituzionalizzazione di un polo
per la telematica che fosse propulsivo di esperienze laboratoriali
pilota nelle realtà regionali della Toscana, Campania, Lombardia
e Marche. Una iniziativa temeraria per gli esiti che avrebbe
prodotto in un segmento scolastico come quello della scuola
dell'infanzia fino allora tenuto lontano dai processi di
innovazione tecnologica introdotti dal Piano Nazionale delle
Tecnologie Didattiche.
All'inizio fu solo lo scambio di esperienze e di buone pratiche
a tenere assieme le istituzioni scolastiche che si erano
volute spendere in questa "rete per
ALICE". Con il prosieguo della iniziativa sperimentale
che riguardava gli ambiti curricolare, organizzativo, professionale
e della qualità della vita dell'infanzia, maturò l'esigenza
di mettere un po' di ordine ad una comunicazione via Internet
essenzialmente basata sullo scambio di messaggi di posta
elettronica la cui organizzazione non poteva essere lasciata
al caso o alla buona volontà di alcune docenti professionalmente
più attrezzate nell'utilizzo delle nuove tecnologie. Si
sentiva l'esigenza di avere a disposizione delle figure
di sistema capaci di gestire l'attività di tutor online.
Nel momento in cui queste docenti, appartenenti alla sperimentazione
ALICE venivano formate, il processo sperimentale procedeva
in parallelo su ognuno dei quattro ambiti sopraindicati.
Il percorso innovativo per la prima volta consentiva di
contestualizzare l'azione formativa rivolta ai tutor che
mentre si formavano nel "difficile mestiere", portavano
avanti nella loro realtà scolastica l'attività laboratoriale
di ALICE. Inoltre i neo tutor si sentivano maggiormente
motivati a partecipare perchè contemporaneamente venivano
coinvolti nella dinamica comunicativa della rete stessa.
Una strategia learning by doing (si impara facendo)
che ha rappresentato il plusvalore di Teamfad-ALICE (Team
per la Formazione a Distanza), una comunità di pratica formata
soprattutto da insegnanti che dietro queste prime esperienze
pilota condotte nella scuola dell'infanzia, ha fatto propria
la mission della formazione dei tutor online (www.teamfad.net).
L'attività tutoriale rappresenta oggi lo snodo essenziale
su cui deve gravitare la formazione per i docenti nel territorio,
se ne è accorta anche l'INDIRE che per il suo modello integrato
di azione formativa (blended) sulla Riforma, ospitato nella
piattaforma Puntoedu, sta organizzando, in accordo con gli
IRRE e gli Uffici Scolastici Regionali, altrettante iniziative
di formazione specifica perché "tutor non si nasce, si diventa".
Dopo le prime esperienze di tutoraggio online di cui è stata
foriera la scuola dell'infanzia, sono stati scritti fiumi
di inchiostro sull'identikit della figura tutoriale, è nata
anche un'associazione nazionale (ANITEL) che raccoglie tra
i suoi adepti le migliori risorse professionali maturate
sull' attività di tutoring di ForTic.
Gli studiosi del settore sono unanimemente concordi sul
fatto che il tutor non è solo l'insegnante professionista
esperto che si è formato "sul campo", nella quotidianità
dell'attività scolastica, ma la sua attenta azione di animazione
e di regia nei confronti del piccolo gruppo o dei singoli
soggetti, richiede la compresenza di almeno tre livelli
di competenze: metodologico- didattiche, tecnologiche,
relazionali. Sul versante pedagogico la conoscenza delle
principali strategie di insegnamento- apprendimento (osservazione,
progettazione, problem solving, ricerca - azione
et al) è un prerequisito indispensabile per un buon tutor
che deve tenersi costantemente aggiornato sui migliori risultati
acquisiti dalla ricerca educativa.
A livello tecnologico, non è necessario padroneggiare le
abilità del programmatore di personal computer per affrontare
problemi che riguardano l'inserimento delle nuove tecnologie,
piuttosto serve sapere come utilizzare al meglio questi
strumenti nella didattica curricolare (apprendimento costruttivo,
cooperative learning).
La conoscenza delle dinamiche relazionali infine, consente
di avere una buona padronanza nella gestione dei rapporti
interpersonali che si attivano nel team di docenti e soprattutto
nelle reti telematiche tra più realtà scolastiche.
Questi tre strumenti dovranno essere sempre presenti nella
cassetta degli attrezzi (P.Romei)
che il tutor metterà a disposizione dell'azione formativa
rivolta al piccolo gruppo, per incentivare un ambiente orientato
allo scambio, alla collaborazione, all'interazione professionale;
per facilitare e orientare percorsi di ricerca-azione online
problematizzando di continuo le varie tappe dell'itinerario
intrapreso e favorire nel contempo il necessario collegamento
organico tra teoria e pratica educativa. Per raggiungere
questi obiettivi, la strategia vincente è quella di una
full immersion del tutor in una rete di scuole perchè
nel momento stesso in cui apprende a gestire adeguatamente
gli strumenti sincroni e asincroni della comunicazione(e-mail,
e board, forum, chat, weblog), ha possibilità di mettere
in pratica nell'immediato queste sue performances con i
colleghi che operano online nello stesso ambito didattico.
L'esperienza paradigmatica di Teamfad (Team per la Formazione
a Distanza) è nata su questi presupposti sui quali ha fondato
l'incisività della sua azione formativa dando vita a comunità
di pratica e a reti scolastiche nella scuola dell'infanzia
che ancora oggi sviluppano le loro potenzialità nella costruzione
di una comune conoscenza e competenza professionale anche
grazie alla presenza qualificata di tutor online.
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Note
(1) Si veda l'opuscolo Programma
Operativo Nazionale. La Scuola per lo sviluppo, MIUR, Direzione
Generale per gli Affari Internazionali, Roma 2005.
(2) Il responsabile scientifico
di Liremar è la Prof.Flora Sisti della Facoltà di Lingue e
letterature straniere dell'Università di Urbino.
(3) Traute Taeschner insegna
Tecniche di Osservazione del Comportamento Infantile e Psicolinguistica
presso la facoltà di Psicologia dell'Università La Sapienza
di Roma.
(4) AA.VV., The Magic line.
Liremar.L'inglese on line nella scuola dell'infanzia,
ANICIA, Roma 2002, corredato da un CD ROM con matreriali per
costruire un format.
(5) Cfr. M.Rosaria Di Santo,
Oltre gli orizzonti della conoscenza: la costruzione degli
ipertesti nella scuola elementare, in P.C. Rivoltella
(a cura di), La scuola in rete, GS Editrice, Santhià 1999,
pp. 74-89.
(6) Cfr. Italo Tanoni (a cura
di), ReTeMar, Ricerca-azione "on line" nella scuola dell'infanzia,
ANICIA, Roma 2000, p.20.
(7) Si veda Verdini A., Va dove
ti porta il software, in ReTeMar, op.cit., pp 65-73.
(8) Sull'argomento Tanoni I.,
Reti telematiche per la scuola dell'infanzia. Un plausibile
modello operativo, in Rivoltella P.C. (a cura di), Scuole
in Rete e Reti di scuole, Milano, Etas- RCS Libri, 2003, pp.201-206.
(9) Si veda http://www.indire.it/studidicaso/html/index.php?id_cs=276
(10) Il corso è stato organizzato
da Teamfad (www.teamfad.net)
una rete di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
(11) Forte H, Insegnare e apprendere
con le mappe concettuali, Milano, Immedia editrice, 2003.
Si veda anche il sito www.mappeconcettuali.it.
In questo caso viene utilizzato il sw Knowledge manager. Molte
software house si stanno muovendo sul settore del software
ludico-apprenditivo, citiamo come esempio il sw MindManager,
ambiente di cui esiste anche una versione in italiano http://www.scatolepensanti.it/mindmanager.html.
(12) Lisalab fu istituzionalizzata
nel giugno del 2002, capofila l'Istituto Comprensivo di Petritoli
(AP) la cui dirigente scolastica Adriana Del Gatto artefice
e coordinatrice della proposta è prematuramente scomparsa
a causa di un male incurabile.
(13) Si veda M.Comoglio- M.A.
Cardoso, Insegnare e apprendere in gruppo, Il cooperative
learning, LAS, Roma 2000.
(14) G.Trentin, Apprendimento
in rete e condivisione delle conoscenze, Franco Angeli,
Milano 2004.
(15) La rete LICAR ha come scuola
capofila l'Istituto Comprensivo di Manciano (GR) ed è stata
tenuta a battesimo dal fondatore della didattica online in
Italia: Antonio Calvani. |
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