E' ormai un dato di
fatto parlare della società attuale in
termini di società della conoscenza. I
fattori produttivi sono mutati sia nel
tempo sia nello spazio, e se si parla di
capitale ora, non lo si fa più per
riferirsi solo ed esclusivamente al denaro
o agli altri fattori produttivi ma sempre
di più al Capitale umano presente in
tutte le latitudini. I lavoratori
d'altronde, qualunque tipo di attività
essi facciano, gestiscono, in maniera
maggiore o minore, conoscenze, e sono
conseguentemente dei Knowledge worker ovvero
dei lavoratori della conoscenza. La
quantità e la qualità di quest'ultima
rappresenta l'ago della bilancia in grado
di decretare il successo o l'insuccesso di
qualsiasi attività.

Fig. 1 L'iceberg
della conoscenza: ciò che si vede è solo
una piccola parte delle conoscenze che una
persona realmente ha a disposizione
Ma dove risiedono queste conoscenze
strategiche?
Di che tipo di conoscenza si tratta?
Come si fa a socializzarle e svilupparle?
La prima risposta anche se lapidaria è
estremamente chiara: nelle
"teste" dei lavoratori. Ogni
organizzazione possiede un patrimonio di
conoscenze esclusive che risiedono
all'interno dei propri dipendenti. Il Knowledge
Management si occupa di utilizzare al
meglio questo capitale per renderlo
disponibile a tutta l'organizzazione
attraverso database (Best Practice)
e pagine gialle aziendali.
Per quanto riguarda il tipo di conoscenza
la questione diventa più complessa. Chi
si occupa di formazione in maniera
tradizionale fa riferimento soprattutto a
quelle conoscenze esplicite in qualche
maniera formalizzate da qualche tipo di
certificazione (diploma, laurea ecc.) e
testualizzate in libri o manuali. In
realtà le conoscenze che interessano le
attività produttive sono di tutt'altra
natura, costitutivamente intangibili, ma
allo stesso tempo presenti e più solide
delle precedenti, e soprattutto non
esportabili sotto forma di manuali. Queste
ultime vengono definite tacite in quanto
non manifeste in apparenza ma, nello
stesso tempo così forti e così legate
intrinsecamente e radicalmente al singolo
individuo, in quanto basate sul proprio
unico vissuto esperienziale, capaci di
determinare soluzioni appropriate e
immediate a problemi inaspettati e
improvvisi. Non essendo le conoscenze
tacite, così come sono, codificabili e
trasformabili in manuali o voci di
database è necessario compiere delle
azioni di socializzazione e condivisione
in grado di convertirle in esplicite
fornendo così le basi per la creazione di
nuova conoscenza.
Esiste un modello esplicativo riferito sia
alle conoscenze tacite sia alla
costruzione di nuove conoscenze, che è
quello elaborato da Nonaka (http://choo.fis.utoronto.ca/Kluwer/Nonaka.IN.html).
Il modello mette in evidenza che nuova
conoscenza viene generata attraverso la
continua trasformazione di conoscenze da
tacite ad esplicite e viceversa attraverso
quattro principali modalità:

Fig.2
Comunità di
pratiche
Il modo più importante per gestire e
condividere le conoscenze, in particolare
quelle tacite e soprattutto farle
evolvere, è la creazione di Comunità di
Pratiche., ma ovviamente è più facile a
dirsi che a farsi. La CoPs (Community of
Practice) è una comunità di persone che
si organizza intorno a un dominio di
conoscenze, il quale garantisce loro un
senso di appartenenza e di condivisione di
fini e obiettivi. Attraverso le continue
relazioni e interazioni del gruppo si
creano dei repertori di conoscenze
nuove.In altre parole persone distanti
anche geograficamente tra loro ma vicine
dal punto di vista esperienziale,
cognitivo e con un forte senso di
appartenenza condividono e mettono a
disposizione le loro capacità
costantemente per risolvere, non problemi
di routine superabili magari attraverso la
consultazione di un database o di pagine
gialle aziendali, ma problemi del tutto
nuovi, inaspettati, generando
conseguentemente nuove conoscenze
esportabili a loro volta nei repertori di
conoscenza standardizzati
dell'organizzazione. Si attuano così
anche a distanza, a seconda delle
attività intraprese dalla Comunità, le
varie conversioni gnoseologiche
modellizzate da Nonaka.

Fig. 3 Oltre
l'utilizzo delle proprie conoscenze (in
particolare quelle tacite) la CoP utilizza
anche quelle già presenti (esplicite) che
l'organizzazione possiede. Ogni qualvolta
si creano nuove conoscenze, ad esempio
soluzione di un problema inaspettato,
queste si codificano (freccia rossa) e si
inseriscono nei "repository" o
depositi di conoscenze già consolidate
all'interno dell'organizzazione
La complessità
consiste come accennato inizialmente nella
creazione, all'interno
dell'organizzazione, dell'ambiente adatto
affinché le CoPs nascano e prosperino.
Non bastano forti investimenti
infrastrutturali tecnologici o almeno non
è la condizione necessaria e sufficiente
affinché si formino queste CoPs le quali
d'altra parte non possono essere imposte.
I partecipanti di una potenziale Comunità
di Pratiche lo fanno per scelta, devono
essere loro stessi convinti della
possibilità di crescita individuale e
ovviamente aziendale insita nella
costituzione reale del gruppo. Le grandi
organizzazioni, facendo tesoro anche da
fallimenti precedenti, prima di investire
in questo settore, fanno opera di
convincimento tra i loro dipendenti
tramite corsi, anche di una certa durata,
sul significato e utilità della
condivisione e socializzazione delle
conoscenze dopodiché possono strutturare
gli ambienti virtuali e non, in grado di
facilitare, supportare e promuovere gli
scambi di esperienze tra gli appartenenti
a questi gruppi informali collaborativi.
Note
Per una definizione di Knowledge
Management:
http://www.idtech.it/km/km.html
Polanyi si può considerare come il
massimo studioso sulle conoscenze tacite,
la sua concettualizzazione può essere
letta al seguente indirizzo (in Inglese):
http://www.sveiby.com/articles/Polanyi.html
Nella pubblicazione telematica del
Sole24ore "Manager on-line" n.12
è presenta una ricca serie di articoli
riguardante la creazione e la gestione
delle conoscenze nelle organizzazioni
produttive:
http://sole.ilsole24ore.com/manageronline/n12/home12.htm
Per alcune definizioni di comunità di
pratiche si consigliano i seguenti siti
(in Inglese):
http://www.kmadvantage.com/cop/cop_directory.htm
http://www.co-i-l.com/coil/knowledge-garden/cop/definitions.shtml
Un interessante pubblicazione on-line
sull'utilizzo delle CoPs nelle
organizzazioni produttive (in Inglese):
http://www.odnetwork.org/odponline/vol32n4/knowledgenets.html