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  a cura di Antonio Calvani 



















 

 


Ambienti Web e CoPs

di Massimo Castellani
Presidente TeamFad, Webmaster Scienze della Formazione dell'Università di Urbino

Coloro che seguono corsi di formazione a distanza strutturati sul modello delle comunità di apprendimento, al termine dell'attività formativa, per esigenze professionali, spesso si organizzano in comunità di pratica. In questo processo gli ambienti web di comunicazione online (groupware) possono giocare un ruolo determinante, favorendo lo sviluppo evolutivo tra le due tipologie di comunità.
Sostanzialmente possiamo distinguere tre tipi di ambienti all'interno dei quali operano le comunità di apprendimento:

ambiente web tipo 1 "standardizzato"  tipo 2 "personalizzato" tipo 3 "assemblato"
Punti forti  - facile reperibilità - organicità - affidabilità - buona rispondenza alle esigenze della comunità
- ergonomia
- elevata rispondenza alle esigenze della comunità
- facile reperibilità
- costi nulli o molto contenuti
Punti deboli  - costo rilevante
- scarsa adattabilità ai diversi target
- costi non sempre quantificabili
- affidabilità incerta
- necessità di procedere ad un bricolage funzionale di vari prodotto freeware

  
Nel primo tipo comprendiamo groupware "pronti all'uso", "chiavi in mano", piuttosto standardizzati. Questi prodotti "pret à porter", generalmente realizzati da affermate società di software, sono facilmente reperibili ed offrono buone garanzie di affidabilità e compiutezza. Per contro hanno costi considerevoli e, come quasi tutti i prodotti preconfezionati, non possono, se non in minima parte, essere adattati alle esigenze dell'utenza o, comunque, si mostrano meno ergonomici di altri. Sono ambienti che vengono generalmente utilizzati da aziende e agenzie formative che operando su grandi numeri e propongono moduli di formazione online molto strutturati e standardizzati. Fanno parte di questa tipologia, prodotti come Blackboard (http://www.blackboard.com), FirstClass (http://www.centrinity.com), Learningspace (http://www.lotus.com) che risultano tra i più gettonati (cfr. http://blackboard.unicatt.it/ - http://www.intl.firstclass.com/~education_italy/agreement.htm http://elearning.unibg.it).
Gli ambienti del secondo tipo somigliano un po' all'abito confezionato in sartoria, si modellano meglio sulle esigenze dell'utenza e rispondono in modo più duttile alle specifiche necessità delle comunità di apprendimento. Interessate a "rodare" questi groupware sono le agenzie formative che operano su piccoli numeri, specializzate nella FaD rivolta ad una circoscritta tipologia di utenza. Queste agenzie commissionano a software-house medio-piccole specifici ambienti che non essendo sottoposti a test su larga scala, possono presentare problemi di affidabilità (comunque risolvibili) specie se utilizzati da un numero di soggetti maggiore, rispetto a quelli previsti. Essendo prodotti su misura, realizzati artigianalmente, rappresentano una soluzione non semplice da praticare e dal costo difficilmente preventivabile se collegati alle licenze d'uso.
I groupware del terzo tipo sono risultanti dall'assemblaggio di prodotti diversi, giudicati di volta in volta necessari al soddisfacimento delle esigenze della comunità di apprendimento. Questi ambienti comunicativi (forum, chat, lavagne condivise et al.), per quanto riguarda la rispondenza ai bisogni della comunità, si collocano a metà strada tra quelli del primo e del secondo tipo. Le agenzie formative che optano per questa scelta (tra cui si possono annoverare anche alcuni atenei), pur ricorrendo a prodotti freeware presenti nel web, molti dei quali open source, cercano di volta in volta di realizzare un mix di ambienti comunicativi flessibili, uniti in un unico contesto che solitamente è un portale interattivo. Si opera con gruppi non molto numerosi, organizzando gli ambienti interattivi in maniera tale da dare, con prontezza, risposte adeguate ai bisogni immediati di una comunità di apprendimento eterogenea.
E' il caso di Teamfad (http://www.teamfad.net) un'associazione no profit che per conto del MIUR negli ultimi anni si è occupata in particolare della formazione a distanza di personale insegnante che ha frequentato corsi per tutor di rete.
Al termine delle attività formative alcuni gruppi di docenti, utilizzando gli stessi ambienti freeware per la comunicazione interattiva di cui si erano in precedenza serviti, si sono autorganizzati dando vita a comunità di pratiche (es. http://www.castellani1.net/retemar http://www.castellani1.net/alicemarche3). Quest'ultima esperienza, in particolare, ha evidenziato come il passaggio (spontaneo e quindi molto significativo) da una comunità di apprendimento a quella di pratiche sia stato fortemente facilitato dal tipo di ambiente freeweb in uso. Una comunità di pratiche, ha bisogno di uno spazio virtuale opportunamente strutturato, all'interno del quale aggregarsi che sia facilmente reperibile e conosciuto da tutti. L'ideale sarebbe poter disporre di soluzioni realizzabili con groupware del primo o del secondo tipo. Problemi legati al costo, alle licenze client, al copyright, rendono infatti estremamente difficoltoso il costituirsi di una comunità con un ridotto numero di soggetti che di tutto ha bisogno ma non certo della complessità gestionale degli ambienti proprietari.
L'uso di prodotti a basso costo freeware o open source, semplici da reperire e da utilizzare di contro favorisce un'interazione più spontanea nei rapporti di collaborazione e cooperazione che danno senso e significato alle comunità di pratiche. Dopo tutto la grande rete abbonda di chat, forum, servizi e-mail, spazi web, ambienti groupware che possono far fronte egregiamente alle esigenze di piccoli gruppi autogestiti che attraverso una libera scelta sdoganano la loro autonomia da un sistema che ogni giorno diventa sempre più a pagamento, Tuttavia, i membri delle comunità virtuali non sempre fanno adeguato ricorso a queste risorse perché temono l'uscita dalla routine di groupware già testati e quindi molto più rassicuranti rispetto alle continue novità reperibili su Internet. Questo può determinare, da un lato, atteggiamenti autoreferenziali nei confronti delle dotazioni in uso (che per i diretti fruitori sono sempre le migliori), dall'altra una certa rigidità nell'adattarsi a sperimentare percorsi diversi.
Nelle attività di FaD, in particolare in quelle finalizzate alla formazione di tutor di rete o di altre figure di sistema (documentalista), è quindi importante far acquisire ai partecipanti una buona familiarità con vari ambienti interattivi di facile utilizzo e reperibilità, favorendo nel contempo capacità di adattamento, flessibilità e disponibilità al cambiamento: caratteristiche irrinunciabili per chi opera in settori strategici della società dell'accesso come quello delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT),

Bbliografia
Trentin G., Dalla formazione a distanza all'apprendimento in rete, Franco Angeli, Milano, 2001
Biolghini D., Comunità in rete e Net Learning, Etas, Milano, 2001
Biolghini D., Cengarle M. (a cura di), Net Learning: imparare insieme attraverso la rete, Etas, Milano, 2000
J. Rifkin, L'era dell'accesso, Mondadori, Milano 2000.





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