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Coloro che seguono corsi di formazione a
distanza strutturati sul modello delle
comunità di apprendimento, al termine
dell'attività formativa, per esigenze
professionali, spesso si organizzano in
comunità di pratica. In questo processo
gli ambienti web di comunicazione online
(groupware) possono giocare un ruolo
determinante, favorendo lo sviluppo
evolutivo tra le due tipologie di
comunità.
Sostanzialmente possiamo distinguere tre
tipi di ambienti all'interno dei quali
operano le comunità di apprendimento:
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ambiente web
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tipo
1 "standardizzato"
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tipo 2 "personalizzato"
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tipo
3 "assemblato"
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| Punti
forti
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facile reperibilità - organicità
- affidabilità
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-
buona rispondenza alle esigenze
della comunità
- ergonomia
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-
elevata rispondenza alle esigenze
della comunità
- facile reperibilità
- costi nulli o molto contenuti
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Punti deboli
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-
costo rilevante
- scarsa adattabilità ai diversi target
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-
costi non sempre quantificabili
- affidabilità incerta
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-
necessità di procedere ad un
bricolage funzionale di vari
prodotto freeware
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Nel primo tipo comprendiamo groupware
"pronti all'uso", "chiavi
in mano", piuttosto standardizzati.
Questi prodotti "pret à porter",
generalmente realizzati da affermate
società di software, sono facilmente
reperibili ed offrono buone garanzie di
affidabilità e compiutezza. Per contro
hanno costi considerevoli e, come quasi
tutti i prodotti preconfezionati, non
possono, se non in minima parte, essere
adattati alle esigenze dell'utenza o,
comunque, si mostrano meno ergonomici di
altri. Sono ambienti che vengono
generalmente utilizzati da aziende e
agenzie formative che operando su grandi
numeri e propongono moduli di formazione
online molto strutturati e standardizzati.
Fanno parte di questa tipologia, prodotti
come Blackboard (http://www.blackboard.com),
FirstClass (http://www.centrinity.com),
Learningspace (http://www.lotus.com) che
risultano tra i più gettonati (cfr. http://blackboard.unicatt.it/ -
http://www.intl.firstclass.com/~education_italy/agreement.htm
http://elearning.unibg.it).
Gli ambienti del secondo tipo somigliano
un po' all'abito confezionato in sartoria,
si modellano meglio sulle esigenze
dell'utenza e rispondono in modo più
duttile alle specifiche necessità delle
comunità di apprendimento. Interessate a
"rodare" questi groupware sono
le agenzie formative che operano su
piccoli numeri, specializzate nella FaD
rivolta ad una circoscritta tipologia di
utenza. Queste agenzie commissionano a
software-house medio-piccole specifici
ambienti che non essendo sottoposti a test
su larga scala, possono presentare
problemi di affidabilità (comunque
risolvibili) specie se utilizzati da un
numero di soggetti maggiore, rispetto a
quelli previsti. Essendo prodotti su
misura, realizzati artigianalmente,
rappresentano una soluzione non semplice
da praticare e dal costo difficilmente
preventivabile se collegati alle licenze
d'uso.
I groupware del terzo tipo sono risultanti
dall'assemblaggio di prodotti diversi,
giudicati di volta in volta necessari al
soddisfacimento delle esigenze della
comunità di apprendimento. Questi
ambienti comunicativi (forum, chat,
lavagne condivise et al.), per quanto
riguarda la rispondenza ai bisogni della
comunità, si collocano a metà strada tra
quelli del primo e del secondo tipo. Le
agenzie formative che optano per questa
scelta (tra cui si possono annoverare
anche alcuni atenei), pur ricorrendo a
prodotti freeware presenti nel web, molti
dei quali open source, cercano di volta in
volta di realizzare un mix di ambienti
comunicativi flessibili, uniti in un unico
contesto che solitamente è un portale
interattivo. Si opera con gruppi non molto
numerosi, organizzando gli ambienti
interattivi in maniera tale da dare, con
prontezza, risposte adeguate ai bisogni
immediati di una comunità di
apprendimento eterogenea.
E' il caso di Teamfad (http://www.teamfad.net)
un'associazione no profit che per conto
del MIUR negli ultimi anni si è occupata
in particolare della formazione a distanza
di personale insegnante che ha frequentato
corsi per tutor di rete.
Al termine delle attività formative
alcuni gruppi di docenti, utilizzando gli
stessi ambienti freeware per la
comunicazione interattiva di cui si erano
in precedenza serviti, si sono
autorganizzati dando vita a comunità di
pratiche (es. http://www.castellani1.net/retemar
http://www.castellani1.net/alicemarche3).
Quest'ultima esperienza, in particolare,
ha evidenziato come il passaggio
(spontaneo e quindi molto significativo)
da una comunità di apprendimento a quella
di pratiche sia stato fortemente
facilitato dal tipo di ambiente freeweb in
uso. Una comunità di pratiche, ha bisogno
di uno spazio virtuale opportunamente
strutturato, all'interno del quale
aggregarsi che sia facilmente reperibile e
conosciuto da tutti. L'ideale sarebbe
poter disporre di soluzioni realizzabili
con groupware del primo o del secondo
tipo. Problemi legati al costo, alle
licenze client, al copyright, rendono
infatti estremamente difficoltoso il
costituirsi di una comunità con un
ridotto numero di soggetti che di tutto ha
bisogno ma non certo della complessità
gestionale degli ambienti proprietari.
L'uso di prodotti a basso costo freeware o
open source, semplici da reperire e da
utilizzare di contro favorisce
un'interazione più spontanea nei rapporti
di collaborazione e cooperazione che danno
senso e significato alle comunità di
pratiche. Dopo tutto la grande rete
abbonda di chat, forum, servizi e-mail,
spazi web, ambienti groupware che possono
far fronte egregiamente alle esigenze di
piccoli gruppi autogestiti che attraverso
una libera scelta sdoganano la loro
autonomia da un sistema che ogni giorno
diventa sempre più a pagamento, Tuttavia,
i membri delle comunità virtuali non
sempre fanno adeguato ricorso a queste
risorse perché temono l'uscita dalla
routine di groupware già testati e quindi
molto più rassicuranti rispetto alle
continue novità reperibili su Internet.
Questo può determinare, da un lato,
atteggiamenti autoreferenziali nei
confronti delle dotazioni in uso (che per
i diretti fruitori sono sempre le
migliori), dall'altra una certa rigidità
nell'adattarsi a sperimentare percorsi
diversi.
Nelle attività di FaD, in particolare in
quelle finalizzate alla formazione di
tutor di rete o di altre figure di sistema
(documentalista), è quindi importante far
acquisire ai partecipanti una buona
familiarità con vari ambienti interattivi
di facile utilizzo e reperibilità,
favorendo nel contempo capacità di
adattamento, flessibilità e
disponibilità al cambiamento:
caratteristiche irrinunciabili per chi
opera in settori strategici della società
dell'accesso come quello delle Tecnologie
dell'Informazione e della Comunicazione (ICT),
Bbliografia
Trentin G., Dalla formazione a distanza
all'apprendimento in rete, Franco Angeli,
Milano, 2001
Biolghini D., Comunità in rete e Net
Learning, Etas, Milano, 2001
Biolghini D., Cengarle M. (a cura di), Net
Learning: imparare insieme attraverso la
rete, Etas, Milano, 2000
J. Rifkin, L'era dell'accesso, Mondadori,
Milano 2000.
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