Etienne Wenger (http://www.ewenger.com/ewbiography.html)
ha evidenziato la natura sociale
dell'apprendimento nelle comunità di
pratiche (CdP) con particolare riferimento
alla intersezione di elementi quali
comunità, pratica, significato, identità
che si sviluppano nelle relazioni e nelle
esperienze quotidiane.
Il concetto di comunità (http://www.ewenger.com/ewthemes.html)
prende corpo dall'insieme di
"configurazioni e articolazioni
sociali" e coinvolge i rapporti che
il gruppo struttura, le dinamiche della
comunicazione, l'impegno reciproco. Il
concetto di pratica (practice) mette in
evidenza lo svolgimento di un'
attività/azione all'interno di un
determinato contesto storico, ambientale e
sociale al quale il soggetto partecipa
nella sua interezza. La practice si
caratterizza inoltre per la fusione e la
contaminazione di aspetti espliciti e
taciti, di sapere e fare, di pensiero e
azione. La costruzione del significato è
il punto di arrivo delle
"pratiche", è il risultato
delle abilità e delle competenze,
individuali e collettive, messe in campo.
L'identità è la coscienza e la
percezione del gruppo, del suo divenire,
delle sue trasformazioni che passano
attraverso le emozioni, la competizione,
le delusioni, i successi.
Il concetto di pratica va comunque
approfondito e va messo in relazione con
un processo intrinsecamente sociale e non
esclusivamente individuale: ciascuno
possiede un bagaglio di esperienze, di
abilità, di competenze, più o meno
consapevole, che deve, nella comunità,
essere messo in condivisione con gli altri
membri durante la collaborazione e la
costruzione del significato.

L'attività è,
inoltre, fortemente "situata"
non tanto rispetto allo spazio-tempo in
cui avviene, quanto piuttosto nella
pratica stessa, intesa come
"prassi" lavorativa, come
strategia, metodologia, accorgimenti
pensati e messi in atto. In effetti nelle
comunità la definizione di
"pratica" indica sia l'effettivo
realizzarsi delle attività quotidiane sia
la metaconoscenza che di volta in volta i
partecipanti elaborano. Apprendere una
pratica significa essere in grado di
svolgere una attività con abilità e
competenze che permettono di agire in modo
veloce e allo stesso tempo efficiente (http://www.ewenger.com/ewCoPbook.html).
La pratica è il nucleo
centrale che distingue queste comunità da
altre forme di associazione e
cooperazione. In altre parole il valore
reale delle comunità di pratica, il loro
patrimonio condiviso, il loro prodotto
culturale è costituito proprio dal loro
bagaglio di expertise, dalla
conoscenza acquisita sul campo.
Questa conoscenza è fatta anche di saperi
taciti non sempre consapevoli ed espressi
con chiarezza. Non è quindi facilmente
formalizzabile né trasferibile attraverso
procedure tradizionali. Nei contesti
collaborativi e cooperativi la raccolta e
la sistemazione delle esperienze per una
loro esposizione documentaria non può
d'altronde essere solo implicita, è
opportuno invece che venga resa visibile a
tutti gli attori del gruppo, dentro la
comunità, ed messa a disposizione anche
all'esterno.
L' intreccio tra saperi taciti e saperi
espliciti rende il livello di complessità
del processo di documentazione molto
elevato. Alcune domande possono chiarire
il significato di questa complessità.
Considerata la presenza di più soggetti
con ruoli e competenze diverse, ha senso
parlare di una sola documentazione? Se
sì, quale potrebbe essere la migliore per
tutti? Chi deve provvedere? Se invece una
sola classificazione non è sufficiente,
quali sistemi significativi adottare per
gli attori interni e per l'esterno? Quali
strategie di coordinamento adottare tra le
diverse documentazioni? Che impatto hanno
queste difficoltà sulla comunicazione
interna al gruppo e sulla comunicazione
con altri gruppi? Quale ruolo assume la
tecnologia nella raccolta e nella
sistemazione delle informazioni? Proveremo
a chiarire alcuni di questi aspetti altri
rimarranno come problematiche aperte.
Un sistema di raccolta di informazioni e
documentazione è costituito da un insieme
di persone, apparecchiature, procedure
tacite ed esplicite, il cui compito è
quello di produrre documenti e valutazioni
che servono per operare all'interno della
comunità e per confrontarsi all'esterno.
Per quanto riguarda l'aspetto interno
l'obiettivo della raccolta e sistemazione
delle informazioni è quello di fornire a
chi opera nella comunità i dati necessari
a svolgere la propria attività.
In genere è possibile suddividere la
documentazione in tre categorie:
- Una documentazione operativa;
- Una documentazione per il controllo e la
verifica;
- Una documentazione per la pianificazione
delle azioni successive.

I dati di tipo operativo sono necessari
per avere la comprensione di ciò che è
accaduto e di ciò che sta accadendo.
Hanno la funzione di rafforzare l'impegno
comune ed il senso di appartenenza alla
comunità. Esiste poi la documentazione di
controllo che nasce da una elaborazione e
sistemazione dei dati operativi. Ai fini
del controllo spesso non interessano tutti
i dati, ma, a seconda di ciò che si vuole
verificare, risultano sufficienti
aggregazioni, rilevazioni ed
estrapolazioni particolari. Un esempio
può essere costituito dalle ore di
impegno dei partecipanti, dall'utilizzo di
strumentazioni e materiali, dall'incidenza
sui risultati di un setting particolare.
Vi è infine una documentazione
finalizzata alla pianificazione vista come
momento in cui si ridefiniscono i piani di
azione. I dati e le informazioni devono
qui essere utilizzati per rivedere,
regolarizzare, equilibrare i percorsi e le
strategie usando anche come riferimento e
supporto le precedenti esperienze, i
materiali e le risorse umane a
disposizione. Le tre categorie di
documentazione sono in stretta
correlazione tra loro.
Discorso ancora più
ampio ed articolato va declinato quando la
documentazione è riferita all'esterno in
ingresso ed in uscita (http://www.irre.marche.it/da_cd_irre/lettura/docuedu.htm)
In uscita non è sempre facile individuare
i criteri per scegliere cosa è meglio
documentare.
Uno dei primi dilemmi sul "cosa"
documentare è costituito dalla scelta
dunque se documentare il prodotto che
scaturisce da un'esperienza o il
percorso-processo che c'è dietro.
La documentazione del prodotto è
abbastanza semplice da realizzare e riesce
ad essere facilmente comprensibile. Questo
tipo di documentazione, attualmente molto
abbondante in Internet, serve più a chi
ha realizzato l'iniziativa che a chi,
invece, vorrebbe riproporla in altro
contesto in quanto difficilmente si riesce
a risalire al "come" si è
giunti a determinati esiti, quali
capacità e competenze livelli di
expertise sono stati necessari, quali
difficoltà sono state affrontate.
Nell'ottica della riproducibilità
dell'esperienza è quindi "necessario
che la documentazione contenga degli
elementi utili non solo a comprendere
"che cosa" è stato fatto, dal
punto di vista puramente informativo, ma
anche "come" è stato fatto,
quali tracce di percorso, indicazioni di
strumenti, procedure, metodi" .
Il suggerimento pertanto è quello di
privilegiare la testimonianza, di
raccontare i fatti che si nascondono
dietro il risultato dell'esperienza. A
questo proposito si può utilizzare più
semplicemente uno schema di tipo
cronologico accentuando i riferimenti
sull'evoluzione e sulla consequenzialità
dei fatti, una specie di diario di bordo.
E' possibile anche utilizzare strutture
più complesse che tengano conto dei
diversi aspetti del fenomeno:
- la quantità delle risorse coinvolte
(alunni, docenti, attrezzature,
strutture.. )
- la varietà e la qualità delle
collaborazioni e delle cooperazioni
attivate
- il rapporto tra impegni e risultati
- le scelte metodologiche
- i cambiamenti nel comportamento e nelle
competenze acquisite.
- il livello di motivazione e
partecipazione durante lo svolgimento
delle azioni e dei percorsi.
- l'efficacia dei risultati ottenuti in
termini di apprendimento, di modificazione
dei comportamenti
- le conclusioni e le impressioni dei
partecipanti
I tratti distintivi di questo tipo di
documentazione sono da una parte la
raccolta "ragionata" di
materiali dall'altra l'impegno nell'esplicitazione
dei percorsi. Uno dei sistemi che
potrebbero essere utilizzati su questo
versante è il Weblog (http://www.blogger.com/).
Esso consente l' inserimento di dati
quotidiano su una pagina web, una specie
di "diario" professionale,
personale o colloquiale, redatto dai
partecipanti della comunità, semplice da
creare ed aggiornabile con un copia ed
incolla attraverso il browser.
La "permeabilità" delle
comunità è uno degli elementi
fondamentali che decretano il loro
successo. La flessibilità dei confini
consente di progredire nella conoscenza e
di rinnovarsi continuamente. Lo scarso
valore che si attribuisce alla routine e
alle procedure standard, porta
inevitabilmente a rielaborare sempre nuove
strategie in funzione dei nuovi problemi.
La risoluzione di questi nascerà da un
insieme di intuizioni e sensazioni che
hanno origine nelle diverse esperienze
passate di ciascuno (pratiche interne), ma
anche dal confronto e dal rapporto con le
intuizioni di chi ha sperimentato fuori
della comunità (pratiche esterne). In
questo quadro trovano significato la
documentazione e le informazioni in
entrata. La ricerca deve essere aperta,
rivolta a qualsiasi tipo di fonte,
privilegiando ancora una volta una
documentazione che inviti a riflettere,
interpretare e comprendere, leggere i
processi, individuare significati
nascosti.
Bibliografia
Wenger E., Communities of practice.
Learning meaning and identity, Cambridge
Univerity Press, Cambridge, 1998
G.Bernardi, Documentare a scuola e
documentare la scuola, dispensa del corso
di formazione per operatori per la
documentazione organizzato dall'Ufficio
Scolastico Regionale delle Marche,
Novembre 2001
CyberBibliografia
Indirizzi web dei servizi nazionali di
documentazione pedagogica
http://www.bdp.it/risorse/gold/gold.htm
http://www.bildungsserver.de
http://schule.de
http://www.ngfl.gov.uk
http://www.schoolnet.ca
http://www.thegateway.or
http://www.edna.edu.au
http://www.eun.org
http://www.educasource.education.fr