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Introduzione
Gli strumenti in grado di favorire e
supportare dinamiche di apprendimento
collaborativo e cooperativo in rete sono
molteplici e variamente caratterizzabili.
Secondo una classica distinzione proposta
da Antony Kaye (1994) possono essere
individuate tre diverse classi di
tecnologie che, combinate, possono fornire
ambienti software per supportare attività
di gruppo in grado di facilitare
l'apprendimento: sistemi di comunicazione
(sincroni e asincroni), sistemi per la
condivisione di risorse (condivisione
dello schermo, di programmi software o di
file), sistemi di supporto ai processi di
gruppo (calendari condivisi, sistemi per
la gestione dei progetti, strumenti di
votazione ecc.) ai quali potremmo
probabilmente aggiungere una quarta
categoria di software per la
"simulazione collaborativa" (es.
MUD, MOO, Muse, ecc.), introdotti
soprattutto negli ultimi anni nel contesto
dei giochi di ruolo e spesso impiegati
anche nella didattica on-line. Questi
ambienti, opportunamente selezionati e
combinati, rappresentano la base
tecnologica della maggior parte delle
esperienze di apprendimento in rete. Oggi
sono soprattutto le piattaforme per l'e-learning
a catalizzare l'attenzione di quanti si
avvicinano alle potenzialità della rete
per la formazione: questo tipo di
strumenti software integrano infatti e
spesso tutte le principali tipologie di
funzioni necessarie anche per
l'apprendimento collaborativo. In cosa si
differenziano dunque i così detti
"ambienti CSCL" (Computer
Support for Collaborative Learning) dalle
ormai ben più note piattaforme e-learning?
Secondo gli autori del sito Internet
"Online collaborative learning in
higher education" della Facultà di
Informatica e Communicazione della Central
Queensland University (Australia), una
delle risorse più esaustive ed aggiornate
sull'argomento, tra le risorse software
per la collaborazione online, si possono
includere tanto le piattaforme e-learning
(tra cui, ad esempio: BlackBoard, Pathlore
Learning Management System o WebCT),
quanto strumenti per il groupware o il
knowledge management (Lotus Notes, iManage,
Teamwave) o ambienti più specifici per il
CSCL. Ed è senz'altro vero che molti di
questi strumenti vengono utilizzati con
successo in corsi online contraddistinti
da uno specifico focus sul lavoro
collaborativo in rete, ovvero nell'ambito
dell'ormai nota formazione a distanza di
"terza generazione" (Garrison,
1985; Nipper, 1989; Trentin, 1998, 1999).
Ma è altrettanto vero che se la
collaborazione in rete si sviluppa
attraverso il dialogo, lo studio della
comunicazione umana e delle modalità per
favorirne un'applicazione produttiva
nell'ambito dell'apprendimento, possono
rappresentare un elemento non secondario.
Come sottolinea Cook (2002) l'idea spesso
diffusa che lo studio del linguraggio sia
un problema separato rispetto a quello
legato allo sviluppo di sistemi per
promuovere la comunicazione è fuorviante,
visto che l'uno procede l'altro. L'analisi
delle interazioni comunicative può
infatti consentire significative
acquisizioni, a livello filosofico e
teoretico, per la costruzione di strumenti
interattivi. Se è dunque vero che le
applicazioni per la formazione in rete
stanno diventando sempre più numerose e
polimorfe, con una spiccata tendenza ad
essere pragmaticamente orientate e quindi
potenzialmente svincolate da specifici
modelli pedagogici ed educativi, è
altrettanto vero che la ricerca
nell'ambito delle CSCL trova una sua
specificità proprio nello sviluppo di
frameworks che consentano di collegare in
maniera evidente la teoria con adeguate
metodologie e practiche. In altre parole
questo tipo di ambienti sembrano andare
contro corrente rispetto, ad esempio,
all'attuale tendenza delle piattaforme
e-learning: non software polifunzionali e
variamente configurabili ed utilizzabili,
ma strumenti che prevedano alcuni tipi di
funzioni e non altre, in maniera da
consentire un efficace sviluppo di
determinati processi anche se,
apparentemente, a scapito della
flessibilità. Questo contributo proverà
quindi ad illustrare, soprattutto
attraverso la presentazione di alcuni
degli ambienti CSCL più conosciuti, quali
siano le specificità che consentano a
questi software di differenziarsi rispetto
agli ormai più noti ambienti per l'e-learning.
Un antesignano illustre
Tra le ricerche che più di altre hanno
fatto scuola nel campo delle CSCL vale la
pena di ricordare, anche come caso
rappresentativo per questo tipo di
applicazioni, lo CSILE Project (Computer
Supported Intentional Learning Environment)
ideato più di un decennio fa da Marlene
Scardamalia e Carl Bereiter presso il
"Centre for Applied Cognitive Science"
all'Università di Toronto (Ontario
Institute for Studies in Education) (1).
In questo progetto, la convergenza dei
modelli didattici di impronta
costruttivistica con un particolare
utilizzo delle nuove tecnologie,
costituiscono un punto nodale per favorire
e sostenere negli studenti la motivazione
e la capacità di lavorare e di riflettere
attorno ai compiti. La tipologia di
intervento didattico prevede, in questo
caso, uno specifico ricorso alle attività
di "problem solving
progressivo", mirate, cioè, ad
aumentare il livello di indagine e di
approfondimento sui problemi attraverso il
coinvolgimento attivo degli studenti. Per
consentire questo, il software di CSILE,
inizialmente sviluppato per funzionare su
computer Apple in rete locale, fornisce
una particolare implementazione di un
database in cui le informazioni possono
essere metadescritte e commentate dal
gruppo nel corso dello sviluppo di
dialoghi investigativi e riflessivi.
L'idea di fondo deriva dalla constatazione
che i dati non sono niente senza quella
fitta ragnatela di connessioni logiche e
comunicative che li trasformano in
conoscenza significativa per un gruppo. I
processi di sviluppo della conoscenza
devono quindi essere resi evidenti dal
software in maniera da consentire al
gruppo di riconoserli ed appropriarsene.
CSILE si è negli anni evoluto e con
l'avvento di Internet è stato reso
disponibile per il Web con una versione
chiamata WebCSILE, oggi conosciuta con il
nome Knowledge Forum (KF) (2). KF, giunto
alla versione 4.5, è attualmente un
prodotto client-server commercializzato
dalla società californiana Learning in
Motion (www.knowledgeforum.com).

Questo
prodotto, installabile su server Windows,
Linux e Macintosh è utilizzabile
attraverso Internet con specifici software
client o tramite un comune web-browser.
Gli studenti iniziano ad indagare il
problema proposto dal docente inserendo in
un archivio inizialmente vuoto (la
"base di conoscenza") le loro
idee sull'argomento. Queste inizialmente
ingenue o provvisorie, diventano elemento
di riflessione per il gruppo che passa a
selezionarle, migliorarle o riorganizzarle
dando luogo a continui pretesti per
riflettere e discutere sopra ogni nuova
acquisizioni. Dopo un processo di
revisione di approfondimento collettivo, i
contributi che il gruppo reputa
"pubblicabili", vengono quindi
marcati e rimangono nel database centrale
a disposizione anche degli studenti degli
anni successivi. L'archivio consente
l'organizzazione e l'accesso alle
informazioni in base a "prospettive
di discussione" mostrate sotto forma
di cartelline contraddistinte da un titolo
che ne esplicita l'argomento e,
nell'ultima versione del software,
visualizzate anche come "mappa della
conoscenza" ovvero nella forma di
"albero ramificato" che
ripropone graficamente la struttura del
discorso e quindi la natura
dell'evoluzione dei lavori. KF, pur
rappresentando a tutt'oggi uno degli
strumenti più interessanti per lo
sviluppo di esperienze basate sui modelli
pedagogici costruttivisti ed in
particolare su quelli che si preoccupano
di supportare l'indagine progressiva e il
problem based learning, ha forse come
punto di debolezza l'estrema ricchezza e
complessità dell'apparato strumentale
messo a disposizione. Lo esperienze con KF,
come del resto anche con altri ambienti
CSCL, risultano essere particolarmente
significative laddove siano a disposizione
tempi sufficientemente lunghi di lavoro
ed, in particolare, dove non si pretenda
di sostituire il contesto scolastico
canonico, ma si voglia estendere le
attività di studio in
"presenza" attraverso le
tecnologie.
Scaffalature per la comunicazione
Analogamente ad altre esperienze CSCL,
come ad esempio KIE (Bell and Linn, 1997),
CaMILE (Guzdial, 1997) ed al Collaboratory
Notebook (O'Neill & Gomez, 1994),
anche KF si preoccupa, in particolare, di
fornire strumenti per la strutturazione e
lo sviluppo delle conversazioni e il
problem solving. KF, come ormai è tipico
tra questo tipo di strumenti, prevede
infatti che gli studenti classifichino le
proprie interazioni comunicative in base
alla valenza pragmatica dei messaggi,
ovvero in base al tipo di contributo
apportato alla discussione (3). Lo scopo
è duplice: da una parte si facilitano,
negli studenti, processi metacognitivi
relativi alle proprie modalità
comunicative e di indagine attorno ai
problemi, dall'altra si ottengono dei dati
che consentono un'analisi qualitativa
delle interazioni. In pratica, in KF, gli
studenti possono marcare i loro contributi
utilizzando alcuni "descrittori"
(scaffold) che gli insegnanti provvedono a
predisporre sulla base della specificità
dell'argomento trattato. I descrittori di
KF sono organizzati su due livelli
gerarchici in maniera tale da consentire
il supporto a diverse tipologie di
discorso. Una tipica classificazione
proposta da KF prevede ad esempio la
categoria "Costruzione della
teoria" che ha come descrittori: la
mia teoria, una ipotesi migliore, questa
teoria non può essere spiegata, nuova
informazione, necessito di comprendere
meglio, uniamo le nostre conoscenze. A
differenza di altri strumenti, KF, offre
in questo ambito un notevole livello di
granularità, permettendo agli studenti di
marcare all'interno di una stessa nota le
varie frasi che la compongono con
descrittori diversi.
Tra gli
strumenti open-source è particolarmente
interessante su questo fronte lo "Shadow
netWorkspace (SNS) sviluppato con il
contributo dell'università del
Missouri-Columbia e dell'U.S. Department
of Education. Questo ambiente, che si
rivolge in primo luogo agli studenti K-12,
offre una notevole quantità di strumenti:
agenda, bloc notes, database, forum di
discussione, area file, strumenti per la
gestione delle consegne e compiti
assegnati, ecc. fornendo per ognuno di
questi un adeguato livello di evidenza e
semplicità di gestione pur garantendo una
sofisticata possibilità di configurazione
e controllo.
Ma
l'aspetto che caratterizza SNS per la sua
capacità di enfatizzare in maniera
particolare l'uso dei descrittori a
supporto dello sviluppo comunicativo è la
scelta che qui è stata fatta di
"costringere" la conversazione
su determinari binari a seconda della
natura del discorso che si intende
supportare.
Come precisano David Jonassen e Herbert
Remidez, che lo hanno presentato al
congresso CSCL del 2002, mentre la maggior
parte dei forum che fanno uso dei
descrittori (scaffolded conferencing
systems) supportano una singola struttura
di descrittori a supporto in questo caso
sono previste strutture dialogiche
alternative. L'obiettivo è quello di
fornire un supporto strutturato ai membri
di gruppi collaborativi guidandoli con
descrittori diversi nelle loro varie
attività. L'idea degli autori è che
l'effettiva collaboratione richieda non
solo una convergenza di attività, ma
anche una condivisione nella costruzione
del processo di costruzione del
significato. Questa condivisione avviene
attraverso la conversazione tra i membri
del gruppo sul significato delle attività
e sui risultati ottenuti ed esperiti. Gli
obiettivi di queste conversazioni e dei
processi di indagine collaborativi è
soprattutto la costruzione del consenso e
la graduale convergenza verso acquisizioni
condivise e significative per il gruppo (Jonassen,
Remidez, 2002). Per raggiungere questo
scopo, anche in questo caso vengono
ritenute centrali forme prestrutturate di
sviluppo della conversazione. Queste
impongono delle "ontologie
conversazionali" che rendono
espliciti i vincoli in cui viene ad
incanalarsi la conversazione fornendo un
sistema preclassificato di attributi
conversazionali che si adattano al set di
relazioni canoniche connaturate nella
natura della specifica conversazione. La
specificità dei forum di SNS sta però
nel vincolo gerarchico che il docente pone
nel momento stesso in cui struttura le
categorie di attributi. Riprendendo il
modello adottato nell'insegnamento del
diritto per sviluppare le abilità
argomentative (4) si propongono agli
studenti alcune costrizioni nello sviluppo
della conversazione: vincoli che nascono
dall'esperienza maturata dagli esperti
negli specifici domini conoscitivi e
quindi tipicamente legati alle tradizioni
esistenti nelle differenti discipline. In
pratica il docente, nel momento in cui
crea il forum, definisce le tipologie di
descrittori possibili e quindi determina
quali tipi possono essere utilizzati nei
diversi momenti di sviluppo dei dialoghi.
I thread possono così seguire alcune
evoluzioni, ma non altre, incanalando gli
studenti, ad ogni passaggio, ad essere
coerenti con quelle che sono le pratiche
invalse nell'ambito delle comunità degli
esperti. Un esempio di struttura
argomentativa, quella descritta dagli
autori (ibidem) raggruppa i tipi di
affermazioni in quattro livelli: problema,
proposta, giustificazione ed evidenza. Al
livello del "problema",
l'insegnante posta un messaggio al quale
lo studente può solo rispondere usando un
descrittore di tipo "proposta".
Questa tipologia prevede a sua volta una
struttura in sotto-livelli che includono:
proposta di soluzione, presa di posizione,
ecc. Ad ogni "proposta" è
possibile rispondere utilizzando soltanto
i descrittori di livello
"giustificazione (anch'essi
ulteriormente articolati: chiarificazione,
richiesta di reinterpretazione, rifiuto,
ridefinizione del problema, ecc.). Al
livello della "giustificazione"
può infine essere risposto solo con il
livello della "evidenza"
(anch'esso variamente declinato in
sotto-descrittori). Il sistema prevede
naturalmente molteplici configurazioni in
maniera da garantire il supporto anche a
strutture più ramificate o meno vincolate
con il vantaggio di poter essere adeguato
alle tipologie investigative e dialogiche
più idonee in base al tipo di utenza
scolastica, alla disciplina ed agli
obiettivi perseguiti. Da questo punto di
vista, SNS, è un software molto originale
nel gestire i "descrittori" come
vincoli imponendo così, anche
psicologicamente, un adeguamento del
ragionamento dello studente alla struttura
concettuale definita dagli esperti per
quel dominio investigativo. Secondo gli
autori, quanto l'intervento formativo è
indirizzato allo sviluppo di capacità
investigative e di problem-solving, l'uso
di strumenti in grado di strutturare le
discussioni tra gli studenti consente di
restringere gli elementi necessari alla
comprensione/soluzione del problema. Il
presupposto teorico poggia sull'assunto
che la riproposizione dei vincoli
procedurali e delle costrizioni logiche
solitamente esistenti per gli esperti
nelle situazioni reali consentirebbe agli
studenti il progressivo controllo delle
prevalenti variabili in gioco. Tale
particolarità, che a prima vista sembra
contrastare in maniera stridente con i
modelli costruttivistici a cui solitamente
questo tipo di prodotti si ispirano, può
forse essere compreso meglio se si ci
riferisce alla funzione di "scaffold",
di strutturazione del contesto di
apprendimento, proposta ad esempio nel
modello dell'apprendistato cognitivo (Collins,
Brown, Newman, 1995).
La
messa a punto di software basati su
"metodologie conversazionali" è
attiva anche in ambito europeo dove,
soprattutto con il progetto ITCOLE
(Innovative Technologies for Collaborative
Learning and Knowledge Building -
Tecnologie Innovative per l'Apprendimento
Collaborativo e la Costruzione di
Conoscenza), si è cercato di valorizzare
l'utilizzo di questi strumenti a sostegno
delle pratiche didattiche scolastiche. Da
questo progetto, finanziato dalla
Commissione Europea per le IST (Tecnologie
per la Società dell'Informazione):
IST-00-III.2 'School of Tomorrow' (La
scuola di domani), nascono - assieme al
Portale Internet Euro-CSCL
(www.euro-cscl.org) - due prodotti
software che si prefiggono di supportare
la costruzione di conoscenza, in maniera
collaborativa, all'interno di classi
scolastiche: Synergeia e Fle3.
Synergeia
(http://bscl.fit.fraunhofer.de),
offre uno spazio di lavoro condiviso,
strutturato, orientato al web, all'interno
del quale è possibile avviare attività
di apprendimento collaborativo, che
prevedano la possibilità di: condividere
documenti ed idee; registrare i confronti
tra i partecipanti; sviluppare e
presentare artefatti di conoscenza. Gli
insegnanti possono strutturare, avviare e
guidare i lavori all'interno di Synergeia,
facilitando così la costruzione di
conoscenza nelle loro classi (5).
Fle3
- Future Learning Environment (http://fle3.uiah.fi),
sviluppato dall'Università di Arte e
Design di Helsinki, è un sistema di
apprendimento basato sul web, open source
e disponibile in varie lingue: finnico,
spagnolo, francese, porteghese, portoghese
brasialiano, norvegese, tedesco, italiano,
lituano, cinese. Fle3 è sviluppato per
aiutare gruppi di studenti ad attivare
processi di apprendimento mediante il
supporto alla costruzione della conoscenza
ed ai processi di ricerca ed
approfondimento. Come la maggior parte dei
progetti CSCL, anche Fle3 non nasce per la
distribuzione di materiali didattici e di
questionari. Questo è un ulteriore
aspetto su cui, questi prodotti, si
distinguono dalle piattaforme di
e-learning: Fle3, come altri ambienti, non
si presta bene ad attività esclusivamente
on-line essendo privo di moduli che
consentano al docente di definire ed
organizzare le attività, erogare
contenuti didattici e verificare i
progressi attraverso strumenti formali di
valutazione. L'efficacia di questi
strumenti è invece piena se questi
vengono utilizzati in attività di tipo
"blended", ovvero laddove ai
momenti on-line si alternino regolari
incontri e lavori di gruppo in presenza.
Fle3
offre agli studenti tre diverse aree di
lavoro: la "Scrivania" (webtop
nella versione inglese), la
"Costruzione di conoscenza" (knowledge
building) e la "Improvvisazione"
(Jamming).
La "Scrivania" può essere usata
per memorizzare oggetti diversi
(documenti, files, collegamenti al web e
note) relativi ai propri studi,
organizzarli in cartelle e condividerli
con altri. Ogni utente ha una Scrivania
personale, ma tutti possono visitare la
scrivania degli altri.

La
"costruzione di conoscenza" è
un ambiente per strutturare la discussione
di gruppo attraverso la redazione di note
marcabili attraverso "tipi di
conoscenza" (knowledge type).
Quest'area, dove si sviluppa la
discussione e quindi il processo sociale
di costruzione e condivisione della
conoscenza, offre agli studenti varie
modalità di organizzare la
visualizzazione del lavoro svolto (per
thread, per knowledge type, per autore,
per data). L'amministratore del sistema (o
l'insegnante) può quindi esportare
completamente il contenuto della base di
dati Fle3 nel formato XML (compatibile con
il protocollo di scambio dati: EML -
Educational Modelling Language).

Improvvisazione
è infine lo strumento più
caratterizzante Fle3, ovvero quello che lo
rende maggiormente innovativo. Si tratta
di uno spazio per la costruzione
collaborativa di artefatti digitali a cui
hanno lavorato soprattutto i ricercatori
dell'University of Art and Design Helsinki
che assieme al dipartimento di psicologia
dell'università di Helsinki sono tra gli
autori del prodotto. Tale strumento è
particolarmente utile perché consente la
realizzazione a più mani di elementi
digitali consentendo agli studenti di
esplorare le possibilità di modificare un
file (immagine, audio, video, testo, ecc.)
producendone nuove versioni insieme agli
altri a partire da un'artefatto iniziale.
Ogni nuovo oggetto può, naturalmente,
essere corredato da molteplici commenti
testuali che aiutano il processo.

Conclusioni
Il panorama delle tecnologie per
l'apprendimento collaborativo in rete
continua ad arricchirsi, grazie anche ad
una sempre più diffusa disponibilità di
connettività ad Internet, di svariate
soluzioni applicative. Agli iniziali
prodotti "chiusi", disponibili
cioè per un utilizzo su specifici sistemi
operativi - tipicamente i computer
Machintosh - e limitati al funzionamento
nelle reti locali si assiste oggi ad una
nutrita offerta di programmi utilizzabili
su computer diversi ed in contesti
operativi misti. Accanto a soluzioni
"proprietarie" (come KF) si
assiste all'affermazione dell'offerta open
source, dei programmi cioè sviluppati per
una distribuzione gratuita e soprattutto
"aperta" all'integrazione di
nuove funzionalità. I programmi
"open", forti delle
potenzialità derivanti dalla
disponibilità di codici sorgenti
modificabili, stanno determinando anche
nuove linee di ricerca e di
sperimentazione. In questo scenario, nello
specifico ambito delle esperienze CSCL, si
stanno affermando soluzioni applicative
caratterizzate da funzioni tecnologiche
capaci di organizzare il lavoro
collaborativo. Una delle caratteristiche
più tipiche degli ambienti CSCL, e quindi
della loro più marcata differenza da
ambienti CMC aspecifici, è rappresentata
proprio dal fatto che le interazioni
possono essere rinforzate attraverso una
ben precisa strutturazione delle dinamiche
dialogiche all'interno delle comunità di
apprendimento. Come abbiamo visto molti
progetti prevedono interfaccie
"semi-strutturate", ovvero
interfacce dove gli utenti comunicano
utilizzando un set predefinito di
tipologie argomentative o comunicative. In
alcuni casi, come in Synergeia, a seconda
del tipo di contributo comunicativo
scelto, vengono preimpostate e suggerite
la composizione dei messaggi con frasi del
tipo: "Io propongo di…",
oppure "Vorrei approfondire meglio…"
a cui poi l'utente prosegue completando
con del testo libero. In altri casi, come
in SNS, dai vari contributi possono
discendere solo le tipologie
specificamente previste (dal docente) per
quella tipologia argomentativa.
Generalmente queste funzioni, che derivano
dalle riflessioni sul valore pedagogico
della metariflessione, come pure dagli
studi sulla psicolinguistica, evidenziano
il valore pragmatico di una espressione,
piuttosto che il suo valore semantico.
Questo determina, oltre ai vantaggi solo
in parte tratteggiati dal presente
contributo, anche alcune problematiche
come evidenziano alcuni studi (Baker, Lund,
1996; Jermann, Schneider, 1997;
Dillenbourg, 1999). L'utilizzo di
interfacce strutturate costringono infatti
gli studenti a focalizzarsi sul lavoro
assegnato a detrimento di una produzione
argomentativa più ampia e spontanea, a
riprova del fatto che le interfacce sono
uno strumento tutt'altro che neutro -
semiotico, prima ancora che fisico - e i
cui effetti si ripercuotono, a partire
dalla comprensione del compito ed alla
facilitazione o inibizione di particolari
tipologie di interazione fino al livello
della qualità delle prestazioni.
Appare quindi evidente che, una delle
questioni centrali attorno a cui ruota
buona parte della ricerca in questo
ambito, è proprio rappresentata dalla
definizione di quanto vincolanti o aperte
debbano essere le modalità di
strutturazione dei processi comunicativi,
ovvero di quanto "poco neutrali"
debbano essere le funzioni inserite nelle
piattaforme per l'apprendimento
collaborativo in rete.
Note
(1) Le pubblicazioni relative al progetto
CSILE sono molteplici, tra queste
segnaliamo: Scardamalia, Bereiter (1989;
1992; 1993; 1994) Hewitt, Scardamalia, Web
(1997). Ulteriori informazioni e dati
bibliografici si possono trovare anche sul
sito Internet dell'Istituto (http://csile.oise.utoronto.ca/).
(2) L'uso di KF in una esperienza italiana
viene descritto in un articolo di Stefano
Cacciamani in questo stesso numero di Form@re
(3) Informazioni sul progetto KIE (Knowledge
Integration Environment), e del suo
succedaneo WISE (Web-based Integrated
Science Environment), particolarmente
applicato nell'insegnamento delle scienze
nelle scuole medie e superiori si trovano
rispettivamente agli indirizzi Internet http://kie.berkeley.edu
e http://wise.berkeley.edu.
CaMILE (Collaborative and Multimedia
Interactive Learning Environment) è stato
un ambente particolarmente utilizzato
negli anni passati e, come molti altri
prodotti, dall'iniziale sviluppo in reti
locali di computer Mac è attualmente
utilizzabile attraverso Internet.
Attualmente gli sviluppi di questo
progetto sono confluiti in Swiki (http://minnow.cc.gatech.edu/swiki).
(4) Gli
autori fanno esplicito riferimento ai
lavori di Toulmin (1958)
(5)
Di Synergeia, in questo stesso numero di
Form@re, ne parlano approfonditamente due
diversi contributi: l'articolo di Beatrice
Ligorio presenta le fasi di progettazione
e sviluppo nell'ambito del progetto ITCOLE,
mentre l'articolo di Donatella Cesareni ne
descrive l'uso in una esperienza italiana.
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