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Una
dozzina di anni fa Garrison e Shale (1987)
scrivevano:
l’evoluzione delle tecnologie
informatiche e telematiche faranno sì che
i sistemi FaD continueranno a esistere
solo se in un’ottica di "demassificazione"
della distribuzione del prodotto
formativo. Il futuro della FaD sarà nella
progettazione e gestione di processi
personalizzati indirizzati a specifici
target di fruitori. Nel futuro cioè la
FaD sviluppata secondo criteri industriali
e finalizzata al raggiungimento di masse
di potenziali utenti diventerà sempre
meno dominante.
Questa affermazione è sicuramente in
linea con l’ipotesi di stretta
correlazione fra qualità e
interattività. Ma come deve essere
interpretata dal punto di vista dei costi?
Se come dicono Garrison e Shale si deve
andare verso una demassificazione della
distribuzione del prodotto formativo,
viene a cadere uno dei punti chiave su cui
si è quasi sempre basata la FaD: l’economia
di scala.
L’economia di scala, infatti, suggerisce
interventi formativi indirizzati al numero
più elevato possibile di potenziali
fruitori per poter giustificare
investimenti nella produzione di materiale
didattico di buona qualità (Kirkwood,
1998) materiale che quindi deve adattarsi
a un ampio spettro di possibili fruitori e
non essere di rapida obsolescenza.
D’altro canto, spingere su un modello di
terza generazione a forte componente di
interattività significa spingere su un
approccio che prevede la composizione di
classi virtuali limitate dal punto di
vista numerico e in cui la presenza dei
tutor diventa essenziale per l’intera
durata dell’iter formativo. Questo
provoca lo spostamento dei capitoli di
spesa dalla produzione di materiale ad hoc
al compenso dello staff di tutor ed
esperti. L’effetto tuttavia non è di
semplice ridistribuzione dei costi dato
che in genere la spesa per singolo
corsista in un intervento di terza
generazione è maggiore di quella di un
partecipante a un intervento di seconda
generazione. Del resto, l’innalzamento
del livello qualitativo in qualche modo va
pagato.
Il nocciolo della questione diventa quindi
quello di valutare in che misura spingere
sull’interattività contribuisca a
innalzare il livello qualitativo dell’intervento
e quanto questo vada a incidere sul costo
complessivo dell’azione formativa. In
conclusione, ammesso che l’incidenza
dell’interattività sulla qualità del
processo sia elevata, quanto si è
disposti a investire in più rispetto a un
intervento FaD di tipo tradizionale in
ragione di un dato ritorno d’investimento?
Dare una risposta a questa domanda non è
affatto immediato. Per farlo si dovrà
prima di tutto condurre un’attenta
analisi del rapporto che sussiste fra qualità
e ritorno d’investimento
in un processo formativo in rete,
formulando implicitamente una possibile
definizione di rapporto
costo/benefici nell’educazione.
Bibliografia
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