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Partendo
dalla constatazione che le regole
elementari dell'usabilità sono spesso
ignorate in molte risorse Internet, si
allarga il concetto di usabilità ad altri
piani, non strettamente legati al design
dei siti ma piuttosto all'uso che gli
utenti fanno della risorsa in determinati
contesti o all'uso che possono fare di
Internet come "spazio sociale".
Il concetto di usabilità è talora
associato ad altri elementi di valutazione
della qualità del design di un artefatto
tecnologico, in realtà complementari. Di
solito, ad esempio, usabilità è
associato, talora confuso, con ergonomia e
con accessibilità. Va chiarito che
ergonomia, accessibilità e usabilità non
sono sinonimi, soprattutto quando se ne
parla in relazione ad artefatti con
implicazioni prevalentemente cognitive,
come le risorse Internet.
- Ergonomia significa soprattutto
progettare un artefatto intrinsecamente
funzionale in relazione alla sua
destinazione. Ad esempio un sito
attraverso cui si erogano servizi (una
banca, uno sportello informativo…) è
ergonomico nel momento in cui tiene conto
soprattutto dell'efficacia e della
funzionalità tecnica degli strumenti a
disposizione degli utenti (motori di
ricerca, indici…), ma questo non
significa che sia anche complessivamente
usabile.
- Accessibilità significa
progettare un artefatto che possa essere
utilizzato da tutti, nel caso dei siti
Internet anche da coloro che sono
costretti a usare periferiche specifiche,
browser particolari o specifici software
di supporto. Anche in questo caso, per
quanto l'accessibilità sia un elemento
dell'usabilità, si può affermare che non
è un requisito sufficiente.
- Usabilità significa invece, più
in generale, mettere l'utente al centro
del processo di analisi e sviluppo
dell'artefatto e tenere quindi conto della
diversità delle sue esigenze specifiche,
dalle diverse modalità d'uso
dell'artefatto in un contesto allo
"stile" personale con cui
ciascuno si appropria dell'artefatto
stesso. Un artefatto, un sito, una risorsa
Internet, sono quindi "usabili"
quando rispettano in modo flessibile il
bisogno degli utenti di usufruire dei
contenuti erogati in modo semplice e
proficuo o di "usare" la risorsa
secondo determinate modalità.
Per
quello che riguarda le risorse Internet e
i siti, particolarmente quelli di tipo
educativo, si può affermare che il
termine "usabilità" è quindi
il più adatto a circoscrivere la natura
del problema: analizzare siti e risorse
solo sul piano strettamente ergonomico,
infatti, sarebbe riduttivo, mentre
limitarsi a porre la questione
dell'accessibilità vorrebbe dire non
tenere conto di tutte le molteplici e
complesse istanze che dovrebbero ispirare
la progettazione di siti e risorse
orientati agli utenti.
Sulle
problematiche dell'usabilità si è aperto
da tempo un ampio dibattito, anche se
resta ancora molto da fare. Il vangelo
dell'usabilità per quello che riguarda i
siti Internet è e resta "Web
Usability", di Jakob Nielsen. Com'è
noto, secondo Nielsen, le cose da fare o
non fare quando per realizzare un buon
sito Internet sono 10... un po' come i
comandamenti. Per quanto molti designer
dichiarino di ispirarsi alle linee guida
del "guru", alcune delle regole
auree di Nielsen sono ancora quasi
sistematicamente ignorate in molti siti,
soprattutto di tipo educational. In
particolare:
- si continua ad abusare dei "frames",
rendendo difficoltose soprattutto la
stampa delle pagine e la memorizzazione
dei segnalibri o dei preferiti;
- si abusa degli effetti speciali e
prevale ancora in molti siti il cosiddetto
"effetto Las Vegas" (Postai).
Anche l'uso della tecnologia Flash in
molti siti è spesso gratuito;
- si continuano a vedere molte
"pagine orfane", un problema
reale, considerando che in assenza di
riferimenti valutare la qualità di un
contenuto può risultare più difficile;
- si pubblicano pagine troppo lunghe e
informazioni pesanti da scaricare;
- non si imposta quasi mai una seria
politica di mantenimento del sito, che in
breve tempo risulta poco aggiornato.
Riferimenti:
Nielsen, Useit.com
http://www.useit.com/
Il
rischio attuale è che si diffonda tra i
Webmaster, alla stregua di una moda,
l'abitudine a riconsiderare i siti o dal
punto di vista dell'accessibilità o dal
punto di vista dell'usabilità,
dimenticando che c'è comunque una
relazione tra i due approcci: in
particolare, si può rendere un sito
formalmente accessibile, ma questo non
significa che sia usabile, così come è
vero il contrario. Per contro, va valutato
anche il rischio di una reazione negativa
alle sollecitazioni in tema di usabilità
e accessibilità in nome di una presunta e
non meglio identificata creativià degli
stessi Webmaster. Quest'ultimo rischio è
peraltro notevolmente aumentato da quando
Franco ''Bifo'' Berardi, in un articolo
pubblicato sul sito di
"Mediamente", ha aperto una
polemica sull'usabilità
"reazionaria", sottoponendo a
critica le opinioni di Jakob Nielsen.
Berardi, in sintesi, ha detto di temere
che estremizzando la ricerca
dell'usabilità la rete possa diventare
"un supermercato in cui la bellezza e
l'intelligenza sono vietate". La
polemica ha il merito di intuire che
l'usabilità va messa in relazione con
l'uso che si può fare di uno
"spazio" su Internet, uso che è
sicuramente molto più variegato di quanto
non lascino intendere le tracce di Nielsen.
Ha però subito provocato reazioni
interessate di tanti Webmaster, che, forti
di questo "appiglio" ideologico,
hanno cominciato a rivendicare il diritto
di pubblicare pagine ricche di grafica e
animazioni e non necessariamente di
contenuti utili o usabili.
Riferimenti:
Berardi, Dissociare il webdesign
dall'usabilità
http://www.mediamente.rai.it/divenirerete/010302/
Santucci, L'usabilità è reazionaria?
http://www.apogeonline.com/webzine/2001/01/09/01/200101090101
Va
detto che la visione di Nielsen non aiuta
a sciogliere questo e altri nodi: le
ipotesi del guru americano al problema
dell'usabilità prendono infatti in
considerazione solo tre piani di un
problema ben più ampio:
- il piano tecnico;
- il piano grafico-percettivo-comunicativo;
- il piano semantico-strutturale.
Considerare solo questi piani significa
considerare ancora una volta soprattutto
il punto di vista del designer, anche se
in realtà si cerca di praticare un design
"user oriented".
Sul
piano tecnico l'attenzione all'usabilità
si concentra ancora sulla relazione tra
funzione e funzionalità: un coltello
interpreta bene la sua funzione se è
affilato, ma la sua funzionalità dipende
da come è costruito il manico. Il
problema è che un sito Internet non ha
necessariamente una sola funzione, né
può essere usato solo in un modo. I
termini generali della questione
andrebbero sostanzialmente ripensati.
La
relazione tra bellezza e utilità, a sua
volta, fa parte in generale del dibattito
sul design moderno, con particolare
riferimento agli oggetti materiali. Si
ruota ancora attorno all'idea che un
qualsiasi "oggetto" possa
essere:
- bello e utile
- bello e inutile
- brutto e utile
- brutto e inutile
Ma è difficile pensare ad una sorta di
estetica univoca del Web: la bellezza di
un sito dipende dalla sua funzione e la
sua funzione ne definisce l'aspetto. Un
sito Internet, inoltre, non è un oggetto
materiale ma uno "spazio"
immateriale. Anche in questo caso, quindi,
i termini del problema non sono
sufficienti a definire con esattezza il
campo d'azione del design "user
oriented".
Sul
piano semantico-strutturale, infine,
l'attenzione a ciò che è
"usabile" è costantemente
puntata sulla semplicità. Il problema,
però, è stabilire il confine tra
semplice e banale. Quando un sito può
dire di aver conquistato la semplicità e
quando, invece, la semplicità apparente
nasconde poche idee e pochi contenuti?
Bisogna sempre cercare di cercare
l'effetto smart a tutti i costi? Siamo
sicuri che in ambiente Internet sia questa
la soluzione giusta?
Dobbiamo
quindi cominciare a valutare altre ipotesi
e a prendere in considerazione anche altri
punti di vista. Il concetto di usabilità
è in evoluzione e bisogna cercare di. Si
possono individuare almeno altri tre piani
che varrebbe la pena approfondire quando
si parla di usabilità, piani le cui
implicazioni sono legate anche al problema
dell'accessibilità:
- il piano dell'ergonomia cognitiva.
- il piano della chiarezza espositiva e
dell'efficacia comunicativa rispetto ai
contenuti;
- il piano dell'ecologia dell'interazione
all'interno della comunità che utilizza
spazi e risorse Web.
Più in generale, si può dire che si è
aperto finalmente un dibattito sul
concetto di usabilità e sulla sua
espansione verso nuove istanze, in gran
parte legate all'aumento della
complessità del Web rispetto al momento
in cui Nielsen elabora le sue prime linee
guida.
Riferimenti:
Mediamente, Forum sull'usabilità
http://www.mediamente.rai.it/divenirerete/010302/commenti.asp
Gamberini e Valentini, Web Usability Today:
Theories, Approach and Methods
In "Towards CyberPsychology: Mind,
Cognitions and Society in the Internet Age",
a cura di Riva e Galimberti, Amsterdam,
IOS Press, 2001.
Un
designer attento dovrebbe considerare il
problema dell'ergonomia cognitiva. Il
concetto di ergonomia cognitiva nella
progettazione di un sito Internet o
nell'allestimento di una risorsa Web si
può definire come il coinvolgimento
attivo dell'utente in ciò che usa e fa
proprio. Già Ted Nelson fa riferimento
all'intrinseco bisogno di qualsiasi
artefatto cognitivo di proporsi ai suoi
utenti specifici come intuitivo, semplice,
come qualcosa di cui appropriarsi. Don
Norman ("Le cose che ci fanno
intelligenti") affronta il problema
in modo più aperto, ricordandoci che un
buon artefatto con implicazioni cognitive
dovrebbe rispettare alcune
caratteristiche:
- essere interattivo e fornire notevoli
informazioni di ritorno;
- avere obiettivi specifici e procedure
stabilite;
- essere motivante;
- comunicare una continua sensazione di
sfida;
- dare la sensazione di un coinvolgimento
diretto;
- fornire strumenti appropriati al compito
ed all'utente;
- evitare fattori di disturbo che
interrompano il flusso esperenziale.
Se riflettiamo, anche superficialmente, su
questi suggerimenti, ci rendiamo conto che
non sono molti i siti Internet in cui è
possibile trovare traccia di questi
elementi.
Riferimenti:
Don Norman Home Page
http://www.jnd.org/
Nielsen Norman Group
http://www.nngroup.com/
Norman, Things That Make us Smart:
Defending Human Attributes in the Age of
the Machine, 1993, Cambridge, MA: Perseus
Publishing (ed.ital. "Le cose che ci
fanno intelligenti, Milano, Feltrinelli,
1995).
La
chiarezza espositiva e la ricerca di nuove
modalità nella "scrittura per il
Web" sono anch'esse percepite, ormai,
come un elemento essenziale
dell'usabilità di un sito. Gli studi in
questa direzione prendono spunto da un
noto articolo dello stesso Nielsen, "How
Users Read on the Web". Ma solo da
poco si sta cominciando ad affrontare
sistematicamente il problema di come
"scrivere in Internet". La
scrittura e la scrittura multimediale in
Internet pongono di fronte a problematiche
nuove. Il problema è generale e investe
tutte le dimensioni del fenomeno: si
dovrà cominciare a considerare una
maggiore chiarezza nell'esposizione dei
contenuti come uno dei principi
dell'usabilità. Esempi di scarsa
chiarezza sono comuni: ad esempio il
linguaggio tecnico nei siti istituzionali
o di servizio. È significativo che anche
a livello normativo siano state emanate
specifiche circolari per indicare ad
esempio ai responsabili dei siti della
pubblica amministrazione le strategie da
seguire per rendere più chiari i
contenuti e più efficace la
comunicazione. I siti di questo tipo,
spesso, soffrono invece per la presenza di
un linguaggio oscuro, burocratico o
eccessivamente tecnico. Non sono usabili,
e si può dire che - rendendo difficoltosa
per qualunque utente la comprensione delle
informazioni - è superfluo che siano
tecnicamente accessibili come impongono le
circolari dell'AIPA.
Riferimenti:
Jakob Nielsen, Be Succinct! (Writing for
the Web)
http://www.useit.com/papers/webwriting/rewriting.html
Jakob Nielsen, How Users Read on the Web
http://www.useit.com/alertbox/9710a.html
Carrada e altri, Il mestiere di scrivere
http://www.mestierediscrivere.com
Bisogna
infine cominciare a elaborare strategie
per gestire efficacemente le interazioni
in atto in un sito tra i soggetti che lo
"abitano" in quanto spazio. In
molti siti aumentano i servizi
interattivi, sia quelli orientati alla
comunicazione interpersonale (forum,
chatting...) che quelli orientati alla
personalizzazione dei contenuti (agenti
intelligenti, servizi di orientamento...).
Si sta riflettendo a sufficienza
sull'usabilità di questi servizi? Il
problema riguarda l'ecologia
dell'interazione e quindi la gestione del
sito, ma ha anche implicazioni nel design.
Un forum non moderato è davvero
"usabile"? Un servizio di
orientamento allo studio in un sito
scolastico, così come è attualmente
impostato, aiuta l'utente? O lo confonde?
Infine, quanti di questi ambienti o
strumenti interattivi rispondono a
requisiti anche minimi di accessibilità?
Il rischio è che i forum o le aree di
chatting in molti siti siano considerati
come semplici gadget, dimenticando che lo
strumento in sé non serve a nulla se non
si imposta una corretta politica per la
sua gestione. Ma non è solo un problema
di gestione, il problema è che si
continua a ignorare che gli utenti non
sono una statistica, un "target"
per la comunicazione: nel momento in cui
interagiscono all'interno di uno spazio
Web essi diventano una comunità che
coscientemente o meno si pone degli
obiettivi e si assegna dei compiti,
elaborando regole, vincoli, strategie. Un
sito o una risorsa, quindi, dovrebbero in
qualche modo evolversi in base ai
suggerimenti provenienti dalla comunità
nel suo complesso, adattarsi,
perfezionarsi (Preece) grazie all'azione
di continuo "collaudo" che la
stessa comunità garantisce appropriandosi
del sito in quanto spazio di interazione:
nel concetto "classico" di
usabilità non c'è nulla che vada in
questa direzione, ma vari segnali indicano
che questi aspetti cominciano ad attirare
l'attenzione dei designer.
Riferimenti:
Preece, Comunità online. Progettare
l'usabilità, promuovere la socialità,
Milano, Wiley-Tecniche Nuove, 2001.
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