a cura di Antonio Calvani 

La qualità come gestione di processo


Keegan (1994) suggerisce di analizzare i processi FaD con metodologie analoghe a quelle usate nelle realtà industriali, metodologie derivate dalla teoria dei sistemi di controllo e che offrano un complesso coerente di strategie per arrivare a un obiettivo prefissato.
In questo senso è possibile individuare due possibili sistemi FaD: ad anello aperto o ad anello chiuso. I primi (figura 1) si basano sulla verifica della correttezza di quanto viene dato in input al sistema e sulla buona costruzione del sistema stesso.



Figura 1 - Schema di sistema ad anello aperto

In questa definizione rientrano i sistemi FaD di prima e seconda generazione dove l'attenzione viene posta principalmente sui materiali didattici da fruirsi individualmente (l'input) e sul supporto logistico offerto dall'erogatore del corso (il sistema).
Keegan però, come paradigma di riferimento per la FaD, suggerisce sistemi ad anello chiuso (figura 2), sistemi cioè in grado di autoregolarsi puntualmente, in itinere, attraverso la misurazione degli scostamenti fra ciò che ci si attende dal processo formativo e ciò che nella realtà si ottiene. Elemento chiave di questa sorta di "riallineamento" sistematico è un costante monitoraggio (rappresentato nella figura 2 dal blocco di "misura") finalizzato alla valutazione formativa sia degli utenti sia dell'intero processo.



Figura 2 - Schema di sistema ad anello chiuso

I sistemi di terza generazione (online education - formazione in rete) (Nipper, 1989) raccolgono in pieno questo suggerimento. Basati infatti sull'intensa interazione di tutte le componenti del processo, danno modo ai tutor e più in generale all'erogatore dell'azione formativa, di monitorare il processo in itinere e quindi di regolarlo, quando necessario, per reindirizzarlo adeguatamente verso gli obiettivi dell'azione stessa, in altre parole, verso l'effetto desiderato.
Va comunque detto che anche le più recenti applicazioni della FaD di seconda generazione, seppur parzialmente, possiedono una qualche forma di retroazione. Si pensi ad esempio ai courseware multimediali a forte connotazione interattiva, dove all'azione del fruitore corrisponde una reazione del programma in termini di rinforzo o di aumento di complessità nel trattare un dato contenuto, oppure, a quei sistemi in cui siano previste azioni di assistenza, nei confronti dei partecipanti a un corso a distanza, basate sull'uso di tecnologie di rete. Nulla di tutto ciò può però competere in qualità ed efficacia quanto l'anello a retroazione connaturato nei sistemi di terza generazione (Trentin, 2001).
Una prima conclusione potrebbe quindi essere che, nella FaD di terza generazione, più che in altri sistemi di formazione a distanza, l'interazione fra tutte le componenti del processo realizzi quell'anello di retroazione essenziale per avvicinare l'effetto desiderato all'effetto reale determinando, in ultima analisi, il livello di qualità dell'intervento formativo.