a cura di Antonio Calvani 

La qualità e le interazioni interne al processo


Moore (1989) propone un modello di analisi della qualità basato su tre tipologie di interazione a distanza:
- interazione fra partecipante e materiali didattici;
- interazione fra partecipante e tutor/esperti;
- interazione fra i partecipanti.

L'interazione dei partecipanti con i materiali didattici
La qualità dei materiali didattici ha un peso notevole nell'assicurare la qualità complessiva di un intervento FaD.
In questo senso ai corsisti dovrebbero essere proposti supporti didattici di buona fattura a livello sia di trattazione dei contenuti sia di gradevolezza di fruizione.
Nel kit corsuale, inoltre, dovrebbe essere contenuta una guida che funga da "mappa" nella scansione dei moduli didattici, uno strumento che introduca il partecipante al corso, lo aiuti nella interpretazione delle consegne che via via gli vengono assegnate e nell'associazione del materiale didattico ai diversi moduli in cui è articolata l'azione formativa. La guida dovrebbe poi contenere una ricca bibliografia che aiuti i partecipanti nella ricerca di ulteriori materiali, rilevanti per lo studio, lo sviluppo di elaborati, ecc.

L'interazione fra i partecipanti e i loro tutor
È forse la più dinamica e cruciale dimensione nell'interazione didattica. Qui il tutor non deve essere inteso tanto come depositario della conoscenza, quanto piuttosto come consigliere, esercitatore, facilitatore, talvolta esperto dei contenuti, ecc. Esistono tre momenti importanti nell'interazione fra tutor e corsisti:
- il primo approccio, finalizzato a incoraggiare i corsisti a familiarizzare con coloro che li guideranno e li assisteranno durante l'intera fase formativa.
Questa preliminare "conversazione didattica" generalmente prende la forma di "contratto formativo" in cui si commenta il programma del corso, se ne chiariscono con più rigore contenuti, obiettivi e metodi, si mettono a fuoco le attese dei partecipanti, ecc.
Si tratta di un'interazione che ha anche come risultato quello di ridurre il senso di isolamento dei partecipanti, contribuendo concretamente a guidare il processo verso ciò che in precedenza abbiamo chiamato l'"effetto desiderato", sia da parte dei gestori del corso sia da parte dell'utenza;
- l'azione di tutoring a distanza, prevede uno spettro di funzioni decisamente superiore al tutoring in presenza. In un certo senso la presenza in rete del tutor, come del resto quella dei partecipanti, in qualche modo deve essere "manifestata". Usando le tecnologie della comunicazione e le strategie tipiche dell'interazione a distanza, il tutor deve rendere percepibile la sua presenza e la sua disponibilità ai corsisti, rispondendo puntualmente alle richieste, fornendo suggerimenti, agendo in modo da supportare il partecipante lungo tutto il percorso formativo.
Laddove la disponibilità tecnologica lo consente, una tale azione può essere amplificata da periodici incontri faccia-a-faccia in videoconferenza, mai efficaci quanto un incontro in presenza, ma che tuttavia consentono di surrogare la "presenza sociale" dei due interlocutori (Short, Williams e Christie, 1976);
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la riflessione sul processo in corso è un'esigenza spesso manifestata dal partecipante in rete, specie se adulto. In altre, parole i corsisti sentono il bisogno di comprendere non solo i contenuti che vengono loro proposti, ma anche il perché di certe scelte metodologiche nella gestione dell'azione formativa.
Questo spazio "meta-comunicativo", che nei corsi basati sulla computer conference si traduce in una conferenza permanente fra tutor e corsisti, ha l'indubbio vantaggio di ridurre il gap fra chi eroga il corso e chi ne è il diretto beneficiario.

L'interazione fra i partecipanti
Al punto precedente abbiamo messo in evidenza l'importanza dell'interazione fra tutor e partecipanti. Si tratta di una comunicazione a due vie che imprime un notevole livello qualitativo all'azione formativa. Un ulteriore e forse maggiore impulso alla qualità degli interventi FaD è dato dalla possibilità di integrare la comunicazione "verticale" tutor-corsista con un tipo di comunicazione più "orizzontale", fra pari: i corsisti.
Di fatto questo tipo di comunicazione è la ragion d'essere della formazione in rete. Tuttavia, forme meno articolate e più occasionali di comunicazione fra partecipanti sono state introdotte anche nella FaD di seconda generazione.
Si va dalla semplice attivazione di interazioni libere, finalizzate principalmente a consolidare legami sociali fra i partecipanti e i cui temi possono essere i più vari (hobby, pettegolezzi, problemi professionali, ecc.), all'organizzazione di gruppi di discussione su alcuni argomenti trattati nell'azione formativa, per finire all'allestimento di un vero e proprio sistema di computer conferencing strutturato per le specifiche finalità del corso a distanza.
Un elemento che incide sulla qualità dell'interazione fra pari e quindi più in generale sulla qualità del processo formativo, è il dimensionamento del gruppo. Molto sinteticamente possiamo dire che, più la comunicazione ha obiettivi di socializzazione e di condivisione di idee ed esperienze, più il gruppo di discussione può essere numeroso. Dall'altro lato, più la comunicazione è finalizzata ad attività di studio collaborativo, più il gruppo deve essere circoscritto.
A corollario di tutto poi, la capacità dei tutor di garantire il buon funzionamento dell'intero meccanismo di interazione fra i partecipanti.
In quest'ottica i sistemi FaD, soprattutto quelli basati sull'uso di tecnologie telematiche, o meglio, quelli che intendono sfruttare al meglio le potenzialità di interattività offerte dalle reti, non possono essere limitati a un'istruzione di tipo individualizzato sul modello della formazione per corrispondenza. È bene invece che siano impiegati per gestire gruppi fortemente interattivi, rivalutando la componente sociale dell'apprendimento a favore di un incremento della qualità dell'intero processo formativo (Barker, Frisbie e Patrick, 1993).