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Comunità professionali in rete e qualità della formazione continua individuale

5 novembre 2001 | di Luca De Pietro Athos S.p.A. - Mestre (Venezia)

Negli ultimi anni l’utilizzo delle tecnologie della comunicazione ha trasformato in profondità il mondo della formazione, suscitando di conseguenza un accorato dibattito, tuttora in corso, in merito a quale approccio metodologico e organizzativo seguire nel realizzare i nuovi percorsi formativi. Un elemento sembra comunque certo: la difficoltà di individuare la “one best way” ovvero il metodo e/o la soluzione formativa ottimale e profittevole in qualsiasi contesto. Questa difficoltà non va vissuta negativamente, ma anzi può rappresentare una ricchezza di esperienze e soluzioni per affrontare la varietà dei contesti in cui l’azione formativa già opera e soprattutto per raggiungere quei sistemi reali soltanto lambiti dalle metodologie e dagli strumenti tradizionali (per esempio le piccole e medie imprese). Questa varietà di nuove soluzioni e nuove metodologie adottabili nei progetti di formazione in rete pone sotto i riflettori un aspetto di cruciale importanza: come misurare la qualità di tali iniziative formative?
La riflessione che ci sentiamo di proporre in questo contesto riguarda pertanto da vicino l’esperienza svolta nella gestione di quattro Comunità Professionali del Nord-Est, per un totale di circa un centinaio di persone, che ci ha permesso di approfondire anche il problema della misurazione della qualità della metodologia delle comunità professionali come strumenti di formazione continua individuale.

Il progetto
Il progetto realizzato dalla Fondazione CUOA, dalla Venice International University, dalla Fondazione Brodolini, AGFOL e SIAV, è entrato nella sua fase sperimentale (attivazione e gestione della comunità) nello gennaio del 2000. Dieci mesi di sperimentazione (che si sono conclusi fine novembre ‘00), finanziati dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale all’interno della legge 236, durante i quali i promotori hanno inteso favorire lo sviluppo di competenze manageriali e di direzione aziendale all’interno delle PMI del Nord Est Italia (titolo del progetto “Le comunità professionali in rete come mezzo di formazione individuale”). In particolare si è voluto incentivare la crescita di quelle figure professionali che ricoprono posizioni intermedie nella scala gerarchica, facendo interagire circa cento aderenti, attraverso l’attivazione di quattro Comunità Professionali:
1. ALEA: comunità dell’Associazione Laureati Economia Aziendale, sul tema marketing e strategia
2. AICQ: comunità dell’Associazione Italiana Certificatori di Qualità
3. CLUB-Bit: comunità degli informatici dell’area trevigiana
4. LOGIN: comunità di esperti della logistica, creata ex novo nell’ambito del progetto

I gruppi, perfettamente in linea con i propositi della sperimentazione, hanno utilizzato la rete telematica come principale strumento di apprendimento, coordinamento, scambio di conoscenza ed informazioni. È stato sviluppato un portale ad accesso limitato, all’interno del quale, per ogni comunità, si sono attivati un ambiente di discussione sincrono e asincrono, un’area formativa, uno spazio informativo e un database dei profili dei partecipanti.

Il progetto si basa su una metodologia articolata in più fasi, nelle quali attività online s’intrecciano con attività in presenza. In particolare una volta al mese si sono realizzati degli incontri d’aula, ai quali seguiva una fase di interazione a distanza online moderata e sostenuta dal tutor e coordinata dal referente scientifico. Inoltre venivano messi a disposizione della comunità dei materiali d’approfondimento e venivano organizzati degli appuntamenti online (utilizzando la chat) in cui partecipava un guest speaker di rilievo. Elemento chiave di questa metodologia è stata la costituzione di unità minime di sapere – knowledge unit – grazie alle quali gli aderenti hanno potuto concettualizzare i problemi in maniera univoca ricavandone elementi importanti per la discussione on-line, e fruire di pacchetti formativi personalizzabili.

Strumenti per misurare la qualità
Durante la fase di progettazione era già emerso chiaramente il problema della qualità (intesa nel senso di efficacia) nella sua duplice dimensione di “cosa” misurare (quali sono gli indicatori della qualità) e “come” misurarlo (quali strumenti utilizzare). Per rispondere alla prima domanda (cosa misurare) siamo partiti dai beneficiari del progetto, e abbiamo individuato tre livelli da indagare:
- del singolo partecipante, ovvero il progetto è stato in grado di arricchire le sue conoscenze le sue competenze migliorando di fatto la sua professionalità?
- della comunità professionale, ovvero il progetto ha consolidato la comunità allargandola in termini di numero di partecipanti e di qualità dell’attività?
- del territorio, ovvero il miglioramento della professionalità dei singoli ha avuto ripercussioni positive sull’attività dell’azienda in cui lavorano, e quindi in modo cumulativo sulla competitività del sistema produttivo locale nel quale sono inseriti?

Nell’ambito del progetto, per quanto riguarda i primi due livelli, abbiamo definito una serie di strumenti per misurare la qualità della nostra azione mentre per il territorio non siamo stati in grado di individuare e procedere a nessuna rilevazione sia per reali difficoltà operative (come isolare gli effetti della nostra azione formativa in termini macroeconomici sul territorio), sia perché molti soggetti hanno dichiarato che la loro scelta di partecipare al progetto non era stata comunicata all’azienda.

Questo ambito di indagine propone alcune riflessioni. Non è solo un problema di strumenti che si possono utilizzare per rilevare gli impatti dei processi formativi sul territorio e/o sulle aziende ma sicuramente anche di “tempi” perché l’azione formativa generi risultati misurabili. L’orizzonte temporale delimitato e breve della sperimentazione (dieci mesi) sicuramente non ha favorito la verifica della qualità a livello territoriale. Questo elemento introduce una riflessione molto importante che meriterebbe sicuramente un’analisi approfondita: vi è una qualità di breve e una di lunga periodo? Vi sono indicatori di qualità diversi per il breve e/o per il medio/lungo? La nostra esperienza sembra dirci di si.

Sempre a livello territoriale vorrei soffermarmi su un’altra questione rilevante: molti dei nostri membri non hanno comunicato alla propria azienda la partecipazione alla comunità professionale. Il progetto è stato così vissuto come un percorso formativo personale/individuale. In contesti produttivi caratterizzati dalla piccola e media impresa i lavoratori tendono a “sdoganarsi” dall’azienda cercando di diventare protagonisti della propria crescita professionale.

Emerge quindi un’altra criticità: come misurare la qualità di interventi formativi su soggetti non coinvolti e/o coinvolgibili espressamente (in questo caso le aziende)?

Da un’analisi della Fondazione Brodolini
Verso i singoli membri, l’analisi condotta dalla Fondazione Brodolini con interviste e questionari semistrutturati, ha messo in evidenza un giudizio medio estremamente positivo sull’iniziativa, sia in termini di conoscenza creata, sia di competenze sviluppate, sia ancora di soddisfazione complessiva sull’iniziativa.
L’analisi, in particolare, si è posta l’obiettivo di analizzare e valutare i seguenti elementi:
1. il livello di competenza dei singoli partecipanti rispetto alle pratiche di interazione e comunicazione on-line;
2. la frequenza e la qualità delle pratiche di accesso alle risorse on-line messe a disposizione dal progetto;
3. la frequenza e la qualità degli scambi in sincrono ed asincrono;
4. la soddisfazione sugli eventi formativi e ricreativi in presenza;
5. lo “stato” delle quattro comunità di pratica, dal punto di vista della partecipazione e del coinvolgimento alle attività del progetto e della relazione tra i propri membri;
6. l’impatto prodotto dalle attività sullo sviluppo delle conoscenze, competenze e capacità individuali;
7. l’impatto prodotto dalle attività sullo sviluppo degli standard di riferimento delle famiglie professionali;
8. l’impatto prodotto dalle attività sulla realizzazione della mission, della vision e degli obiettivi delle quattro comunità professionali.

L’elenco è esaustivo? Probabilmente no ma rappresenta sicuramente una prima base di partenza per definire in maniera puntuale e articolata una serie di indicatori della qualità verso i singoli partecipanti.

Rispetto al target “comunità” l’utilizzo di strumenti informatici di monitoraggio (file di log) ha evidenziato da una parte la capacità della comunità di aumentare nel corso del progetto la sua attrattività sia in termini di messaggi e contributi lasciati dai singoli componenti sia proprio in termini di nuovi partecipanti (quindi nuova linfa per la sua espansione).

Da questo punto di vista, quindi, una serie di strumenti di analisi dei file di log, se pur semplici, sono di fondamentale importanza per elaborare i dati quantitativi al fine di re-indirizzare e re-impostare le attività gestionali della struttura organizzativa che “governa” la comunità (tutor, leader, responsabile scientifico).

La continuazione, dopo il termine del progetto, delle attività all’interno di tre delle comunità coinvolte, ha rappresentato, secondo noi, un importantissimo indicatore della qualità dell’azione formativa.


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