Home » n. 2 giugno 2001

Editoriale

2 giugno 2001 | di Pier Cesare Rivoltella

La situazione attuale circa il rapporto tra Internet e l’educazione è caratterizzata da una proporzione inversa tra ricerca e discorsivizzazione. Infatti, il tema è molto discusso a differenti livelli (riflessione pedagogica, educazione familiare, pastorale ed educazione religiosa), ma non trova un’adeguata frequentazione da parte dei ricercatori: se ne parla molto ma senza la possibilità di sostenere con dei dati le parole.

Dal punto di vista dei temi, quelli maggiormente focalizzati sono relativi alla tutela del minore (nei confronti della pornografia, della violenza, dell’adescamento), al rischio della dipendenza (se vai troppo in Internet non ti resta tempo per altre cose), alla trasformazione degli stili cognitivi (in particolare la nascita di un nuovo pensiero completamente differente da quello segnato dalla scrittura).
Ora, la ricerca che presentiamo in questo numero, ha cercato di muoversi in due direzioni che hanno a che fare con questi aspetti: da una parte, essa porta in gioco dei dati con cui mettere a confronto i discorsi correnti su Internet; dall’altra, si confronta proprio con i temi della dipendenza, della tutela del minore, della trasformazione del pensiero.
I risultati – non generalizzabili, perché qualitativi – bilanciano le preoccupazioni spesso eccessive e restituiscono l’immagine di un minore (il campione è di preadolescenti dagli 11 ai 15 anni) abbastanza consapevole del proprio consumo, equilibrato nel distribuire il proprio tempo libero tra Internet, gli amici e le occupazioni all’aria aperta, ancora saldamente ancorato alla cultura del libro e all’importanza di sentirsi accompagnato da figure di educatori reali.
La ricerca suggerisce anche degli spazi di indagine supplementari: la verifica su altre fasce d’ età, l’estensione alle categorie dei genitori e degli insegnanti, focalizzarsi sulle differenze di genere, sullo sviluppo degli stili cognitivi, ecc.
Il nostro auspicio è che qualcuno li riempia e che la riflessione pedagogica possa sempre più vertere, almeno in questo campo, non su deduzioni assiomatiche ma su elementi sperimentali.


Avanti >>