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Editoriale

5 novembre 2001 | di Guglielmo Trentin
Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Genova

Parlare di qualità nella formazione a distanza (FaD) è indubbiamente un compito non facile. Non facile per diverse ragioni, prima fra tutte perché non si è ancora chiusa la disputa su che cosa si intenda, in senso più generale, per qualità di un intervento formativo, con tutto ciò che questo implica: efficacia didattica, impatto sociale e professionale, ritorno d’investimento, ecc.

Sebbene la questione sia stata affrontata più e più volte e da diverse angolature, le soluzioni si sono quasi sempre dimostrate una sorta di “coperta corta”, in grado di coprire cioè solo alcuni degli aspetti che caratterizzano la complessità del problema, quelli in genere più rilevanti per lo specifico contesto in cui l’azione formativa viene progettata e condotta. Si pensi infatti alle differenze che ci sono fra la formazione aziendale e la formazione in servizio dei docenti e in particolare al diverso modo di intendere il rapporto costo/benefici e conseguentemente il ritorno d’investimento, parametro quest’ultimo indissolubilmente legato al livello qualitativo che si desidera far raggiungere all’intervento formativo. Il problema va quindi affrontato in un’ottica sistemica giocando la partita sull’integrazione di due livelli complementari: quello degli elementi che concorrono a definire un’azione FaD (dagli aspetti formativi, a quelli logistico-tecnologici, a quelli legati ai benefici attesi, ecc.) e quello che caratterizza la specificità dei diversi contesti d’intervento. Consapevoli che, dato l’elevato numero di variabili in gioco, non esistano ricette codificate che consentano la determinazione univoca della qualità nella FaD, questo numero intende analizzare il complesso intreccio dei diversi elementi che possono concorrere a definirla, assumendo per “qualità” non tanto l’“eccellenza” quanto piuttosto la gestione di un processo continuo teso ad avvicinare il più possibile l’effetto desiderato (per esempio, ciò che ci si auspica venga appreso) all’effetto reale (ciò che è stato appreso). L’approccio è avvalorato dal fatto che qui faremo prevalentemente riferimento alla qualità nella formazione/apprendimento in rete, processo caratterizzato da livelli di interattività molto elevati fra i diversi attori e quindi in grado di offrire opportunità uniche nel regolare in itinere l’azione formativa. Nel numero si cercherà di dare una lettura multiprospettica della qualità nella FaD, attraverso il contributo di autori impegnati nei settori della ricerca (in particolare nel settore delle Tecnologie Didattiche), della grande azienda e della piccola e media impresa, estendendo, in quest’ultimo caso, il concetto di apprendimento in rete alle comunità di pratica professionali. A integrazione di quanto sopra, si suggerisce la consultazione del contributo di Irene Benedetto apparso sul numero 3 di Form@are, anch’esso ben collocato nel quadro più generale della qualità della formazione online. Infine, data la stretta correlazione fra qualità e costi, in tutti i processi formativi, e in particolar modo in quelli caratterizzati da forte interattività e presenza in rete di tutor e docenti, un ultimo contributo sarà dedicato all’analisi di questi aspetti.


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