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Editoriale

6 dicembre 2001 | di Silvia Caravita Istituto di Psicologia del C.N.R. di Roma

In quali modi la disponibilità della rete telematica sta influenzando l’insegnamento/apprendimento delle scienze? I cambiamenti che riguardano i processi umani, individuali e sociali, sono spesso molto più lenti di quanto si aspetta chi li promuove, tuttavia saperli riconoscere accelera il cammino in avanti!

Nella pratica della nostra scuola le scienze hanno sempre avuto uno spazio limitato e hanno suscitato un impegno molto più scarso di quello volto al rinnovamento dei metodi pedagogici per l’insegnamento della matematica o della lingua. Sebbene i progetti di riforma non lascino sperare bene, forse l’educazione scientifica ha trovato nelle tecnologie della comunicazione un potente alleato, come suggeriscono anche i progetti e le iniziative illustrate negli articoli e nelle segnalazioni di questo numero.
Per molte ragioni il collegamento alla rete introduce impulsi nuovi e di carattere permanente: ha reso possibile su larga scala quel dialogo tra mondo della ricerca e delle istituzioni scientifiche e mondo della scuola che finora era confinato a un numero molto ristretto di casi; amplia la quantità e la gamma delle risorse utilizzabili in quelle attività con le quali si impara attraverso l’indagine e non solo attraverso l’ascolto; fa diventare concreta la possibilità di trarre vantaggio dal confronto e dall’integrazione delle proprie conoscenze e punti di vista con quelli di altri partner, che li costruiscono in contesti reali diversi, sulla base di esperienze e fonti diverse; rende più trasparenti i modi in cui la cultura scientifica classifica e organizza campi di sapere. In qualche misura sembra che si stia accorciando la distanza che separa la comunità impegnata professionalmente nella ricerca sistematica di saperi e quella dei cittadini e degli studenti. Si va riducendo forse anche il divario tra i modi di procedere per elaborare conoscenza, e in prospettiva, questo è un altro elemento a favore della comprensione tra cittadini e scienziati.
In Italia, a differenza che in altri paesi europei, l’ambito della ricerca sulla didattica disciplinare non ha un adeguato riconoscimento accademico in termini di cattedre né di centri a carattere interdisciplinare per un dialogo tra le aree della psicologia, pedagogia, epistemologia e quelle delle diverse scienze, neppure ora che sono state attivati i corsi di laurea in Scienze della Formazione e le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario. L’impegno di gruppi universitari nella ricerca sui modi di comunicare conoscenze scientifiche e sull’aggiornamento degli insegnanti è rimasto circoscritto all’iniziativa di docenti particolarmente sensibili alle esigenze dell’istruzione pubblica, tuttavia ha prodotto nel tempo risultati interessanti e produttivi che forse solo con l’utilizzo delle reti possono cominciano a circolare realmente e ad essere per la scuola una fonte di idee e di materiali di riferimento.
Le attività di formazione svolte in gruppi comprendenti insegnanti e ricercatori, in tempi diluiti, basate sulla progettazione curricolare, sulla documentazione  dell’attività di classe e la riflessione su questa per “correggere il tiro” nella programmazione, hanno dimostrato di essere le più efficaci e capaci di produrre effetti stabili. La possibilità di alternare incontri in presenza con scambi in rete può renderli ancora più stabili e crea le condizioni per estendere il coinvolgimento a un numero maggiore di insegnanti.
Nello stesso tempo anche nella comunità scolastica sono maturate esperienze, che spesso non vengono discusse neppure all’interno della stessa scuola per una serie di vincoli che potrebbero essere aggirati dalla creazione di archivi informatizzati, di forum, di mailing list che creano contatti con colleghi sulla base di scelte personali.
Si superano alcuni vincoli e ci si confronta con altri, naturalmente, e ci si pone nuovi problemi. Per citare solo quelli più comunemente messi in evidenza nelle esperienze, anche in quelle illustrate su questa newsletter: quali sono le condizioni per avere desiderio di comunicare quando a dialogare sono partner provenienti da campi di esperienza professionale tanto diversi come la scuola e la ricerca? O, se a dialogare sono bambini, quando non ci si è mai incontrati? Quali sono le caratteristiche di materiali, di modalità di comunicazione che facilitino la reciproca comprensione? Come evitare di aumentare solo il “rumore di fondo”? Come non sacrificare alla comunicazione i tempi della didattica? Come orientarsi per selezionare? Che genere di interattività è quella possibile attraverso mondi virtuali offerti dalla rete?


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