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Prospettive per l’educazione

2 giugno 2001 | di Pier Cesare Rivoltella

I dati di ricerca hanno consentito di individuare almeno quattro indicatori forti relativi al rapporto del preadolescente con la rete: – l’incidenza di Internet sulle altre pratiche del tempo libero (uscire con gli amici, fare sport, ecc.);
- il rapporto con il consumo degli altri media (il libro, la televisione, la musica);
- la dipendenza dalle rappresentazioni che di Internet vengono fornite dalla carta stampata o dalla televisione;
- infine, la relazione dell’attività di navigazione con i contesti socio-culturali in cui il ragazzo vive.

I risultati emersi per ciascuno di questi indicatori sono molto interessanti e mettono in crisi luoghi comuni molto diffusi. In sintesi:
- il ragazzo che emerge dalla ricerca è molto consapevole dei propri consumi, non abusa di Internet, continua a giocare con gli amici e a uscire all’aria aperta;
- non pare, almeno per ora, che Internet influisca sul profilo cognitivo dei ragazzi che continuano a rapportarsi alla rete secondo pratiche d’uso proprie del libro (stampano sempre le pagine, ad esempio) o della televisione (usano i siti preferiti come canali televisivi, preferendo la navigazione mirata a quella libera tra i link);
- i discorsi degli adulti e degli altri media pesano molto sulle rappresentazioni che i ragazzi hanno della rete. Questo peso decresce solo in relazione all’uso;
- i ragazzi della ricerca «vanno in Internet» per rispondere a bisogni concreti e si portano dietro il loro contesto, cosa che mette in discussione certe letture troppo deterministiche del rapporto di Internet con i giovani utenti.

Ciascuno di questi quattro rilievi, consente infine di assumere una prospettiva educativa precisa:
- il dato di un ragazzo consapevole e non passivo e inerte indica la direzione di una educazione alla/della responsabilità capace di far superare certe posizioni troppo protezionistiche;
- il dato di un uso «bibliotecario» o «televisivo» della rete apre lo spazio per percorsi educativi improntati alla metariflessione, capaci cioè di far capire al ragazzo cosa sta facendo e come lo sta facendo. Solo in questo modo sarà possibile costruire atteggiamenti di consumo più rispettosi delle specificità di Internet (reticolarità, ipertestualità, multimedialità, interattività);
- l’educazione al senso critico non passa di moda se è vero che il modo di pensare la rete dei ragazzi è influenzato dai media e dai discorsi degli adulti;
- infine, la centralità dei bisogni e dei contesti nel consumo invita l’educatore ad assumere un atteggiamento investigativo. L’educazione a Internet inizia dall’osservazione delle pratiche di navigazione dei propri figli e dei propri allievi, dalla lettura dei loro bisogni, dallo studio dei loro contesti di vita.


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