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Dalla parte dei docenti dell’Ateneo: cosa temono, cosa desiderano

15 novembre 2002 | di Daniela Selisca daniela.selisca@unifi.it Personale tecnico-amministrativo Polo Scientifico Università di Firenze e Riccardo Martelli riccardo@dicea.unifi.it Personale tecnico-amministrativo Dipartimento Ing. Civile Università di Firenze

Questo contributo discute i risultati preliminari del lavoro da noi condotto per la preparazione della tesi di Master in “Progettista e gestore di formazione in rete” dell’Università di Firenze.
La ricerca in oggetto è stata progettata e realizzata allo scopo di “fotografare” l’atteggiamento dei docenti dell’Ateneo fiorentino nei confronti dell’uso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’attività didattica. Attraverso un questionario mirato, distribuito a un campione di circa 600 tra docenti e ricercatori nel periodo Settembre-Novembre 2002, abbiamo cercato di far emergere opinioni, esigenze, dubbi e anche proposte sull’utilizzo di queste nuove risorse, sempre più presenti nella didattica universitaria.
Al momento della scrittura di questo lavoro, lo spoglio e l’analisi delle risposte non sono ancora ultimati, ma già dai dati parziali e dalle interviste svolte personalmente con i docenti, durante le quali è stato possibile articolare e ampliare alcune delle tematiche affrontate dal questionario, sono emersi segnali molto chiari su aspettative, desideri, timori e, perché no, un certo disagio che alcuni docenti ancora avvertono nel pensare alle tecnologie dell’informazione applicate alla didattica.
Occorre inoltre osservare che allo stato attuale, circa il 20% delle persone contattate ha risposto alla nostra richiesta, compilando il questionario (sia individualmente, che insieme a noi tramite interviste telefoniche o in presenza).
L’elemento che pare emergere con più evidenza dalle risposte finora rilevate è quello dell’assistenza informatica, intesa sia come assistenza tecnico-tecnologica che come supporto all’innovazione didattica. Per coloro che non hanno un’assistenza specifica presso il loro Dipartimento, o se essa non è immediatamente rintracciabile o disponibile, amici, figli e colleghi più esperti (talvolta anche gli studenti stessi) rimangono i più gettonati come consulenti e assistenti in caso di necessità. Molti tra gli intervistati affermano di ricorrere anche all’aiuto di ditte convenzionate o di fornitori abituali, con il conseguente dispendio di tempo, energie e risorse economiche.
Alcuni docenti, oltre alla carenza di personale competente e disponibile, hanno segnalato anche la difficoltà di dover interagire con personale incapace di “superare il linguaggio computerese per interagire con la disciplina specifica”. C’è inoltre chi propone l’abolizione dell’inglese come lingua informatica a favore dell’italiano.
Tanto disagio può essere letto come una spia di una grossa carenza strutturale derivante dalla mancanza di una rete di assistenza di Ateneo davvero efficace, o quanto meno percepita come tale dagli utenti.
Altro aspetto sul quale molti docenti, soprattutto dell’area umanistica, hanno puntato il dito è la scarsità di attrezzature a disposizione e una certa monopolizzazione delle stesse. Molti lamentano l’esiguità degli investimenti dell’Ateneo per attrezzature informatiche da destinare alla didattica, i cui costi finiscono spesso per ricadere sui fondi per la ricerca dei singoli docenti. Un timore aggiuntivo in tal senso è rappresentato da quello che un docente ha descritto come uso cavernicolare degli strumenti informatici, fenomeno che vede “le conoscenze informatiche usate come clave tecnologiche con cui colpire i colleghi in modo da privatizzare il sapere e l’uso delle macchine”. Senza arrivare all’estremo di definire una vera e propria barbarie “l’uso invasivo e sopraffattorio delle nuove tecnologie”, resta comunque molto viva la richiesta di un “controllo molto attento sull’acquisto dei macchinari e sull’uso degli stessi, che spesso vengono monopolizzati.” È importante notare che molti docenti hanno dichiarato di non avere a disposizione all’Università un computer in uso esclusivo.
E’ considerata scarsa anche l’offerta di supporti informatici dedicati alla didattica, laddove per un Ateneo la spinta all’innovazione, nella didattica come nella ricerca, dovrebbe rappresentare uno stimolo costante.
E’ significativa però in tal senso l’alta propensione a partecipare a esperienze di didattica on-line: circa la metà degli intervistati, alla domanda se avessero mai avuto una qualche esperienza del genere, ha dichiarato “no, ma vorrei” (le alternative proposte erano “no”, “sì, come discente”, “sì, come docente”). Altrettanto interessante la percentuale (superiore alla metà) di coloro che, sul loro rapporto con le nuove tecnologie per la didattica, si sono riconosciuti nell’affermazione “non le sfrutto pienamente ma sono molto interessato” (in concomitanza, frequenti sono state le affermazioni “non ho le competenze necessarie” e “non ho adeguata assistenza tecnica a disposizione”).
In risposta poi a un’ipotetica offerta di poter sfruttare pienamente la rete per la loro attività didattica, le maggiori preoccupazioni dei docenti sembrano riguardare le garanzie di supporto didattico adeguato, di supporto tecnico locale e di efficacia didattica.
Un dato abbastanza significativo proviene dalla disparità di richieste e preoccupazioni sollevate dalle diverse aree disciplinari. Le aree scientifico-tecnologiche mostrano una spinta innovativa molto forte, hanno più confidenza con i problemi legati all’uso delle tecnologie applicate alla didattica e alla ricerca, e hanno un forte bisogno di tecnologia e personale altamente qualificato per far funzionare al meglio le reti e ottimizzare gli accessi. Dall’altra parte le discipline umanistiche sono assai meno “tecnologicizzate”, hanno necessità meno specialistiche e sono ancora alla ricerca dell’uomo in grado di risolvere quei piccoli problemi quotidiani che spesso, causa anche di una formazione sporadica e poco strutturata, appaiono insormontabili.
Il dato generale fa emergere comunque una discreta confidenza dei docenti dell’Ateneo fiorentino con gli strumenti informatici, e anche una certa fiducia nelle possibilità, per la didattica supportata dalle tecnologie, di affiancare (mai di sostituire) l’attività didattica tradizionale. I docenti hanno manifestato il loro interesse per un approfondimento e un allargamento dell’utilizzo delle nuove tecnologie, ma esprimono con insistenza il loro desiderio di essere maggiormente informati, di avere la possibilità di fare formazione attraverso corsi specifici, di non essere lasciati soli di fronte ai problemi tecnici e di essere accompagnati nel passaggio verso una nuova didattica che li incuriosisce e nella quale loro stessi intravedono potenzialità interessanti.
L’innovazione comporta sforzi sia dal punto di vista di chi deve approntarne gli strumenti e le risorse, sia per chi deve rinnovare abitudini e pratiche già consolidate e sperimentate nella propria attività professionale. I primi scogli possono essere la diffidenza, la sfiducia, il timore di cambiare, più o meno giustificati. Le espressioni di interesse e disponibilità rappresentano, a nostro avviso, segnali molto importanti, che faciliteranno la buona riuscita di eventuali iniziative più propriamente “operative” per l’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica universitaria.


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