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Il laboratorio virtuale nella formazione on line: il punto di vista degli studenti

14 ottobre 2002 | di Roberto Trinchero e Anna Maria Filippi

 

In questo articolo presenteremo alcuni risultati preliminari di un’indagine condotta mediante interviste semi-strutturate, volta a rilevare le opinioni degli studenti che hanno utilizzato i laboratori virtuali del corso di Pedagogia Sperimentale on line, curato da Roberto Trinchero. Le domande vertevano in particolare sui software WMap, per la costruzione collaborativa di mappe concettuali on line, JsStat, per l’elaborazione dati on line, WComp, per il confronto di letture ed interpretazioni di rapporti di ricerche empiriche, TeeMot, per la ricerca guidata di informazioni in rete.
Sono stati intervistati 65 allievi, alcuni dei quali che hanno utilizzato in modo autonomo i laboratori virtuali presenti sul corso on line e altri che li hanno utilizzati durante le esercitazioni pratiche in aula informatica. I due campioni hanno evidenziato opinioni contrastanti. I 35 allievi che li hanno utilizzati nelle esercitazioni pratiche in aula informatica, con il supporto del docente in funzione di tutor, hanno avuto in complessivo meno difficoltà degli altri. Gli allievi che li hanno utilizzati in modo autonomo hanno apprezzato il supporto offerto dal docente attraverso la posta elettronica, sopratutto per la risoluzione di problemi pratici relativi all’utilizzo del software.
Dalle opinioni espresse dagli studenti sono emersi punti di forza e critiche relativi all’utilizzo dei laboratori virtuali nella formazione on line. Tra i punti di forza: a) l’opportunità di assimilare meglio determinati argomenti teorici mettendoli in pratica (soprattutto per l’elaborazione statistica con JsStat); b) l’offrire un percezione di “utilità” di quanto è stato detto a lezione, ossia capire a cosa servono determinati concetti statistici nella pratica di un educatore e di un formatore; c) la possibilità di acquisire un sapere applicativo e direttamente spendibile anche in contesti lavorativi; d) la possibilità di imparare a schematizzare conoscenze relative a diversi argomenti (per il programma di costruzione collaborativa di mappe concettuali, WMap); e) la possibilità di riprendere a casa gli argomenti trattati a lezione ed esercitarsi; f) la possibilità di approfondire argomenti che a lezione sono stati solo accennati (soprattutto per il programma di ricerca guidata su Web, TeeMot). Tra le critiche: a) la dispersività di una didattica basata sui laboratori e sulla sperimentazione autonoma, a fronte di una didattica mirata a focalizzare e trasmettere in modo immediato i concetti basilari; b) la scarsa necessità di ulteriori attività di approfondimento on line data la “pesantezza” del corso in presenza (sottolineata soprattutto da alcuni studenti, la cui prima preoccupazione è “dare l’esame”); c) il dare per scontate molte conoscenze, soprattutto di tipo tecnico-informatico; d) la non sempre buona integrazione tra laboratori virtuali e lezioni teoriche.
Particolare successo ha avuto la scoperta delle mappe concettuali come formalismo per la rappresentazione di conoscenze complesse e come strumento di apprendimento, individuale o collaborativo. Molti intervistati ne hanno riconosciuto l’utilità in molteplici realtà educative, come ausilio all’analisi, alla sintesi e alla memorizzazione. L’incasellare i concetti all’interno di una struttura ha consentito di far emergere e di dare rilevanza a concetti, apparentemente secondari, che altrimenti si sarebbero persi. L’efficacia delle mappe è stata riconosciuta anche nell’articolare, schematizzare ed esporre meglio un discorso. L’utilizzo del software WMap ha fornito, sopratutto a coloro che già utilizzavano le mappe in forma cartacea, la motivazione per migliorare le proprie conoscenze pratiche sullo strumento-computer.
Il laboratorio virtuale di statistica (JsStat) ha permesso di elaborare in modo semplice e guidato i dati delle ricerche empiriche (costruzione di semplici questionari) condotte dagli studenti come esercitazione. Questo è servito per capire meglio le modalità di analisi dei dati, applicando concetti di statistica a problemi concreti di ricerca educativa e favorendo l’instaurarsi di un apprendimento significativo.

In generale è emerso che i laboratori virtuali sono un buon completamento delle lezioni in presenza, soprattutto per l’aspetto applicativo, e per la possibilità di confronto tra elaborati di diversi allievi offerta dagli strumenti stessi. Il loro utilizzo ha consentito a molti di sviluppare una maggiore capacità di osservazione e di riflessione sulle conoscenze, unita alla possibilità di fare collegamenti tra di esse.
Particolarmente apprezzata è stata la caratteristica dei software di guidare passo-passo l’utente, sia nell’utilizzo del programma sia nella lettura dei risultati emersi dalle elaborazioni (nel programma JsStat).
Uno degli ostacoli più grossi che sembrano emergere, da quest’inchiesta, alla diffusione generalizzata degli strumenti di formazione a distanza nella didattica universitaria è la scarsa “cultura infotelematica” degli studenti. Non tutti gli intervistati possedevano un computer ed un collegamento ad Internet, anche se molti di essi potevano fruirne attraverso amici o compagni di corso.
In aggiunta, un dato rilevante emerso dalle interviste è l’importanza del rapporto con il docente (o il tutor), nel motivare gli studenti all’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal corso. E’ stato sottolineato come, pur essendo il computer un valido strumento di formazione, la figura del docente/tutor è insostituibile nel determinare il successo o meno di un intervento formativo. “Non lasciare gli studenti a se stessi” potrebbe essere la sintesi delle posizioni emerse. Anche il rapporto virtuale, tramite e-mail, contribuisce a non far perdere allo studente l’interesse e la motivazione. La puntualità nelle risposte, il far sentire allo studente la propria “presenza” come docente/tutor, la strutturazione chiara delle attività e delle informazioni presenti sul corso, è in tal senso molto importante.
Nel perseguire l’obiettivo di non lasciare gli studenti a se stessi, in nessuna delle situazioni che costituiscono la “vita quotidiana universitaria”, una possibile soluzione, già ipotizzata da Trinchero (2001), può essere quella di stimolare gli studenti a formare piccoli gruppi di apprendimento, piccole “comunità” in cui trovare supporto per l’utilizzo del mezzo informatico e per risolvere in modo collaborativo tutti quei piccoli problemi pratici che pone la vita quotidiana dello studente universitario, dalle informazioni sui corsi a quelle sulle scadenze amministrative, dal supporto cognitivo per lo studio a quello emotivo-motivazionale per superare eventuali insuccessi. Il costituire, in modo istituzionale, queste comunità ristrette “di mutuo soccorso” potrebbe incidere in modo rilevante nel contrastare il fenomeno dell’abbandono universitario.

Bibliografia
Trinchero R. (2001), Gli esami quando e come, in Grimaldi R. (2001) (a cura di), Valutare l’università, Torino, Utet.
Trinchero R. (2001), WMap: un software per la costruzione collaborativa di mappe concettuali, “Perform”, vol. 2, n. 4, dicembre 2001.


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