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Il portale FAR e i laboratori virtuali

14 ottobre 2002 | di Renato Grimaldi

FAR è un portale nato da un’idea di Luciano Gallino ed è sviluppato sotto la sua direzione presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università degli Studi di Torino. Come recita il progetto, l’espressione “Formazione Aperta in Rete” (FAR) è intesa ricomprendere quel vasto ambito dei processi formativi assistiti da sistemi infotelematici che viene oggi variamente designato, “teledidattica”, “teleformazione”, “educazione o insegnamento a distanza”, “istruzione assistita dal calcolatore”, “formazione assistita dalla rete”, “ambienti di apprendimento telematici”, “scuola o università aperta”, “campus elettronico”, “e-learning” e simili. L’approccio FAR si distingue da altre esperienze presenti in rete in quanto si basa sull’idea che su Internet esiste moltissimo materiale didattico già pronto per l’uso e quindi il problema è quello di reperirlo, valutarlo, indicizzarlo ed utilizzarlo integrandolo in corsi che possono essere di supporto alla didattica sia a distanza sia in aula. Si tratta quindi d’una modalità originale di insegnare e di apprendere che si basa sull’uso intensivo della rete, in uno spirito di apertura e condivisione delle risorse. Non si vuole quindi mettere “in linea” dispense o corsi chiusi quasi che fossero scritti su di un Cd-rom, ma di stimolare lo studente ad attivare un processo di apprendimento che lo porti a sviluppare una vera e propria “cultura della rete” come supporto all’apprendimento.

Il FAR si sviluppa su tre dimensioni che sono visibili nella sua home page (www.far.unito.it). La prima (che coincide pure con la prima colonna) custodisce riflessioni teoriche sulla rete come strumento di formazione, oltre al progetto e ad alcune informazioni sul gruppo di lavoro e su come questo opera.
La seconda riguarda materiali prodotti autonomamente; si tratta per lo più di corsi universitari che vengono impiegati per l’insegnamento in aula ma anche utilizzati dagli studenti a casa, e che contengono – come si è detto – una forte apertura verso la rete e puntano a sviluppare nello studente una specifica sensibilità all’autovalutazione del proprio percorso di apprendimento.
La terza dimensione riguarda invece materiali di numerose discipline cercati in Internet, selezionati, valutati e indicizzati dal gruppo di lavoro, gruppo che tra docenti, dottorandi, tecnici, borsisti supera ormai le trenta unità. Una stima dell’Università di Harvard parla di 65 miliardi di documenti presenti su Internet; se si pensa che un motore di ricerca come Google ne trova circa 1,3 miliardi, ci si rende conto della difficoltà di ricostruire un ordine da questo caos informativo. Tale lavoro richiede una notevole professionalità e in particolare i docenti si fanno garanti del livello qualitativo delle procedure e dei materiali selezionati nelle discipline di pertinenza. Il materiale così ordinato è anche quello che viene poi impiegato per costruire corsi in modalità FAR.
Proprio in questa terza colonna si trova una ricca collezione di laboratori virtuali delle diverse discipline, cercati, valutati e infine collegati in una grande tabella che ne riporta le dimensioni più significative, collezione realizzata in particolare da Lucia Borini nell’ambito di una borsa concessa dalla Fondazione per la Scuola – Educatorio Duchessa Isabella della Compagnia di San Paolo di Torino – e poi da Adriana Casula per una tesi di laurea in Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

I corsi FAR abbiamo detto che rimandano a materiali già presenti in rete che possono comparire in diverse modalità: verbali (testo), visuali (immagini, schemi, grafici), audio e video. Una dimensione importante di questi corsi è la sperimentazione dei concetti oggetto dell’apprendimento e allo scopo si è privilegiata la ricerca e l’impiego di laboratori virtuali che sono quelli che esaltano la potenzialità della rete. Si tratta di siti con un elevato coefficiente di interattività (che va oltre alla navigazione ipertestuale cui siamo ormai abituati) attraverso i quali la rete può dare effettivamente un plus valore e far sì che la metodologia formativa consenta al discente di costruire la conoscenza che si va di volta in volta affrontando. I laboratori virtuali incorporano modelli (ad esempio di fisica o statistico-matematici) ma anche basi di conoscenza che consentono di riprodurre esperimenti virtuali.
Si immagini il docente che deve insegnare in fisica la legge di Ohm (ma anche allo studente a casa che vuole mettere in pratica tale teoria): dopo aver attivato il relativo laboratorio virtuale dalle pagine FAR, sarà possibile ad esempio aumentando il valore della resistenza, osservare come la corrente elettrica segnata da un amperometro ‘virtuale’ sia diminuita in modo inversamente proporzionale, a parità di tensione, riproducendo elettronicamente e a distanza la logica del laboratorio.
Ancora, un docente che insegna in una facoltà umanistica analisi dei dati, potrà introdurre il teorema del limite centrale e la legge dei grandi numeri (utile per comprendere la determinazione della numerosità campionaria, per calcolare gli intervalli di fiducia di una stima, ecc.) senza fare riferimento a procedimenti matematici ma semplicemente simulando, con appositi programmi che si trovano in rete, la realtà che viene data quando si estraggono dei campioni da una data popolazione. Che dire poi dei pacchetti software che fanno analisi statistiche su matrici di dati (ad esempio Spss) che vengono insegnati in aula ma che poi – essendo molto costosi – non sono a disposizione dello studente per la tesi di laurea e peggio ancora in piccole dimensioni lavorative. Sulla rete invece gratuitamente si trovano strumenti adatti allo scopo che sono disponibili da ogni postazione, in un ufficio grande come il mondo. I laboratori virtuali consentono quindi la sperimentazione in aula o a distanza di concetti appresi nelle lezioni teoriche e che andranno integrati da opportuni strumenti di comunicazione quali i forum telematici, la condivisione delle esperienze di apprendimento da parte dei membri dell’intera classe virtuale.

Da una prima analisi possiamo costruire le seguenti categorie di laboratori virtuali:

- siti interattivi che riproducono per simulazione la realtà con un grado di equivalenza debole, dove la simulazione non è profonda; è il caso ad esempio dell’esperimento di Pavlov sulle risposte condizionate agli stimoli (http://www.nobel.se/medicine/educational/pavlov/index.html, e-Museum, The Nobel Foundation, Stockholm, Sweden) dove l’utente con un numero limitato di manovre può riprodurre l’esperimento osservandone gli esiti senza però che ad esempio il modello del cane o della salsiccia assomiglino minimamente agli oggetti che vogliono rappresentare; in questo caso l’esito dell’esperimento è già dato dal progettista del laboratorio virtuale; ma è anche la situazione in cui ci si muove ad esempio nel sito di fisica che ci rappresenta la legge del moto del pendolo (http://www.phy.ntnu.edu.tw/java/Pendulum/Pendulum.html, Dept. Physics, Taipei, Taiwan) dove però la simulazione è già funzione della formula che non viene costruita ma è data dal progettista del sito e solo rappresentata in qualche modo multimediale; l’utente può cambiare il valore dei parametri e vedere cosa capita, nulla di più;

- siti interattivi che riproducono per simulazione la realtà con un grado di equivalenza forte, simulando cioè fino a livelli molto profondi; è il caso di Vestac dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio (http://www.kuleuven.ac.be/ucs/java/index.htm) che tra l’altro consente all’utente di determinare la composizione e la struttura di un’urna (che rappresenta ad esempio una popolazione di voti di matematica con media 6 e scarto tipo pari a 2 e con forma della distribuzione normale) da cui il programma estrae, su indicazione sempre dell’utente, ad esempio 500 campioni di numerosità pari a 40 unità con un’operazione che è persino più reale della realtà in quanto non si presentano le distorsioni che sarebbero invece presenti altrimenti; la distribuzione delle medie dei 500 campioni il programma le organizza in un istogramma che consente all’utente di costruirsi la legge dei grandi numeri, per l’appunto per simulazione; inutile dire che se si ripetesse l’esperimento i campioni sarebbero tutti diversi ma il risultato finale sarebbe sempre quello di corroborare la legge statistico-matematica in questione; gli esiti sono ogni volta ricavati da una simulazione profonda della realtà e il laboratorio virtuale ha valenze scientifiche elevate e oltre ad insegnare può rappresentare anche per lo stesso ricercatore e per lo stesso progettista, uno strumento per fare progredire la ricerca e la conoscenza; ricordo a questo proposito il modello EGO progettato da Luciano Gallino negli anni Ottanta (cui il sottoscritto aveva partecipato per lo sviluppo della versione computazionale in linguaggio Lisp con le più moderne – allora – tecniche di intelligenza artificiale), modello predisposto per simulare la mente di un attore sociale confrontato da una decisione difficile, e portare dunque alla definizione di una teoria dell’attore;

- tra questi due estremi (equivalenza debole, equivalenza forte) ci sta un’infinita gamma di laboratori virtuali che possono rispondere a diverse esigenze di formazione e che sono elaborati per riprodurre la realtà con differenti gradi di profondità;

- un discorso a parte lo meritano quei siti interattivi che consentono di svolgere calcoli anche molto complessi alleggerendo l’utente della fatica – ma anche della conoscenza – di elaborare modelli complessi, utente che quindi diventa un utilizzatore del risultato delle procedure; è il caso di JsStat di Roberto Trinchero (http://www.far.unito.it/trinchero/jsstat/ presso il FAR) che svolge analisi statistiche dei dati, dall’analisi monovariata alla relazione di due variabili, conducendo inoltre per mano l’utente all’uso di elementi di statistica inferenziale; oppure di http://maui.theoinf.tu-ilmenau.de/~sane/projekte/qmc/embed_qmc.html (Technische Universität Ilmenau) che consente di applicare l’algoritmo di Quine McCluskey costruendo modelli logici a partire da una base fondamentale che fornisce l’utilizzatore (tale algoritmo è nato per progettare i circuiti combinatori dei moderni calcolatori, e viene ora anche impiegato nella ricerca sociale, grazie al lavoro di Ragin e di chi scrive, quando si vogliono determinare modelli logici a partire da ipotesi di lavoro che il ricercatore fornisce in assoluta mancanza di dati);

- dalla raccolta di laboratori cui abbiamo accennato sopra si evince che sono le discipline che hanno un elevato grado di formalizzazione ad avere un maggior numero di siti interattivi dato che i modelli sottostanti debbono essere tradotti in linguaggi artificiali; ad esempio per un laboratorio di storia dovrebbe essere possibile cambiare alcuni fatti per vedere come sarebbe andata a finire una battaglia e questo tipo ci fa capire la difficoltà che si possono incontrare nel realizzare laboratori virtuali in tali discipline con un’equivalenza forte; queste considerazioni ci hanno indotto ad integrare nel nostro elenco quei siti che incorporano conoscenza e che consentono all’utente di mettere alla prova la propria preparazione ad esempio in prove di valutazione sui verbi latini, piuttosto che su nozioni di filosofia o di geografia e di storia.

In conclusione di questo discorso si tratta quindi di sapere ricercare, valutare e collezionare siti ad alta interattività come solo la rete può offrire, sapendoli integrare in corsi ma anche in lezioni frontali, utilizzando, piegando e indirizzando competenze che magari sono state lì depositate da esperti che abitano un’altra parte del mondo e che forse hanno concepito qual prodotto senza pensare minimamente ai processi di formazione che qui ci stanno più a cuore.


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