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Il software libero è educativo: validi motivi per cui il software libero può promuovere l’università virtuale

15 novembre 2002 | di Francisco José Monaco monaco@sel.eesc.sc.usp.br Dipartimento di Ingegneria Elettrica - Università di San Paolo, Brasile

Il concetto di Software Libero (Free Software) emerge attualmente come un paradigma allettante sia per l’industria che per le comunità di utenti. Il movimento SL, nato negli anni ‘80 all’interno dell’Università è basato sul lavoro cooperativo e sull’accesso libero alla conoscenza. Esso propone tecnologie dell’informazione abilitanti per la costruzione di Università Virtuali diffusamente accessibili. Portare il SL nel contesto dell’università, tuttavia, implica anche l’introduzione dei suoi principi fondamentali, cosa che ci invita a pensare cosa altro possiamo imparare attraverso questo modello fondato sulla condivisione e sul senso di comunità.

Il termine Free Software o Software Libero (SL), che è diverso da software gratuito, è stato coniato dal Dr. Richard Stallman (Massachusetts Institute of Technology, 1984), per riferirsi al software che può essere liberamente usato, sviluppato e distribuito. L’opposto del SL è il software proprietario e non il software commerciale: non c’è alcuna contraddizione intrinseca nel trattare commercialmente il software libero. La questione risiede nel non pretendere diritti d’accesso esclusivi alla conoscenza – questione che ci invita a ponderare lo scopo dei nostri sforzi per la creazione dell’Università Virtuale.
Per molte persone, l’Era dell’Informazione segna la tendenza verso il trasformare la “proprietà intellettuale” nel prodotto di mercato di maggior profitto. Altri si domandano se non sia probabile che la rivoluzione in atto sia più profonda di un semplice cambiamento nel nucleo del mondo economico.
Così come è stato per il commercio nel medio evo e per il motore a vapore nella rivoluzione industriale, molti credono che le tecnologie telematiche abbiano il potenziale per pilotare cambiamenti strutturali nell’attuale organizzazione sociale.
Il valore preminente della nuova epoca dovrebbe dunque essere un bene con valore commerciale, o dovrebbe piuttosto essere una risorsa essenziale con cui possiamo fare un passo avanti verso una società più giusta e prospera come abbiamo lungamente desiderato?
Non è sorprendente che queste questioni siano emerse nel campo del sviluppo del software: il software racchiude conoscenza, cosa che gioca un ruolo sempre più importante nelle attuali tecnologie dell’informazione. Questo aspetto filosofico del SL non è sempre ben compreso ed ha spesso fatto sì che il movimento del SL venisse considerato come un’utopia sociale proposta da idealisti ingenui. Anche se questi giudizi dipendono da criteri strettamente personali, i sostenitori del SL sono convinti di promuovere non solo un paradigma concettuale, ma anche una metodologia pratica ed attuabile: trattare la conoscenza non come una merce ma come una risorsa di lavoro. Perciò, differentemente dall’erronea comune credenza, lo sviluppo del software libero non è solo un passatempo ma anche un’attività professionale. Quando uno sviluppatore di SL produce nuovo software per il suo cliente, il prodotto non deve essere considerato come una proprietà esclusiva dello sviluppatore o del cliente, ma di tutta la società.
Tutte e tre le parti vengono in questo modo beneficiate: il cliente ha il software che aveva desiderato, lo sviluppatore ha l’opportunità di esercitare la sua attività professionale e la società intera può contare su una o più risorse per il bene comune – alcuni giustificano questo passaggio in termini di cambiamento tra la vendita del software e lo sviluppo del software.
Tecnicamente, questo cambiamento offre flessibilità (il SL può essere adattato all’utente) e autonomia (l’utente del SL decide come e quando migliorare il software), mentre nella prospettiva sociale esso porta un importante beneficio: per gli altri tipi di merci, il costo del software proprietario aumenta con la sua sofisticazione e raffinamento, restringendo in tal modo l’accesso al software di qualità a pochi potenziali utenti; il SL, al contrario, promuove un equo accesso libero alla conoscenza a vantaggio delle iniziative sociali e delle istituzioni pubbliche e, naturalmente, anche delle Università Virtuali.
Non è possibile pensare ad un accesso libero ed aperto alla conoscenza se non prendendo in considerazione la barriera restrittiva (e selettiva) imposta dalle tecnologie abilitanti (cosa succederebbe se gli studenti dei paesi in via di sviluppo dovessero acquistare licenze software per partecipare alle università pubbliche?).
Se da una parte il SL offre un’alternativa per evitare l’esclusione digitale, d’altra parte pone una sfida importante.
Il SL ha a che fare con fondamentali questioni etiche e morali. Sostituisce il modello convenzionale di competitività con il concetto opposto di cooperazione. Nessuno sarebbe motivato a condividere la propria conoscenza se dipendesse da essa per competere con gli altri. Ecco perché il movimento SL sostituisce l’idea di mercato, dove la regola è di guadagnare vantaggio sui competitori, con la nozione di comunità, dove l’obiettivo è di ridurre le distanze ed ottimizzare la collaborazione. Invece dei tradizionali avversari, i colleghi diventano alleati; invece di nascondere l’informazione, la condivisione della conoscenza diventa la strategia utile.
Il movimento derivato, ma distinto, chiamato Open Source, cerca di evitare le polemiche ignorando questa questione ed offrendo una versione “pragmatica” del concetto di SL solamente in termini di specifiche tecniche. Tuttavia, molti sostenitori del SL credono che questo non sia né praticabile né conveniente. Prima di tutto perché definire il SL strettamente come una metodologia non aiuta la gente a formarsi opinioni consistenti utili per le sfide della vita reale come l’abbandono dei principi di cooperazione che tengono insieme la comunità rispetto ad eventuali vantaggi individualisti (se uno è obbligato a nascondere le sue buone idee invece che a condividerle, il risultato del lavoro collaborativo sarà ridotto a un residuo di poca importanza non degno dell’attenzione individuale). In secondo luogo, come è stato dimostrato dal rinnovato successo degli esempi di SL come la sfida di GNU e il popolare progetto Linux, ci sono le evidenze sperimentali che la gente è disposta e capace di interagire coerentemente in un sistema alternativo non regolato da brevetti né restrittivo nel copyright (non sarebbe un’opportunità interessante cimentarsi in una discussione sui nuovi approcci di organizzazioni sociali invece di trascurale?).
Se il SL venisse portato all’Università Virtuale, queste questioni fondamentali emergerebbero naturalmente nel suo contesto: l’etica di permettere alla gente di morire di AIDS mentre le industrie farmaceutiche rivendicano il diritto commerciale esclusivo sui prodotti medici, i brevetti sulle scoperte di bio-genetica e la commercializzazione della conoscenza nei mercati privilegiati sarebbero sempre più messi in discussione.
Qualcuno comincerebbe gradualmente a domandarsi se il conflitto tra i valori morali quali la condivisione e l’aiuto reciproco da una parte, e l’attitudine insensibile richiesta per guadagnare successo nell’attuale mondo economico dall’altra, siano davvero una “realtà inevitabile” o se esitano altri modi di conciliare i nostri valori umani con la vita nella società dell’Informazione e della Conoscenza.
Non sarebbe più prudente evitare questioni così delicate ed attenersi al ben noto modello della conoscenza proprietaria? Non potremmo invece valutare come e se il Software Libero nell’Università Virtuale possa aiutare la gente ad imparare qualcosa aldilà?
E ancora: perché usare SL per le applicazioni di formazione? Perché un altro dei vantaggi del SL è che più persone sono portate a sperimentare e a “restituire” un prodotto potenzialmente migliore. Nell’educazione il valore non è nella forma, ma nel contenuto, per > cui non esiste il rischio di favorire un concorrente. In casi come questi anche il produrre ex novo SL riduce i costi.

Approfondimenti
Il Progetto GNU è una fonte autorevole sul Software Libero:
http://www.gnu.org

Proceedings of the I, II and III International Forum on Free Software.
L’International Forum on Free Software si tiene una volta all’anno in Porto Alegre. Tipicamente riunisce ricercatori, attivisti, esperti ed entusiasti da tutto il mondo per discutere aspetti tecnici e filosofici del movimento del Free Software. Il Forum tipicamente segue l’International Social Forum, con cui condivide la maggior parte della sua vibrante atmosfera di idealismo e speranza in una società più giusta.


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