Home » n. 8 febbraio 2002

Il tutor online: tipologie

8 febbraio 2002 | di Mario Rotta

Per una classificazione della figura del tutor online si fa solitamente riferimento alle diverse competenze che dovrebbero confluire nel profilo del tutor: si tende talora a ritenere che il tutor, in quanto facilitatore dell’apprendimento contrapposto al docente, inteso come erogatore di conoscenze, coincida con il “mentore” (Zorfass, 1998); talora si parla più elasticamente di coaching, assegnando al tutor un ruolo di fulcro attorno a cui si muove una comunità di studenti, che opera soprattutto affrontando e risolvendo problemi all’interno di un ambiente di apprendimento che si presenta complessivamente come collaborativo, mediato, flessibile. Analogo valore viene dato al termine moderator, usato (si veda ad esempio Salmon, 1998) per indicare un tutor che si limita a stimolare le interazioni tra gruppi di studenti che operano su diversi piani in funzione della costruzione di conoscenze condivise. Si va quindi delineando un’articolazione della figura del tutor sempre più complessa e ricca di sfaccettature. Collins e Berge (1996) delineano già il profilo del tutor online come una somma di tre sfaccettature:
- instructor
- moderator
- facilitator
Il primo atteggiamento è più orientato a un lavoro sui contenuti, il secondo alla gestione dei gruppi di lavoro e delle discussioni aperte, il terzo a varie forme di scaffolding.

Il tutor che opera in contesti di formazione in rete svolge quindi la sua azione in modo molto articolato: in particolare, risponde di solito a tre caratteristiche esigenze: predisporre e supportare i contenuti del corso, facilitare il processo di apprendimento e gestire le interazioni tra gli studenti e gli altri soggetti coinvolti nel processo. Questa articolazione corrisponde anche alla diversificazione delle metodologie e dell’approccio alle problematiche didattiche nella formazione basata sulle tecnologie e si allinea ai vari modelli di corsi online, classificabili in base al diverso peso dei contenuti rispetto alla tutorship, in base alla tipologia degli obiettivi didattici e in base al livello di collaborazione che si instaura tra i discenti. Si può affermare che la figura del tutor assume un particolare significato nei percorsi formativi in rete basati sull’apprendimento collaborativo, secondo quanto suggerito da vari autori, in particolare Harasim, Andrusyszyn, Berge e Collins o Turoff; ma senza dimenticare che nella formazione online possono verificarsi situazioni molteplici, che richiedono atteggiamenti diversificati. Più elasticamente, possiamo provare a riformulare la triplice articolazione del ruolo del tutor accettata dalla letteratura nel modo che segue:
- Istruttore
- Facilitatore o tutor in senso stretto
- Moderatore/animatore.

Si può affermare che il tutor online sarà prevalentemente un esperto/trainer in un corso a distanza basato in cui si applica un modello instructor-centered, come accade, ad esempio, in molti corsi di formazione il cui obiettivo è l’acquisizione di contenuti da parte dei corsisti. Sarà invece più simile a una guida operativa capace di esaltare le potenzialità e le caratteristiche specifiche di ciascun corsista, una figura per definire la quale termini come mentoring o coaching potrebbero essere intercambiabili, in ambienti di formazione in rete il cui scopo sia l’acquisizione di abilità operative da parte dei discenti (modello learner-centered). Infine, nei casi in cui si applica un modello learning-team-centered, basato cioè sul “gruppo che apprende” e sulla collaborazione tra pari, tenderà ad assumere un caratteristico ruolo di mediazione. In questa tipologia di attività si cerca soprattutto di favorire forme di tutoring reciproco, in modo che ciascuno contribuisca ad arricchire il “patrimonio” degli altri e quello comune, modificando durante il processo il proprio atteggiamento iniziale fino a elaborare nuovi modelli, nuove idee per l’approccio a un problema e la sua soluzione: si rendono quindi necessarie figure di coordinamento del gruppo alla pari provenienti dal gruppo stesso, così come, talora, il supporto di esperti, che a loro volta sarebbe improprio attribuire al tutor.

Lo schema sulla diversificazione del profilo del tutor evidenzia lo stretto legame tra l’azione svolta dal tutor nel contesto, secondo le articolazioni proposte, e i diversi modelli strutturali applicabili in corsi online. È superfluo sottolineare come nelle diverse esperienze formative in rete l’approccio metodologico possa essere variamente diversificato: i contenuti, ad esempio, possono essere messi in relazione al focus del corso, ed è chiaro che in un’attività content-oriented, finalizzata soprattutto all’acquisizione di nozioni da parte dei discenti, si dovrà prestare ai contenuti in quanto tali un’attenzione maggiore di quanto non accada in esperienze project-oriented, dove i contenuti, almeno in parte, sono costruiti durante il percorso formativo e scaturiscono spesso dal confronto tra tutor e discenti e dalla collaborazione tra gli studenti. La relazione tra modelli strutturali e ruolo del tutor merita quindi di essere approfondita. Il punto di partenza è Mason (1998), che ha definito tre possibili modelli di corso online le cui differenze influiscono in modo significativo sia sul modo di elaborare i contenuti che sul modo di organizzarli e distribuirli, oltre che, ovviamente, sull’azione svolta nel contesto dal formatore in rete. Si può riassumere e sintetizzare in uno schema grafico

Le tre modalità d’azione del tutor riassunte nello schema possono essere messe in relazione con le tre tipologie di corsi online codificate e accettate dalla letteratura in materia (Mason, 1998):
- content+support
- wrap around
- modello integrato

Nella tabella che segue, infine, il ruolo del tutor è messo più analiticamente in relazione con gli obiettivi generali del corso online o di ciascuna delle sue fasi. Si tenta inoltre di quantificare il peso dell’azione asincrona e di quella real-time e si avanzano ipotesi sulle tecnologie prevalentemente utilizzate dal tutor a seconda del ruolo assunto di volta in volta.

Obiettivi generali Sapere Saper fare Saper essere
Cosa deve acquisire lo studente Contenuti, informazioni Abilità, competenze in ambiti specifici Capacità di sviluppare atteggiamenti e affrontare problemi condividendo con altri esperienze e opinioni
Modello didattico Instructor Centered Learner Centered Learning Team Centered
Focus Content oriented Process oriented Project oriented
Ruolo prevalente del tutor Istruttore Facilitatore Moderatore/animatore
Tecnologie prevalentemente utilizzate Pagine Web
E-Mail
Audio/
videoconferenza
Pagine Web
E-Mail
Mailing-List o Forum
Lavagne condivise
PagineWeb
E-Mail
Mailing-List o Forum
Chatting
Ambienti Groupware
Peso dell’azione asincrona 50% 70-80% 90-100%
Peso dell’azione real-time 50% 20-30% 0-10%

È chiaro che uno stesso tutor può assumere i diversi ruoli durante le varie fasi del corso in rete, così come è altrettanto chiaro che ciascuno dei ruoli può essere interpretato da un diverso soggetto e delineare un diverso profilo. Si possono inoltre analizzare a fondo i vari atteggiamenti identificando delle sottoarticolazioni, che a loro volta possono identificare profili e competenze più specifici e circoscritti. Una eventuale funzione di verifica e valutazione, in questa ipotesi di modello, tende invece a diluirsi abbastanza equamente nei tre profili individuati.

Il tutor come istruttore: il profilo e le caratteristiche
La figura del cosiddetto instructor è la più studiata, anche perché è questo il modo di intendere la tutorship a distanza in gran parte delle esperienze di formazione in azienda o in quei contesti nei quali il fattore economico riveste importanza primaria. L’azione del tutor online nella sua veste di istruttore può essere illustrata attraverso uno schema.

Schema che illustra l’azione del tutor nella sua veste di istruttore

Tipicamente, il tutor/istruttore comunica con la comunità degli studenti elaborando materiali strutturati, sotto forma di pagine Web. Gli studenti hanno accesso ai materiali, li consultano, eseguono i compiti assegnati o le verifiche stabilite. Il ruolo del tutor/istruttore, in sostanza, non è molto diverso da quello del docente tradizionale: il tutor/istruttore “fa lezione” a distanza sfruttando l’infrastruttura della rete come mezzo di erogazione e distribuzione di contenuti. I contenuti elaborati dal tutor possono essere di varia natura.
- Informazioni generali sugli obiettivi del corso e le metodologie didattiche che saranno adottate.
- Contenuti in senso stretto, sotto forma di lucidi, schemi, documenti.
- Suggerimenti per sviluppare percorsi di ricerca in Internet.
- Schede o strumenti per l’autovalutazione da parte degli studenti.
Il tutor/istruttore può puntare su azioni real-time nell’elaborazione dei materiali attraverso cui si rivolge alla comunità degli studenti, ad esempio utilizzando le sempre più diffuse tecniche di comunicazione audio e video in formato streaming, oppure elaborando risorse utilizzabili in modo asincrono e garantendo una maggiore elasticità nella fruizione da parte degli allievi. Questa seconda opzione è al momento la più praticata, soprattutto per ragioni economiche, ma anche organizzative. Si suggerisce tuttavia (Andrusyszyn, 1996) di non dimenticare mai che al tutor spetta soprattutto il compito di facilitare gli studenti nell’autoapprendimento. Il tutor dovrebbe quindi cercare di agire in modo “metastrategico”, ovvero proporre contenuti ma contemporaneamente anche modelli interpretativi e suggerimenti critici perché i contenuti proposti possano essere ripensati e rielaborati.

Si può osservare come le dinamiche di interazione tra il tutor e gli studenti, in questa fase, siano molto simili anche alle dinamiche della formazione a distanza di tipo tradizionale (seconda generazione). Ciò è dovuto soprattutto alla necessità di considerare il fattore economico. Un tutor che opera come puro istruttore è economicamente molto vantaggioso: la comunicazione è infatti di tipo uno-molti e, almeno in linea teorica, applicando questo schema un solo tutor può rivolgersi ad un numero illimitato di destinatari di uno stesso contenuto. A ciò si aggiunga la relativa facilità di riutilizzo dei materiali elaborati nell’ambito di un corso in altre esperienze analoghe o in successive edizioni del corso rivolte ad un medesimo target di utenti e basate sugli stessi contenuti e la possibilità di spendere l’expertise sui contenuti su scala molto ampia.

Il tutor come istruttore: esemplificazioni
In un corso in cui il focus è soprattutto sui contenuti o nella fase di un corso più orientata al confronto dei discenti con i contenuti il tutor/istruttore può procedere, a titolo esemplificativo, secondo una sequenza come quella qui sotto riportata.

Prima che inizi l’attività in rete il tutor elabora le pagine Web su cui sono indicati i materiali che i discenti dovranno consultare. Le pagine vengono scaricate via FTP sul sito del corso. Le pagine Web:
- introducono all’attività in generale (l’attività… affronta le problematiche…);
- illustrano gli obiettivi dell’attività (gli obiettivi dell’attività sono…);
- indicano i materiali da utilizzare (si valutino i seguenti materiali…);
- riportano i compiti da svolgere nella prima fase (si cerchi di produrre un elaborato sulla base dello schema… o cercando di rispondere alle seguenti domande…).

In questa stessa fase, il tutor può anche inviare ad ogni iscritto un messaggio per verificare se l’iscritto ha una casella di e-mail funzionante e controlla regolarmente la posta. Nel messaggio si chiederà semplicemente al corsista di rispondere entro un massimo di 2 giorni alla sollecitazione del tutor, spiegando in poche righe il grado di familiarità con gli strumenti di base della comunicazione in rete. Il messaggio serve a completare la documentazione sui corsisti ed a verificare la prontezza e la disponibilità dei corsisti a operare in rete individuando eventuali situazioni problematiche (reazioni lente, problemi di “stabilità” con la posta, ma anche capacità di rispettare le prime regole…).

Durante il corso o durante la fase di studio dei materiali da parte dei discenti il tutor:
- Comunica via e-mail agli iscritti al gruppo l’indirizzo delle pagine Web dove è presentata l’attività e dove si danno le indicazioni sulla documentazione da analizzare o i percorsi Internet da seguire. Questa comunicazione può avvenire o durante il primo incontro in presenza o nei giorni immediatamente successivi, quando le iscrizioni alle varie aree di attività sono definite.
- Risponde ad un massimo di 2-3 messaggi che rientrano nel quadro delle richieste che un corsista può avanzare. Queste richieste saranno condensate nelle settimane che intercorrono tra il primo e il secondo incontro in presenza.
- Verifica che i compiti assegnati ai corsisti siano stati svolti e i risultati appesi nel Forum Web nei tempi stabiliti.
- Richiama gli eventuali ritardatari rispetto alla prima scadenza o coloro che mostrano zelo eccessivo. Il richiamo può avvenire nell’ultima settimana della prima fase.

L’attività online è avviata dal tutor con un messaggio via e-mail relativamente standardizzato, orientato a inquadrare le problematiche generali e a fornire tutte le informazioni necessarie perché il corsista possa accedere alle risorse appositamente predisposte.

Il tutor come facilitatore: il profilo e le caratteristiche
Sulle competenze che contribuiscono a formare il profilo del tutor in quanto facilitatore sintesi interessanti sono state proposte da Nelson-McFadzean (1998) e da Sandelands (1999), che definiscono alcune categorie di abilità pertinenti a questo particolare profilo analizzandone in dettaglio i bisogni specifici. La relazione tra il tutor/facilitatore e la comunità degli studenti può essere rappresentata come nello schema che segue.

Schema che illustra l’azione del tutor nella sua veste di facilitatore

Nello schema si evidenzia come, accanto alla dinamica di comunicazione tra tutor e studenti mediata dai materiali strutturati attraverso cui il tutor, in quanto istruttore, eroga i contenuti del corso, si inseriscano altre due forme di interazione tra tutor e comunità che apprende. La prima e la più diffusa di queste forme di interazione è la comunicazione uno-uno tra tutor e studente, che avviene tipicamente via e-mail: il tutor che risponde in modo diretto e personalizzato alle richieste di chiarimento o di aiuto del singolo studente configura una situazione di tutorship in senso stretto, poiché l’attività dello studente risulta facilitata dal sostegno del tutor.

Il tutor come facilitatore: esemplificazioni
In un corso in cui il tutor assume prevalentemente un ruolo di facilitatore o in una fase di un corso orientata all’approfondimento dei contenuti e alla condivisione di opinioni ed esperienze tra i corsisti sulla documentazione analizzata
- Garantisce il rispetto della netiquette se la comunicazione tra i corsisti avviene via e-mail. Se si definiscono delle sessioni di chatting garantisce il rispetto dell’ordine del giorno. Svolge di fatto un ruolo di moderatore.
- Verifica con cadenza settimanale se sulla bacheca utilizzata sono presenti osservazioni e interventi o se nella ML sono circolati messaggi e decide, sulla base di quanto avviene, di intervenire con messaggi di sollecito o per animare la discussione.
- Verifica se è il caso, anche sulla base di come si sta sviluppando la discussione, di integrare la documentazione con altri suggerimenti. In questo caso produce pagine Web che saranno aggiunte al nucleo iniziale e invia agli iscritti un messaggio in cui li invita ad analizzare la documentazione integrativa. Il tutor ha facoltà di produrre come documentazione integrativa, se lo ritiene opportuno, anche eventuali interventi audio o audio-video, per puntualizzare problematiche eventualmente emerse, ad esempio per chiarire meglio una griglia di valutazione che risultasse poco accessibile ai corsisti. Se produce ulteriori materiali lo comunicherà subito ai corsisti.
- Analizza la situazione in prossimità della scadenza della fase in corso e valuta se è il caso di procedere con una fase più orientata alla cooperazione (attività del primo tipo). I parametri per valutare la situazione sono indicati nella scheda di automonitoraggio del tutor. In alternativa, se decide di non procedere con una fase cooperativa, produce delle linee/guida da inviare ai corsisti per l’elaborazione di una riflessione personale da allegare al dossier.

Il tutor/facilitatore è tenuto a rispondere a richieste specifiche di chiarimento, almeno a quelle per le quali è già stata dichiarata una disponibilità. È importante tuttavia che i corsisti capiscano che nello sviluppo di un’attività in rete si devono rispettare dei tempi e dei modi.

Il tutor come moderatore/animatore: il profilo e le caratteristiche
Sotto certi aspetti, l’azione del facilitarore e quella del moderatore/animatore hanno elementi in comune. Osserviamo uno schema che illustra l’azione del tutor nella sua veste di moderatore/animatore.

Schema che illustra l’azione del tutor nella sua veste di moderatore/animatore: in questo caso è evidenziato soprattutto il ruolo del tutor come moderatore della comunità virtuale degli studenti

Come si può notare, accanto alle consuete forme di interazione dell’insieme degli studenti con le risorse elaborate dal tutor e dei singoli con il tutor stesso (in questo caso nella sua veste di facilitatore), si evidenzia la presenza del tutor nel contesto del dialogo che si sviluppa tra gli studenti, che secondo questo modello si configurano ormai come una vera e propria comunità, talora con una certa autonomia organizzativa e operativa. L’interazione, sia all’interno del gruppo che apprende che considerando la presenza attiva del tutor, è tipicamente molti-molti: ne consegue che il tutor non è più necessariamente elemento centrale o punto di riferimento dell’azione formativa, ma tende a diventare uno tra i molti attori. Il suo ruolo potrà a questo punto assumere caratteristiche diverse a seconda di come è impostata l’attività e di quanta importanza è assegnata, nella meccanica di sviluppo del corso, ai processi collaborativi e all’interazione tra gli studenti, ai contenuti piuttosto che alle riflessioni metodologico/didattiche. Lo schema precedentemente illustrato può essere ad esempio leggermente modificato immaginando una situazione in cui il gruppo che apprende, oltre che comunicare e discutere, collabora attivamente alla realizzazione di un elaborato o di un prodotto, sia esso una simulazione o un vero e proprio oggetto di senso compiuto.

Schema che illustra l’azione del tutor nella sua veste di moderatore/animatore: in questo caso è evidenziato soprattutto il ruolo del tutor come animatore di gruppi collaborativi di studenti

Tanto più ampio sarà lo spazio concesso all’interazione tra gli studenti in funzione dell’elaborazione di un prodotto comune, tanto minore sarà di conseguenza il ruolo del tutor: è ad esempio consigliabile che il tutor intervenga in misura molto limitata sui contenuti del documento, della ricerca o del progetto che gli studenti vanno elaborando. Il suo compito consisterà piuttosto nel mantenere la discussione su un livello accettabile, sia in termini di “ritmo” che in termini di sostenibilità complessiva. Anche per questo usiamo il termine moderatore/animatore: significa nella sostanza che al tutor così inteso spettano sia il compito di smorzare i toni della discussione, se questa dovesse risultare eccessivamente animata, sia il compito di stimolare il dibattito se questo dovesse dare segni di stanchezza o se si verificasse un evidente calo di interesse da parte degli studenti. Analogamente, il tutor cercherà di evitare che gli studenti si lascino “prendere la mano” dalla voglia di fare in attività collaborative con risvolti operativi o che, al contrario, non collaborino a sufficienza, tanto da compromettere l’esito dell’attività. Complessivamente, il moderatore/animatore ha una notevole responsabilità: dovrà sempre cercare di rendere il più possibile umana l’atmosfera altrimenti tendenzialmente impersonale e astratta che si instaura quando si opera a distanza, particolarmente quando si utilizzano tecniche di comunicazione asincrone (Woodall, 1999).

Secondo alcune interpretazioni, il tutor, nella sua veste di moderatore, si occupa soprattutto dell’organizzazione e della gestione dei gruppi di discussione. In tal senso, una parte della letteratura sulla figura del moderatore online si rifà a modelli mutuati dagli studi sulla comunicazione e sulle dinamiche di gestione dei gruppi. Berge (1995) recuperando Brochet (1989), individua sei compiti fondamentali nella figura del moderatore.
- Definire gli obiettivi dell’interazione e gli argomenti in discussione
(moderatore = goal setter)
- Discriminare tra contributi interessanti e contributi poco utili alla discussione e poco costruttivi
(moderatore = discriminator)
- Stimolare la partecipazione dei coinvolti e creare un clima di fiducia
(moderatore = host)
- Affrontare e rimuovere gli ostacoli alla comunicazione e promuovere la cooperazione
(moderatore = pace setter)
- Arricchire il dibattito fornendo se necessario adeguati chiarimenti
(moderatore = explainer)
- Mantenere alta la motivazione dei partecipanti e il clima complessivo il più possibile sereno
(moderatore = entertainer)

Il tutor come moderatore/animatore: esemplificazioni
Il ruolo del tutor, in una fase orientata al dialogo e alla collaborazione tra i corsisti o in modelli di corsi onlini basati su un approccio integrato, tenderà a diversificarsi a seconda della tipologia di attività. In generale, se in un corso online si praticano attività collaborative o si attivano discussioni tra i partecipanti, ciò significa che il gruppo è sufficientemente motivato ed è quindi in grado di interagire con una certa regolarità. In queste situazioni il tutor:
- svolge un ruolo attivo, per quanto gli compete, a seconda del tipo di attività collaborativa che i corsisti praticano in rete (administrator nella simulazione di un corso online, master nel gioco, osservatore/critico nell’attività di scrittura collaborativa…);
- reagisce alle sollecitazioni dei gruppo di attività valutando se e come apportare variazioni agli obiettivi stabiliti: ad esempio, se in una simulazione il gruppo dei corsisti volesse puntare sull’elaborazione di pagine Web, spetterà al tutor valutare la fattibilità dell’ipotesi. In ogni caso i corsisti dovranno sapere che il tutor avrà l’ultima parola sulle varianti allo schema iniziale. Se il tutor valuta positivamente proposte di variazione allo schema iniziale svolgerà un preciso ruolo di supporto/suggerimento nel reperimento o nell’elaborazione dei materiali necessari, assumendo almeno per un periodo anche un ruolo di facilitatore;
- produce un “report” periodico sullo stato dell’attività in corso, da inviare a tutti i corsisti. La cadenza potrebbe essere settimanale, anche se questo dipenderà dalla durata complessiva dell’attività e dal ritmo che i corsisti sono in grado di seguire;
- sollecita i corsisti a “chiudere” le attività collaborative producendo un risultato, in base agli obiettivi stabiliti o a quelli che si sono andati delineando. In questo caso il termine ultimo per la chiusura dell’attività può anche variare leggermente da gruppo a gruppo tra quelli moderati dal tutor, anche se l’oggetto o l’approccio fossero uguali.

Il tutor non dovrebbe mai rivestire il ruolo di coordinatore di un gruppo collaborativo. Il coordinatore dovrebbe essere sempre scelto tra i corsisti più attivi, evitando comunque quelli che appaiono eccessivamente invadenti. Il tutor si occupa infine, almeno in parte, del monitoraggio e della documentazione, anche per poter avere un quadro più chiaro della situazione generale. Tipicamente:
- Controlla i forum almeno 3 volte alla settimana.
- Controlla quotidianamente la posta.
- Compila e mantiene aggiornato un riepilogo dei “threads” delle discussioni via e-mail o via forum: il riepilogo conterrà almeno l’indice degli argomenti in discussione e un resoconto quantitativo dei messaggi pertinenti a ciascun argomento, con indicazioni sui reply e sul numero di studenti coinvolti nella discussione su ciascun argomento specifico.

Il tutor dovrebbe produrre con regolarità anche dei report di autovalutazione dell’esperienza in corso, con alcune informazioni essenziali.
- Brevi indicazioni sul “clima” dell’attività: ci sono stati problemi o lamentele tra i corsisti o tra corsisti e tutor? Di che tipo? Per quale ragione?
- Indicazioni sulle difficoltà incontrate dal tutor: ci sono studenti che non si riesce a gestire? Quali sono i problemi che hanno creato maggiori difficoltà? Di fronte a quali richieste il tutor si è trovato più in difficoltà?
- Riflessioni personali sulle carenze del sistema: che cosa manca? Che cosa non funziona?
I report dovrebbero essere condivisi con altri tutor impegnati in attività analoghe, per ottenere eventuali suggerimenti utili sulla conduzione del gruppo. L’insieme dei report potrebbe confluire in un report finale riepilogativo, una sorta di “sintesi” dell’esperienza. I report sono utili anche per mettere a punto suggerimenti da inviare agli studenti in modo da indirizzarli verso un uso più proficuo degli spazi e degli strumenti a loro disposizione.

In momenti orientati alla collaborazione attiva tra gli studenti il tutor dovrebbe produrre anche un report per gli stessi studenti, che potrebbe avere cadenza settimanale (o altra cadenza a seconda della durata dell’attività). Nel report:
- si analizza lo stato dell’attività indicando brevemente i punti di forza riscontrati e i punti di debolezza riscontrati;
- si cerca di puntualizzare brevemente la “distanza” della situazione attuale rispetto all’obiettivo;
- si danno alcuni brevi suggerimenti strategici e operativi per affrontare i problemi eventualmente riscontrati.

Per le risorse essenziali si rimanda alla scheda.


<< Indietro Avanti >>