Home » n. 13 settembre 2002

Interazione ed Usabilità

13 settembre 2002 |

Il prof. Stefano Levialdi si occupa da anni di ricerca sulle tematiche dell’interazione e dell’usabilità ed è titolare di due insegnamenti “Interazione uomo macchina” (detti IUM), uno al quarto anno e l’altro al quinto anno, della laurea in Informatica, presso la Facoltà di Scienze MM.FF.NN dell’Università di Roma, “La Sapienza”. Cogliamo l’occasione offerta da questo numero della rivista Form@re dedicato alle tematiche dell’ergonomia e dell’usabilità per porgergli alcune domande.

Come si caratterizzano i suoi corsi universitari di Interazione Uomo-Macchina? I contenuti di questi corsi ricoprono una vasta gamma di argomenti: definizioni e concetti di interfaccia, aspetti caratteristici dei programmi e dei paradigmi di programmazione, funzioni e capacità cognitive degli umani, la modellazione dell’utente (in base agli aspetti percettivi, di attenzione, di memorizzazione e di apprendimento), modelli di calcolo interattivo, metodologie di programmazione per la realizzazione di interfacce amichevoli ed, infine, definizioni e misura della usabilità come caratteristica di un sistema informativo legata ad una classe di utenti.
Naturalmente non è facile, sopratutto per gli studenti all’inizio del primo corso, comprendere il significato della modellazione, della formalizzazione e, più in generale, della necessità di “caratterizzazione” degli umani per orientare la progettazione dei programmi applicativi e delle interfacce verso sistemi facili da apprendere e da utilizzare.

In una parola, come potrebbe definire l’usabilità?
L’usabilità rientra nelle caratteristiche dei sistemi informativi come espressione della qualità di detti sistemi in quanto contenente valutazioni sull’apprendimento, sull’utilizzo, sulla efficienza, sulla effettività di impiego da parte degli utenti finali nel loro ambiente di lavoro. Per questo motivo si sono affinate delle tecniche che consentono di eseguire degli esperimenti con umani (gli utenti) che, in scale di misura opportune, possano esprimere quantitativamente un valore da associare all’usabilità nella realizzazione di un compito specifico mediante il sistema informativo valutato.

Ci può dire qualcosa circa la vostra attività di ricerca nel settore delle interfacce?
La nostra attività di ricerca applicata, iniziata molti anni fa (1961), nel settore della elaborazione delle immagini, ha subito un cambiamento nel 1984 quando, presso l’Università di Hiroshima (Giappone) un gruppo di persone di diverse origini (cinesi, giapponesi, nordamericani, italiani e svedesi) ha proposto di sostituire il testo, nei linguaggi di programmazione, con le immagini per la creazione di programmi a scopo generale. La natura quindi di questi nuovi linguaggi era visiva e da questo punto di partenza sono nate delle conferenze annuali, sponsorizzate dall’IEEE Computer Society, in diverse città del mondo (Hiroshima, Linköping, Chicago, Dallas, Pittsburgh, Kobe, St. Louis, Bergen, Darmstadt, Roma, Boulder, Seattle, Capri, Halifax, Tokyo, Stresa, Washington). Inoltre abbiamo fondato una rivista nel 1990 (co-editori Shi-Kuo Chang e Stefano Levialdi) chiamata Journal of Visual Languages and Computing, publicata da Academic Press (ora Elsevier) che risulta essere l’unica che tratta sistematicamente argomenti legati agli ambienti visuali, ai linguaggi di programmazione visuali, alla visualizzazione dei programmi e, più in generale, alla rappresentazione visuale di strutture dati, algoritmi e processi.

Quali sono state le conseguenze di questi incontri transnazionali e quali sono oggi gli obiettivi della vostra ricerca?
L’interesse per l’uso di strutture grafiche nella programmazione, e più in generale, per la interazione fra utente e calcolatore, ha portato noi, ricercatori universitari, a fondare il Pictorial Computing Laboratory (PCL), ad interessarsi delle diverse forme di interazione fra umani e programmi attraverso interfacce multimodali e multimediali. La ricerca portata avanti dal nostro Laboratorio interuniversitario (il PCL comprende anche docenti e ricercatori di altre due università: Bari e Brescia), riguarda precisamente lo sviluppo di una metodologia per la progettazione e costruzione di interfacce visive. Inoltre, il PCL si occupa anche della elaborazione di immagini associata alla creazione e gestione di basi di dati immagini ed al recupero delle stesse su base associativa, vale a dire interrogando la base dati immagini sul contenuto dell’immagine ricercata, sfruttando numerose tecniche (estrazione di contorni, descrizione di modelli, valutazioni morfologiche, analisi della trama, costruzione di istogrammi, valutazione del colore, etc.) sviluppate in passato. L’interesse primario è quello di ottenere una interazione con l’utente che sia naturale, veloce e che, comunque fornisca informazioni utili anche quando l’immagine desiderata non si trovi a posteriori dell’interrogazione. Per quanto riguarda invece lo studio delle proprietà dell’interfaccia, consideriamo le loro funzioni principali: di comunicazione, controllo ed interazione. Si tratta dell’interpretazione di ciò che si vede sullo schermo (immagini, icone, testo) e della materializzazione di conoscenze presenti nella memoria del calcolatore, o in quella dell’umano, mediante la generazione di opportune strutture visive. Oltre agli aspetti formali di un linguaggio visivo basato su sentenze visuali presentate sullo schermo, vi sono diversi aspetti di interesse dal punto di vista della ricerca. Ad esempio come realizzare ambienti di sviluppo per interfacce visive in modo da garantire una serie di proprietà di interesse per l’utente come la predicibilità, la reversibilità delle azioni, la conoscenza – ad ogni istante – dello stato del sistema, la disponibilità di materiale per l’aiuto in caso di dubbi o errori, la presenza di controreazioni del sistema ai comandi dell’utente per metterlo a conoscenza della esecuzione dei suoi comandi, etc. Queste proprietà garantiscono, a loro volta, la usabilità del sistema nei confronti di una classe di utenti operanti in un dominio applicativo specifico. Per questa ragione, la usabilità, cosi come la progettazione centrata sull’utente, fanno parte integrante della cultura necessaria per la progettazione di sistemi che sfruttano l’interazione fra umani e programmi.

A suo avviso quale utilità può avere per chi si occupa di formazione (come la maggior parte dei lettori di Form@re) avvicinarsi ai problemi dell’usabilità?
Chi si occupa di formazione non sempre è consapevole dell’importanza di una buona progettazione del “materiale formativo”. Specie oggi che molti formatori si avvalgono di nuove tecnologie è importante acquisire sensibilità verso i problemi dell’usabilità. Il vantaggio maggiore è naturalmente per gli studenti che, invece di preoccuparsi di capire come si usa il sistema, si concentreranno di più sul materiale formativo. Potranno cioè dedicare il loro tempo a studiare i contenuti e non a “disambiguare” comandi o a cercare di comprendere il significato di innumerevoli icone.

Quali sono i momenti di divulgazione e le iniziative che vi consentono di parlare di queste tematiche?
Oltre al Journal VL&C, ai Workshops internazionali sulle interfacce visive avanzate (AVI, Advanced Visual Interfaces) iniziati nel 1992 a Roma (poi svolti ogni due anni a Bari, a Gubbio, a L’Aquila ed a Palermo) e nel maggio di quest’anno a Trento, promuoviamo e collaboriamo con la nuova serie di Human-Centric Computing Symposia (languages and environments) dell’IEEE Computer Society che rappresenta la continuazione delle conferenze sui linguaggi visuali, dove sono membro dal loro inizio dello Steering Committee, a partire dalla conferenza realizzata a Stresa (2001) dove ero il General Chairman e che continuerà questo anno a Washington (2002).

Quali sono gli attuali progetti di ricerca in corso? Il PCL attualmente collabora con diversi ricercatori delle seguenti Università: Monash University (Australia), Washington University (USA), University College (UK, Londra), Università di Berlino (Germania), Università Nazionale di Heredia (Costa Rica), Università di Pavia, Università di Salerno, Università di Udine e con enti come l’ENEA, il CNR, ed industrie (Telecom Italia, Didacom, Yousable, etc.). Fra i diversi progetti di ricerca ve ne sono due: uno di interesse nazionale e l’altro europeo, che riguardano il primo l’uso di dispositivi mobili sensibili al contesto con applicazioni ai Beni Culturali ed alla Educazione a Distanza, mentre l’altro la creazione di un portale (”BigBang”) per facilitare l’apprendimento dell’inglese attraverso il suo utilizzo in diverse forme (scritte, orali, di auto-valutazione) per gli studenti di La Sapienza, per docenti ed amministrativi (Progetto Campus). Nel primo progetto sono interessate unità di Venezia, Brescia, Bari, Salerno e Roma mentre nel secondo ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Letterarie, il nostro Dipartimento di Informatica e docenti di Lingua Inglese. In sintesi possiamo dire di essere interessati ai diversi aspetti informatici e cognitivi del processo di interazione fra umani e calcolatori, sia attraverso progetti di ricerca specifici, sia come didattica. L’interesse crescente per queste tematiche si evince anche dal fatto che molti di noi, oltre a tenere corsi universitari di “Interazione Uomo-Macchina”, sono chiamati a svolgere seminari in diversi Master (a Pavia, a Firenze e, recentemente, a Roma). Ad esempio: i nuovi Master di Roma, che si tengono presso la Telecom Italia a Parco dei Principi, essendo orientati alla Televisione Digitale, ai Servizi su Reti ed alla Editoria Multimediale, vedono proprio la centralità di tematiche come quelle della Interazione, della Usabilità e delle metodologie per valutare la qualità dei sistemi informativi in generale e delle interfacce in particolare.


<< Indietro Avanti >>