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Le competenze nella società della conoscenza Riflessioni a margine di un intervento di Guy Le Boterf

15 novembre 2002 | di Fabrizio Rozzi fabriziorozzi@iol.it Lettere, Dottorando di Ricerca in Telematica e Società dell'Informazione Università degli Studi di Firenze

L’intervento illustra il nuovo concetto di competenza che secondo Guy Le Boterf deve essere un punto di riferimento per chi si occupa di formare, gestire e sviluppare le persone. In particolare viene ribadita l’importanza che la persona non solo possieda le competenze in astratto ma che le sappia utilizzare con efficacia e padronanza nelle situazioni professionali concrete e che sia in grado di combinare, cioè di mobilitare e attivare, le risorse giuste (sia personali che altrui) al momento giusto.

“Non bastano le competenze, ci vogliono professionisti competenti!”: è questo, in sintesi, il succo del contributo che il Prof. Guy Le Boterf ha presentato lo scorso 7 novembre a Firenze, nell’ambito del convegno “Certificazione e riconoscimento delle competenze”.
Le Boterf è un osservatore privilegiato in grado di sintetizzare i termini di un una ricerca che si pone in un punto di confluenza di discipline, punti di vista e interessi diversi. Le sue riflessioni offrono spunti e indicazioni operative utili per il formatore e per l’Human Resource Manager, per l’insegnante e per chi si occupa di orientamento al lavoro, per il politico e per il giovane cittadino che entra nel mercato del lavoro.
Un’attenzione particolare alle idee del pedagogo francese viene posta dal mondo dell’università, che è attraversato da un profondo ripensamento della propria funzione e del proprio ruolo in un momento in cui entra in crisi il tradizionale modello disciplinare di sapere per la rapida evoluzione delle conoscenze.
Se la didattica universitaria era in passato quasi esclusivamente rivolta alla formazione di giovani neo diplomati, ora si sta assistendo ad una crescente affermazione del concetto di longlife learning, con la necessità di ridisegnare i curricula formativi e di implementare progetti di educazione continua.
Il nuovo concetto di competenza delineato da Le Boterf può rappresentare un punto di riferimento importante per un nuovo modello educativo in grado di rispondere alle reali esigenze dei lavoratori, sullo sfondo di un contesto sociale e organizzativo profondamente cambiato negli ultimi anni: non è banale mettere in evidenza che oggi le modalità di lavoro e di approccio ai problemi sono profondamente diverse da quelle di 20 o 30 anni fa!
La riflessione del pedagogo francese parte dalla constatazione che il concetto tradizionale di competenza intesa come semplice somma di saperi e di saper fare risulta troppo debole di fronte alle sfide della competitività, alle esigenze della collettività e alla crescente mobilità dei lavoratori. Al centro di tutto bisogna porre nuovamente la persona, collocandola sullo sfondo di un mercato del lavoro in rapido e continuo mutamento.
Alla luce di questo quadro si assiste ad un netto ridimensionamento dell’importanza della procedura o dei meccanismi automatizzati in ambito di lavoro a tutto vantaggio della componente umana: i primi possono andare bene per processi di routine, ma quando si tratta di far fronte a situazioni e difficoltà imprevisti, o a gestire sistemi complessi, allora torna prepotentemente in campo l’importanza della competenza e della capacità delle persone (individualmente e in gruppo) di risolvere i problemi con soluzioni innovative ed efficaci.
L’essere umano è indubbiamente più limitato di una macchina e può cadere più facilmente in errore, ma l’uomo, contrariamente alla macchina, può correggere gli sbagli e intervenire sul processo!
Tracciato questo quadro, Les Boterf ha espresso la necessità di una nuova prospettiva per affrontare con efficacia e utilità il problema. Si tratta dunque di passare:
- dal saper fare al saper agire: in organizzazioni o situazioni di lavoro nelle quali l’assegnazione dei compiti e dei ruoli è aperta, entra profondamente in crisi il concetto di lavoro come pura esecuzione di mansioni predeterminate. Il lavoratore ora deve essere in grado di prendere decisioni con autonomia e responsabilità, ovvero “decidere nella situazione”. Questa constatazione comporta importanti implicazioni pratiche per chi si occupa di valutazione e di progettazione di percorsi formativi. Occorre dunque fare una distinzione fra valutare la performance (cioè l’esecuzione di pratiche per ottenere certi risultati o prodotti) e valutare la padronanza nelle situazioni professionali (con l’inclusione di tutte le variabili che queste possono comportare). È inoltre necessario che interventi formativi finalizzati allo sviluppo delle competenze prevedano azioni espressamente finalizzate a sviluppare la capacità di “combinare” le competenze e le risorse della persona: il saper agire, inteso come combinazione efficace di diversi “saper fare”.

- dalla somma alla combinazione: il saper agire comporta la capacità di saper combinare le singole competenze di un individuo. Un singolo individuo può possedere parecchie competenze, ma non è detto che sia in grado di sfruttarle con efficacia nelle diverse situazioni professionali. Possedere la competenza è condizione sufficiente, ma non necessaria perché un professionista possa dichiararsi competente! Oltre a questo la persona deve essere sempre più in grado di mobilitare a attivare risorse esterne: “ogni azione realizzata con competenza è il prodotto di una combinazione di risorse”. Il lavoratore competente deve essere in grado di trovare la giusta combinazione di risorse: saperi, abilità, attitudini, esperienze, fonti etc. La competenza di un team emerge dalla combinazione delle competenze e delle professionalità dei suoi membri; la competenza chiave di un’organizzazione è la risultante della combinazione delle competenze degli individui, delle loro professionalità e delle competenze collettive delle varie equipe. Lavorare in team, inoltre, incrementa le competenze della persona!

- dalle procedure alle persone: si afferma un nuovo concetto di professionalità il cui sviluppo non può essere ristretto ai soli processi di formazione istituzionalizzati. Si affermerà invece il concetto di navigazione professionale: bisognerà creare spazi di professionalità, cioè luoghi catalizzatori di crescita professionali in cui ciascuno sarà libero di creare il proprio percorso personale. Non si potrà dunque imporre l’acquisizione della professionalità: “se la costruzione delle competenze è al cento della soggettività, bisognerà saper pilotare e non solo controllare”. Un nuovo management, in questo senso, dovrà essere dunque in grado di creare strumenti di pilotaggio e di sperimentare nuove regole del gioco.
È dunque opportuno fare tesoro di queste indicazioni, soprattutto quando si tratta di ridisegnare percorsi di apprendimento che fanno uso di nuove modalità formative collegate all’utilizzo delle tecnologie telematiche, ricordando che si può fare formazione di qualità soltanto mettendo al centro le persone, con le esigenze specifiche che hanno origine dalle situazioni di vita professionale, sociale e personale degli individui.

Guy Le Boterf, consulente e direttore de “Le Boterf Conseil” è esperto di gestione e sviluppo delle risorse umane.
L’intervento di Guy Le Boterf, che ha stimolato questo articolo, ha avuto luogo nell’abito del Convegno “Certificazione e riconoscimento delle competenze” organizzato da Provincia di Firenze, Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze, e IRRE Toscana, Firenze 7 novembre 2002.
Il titolo dell’intervento è “Competenze, professionalità e innovazione”.

Bibliografia
Guy Le Boterf, Compétence e navigation professional, Les éditions d’organisation, 2000
Guy Le Boterf, Ingénierie et évaluation des compétences, Les éditions d’organisation, 2001
Guy Le Boterf, Constuire les compétences individuelles et collectives, Les éditions d’organisation, 2001


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