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Mancano solo 47 anni al 2049. Pensieri sulla visione di Lee e Messerschmitt

15 novembre 2002 | di Leonardo Bargigli bargigli@achille.det.unifi.it Filosofia, Dottorando di Ricerca in Telematica e Società dell'Informazione Università degli Studi di Firenze

Le previsioni sullo sviluppo dell’e-learning non tengono generalmente in adeguata considerazione i cambiamenti negli assetti organizzativi e sociali richiesti dall’introduzione delle ICT (Information and Communication Technologies) in ambito educativo. Il modello proposto da Lee e Messerschmitt (in bibliografia) rende in maniera vivida la distanza tra il modello educativo attuale e quello adottato in un ipotetico contesto in cui l’idea dell’educazione lungo tutto l’arco della vita è concretamente attuata. Si chiarisce così che la portata dei cambiamenti in questione è tale da escludere ogni facile profezia per il futuro.

Le previsioni sullo sviluppo dell’e-learning nel futuro più o meno prossimo sono abbondate nel corso degli ultimi anni, e restano ancora oggi numerose, nonostante la crisi dei settori legati alla cosiddetta new economy. A più riprese e da più fonti è stata prospettata una vera e propria rivoluzione nell’educazione, generata dall’introduzione di soluzioni tecnologiche sempre più raffinate, e in grado di soddisfare esigenze di apprendimento sempre più mirate.
Gli slogan “apprendere quando si vuole, dove si vuole” e “apprendere lungo tutto l’arco della propria vita” sembrano sintetizzare efficacemente le aspettative sollevate dalle previsioni e dalle promesse formulate in questo campo.
Tuttavia la propaganda in favore di un più largo uso di sistemi di insegnamento/apprendimento supportati dalle ICT si è troppo spesso soffermata esclusivamente sull’analisi della tecnologia, ad esempio proponendo con enfasi le nuove possibilità offerte da applicativi e ambienti progettati per il web. Oppure ne ha con troppa semplicità sottolineato i potenziali vantaggi economici (diminuzione dei costi fissi in infrastrutture materiali per l’insegnamento e dei costi di viaggio, aumento di produttività del personale docente); sociali (maggiore accesso all’istruzione per fasce di popolazione svantaggiate); e didattici (maggiore efficacia attraverso l’interattività e la personalizzazione dei tempi di apprendimento).
In verità le esperienze sin qui accumulate -che cominciano a rappresentare un patrimonio rilevante per quantità e qualità- hanno mostrato come le difficoltà connesse allo sviluppo di queste nuove forme di educazione siano molte. Sussistono tuttora rilevanti vincoli tecnologici che non rendono possibile attuare in maniera adeguata alcune delle promesse più impegnative formulate in questo campo; ma anche – e soprattutto- è evidente che l’introduzione di radicali innovazioni tecnologiche in campo educativo richiede una altrettanto elevata capacità di progettare e realizzare innovazioni nell’assetto consolidato di organizzazioni che sono il frutto di una storia ultrasecolare.
Che il cambiamento organizzativo sia l’elemento critico per il successo anche del cambiamento tecnologico risulta abbastanza evidente non appena si cerca di disegnare una immagine globale di come per un verso dovrebbe funzionare il sistema educativo in una situazione di uso esteso di tecnologie dell’informazione e per altro di quali dinamiche di ordine sociale ed economico potrebbero imporre un uso più esteso della tecnologia nell’educazione. A questo riguardo una immagine molto interessante è quella elaborata da Lee e Messerchmitt (riferimento bibliografico a fine articolo), che offrono una loro interessante – e divertente – profezia sul futuro delle Università.
Nella visione di Lee Messerchmitt nell’anno 2049 il sistema dell’istruzione universitaria ha superato una profonda crisi, determinata nei decenni precedenti dalla crescente incapacità a fare fronte alla sempre maggiore rapidità nell’evoluzione delle conoscenze, e alle esigenze crescenti, da parte dei lavoratori, di formazione lungo tutto l’arco della vita. La soluzione è consistita nell’elaborazione di un modello educativo radicalmente alternativo, in cui, a fronte di un accorciamento del periodo di studio durante la giovinezza, le persone vengono formate periodicamente, alternando periodi di lavoro e di studio, e restando quindi per tutta la vita all’interno della comunità universitaria. Questa si configura largamente come virtuale, grazie al supporto di tecnologie di comunicazione estremamente sofisticate, anche se sono previsti periodi di frequenza in presenza. A questo nuovo modello educativo corrisponde un modello economico altrettanto innovativo, in base al quale agli studenti è garantita l’istruzione per tutta la vita, in forma gratuita nei primi anni, e successivamente attraverso la corresponsione, da parte dei diretti interessati, di una quota del loro reddito annuo. Ancora più drammatico, se possibile, è l’impatto immaginato sull’assetto del sapere: anche a causa del venire meno delle rigide gerarchie tra docenti e discenti, ogni forma di nozionismo è stata abbandonata, fino al superamento del modello disciplinare di sapere, che è stato sostituito da un modello “a strati integrati” in cui sono privilegiati gli aspetti sistemici, differenziando l’insegnamento per livelli – dai fondamenti ai sistemi alle applicazioni. Così facendo educazione tecnica e liberale si sono completamente integrate, generando una unica cultura alimentata da un ambiente intellettuale molto più aperto e dinamico rispetto al passato.
Questa visione del futuro ha senza dubbio il pregio di chiarire che l’uso diffuso delle ICT produrrà necessariamente effetti sull’intero sistema dell’educazione; ma soprattutto evidenzia che saranno i bisogni e le dinamiche sociali a determinare se e in quale misura l’uso della tecnologia potrà diffondersi nei vari ambiti educativi. Da questo punto di vista, se il modello proposto sembra sollevare perlomeno altrettanti interrogativi di quanti non ne risolva – soprattutto in termini di inclusione sociale – non ne può essere sottovalutato il messaggio fondamentale, ovvero che, qualsiasi aspetto avrà il futuro, esso nascerà da dinamiche così complesse da sfuggire ad ogni troppo facile previsione.

Bibliografia
E. A. Lee, D. G. Messershmitt, “A Highest Education in The Year 2049″, Proceedings of The IEEE, 87 (9), Settembre 1999, pp. 1685-1691.


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