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Università e nuove tecnologie

9 marzo 2002 | di Maria Chiara Pettenati Professore a contratto del corso Laboratorio di Telematica, Facoltà di Ingegneria, Università di Firenze Internet: http://radar.det.unifi.it/people/Pettenati E-mail: pettenati@achille.det.unifi.it

Accade sempre più spesso all’università di assistere ad esperienze di uso di nuove tecnologie nella didattica. Fioriscono le sperimentazioni, le innovazioni, veri e propri corsi interamente online, addirittura interi corsi di laurea, lauree specialistiche, master e corsi di dottorato. Vedendo questi esempi sorgono però spontanee queste domande: come avranno fatto a farlo? se volessi farlo anche io, potrei usare gli strumenti, i metodi, le regole etc. che hanno usato loro? Ovvero: quali sono le condizioni per cui l’esperienza fatta diventa ripetibile?
Si tratta di una questione cruciale che richiede un’attenta riflessione, che riguarda tutti e non solo i singoli pionieri dell’innovazione, dal momento che in tutte le università si sta lavorando per creare le condizioni (infrastrutture, strumenti, regole, politiche, risorse, personale) per le quali le iniziative di uso delle nuove tecnologie nella didattica sono supportate in modo sistematico.
A partire da una semplice ma interessante esperienza, in questo contributo si analizzano alcuni fattori critici che devono essere tenuti in conto per passare da un singolo esempio ad un’iniziativa diffusa.

In questo breve articolo, è illustrata un’esperienza di uso di nuove tecnologie nella didattica universitaria per mettere in evidenza l’entità dello sforzo che si richiede ai “pionieri” dell’innovazione nella didattica e la conseguente importanza di proporre sostegno ed aiuto istituzionale coerente e coordinato per passare dall’esperienza singola alla pratica della prassi.

L’esperienza riguarda l’insegnamento del corso di Laboratorio di Telematica tenuto dall’autore. Trattasi di un insegnamento obbligatorio al primo anno di tutti i nuovi corsi di Laurea di base nel settore dell’Ingegneria dell’Informazione. L’esperienza ha visto la collaborazione di altri due colleghi, che tengono in contemporanea lo stesso corso, per il progetto e la realizzazione degli interventi con un grande desiderio di sperimentare nuove forme di didattica e nuovi metodi e di valutarne l’efficacia e l’impatto al fine di migliorare la qualità dell’insegnamento.
Appariva evidente, però, fin dal primo momento, che cimentarsi da soli in questa direzione era chiaramente una strada non perseguibile: oltre alle difficoltà della nuova sperimentazione, c’erano le difficoltà tecniche e metodologiche da comprendere e da superare. Solo un lavoro di squadra avrebbe potuto garantire benefici, a fronte di un grande impegno di tutti, studenti inclusi. Forti di questa consapevolezza, si è costituito un team composto da tre docenti più due tutori con competenze specifiche sia della materia che degli strumenti usati per veicolare i contenuti e supportare le attività formative. Compito dei tutori era quello di fornire aiuto per l’interazione online con gli studenti, moderare la loro cooperazione, fare fronte alle loro richieste di aiuto, dubbi, consigli.

Nel nostro caso la situazione di partenza prevedeva tre classi di laurea distinte, ognuna affidata ad un docente. L’inizio del corso ha quindi visto tre docenti con lo stesso programma di corso per un gruppo di poco meno di 400 studenti da suddividere in 2 aule sufficientemente capienti.

Il corso di Laboratorio di Telematica, per sua natura, aveva come oggetto di studio proprio quelle tecnologie che ci si proponeva di usare come strumento per veicolare l’acquisizione di conoscenze e competenze. Non era nostra intenzione però sostituire la formazione tradizionale con la formazione online; volevamo piuttosto fare uso di strumenti e metodi nuovi per migliorare la qualità dell’insegnamento, considerando anche il fatto che il numero degli studenti era molto alto e che quindi la formazione tradizionale sarebbe sicuramente stata spersonalizzata e con scarsa interazione tra docenti e studenti e tra studenti stessi.

Abbiamo così pensato di predisporre un ambiente di apprendimento così fatto:

- Un sito web di supporto al corso (contenente lucidi, dispense, informazioni, bibliografia, notizie su come contattare i docenti, dove trovare aule attrezzate, etc.) http://best.det.unifi.it/telematica
- Un ambiente per test di autovalutazione e per esame finale (quiz a scelta multipla, con creazione casuale di questionari individuali e visualizzazione delle soluzioni)
- Un sistema automatico per la prenotazione agli appelli di esame
- Un forum del corso
- Una Mailing List del corso
- Una Chat del corso

L’ambiente di supporto al corso era dunque un ambiente composito, nel quale alcuni strumenti erano usati semplicemente come servizi in quanto già esistenti e forniti gratuitamente da provider commerciali o da organizzazioni (Yahoo!groups http://it.groups.yahoo.com per la mailing list e chat, PHPBB http://www.phpbb.com
per il forum) o provider istituzionali (l’Ateneo fiorentino per il sistema di prenotazione esami), mentre gli altri strumenti sono stati predisposti, sviluppati e gestiti direttamente dagli stessi docenti in relazione agli obiettivi specifici del nostro insegnamento (sito web, ambiente questionari).

Disponendo di questi strumenti si è convenuto di applicare una metodologia didattica organizzata in modo da usare al meglio gli strumenti per supportare le azioni formative in presenza e quelle a distanza.

A supporto delle azioni formative in presenza:
- le diapositive del corso venivano rese disponibili sul sito del corso con circa un giorno di anticipo sulla lezione;
- le lezioni in presenza venivano tenute a classi “virtualmente” unificate; un solo docente parlava a turno, usando una connessione in rete locale e condividendo voce e dati (lucidi, applicativi dimostrativi di vario tipo) attraverso il programma Netmeeting http://www.microsoft.com/windows/netmeeting/default.asp
(che in questo caso aveva la funzione di un applicativo usato solo dai docenti e non dagli studenti);
- il docente “parlante” si trovava fisicamente in una delle due aule, mentre nell’altra erano presenti gli altri docenti e gli assistenti; entrambe le classi assistevano alla stessa lezione e potevano partecipare alla discussione ed alle domande e risposte in classe;
- finita la lezione, i docenti proponevano spunti di riflessione da analizzare in relazione ai temi trattati, in modo asincrono ed attraverso gli altri strumenti telematici (potevano essere approfondimenti, curiosità, problemi etc.).

A supporto delle azioni formative a distanza:
- i docenti riproponevano quotidianamente sul forum e sulla mailing list una sintesi degli argomenti trattati in classe e delle proposte di riflessione emerse, invitando gli studenti a contribuire alla discussione;
- gli studenti, per la stragrande maggioranza già dotati di un personal computer a casa o comunque utilizzando le aule attrezzate della sede universitaria, potevano accedere a strumenti telematici di collaborazione (forum, mailing list, chat) per riflettere sui temi proposti a lezione, per collaborare tra loro, risolvere dubbi o sollevare questioni ed interessi;
- i docenti ed i tutori fornivano una soluzione conclusiva ai temi dibattuti con una scadenza settimanale, in modo da porre fine alle discussioni, quando esse si ritenevano esaurite;
- i docenti seguivano quotidianamente le attività on-line degli studenti, sia tramite forum e mailing list, che tramite sessioni sincrone di chat;
- gli studenti potevano esercitarsi a distanza sui quiz di autovalutazione per monitorare il loro stato di avanzamento nello studio; un apposito sistema permetteva loro di generare questionari sempre diversi, creati da un data base di circa 250 domande, di sostenere il test e di confrontare i propri risultati con le soluzioni. I questionari erano analoghi ai test che gli studenti si sarebbero trovati a sostenere nella sessione ufficiale di esame;
- gli studenti potevano comunque sempre contare sulla risposta diretta e sollecita dei docenti o degli assistenti per qualsiasi dubbio o richiesta.

Per le azioni di organizzazione:
- gli studenti potevano appoggiarsi sulle dettagliate istruzioni del sito per tutto ciò che riguardava le istruzioni sul corso, incluse le modalità di comportamento, cioè il cosiddetto codice d’onore del corso;
- gli studenti potevano usare l’ambiente messo a disposizione dall’Ateneo in modo centralizzato per gestire l’iscrizione agli esami tramite Web.

Il risultato dell’esperimento è stato estremamente incoraggiante. A fronte di un questionario finale di valutazione da noi proposto agli studenti, dopo avere sostenuto il primo appello di esame, si è dedotto un forte apprezzamento degli studenti per tutte le iniziative intraprese, ed una sensazione di grande vantaggio nell’acquisizione di conoscenze della materia e di competenze nell’uso degli strumenti telematici, oltreché un sentimento di apprezzamento per lo sforzo e l’interesse dei docenti nell’avere deciso di proporre metodi nuovi e strumenti nuovi. In particolare, gli studenti hanno trovato beneficio nell’aver potuto disporre di strumenti che supportavano la creazione di comunità di interesse nelle quali essi stessi conducevano dibattiti e discussioni. Hanno molto apprezzato il sito Web di supporto, contenente materiali ed indicazioni costantemente aggiornati che servivano per preparasi alle lezioni o per recuperare lezioni perse. Hanno molto apprezzato il fatto di potersi esercitare sui questionari online; i compiti online venivano discussi in modo sincrono o asincrono da piccoli gruppi di studenti che trovavano il modo di condividere ed aumentare le loro conoscenze. Un risultato, tanto rilevante quanto atteso, consiste nella aumentata consapevolezza degli studenti di avere acquisito abilità nell’uso di strumenti telematici a supporto della loro carriera. Un loro suggerimento molto generalizzato è stato infatti quello di mettere a disposizione strumenti analoghi per altri corsi.

Questa “semplice” organizzazione prevedeva dunque un uso tanto massiccio quanto composito di tecnologie. È nostra opinione che proprio la complessità e l’unicità del problema formativo (obiettivi, contenuti, precondizioni, tipo di utenti) di questo, come di tutti i problemi formativi che un docente si trova ad affrontare, trovi una risposta soddisfacente nell’uso di un ambiente tecnologico composito – proprio per fare fronte alle diverse esigenze – e quindi, per sua natura, complesso.

Questo ci spinge ad una riflessione generale sull’uso degli ambienti collaborativi (o piattaforme) per l’apprendimento, di cui è ricco lo stato dell’arte. Di fatto, qualsiasi piattaforma esistente si presta a risolvere una classe di problemi e non tutti i tipi di problemi. Inoltre, per quanto personalizzabile possa essere una piattaforma, essa sarà tanto più flessibile quanto complessa, ma conseguentemente meno usabile. Se ne deduce quindi che un qualsiasi docente che voglia ripetere, o seguire, questo tipo di esperienza, non troverà la strada spianata solo perché qualcuno prima di lui ha risolto qualche problema, e non troverà in una delle qualsiasi piattaforme la risposta esauriente e completa a tutti i suoi bisogni. La soluzione deriva sempre dall’uso di un insieme complesso e personalizzato di strumenti.

Inoltre, un’altra riflessione ci viene spontanea: questo tipo di corso, un po’ per sua natura un po’ per caso, si trovava facilitato nell’assemblare tra i tre docenti ed i tutori vari tipi di competenze che potevano essere necessarie per l’impresa (competenze tecniche, competenze di contenuti, competenze pedagogiche), ma questa non è né una condizione valida in generale, né una condizione semplice da raggiungere. Tipicamente un docente che si cimenta da solo nell’impresa troverà tanti e tali ostacoli e difficoltà, che riuscirà a superare solo grazie ad una grande tenacia e ad un impegno individuale – tratti questi legati alle motivazioni personali e non certo dipendenti dalle sollecitazioni ricevute dall’istituzione per la quale lavora (non esiste ad esempio nessuna differenza di retribuzione tra un docente di tipo tradizionale ed uno che vuole usare nuove tecnologie).

La domanda che sorge spontanea dunque è: come si può fare affinché in ogni università si possa generalizzare l’approccio e rendere ripetibile questo tipo di esperienza?
Si capisce che non esiste una ricetta univoca per ripetere un’esperienza e, eventualmente, per garantirne il successo. Si possono però fare delle riflessioni generali che possono trovare applicazione e risposte in un intervento istituzionale coordinato e coerente da parte dell’università:

1. Sono necessarie infrastrutture a disposizione di tutti i docenti (PC, reti locali, rete pubblica, applicativi specifici); questi sono elementi che devono essere gestiti a livello centralizzato dai centri servizi informatici dell’università. Nella nostra esperienza, essendo una facoltà scientifica, non è stato difficile trovare la condizione favorevole per disporre di infrastrutture adeguate ai nostri scopi.
2. Sono necessari ambienti autore (piattaforme) e strumenti (applicativi specifici, linguaggi di programmazione) per la realizzazione dei vari ambienti di apprendimento o semplicemente di elementi formativi; questi sono ambienti o strumenti che il docente è tenuto solo in parte a dover conoscere. Anche in questo caso la loro disponibilità dovrebbe essere gestita in maniera centralizzata dai centri servizi dell’università, con particolari specificità in relazione all’insegnamento dei vari tipi di discipline (scientifiche ed umanistiche, nelle loro sotto-articolazioni). Si evidenzia anche la necessità di disporre di ambienti quanto più personalizzabili e flessibili. Nel nostro caso, viste le competenze dei docenti, è stato possibile recensire e utilizzare strumenti esistenti, così come sviluppare autonomamente quelli che non erano disponibili.
3. Sono necessari contenuti formativi che il docente possa riutilizzare per costruire il suo proprio percorso anche facendo tesoro di quanto è stato fatto e preparato prima di lui; questo è un punto centrale per il successo della ripetibilità dell’esperienza. Non è infatti pensabile che in generale dei docenti possano cimentarsi nella creazione da zero di materiali e contenuti, mentre invece è pensabile che si appoggino a risorse esistenti, magari gestite e messe a disposizione in modo centralizzato dall’università. Questo è il primo passo per promuovere la ripetibilità delle iniziative di didattica assistita dalle nuove tecnologie.
4. Sono necessarie risorse umane per il supporto tecnico e pedagogico congiunto, sia per garantire di usufruire delle potenzialità complete degli strumenti, sia per farne un uso efficace per l’educazione in relazione agli obiettivi formativi; queste sono competenze che non devono necessariamente risiedere in un solo docente, ma devono emergere e compenetrarsi in un team di lavoro. In particolare, si prospetta una situazione utile in cui le competenze tecniche non siano solo centralizzate a livello di ateneo, bensì anche a livello di facoltà o di dipartimento, in modo da specializzare al massimo la competenza in relazione anche alla tipologia di formazione. Le competenze pedagogiche potrebbero essere fornite in modo centralizzato dall’università da un centro di servizi pedagogici per le nuove tecnologie, che potrebbe seguire le diverse iniziative nelle varie facoltà, disponendo di personale specializzato in grado di coprire le differenti aree di necessità (facoltà scientifiche, facoltà umanistiche, lauree di base, lauree specialistiche, formazione continua, formazione post-laurea, etc.). Nel caso della nostra esperienza, le competenze tecniche ed, in qualche modo, quelle pedagogiche erano disponibili nel team dei docenti e tutori.
5. Sono necessari tutori, cioè assistenti che abbiano sia competenze tecniche specifiche nell’uso delle tecnologie, sia competenze di contenuti per potere seguire gli studenti. La presenza di tutori è senza dubbio una componente fondamentale per la riuscita dell’iniziativa. Di solito viene valorizzata affiancando giovani docenti come dottorandi o assegnisti (tipicamente con maggiore competenza tecnologica) a docenti, nei quali è forte l’esperienza di didattica e quindi di metodologia. Questo era ad esempio il caso della nostra esperienza, in cui due dei tre docenti erano junior, uno era senior e due tutori erano giovani dottorandi.
6. Sono necessari studenti motivati che abbiamo voglia a loro turno di essere peer-tutor degli studenti futuri; si ritiene che a regime questo sia un fattore cruciale di riuscita di iniziative di questo tipo. Studenti che hanno seguito il corso e sostenuto l’esame possono a loro volta fungere da tutori alla pari – peer-tutor- per i loro colleghi, continuando in questo modo a promuovere la creazione di ricche comunità di interesse. Questo è quanto è accaduto nel nostro corso, dove i migliori studenti e quelli più motivati hanno chiaramente espresso il desiderio di continuare a partecipare alle attività online per diventare moderatori e facilitatori a loro volta.
7. Sono necessari docenti motivati ed istruiti per l’impresa; questa condizione si raggiunge solo con la valorizzazione delle competenze acquisite dai singoli per la formazione dei colleghi, e con l’opportuna incentivazione a cimentarsi in imprese che richiedono un grande impegno ed uno sforzo ingente.
8. Sono necessari ambienti di accesso per gli studenti agli strumenti telematici; questo implica il potenziamento di aule attrezzate o incentivi per l’acquisto di computer e sistemi gratuiti di accesso da casa alla rete dell’università (es. collegamento a numero verde dell’università con autenticazione dello studente).

Ciascuno dei punti sopra elencati apre una serie di questioni che sono estremamente importanti e che sono oggetto attualmente di dibattito in tutte le comunità scientifiche che trattano questi argomenti, e per le quali sono in corso di elaborazione soluzioni, strumenti e metodi.

Possiamo però concludere dicendo che esperienze come quella qui descritta, cioè esperienze estremamente appaganti e valide, possono essere al contempo migliorate, valorizzate e rese ripetibili attivando stabilmente specifiche e competenti equipe di persone che lavorino insieme, con strutture di supporto centralizzate, coordinate e coerenti per ogni università, al limite, per ogni facoltà, affinché la formazione assistita dalle nuove tecnologie diventi la prassi, e la sua pratica faccia progressivamente parte di tutti i percorsi formativi.


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