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Università tra virtualità e presenza

15 novembre 2002 | di Paolo Bussotti bussotti@achille.det.unifi.it Ingegneria, Assegnista di ricerca - Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni Università degli Studi di Firenze.

La ricerca in corso sugli ambienti interattivi di rete, tra cui quelli a supporto dell’educazione, ha una grande rilevanza nel discorso sull’università virtuale. Essa implica una ridefinizione di concetti vaghi seppur diffusi, come virtuale e reale. La riflessione che segue parte da spunti sociologici e sociosemiotici per pensare un ambito proprio della formazione innovativa in rete, in equilibrio tra la tensione creativa del virtuale e quella uniformante del discorso sociale.

L’opposizione tra virtualità e presenza o, più in generale tra le pretese virtualità dell’ambiente telematico e realtà della vita esperita al di fuori della rete, è ormai comunemente accettata. L’uso del termine “virtuale” si è affermato anche nell’educazione, così come in altre attività umane simulate da ambienti metaforici di rete. Con tali ambienti, peraltro, la ricerca nella formazione in rete ha potuto introdurre strumenti innovativi a supporto di metodologie educative avanzate nella nuova rete relazionale (termine da me preferito per denotare la rete Internet).
Per procedere oltre è però sentita come necessaria una nuova e rigorosa definizione di molti concetti diffusi ma tuttora alquanto vaghi. Un esempio è costituito dall’opposizione “reale-virtuale” che, nel contesto della rete, ha assunto una connotazione assimilabile all’opposizione “tradizionale- informatizzato”, che risulta inerentemente inconsistente.
Anche l’opposizione “reale-virtuale” però, deve essere giustificata in modo rigoroso.
Un’importante definizione delle categorie potenziale-reale-virtuale-attuale in quanto modi di esistenza delle opere umane si trova in P. Levy. Se la dialettica tra potenziale e reale è quella del definire procedure risolutive di un problema ed applicarle, il virtuale sorge dalla tensione verso la problematizzazione continua del reale e si pone come presupposto allo sviluppo di soluzioni innovative, creativamente e temporaneamente elaborate tenendo conto degli aspetti relativi alle situazioni in cui esse sono richieste. L’applicazione di tali soluzioni, che peraltro non sciolgono tale tensione, definisce il “polo dell’attuale”. Si può quindi parlare, secondo Levy, di virtuale-attuale per quanto riguarda le soluzioni flessibili della rete, a patto che il nodo virtuale resti attivo.
Da un punto di vista semiotico, i significati enciclopedici della teoria interpretativa sono testi virtuali, così come sono virtuali le strutture semio-narrative della teoria generativa del senso finché non sono prese in carico e trasformate in discorso dall’enunciatore. In tal caso esse vengono attualizzate.
Si parla dunque di virtualità in quanto la trasformazione dello stato iniziale in finale è inerentemente creativa. Il concetto di virtuale implica quindi una tensione continua e orientata alla soluzione creativa del problema.
Questo tipo di trasformazione è possibile con gli strumenti di rete, tenendo ben presente che una standardizzazione eccessiva può però annullare la virtualità e far decadere l’attuale in reale tramite un processo di reificazione difficilmente reversibile.
Ai fini di quanto si dirà nel seguente paragrafo, è utile qui richiamare il concetto di discorso in senso socio-semiotico. Il discorso è costituito da un insieme di pratiche sociali che emergono intorno a forme di comunicazione e si stabilizzano in generi. Il genere discorsivo, che peraltro risponde ad un’esigenza sociale originaria di interpretazione, spesso però diventa un elemento di controllo sociale ed induce un atteggiamento passivo verso i contenuti dei suoi testi: l’aspetto socialmente aggregante emerge spesso a scapito della sua funzione informativa. Il discorso e i suoi generi sono riconoscibili come concetti centrali nella definizione di medium e di usabilità. Infatti, dato che alcuni generi discorsivi sono capaci di passare da un supporto tecnologico all’altro con minimo impatto sociale, risulta essere inconsistente ogni definizione tecnologica di “medium” e di “usabilità” che non consideri la dimensione del discorso.
L’educazione è tradizionalmente legata ad un genere discorsivo molto assestato e fortemente significato dalla lezione frontale scarsamente interattiva nonché dalle infrastrutture stesse (la scuola, la facoltà, la classe etc.) e dalle relazioni spesso competitive che vi si instaurano tra gli studenti.
In questo senso, il virtuale, favorito dalla flessibilità della tecnologia di rete, deve rappresentare quel motore che permetta all’educazione di svincolarsi culturalmente dall’ambito discorsivo originario ed emergere con uno statuto proprio e nuovo. E’ chiaro che, per offrire soluzioni adeguate ed innovative, il virtuale debba esprimersi in forme che, per quanto creative, possano essere culturalmente condivise. Per quanto riguarda l’educazione il virtuale dovrebbe manifestarsi in forme ben interpretabili pur non negando la valenza conoscitiva del testo estetico. Il virtuale dovrà, cioè, scendere a patti e manifestarsi in discorso – e dare vita a pratiche sociali proprie ed innovative – evitando però di sedimentare forme standardizzate di genere. Ci si aspetta che tale spinta propositiva promuova un atteggiamento attivo nei soggetti coinvolti, rivalutando anche esperienze cosiddette tradizionali come la lezione in presenza, momento importante (ma non unico) dell’intervento formativo.

Bibliografia
A. Calvani, “Manuale di Tecnologie della Educazione”, 1995, ETS.
A. Calvani e M.Rotta: “Comunicazione ed Apprendimento in Internet”, 1999, Ed. Studi Erickson.
P. Levy, “Il virtuale” 1997 (ed. originale: 1995 ), Raffaello Cortina Editore.
U. Eco, “Trattato di Semiotica Generale”, 1975, Ed. Bompiani.
U. Eco, “Lector in Fabula”, 1979, RCS Libri Spa.
U. Eco, “Kant e l’Ornitorinco”1985, Ed. Bompiani.
A.J. Greimas, “Del senso 2 – narrativa modalità passioni”,1984, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, SPA.
E. Landowski, “La Società Riflessa”, 1999 (ed. originale: 1989), Meltemi editore s.r.l. G. Marrone, “Corpi Sociali – processi comunicativi e semiotica del testo”, 2001, ed. Einaudi.


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