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Comunità di pratiche e documentazione

19 marzo 2003 | di Enrico Foglia Docente di Laboratorio TD Facoltà di Scienze della Formazione Università degli Studi di Urbino

Etienne Wenger (http://www.ewenger.com/ewbiography.html) ha evidenziato la natura sociale dell’apprendimento nelle comunità di pratiche (CdP) con particolare riferimento alla intersezione di elementi quali comunità, pratica, significato, identità che si sviluppano nelle relazioni e nelle esperienze quotidiane.
Il concetto di comunità (http://www.ewenger.com/ewthemes.html) prende corpo dall’insieme di “configurazioni e articolazioni sociali” e coinvolge i rapporti che il gruppo struttura, le dinamiche della comunicazione, l’impegno reciproco. Il concetto di pratica (practice) mette in evidenza lo svolgimento di un’ attività/azione all’interno di un determinato contesto storico, ambientale e sociale al quale il soggetto partecipa nella sua interezza. La practice si caratterizza inoltre per la fusione e la contaminazione di aspetti espliciti e taciti, di sapere e fare, di pensiero e azione. La costruzione del significato è il punto di arrivo delle “pratiche”, è il risultato delle abilità e delle competenze, individuali e collettive, messe in campo. L’identità è la coscienza e la percezione del gruppo, del suo divenire, delle sue trasformazioni che passano attraverso le emozioni, la competizione, le delusioni, i successi.
Il concetto di pratica va comunque approfondito e va messo in relazione con un processo intrinsecamente sociale e non esclusivamente individuale: ciascuno possiede un bagaglio di esperienze, di abilità, di competenze, più o meno consapevole, che deve, nella comunità, essere messo in condivisione con gli altri membri durante la collaborazione e la costruzione del significato.

L’attività è, inoltre, fortemente “situata” non tanto rispetto allo spazio-tempo in cui avviene, quanto piuttosto nella pratica stessa, intesa come “prassi” lavorativa, come strategia, metodologia, accorgimenti pensati e messi in atto. In effetti nelle comunità la definizione di “pratica” indica sia l’effettivo realizzarsi delle attività quotidiane sia la metaconoscenza che di volta in volta i partecipanti elaborano. Apprendere una pratica significa essere in grado di svolgere una attività con abilità e competenze che permettono di agire in modo veloce e allo stesso tempo efficiente (http://www.ewenger.com/ewCoPbook.html).

La pratica è il nucleo centrale che distingue queste comunità da altre forme di associazione e cooperazione. In altre parole il valore reale delle comunità di pratica, il loro patrimonio condiviso, il loro prodotto culturale è costituito proprio dal loro bagaglio di expertise, dalla conoscenza acquisita sul campo.
Questa conoscenza è fatta anche di saperi taciti non sempre consapevoli ed espressi con chiarezza. Non è quindi facilmente formalizzabile né trasferibile attraverso procedure tradizionali. Nei contesti collaborativi e cooperativi la raccolta e la sistemazione delle esperienze per una loro esposizione documentaria non può d’altronde essere solo implicita, è opportuno invece che venga resa visibile a tutti gli attori del gruppo, dentro la comunità, ed messa a disposizione anche all’esterno.
L’ intreccio tra saperi taciti e saperi espliciti rende il livello di complessità del processo di documentazione molto elevato. Alcune domande possono chiarire il significato di questa complessità. Considerata la presenza di più soggetti con ruoli e competenze diverse, ha senso parlare di una sola documentazione? Se sì, quale potrebbe essere la migliore per tutti? Chi deve provvedere? Se invece una sola classificazione non è sufficiente, quali sistemi significativi adottare per gli attori interni e per l’esterno? Quali strategie di coordinamento adottare tra le diverse documentazioni? Che impatto hanno queste difficoltà sulla comunicazione interna al gruppo e sulla comunicazione con altri gruppi? Quale ruolo assume la tecnologia nella raccolta e nella sistemazione delle informazioni? Proveremo a chiarire alcuni di questi aspetti altri rimarranno come problematiche aperte.
Un sistema di raccolta di informazioni e documentazione è costituito da un insieme di persone, apparecchiature, procedure tacite ed esplicite, il cui compito è quello di produrre documenti e valutazioni che servono per operare all’interno della comunità e per confrontarsi all’esterno.
Per quanto riguarda l’aspetto interno l’obiettivo della raccolta e sistemazione delle informazioni è quello di fornire a chi opera nella comunità i dati necessari a svolgere la propria attività.
In genere è possibile suddividere la documentazione in tre categorie:
- Una documentazione operativa;
- Una documentazione per il controllo e la verifica;
- Una documentazione per la pianificazione delle azioni successive.

I dati di tipo operativo sono necessari per avere la comprensione di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo. Hanno la funzione di rafforzare l’impegno comune ed il senso di appartenenza alla comunità. Esiste poi la documentazione di controllo che nasce da una elaborazione e sistemazione dei dati operativi. Ai fini del controllo spesso non interessano tutti i dati, ma, a seconda di ciò che si vuole verificare, risultano sufficienti aggregazioni, rilevazioni ed estrapolazioni particolari. Un esempio può essere costituito dalle ore di impegno dei partecipanti, dall’utilizzo di strumentazioni e materiali, dall’incidenza sui risultati di un setting particolare. Vi è infine una documentazione finalizzata alla pianificazione vista come momento in cui si ridefiniscono i piani di azione. I dati e le informazioni devono qui essere utilizzati per rivedere, regolarizzare, equilibrare i percorsi e le strategie usando anche come riferimento e supporto le precedenti esperienze, i materiali e le risorse umane a disposizione. Le tre categorie di documentazione sono in stretta correlazione tra loro.

Discorso ancora più ampio ed articolato va declinato quando la documentazione è riferita all’esterno in ingresso ed in uscita (http://www.irre.marche.it/da_cd_irre/lettura/docuedu.htm)
In uscita non è sempre facile individuare i criteri per scegliere cosa è meglio documentare.
Uno dei primi dilemmi sul “cosa” documentare è costituito dalla scelta dunque se documentare il prodotto che scaturisce da un’esperienza o il percorso-processo che c’è dietro.
La documentazione del prodotto è abbastanza semplice da realizzare e riesce ad essere facilmente comprensibile. Questo tipo di documentazione, attualmente molto abbondante in Internet, serve più a chi ha realizzato l’iniziativa che a chi, invece, vorrebbe riproporla in altro contesto in quanto difficilmente si riesce a risalire al “come” si è giunti a determinati esiti, quali capacità e competenze livelli di expertise sono stati necessari, quali difficoltà sono state affrontate.
Nell’ottica della riproducibilità dell’esperienza è quindi “necessario che la documentazione contenga degli elementi utili non solo a comprendere “che cosa” è stato fatto, dal punto di vista puramente informativo, ma anche “come” è stato fatto, quali tracce di percorso, indicazioni di strumenti, procedure, metodi” .
Il suggerimento pertanto è quello di privilegiare la testimonianza, di raccontare i fatti che si nascondono dietro il risultato dell’esperienza. A questo proposito si può utilizzare più semplicemente uno schema di tipo cronologico accentuando i riferimenti sull’evoluzione e sulla consequenzialità dei fatti, una specie di diario di bordo. E’ possibile anche utilizzare strutture più complesse che tengano conto dei diversi aspetti del fenomeno:
- la quantità delle risorse coinvolte (alunni, docenti, attrezzature, strutture.. )
- la varietà e la qualità delle collaborazioni e delle cooperazioni attivate
- il rapporto tra impegni e risultati
- le scelte metodologiche
- i cambiamenti nel comportamento e nelle competenze acquisite.
- il livello di motivazione e partecipazione durante lo svolgimento delle azioni e dei percorsi.
- l’efficacia dei risultati ottenuti in termini di apprendimento, di modificazione dei comportamenti
- le conclusioni e le impressioni dei partecipanti
I tratti distintivi di questo tipo di documentazione sono da una parte la raccolta “ragionata” di materiali dall’altra l’impegno nell’esplicitazione dei percorsi. Uno dei sistemi che potrebbero essere utilizzati su questo versante è il Weblog (http://www.blogger.com/). Esso consente l’ inserimento di dati quotidiano su una pagina web, una specie di “diario” professionale, personale o colloquiale, redatto dai partecipanti della comunità, semplice da creare ed aggiornabile con un copia ed incolla attraverso il browser.
La “permeabilità” delle comunità è uno degli elementi fondamentali che decretano il loro successo. La flessibilità dei confini consente di progredire nella conoscenza e di rinnovarsi continuamente. Lo scarso valore che si attribuisce alla routine e alle procedure standard, porta inevitabilmente a rielaborare sempre nuove strategie in funzione dei nuovi problemi. La risoluzione di questi nascerà da un insieme di intuizioni e sensazioni che hanno origine nelle diverse esperienze passate di ciascuno (pratiche interne), ma anche dal confronto e dal rapporto con le intuizioni di chi ha sperimentato fuori della comunità (pratiche esterne). In questo quadro trovano significato la documentazione e le informazioni in entrata. La ricerca deve essere aperta, rivolta a qualsiasi tipo di fonte, privilegiando ancora una volta una documentazione che inviti a riflettere, interpretare e comprendere, leggere i processi, individuare significati nascosti.

Bibliografia
Wenger E., Communities of practice. Learning meaning and identity, Cambridge Univerity Press, Cambridge, 1998
G.Bernardi, Documentare a scuola e documentare la scuola, dispensa del corso di formazione per operatori per la documentazione organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche, Novembre 2001
CyberBibliografia
Indirizzi web dei servizi nazionali di documentazione pedagogica
http://www.bdp.it/risorse/gold/gold.htm
http://www.bildungsserver.de
http://schule.de
http://www.ngfl.gov.uk
http://www.schoolnet.ca
http://www.thegateway.or
http://www.edna.edu.au
http://www.eun.org
http://www.educasource.education.fr


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