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Editoriale

19 marzo 2003 | Italo Tanoni

A partire da febbraio 2003 il MIUR ha pianificato e sta realizzando su larga scala corsi di formazione a distanza (FaD) per il personale docente della scuola.
In questa particolare circostanza si è tornato di nuovo a parlare di comunità di apprendimento e di pratiche perché è anche su questo modello che dovrebbero essere organizzate alcune iniziative nazionali (INDIRE, INVALSI) rivolte alla grande platea dei centottantamila insegnanti da formare.
Una prima questione da risolvere da parte di chi ha predisposto il materiale dei corsi FaD è stata quella di favorirne la migliore fruizione contestualizzandone i contenuti: problema non semplice a causa dei moduli didattici standardizzati web based

(es. ECDL) che mal si adattano ai variegati percorsi formativi dei docenti e delle singole scuole in cui dovrebbero trovare rispondenza, con una ricaduta nella pratica educativa.
I contenuti lanciati sul web- siano essi relativi al quadro generale della Riforma scolastica che di ambito linguistico o sulle nuove tecnologie- non sono certo sufficienti a garantirne di per sé l’efficacia formativa.
Dovrebbero tra l’altro incentivare la motivazione intrinseca del docente in attività di formazione: fattore essenziale per far sedimentare la conoscenza in un soggetto adulto.
Negli ultimi anni per sopperire ad alcuni di questi problemi nel campo dell’e-learning è stato sempre più sponsorizzato il modello blended che propone un mix di attività in presenza e a distanza. La presenza face-to-face, in questo modo surrogherebbe degnamente la mancanza di relazioni, interesse e motivazioni dei partecipanti a un corso di formazione a distanza.
In questo caso però si rimane sempre ancorati a una concezione broadcasting e centralizzata della formazione in cui essenzialmente è il rapporto uno a molti a prevalere su tutto.
E’ stata la nuova stagione di Internet degli anni 2000, quella della FaD di terza generazione che ha evidenziato l’importanza del contesto sociale nella costruzione del sapere (molti a molti) dilatando assieme al perimetro relazionale dei soggetti coinvolti, l’importanza delle comunità di apprendimento.
E’ questo l’ambito in cui si è radicato il progetto di Knowledge management che ha contribuito non poco al rilancio delle virtual community che hanno ripreso vigore sotto la spinta diffusa delle reti telematiche e di groupware sempre più interfacciati e aperti agli apporti collaborativi e cooperativi per una conoscenza (sia esplicita che tacita) pensata ed elaborata da più soggetti in reciproca interazione(Levy 1999).
Sullo sfondo di tale scenario si collocano le comunità di pratica (Communities of Practice – CoPs) che rappresentano il “frutto proibito” della formazione a distanza perché se da un lato, attraverso la loro concreta esperienza, potrebbero fornire la sponda forte per una congruente contestualizzazione dei contenuti dei corsi online, dall’altra riteniamo che non possano generarsi in modo autopoietico per una specie di gemmazione spontanea.
Un vero e proprio dilemma per chi programma corsi FaD che con la CoPs punta proprio su questo elemento di qualità per assegnare maggior credito all’efficacia dell’attività formativa progettata. Il teorema che metteva assieme in un continuum corso di formazione a distanza, comunità virtuale e comunità di pratica, è tutto da dimostrare soprattutto per la scarsa durata nel tempo di alcune di queste esperienze avviate da gruppi di ex corsisti FaD o da comunità professionali. D’altro canto se fosse vero questo assunto, in Italia e nel mondo ci sarebbero oggi centinaia di migliaia di CoPs mentre in realtà il fenomeno è presente ma in modo molto circoscritto tenuto conto che in una comunità di pratica, oltre all’autogestione dei processi (metacompetenze), dovrebbero coesistere una serie di altri fattori, primo tra tutti un’ampia autonomia organizzativa per una conoscenza generata dal mutuo apprendimento tra i partecipanti.
In questo numero di Form@re prenderemo in esame alcuni di questi fattori evidenziandone l’incidenza nello sviluppo e nella crescita di queste comunità.
Un contributo a una comune riflessione, filtrato attraverso l’esperienza fin qui condotta in ambiente universitario (Urbino, Bologna), nell’IRRE e nel gruppo Teamfad (http://www.teamfad.net) che ha gestito varie iniziative di formazione a distanza per tutor di rete.

Bibliografia e approfondimenti
Lévy P., L’intelligenza collettiva. Per una antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 1999, IV Ediz.
Trentin G., Dalla formazione a distanza alle comunità di pratica attraverso l’apprendimento in rete, in “Tecnologie Didattiche”, n. 20, 2, 2000, p.27.
Cfr. per approfondimenti http://www-users.cs.york.ac.uk/
~kimble/teaching/mis/Communities_of_Practice.html


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