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Editoriale

20 aprile 2003 | di Andrea D'Angelo

“L’accresciuta sensibilità verso il fattore umano all’interno delle organizzazioni aziendali, porta con sé un rinnovamento del ruolo e della rilevanza delle attività connesse al management delle risorse umane. Il fattore umano è un asset fondamentale per il vantaggio competitivo e quindi è giustificabile, anzi auspicabile secondo la letteratura aziendale di merito, che la direzione risorse umane possa disporre di maggiori risorse per soddisfare in modo completo esigenze e richieste più ampie e profonde.

Pertanto, se in passato i costi per la formazione erano percepiti come necessità naturale da “patire”, limitati nella quantità e, quindi, sostenibili senza necessità di particolare attenzione, ad oggi, le “spese” sostenute a favore delle risorse umane, e tra esse quelle della formazione, iniziano (o per lo meno così la letteratura auspica che sia) ad essere percepite come un investimento, di rilievo. Conseguentemente, in quanto tale, esso deve essere oggetto di attenta valutazione ex ante ed ex post e deve essere in grado di evidenziare la redditività che è capace di generare. L’interesse aziendale verso questo nuovo investimento è tale da porre in evidenza il tema dell’efficacia e dell’efficienza di un intervento formativo sulle risorse umane, di identificare i ritorni ed i modi per aumentarli e, parallelamente, di studiare i costi ed i modi per ridurli. Quanto sopra, per quanto possibile, con particolare attenzione agli aspetti finanziari del dibattito.
La valutazione di un intervento formativo, infatti, già notoriamente difficile nei contesti puramente didattici, assume maggiore complessità in ambito aziendale laddove, variabili ed interessi ulteriori intervengono a mutarne la stessa finalità. Questo perché nella valutazione dei costi di formazione si devono includere dei fattori che prescindono delle quantificazioni di natura economico-finanziaria.”
In questo numero della rivista Formare, intendiamo soffermarci sull’ultimo livello della tassonomia di Kirkpatrick, denominato “business results” caratteristico di un’analisi economico-finanziaria. L’argomento dei costi e dei ritorni della formazione ovviamente sarà affrontato in ottica web-based, ma ci saranno continui riferimenti con la formazione di tipo tradizionale, proprio per confrontare i due modus formandi.
Nella prima parte (”Analisi dei costi di un progetto di eLearning: la classificazione delle variabilità prodromica all’analisi costi-benefici”) verranno esposti i risultati di una indagine analitica originale che consente una completa visione delle possibili spese da sostenere in caso di implementazione di un progetto di eLearning e delle loro caratteristiche.
Nella parte successiva, “Grado di variabilità delle due modalità formative”, si cercherà di formalizzare in un modello matematico, ideato dagli autori, quanto è emerso sin ora dalle analisi finO AD OGGI svolte. Accertato che i costi della formazione tradizionale, in particolar modo quelli variabili, sono destinati a crescere più rapidamente rispetto a quelli dell’eLearning – ciò è evidente nel breve, ma ancor più nel medio-lungo periodo – è possibile stabilire un indice che rappresenti quanto effettivamente sia questa variazione. In una scala da 1 (min variazione) a 5 (max variazione), è stato appunto stabilito il grado delle due modalità formative, in relazione a fattori come il numero dei formandi, le ore di formazione erogate e la distanza dal luogo di formazione.
In “Accessibilità formativa ed eculture: due variabili che influenzano direttamente i costi dell’elearning” uno degli autori illustrerà che fattori come l’accessibilità formativa – la possibilità di accedere a risorse formative a prescindere da condizioni spazio-temporali – e l’e-culture – intesa come l’insieme delle competenze necessarie all’utilizzo dei nuovi media – riescano effettivamente ridurre il costo medio per formando nell’elearning e quindi rappresentino un vantaggio rispetto alla formazione di tipo tradizionale.
Successivamente (”La struttura dei costi della formazione”) sarà esposta una panoramica relativa alla letteratura tradizionale INERENTE alla struttura dei costi in ambito di formazione a distanza e formazione d’aula corredata da considerazioni e confronti con la formazione web-based. Gli studi condotti da altri ricercatori, confermeranno come le economie di scala nel modello web-based, contribuiscano a ridurre l’incidenza della formazione sul budget d’impresa, rispetto alla formazione tradizionale, cioè quella svolta in aula.
Un ulteriore sforzo poi è stato compiuto in ottica di ritorno sull’investimento: “Lo studio dei benefici e dei ritorni dall’investimento in formazione web-based”. L’articolo tratterà nel dettaglio l’aspetto dei benefici della formazione web-based, introducendo oltre a benefici interni della formazione anche fattori esterni.
In ultima analisi, al fine di agevolare il processo di scelta delle organizzazioni che debbano intraprendere un progetto formativo, si affronterà il tema della Break Even Analisys e, nello specifico, i motivi che inducono allo spostamento del Break Even Point (punto in cui i ricavi uguagliano i costi) nella modalità web-based. L’autore giunge ad individuare almeno altri due fattori che, rispetto alla letteratura tradizionale, influenzano il posizionamento del BEP ed i rapporti di convenienza economica tra le due modalità formative.
Considerata la novità degli argomenti presentati, lungi da noi la pretesa di essere esaustivi, la nostra aspirazione, invece, è quella di individuare alcune significative implicazioni manageriali con cui dovranno relazionarsi la moltitudine di aziende che intenderanno implementare soluzioni di questo tipo.


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