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Editoriale

23 novembre 2003 | di Maria Chiara Pettenati Università degli Studi di Firenze

Risale agli ultimi giorni di novembre la notizia che riguarda l’approvazione del piano di e-government seconda fase per il quale il Governo stanzia investimenti fino a 900 milioni di euro. [http://www.innovazione.gov.it/ita/comunicati/2003_11_27.shtml]. È verosimile quindi aspettarsi che la condizione di incremento degli investimenti pubblici, a lungo attesa nel nostro Paese, promuova negli operatori dell’Information Technology una grande passione per e-democracy, e-governance, e-government e cittadinanza elettronica.

Il settore della formazione basata su IT non rimarrà fuori da questo mercato: saranno attivate azioni di formazione diretta a sostenere i processi di e-government sia verso il personale dipendente delle Pubbliche Amministrazioni e degli enti coinvolti in questa trasformazione, sia verso gli utenti finali (cittadini) che diverranno i beneficiari ultimi di tali servizi. In questo scenario, per noi operatori di questo settore, è di grande importanza anche il recente decreto Moratti-Stanca per l’attivazione di Università Telematiche [http://www.innovazione.gov.it/ita/intervento/normativa/normativa_universita.shtml]. Sebbene specifici finanziamenti non siano stanziati per questa iniziativa, le partnership tra pubblico e privato che si attiveranno supporteranno lo studio e la predisposizione di nuove forme organizzative e di connesse attività di formazione rivolte al personale che dovrà poi predisporre servizi telematici verso gli utenti finali (studenti, docenti, genitori, etc.).

Non v’è dubbio che queste condizioni costituiscano opportunità importanti per fare decollare un tipo di formazione come quella della quale si parla – in varie forme e modi – in molti numeri di questa web-zine.

Ritengo che avremo nuove opportunità concrete di dimostrare l’impatto che hanno, su un pubblico molto più ampio e diversificato, le tecnologie della telematica sulla capacità autonoma di acquisizione di conoscenze e competenze e sulle modalità di trasformazione dell’ informazione in conoscenze personali spendibili in vari settori.
L’occasione attesa di dare ampia diffusione alla formazione basata su ICT sta per concretizzarsi: è l’ora di pensare davvero alla formazione che sia al contempo just-in-time e just-for-you, cioè contestualizzata rispetto ai bisogni del momento e personalizzata.

Molti più ambienti web – ed in particolare modo i portali istituzionali – vorranno e dovranno diventare “ambienti di apprendimento in rete” per il personale dipendente della stessa istituzione.
Sarà nostro compito, in qualità di addetti ai lavori, diffondere l’idea di ambiente di apprendimento in rete in modo che sia strettamente collegato a forme partecipative ad attività varie da condurre nella e attraverso la rete.
Per essere veramente considerati tali, gli ambienti virtuali di apprendimento [http://tecfa.unige.ch/tecfa/publicat/dil-papers-2/Dil.7.5.18.pdf] dovranno permettere la circolazione di contenuti (in varie forme), di cui sia chiara la fonte di provenienza e ne sia consentito il mantenimento nel tempo (aggiornamento, indicizzazione). Inoltre l’ambiente dovrà consentire la gestione (attivazione, mantenimento, disattivazione) delle relazioni tra coloro che lo popolano così come dei loro profili utente da gestirsi nel rispetto dei requisiti di privacy e sicurezza concordati con gli utenti stessi.
Dal momento che proprio nella nuova prospettiva relazionale che si crea nell’ambiente di apprendimento, risiede il punto di forza della rete, è utile a nostro avviso impostare il fondamento teorico di una formazione just-in-time e just-for-you, appoggiandosi sulle teorie vicine al costruttivismo. In questa ottica la sequenza formativa problema-attivazione-dimostrazione-applicazione-integrazione [Merril, http://www.id2.usu.edu/Papers/5FirstPrinciples.PDF] bene si presta a presentare problemi autentici nei quali i discenti partecipano costruendo attivamente e socializzando la conoscenza in modo da impostare azioni di collaborazione e supporto paritario. Questo tipo di attività formativa stimola la produzione di risposte efficaci a problemi concreti che si possono presentare in particolare modo lavorando, costituendo quindi valide metodologie per attivare ambienti di apprendimento adatti a dipendenti in servizio presso le pubbliche amministrazioni per i quali il risultato concreto della formazione è il miglioramento o l’attivazione di nuovi servizi rivolti ad un altro pubblico di utenti (cittadini, studenti, etc.) che a loro volta dovranno essere formati all’apprendimento contestuale all’uso dei nuovi ambienti.

Dal momento che le nuove iniziative sopra menzionate (piano di e-government seconda fase e decreto per le università telematiche) richiederanno in modo sostanziale un cambiamento organizzativo interno al fine di predisporre servizi efficaci verso l’esterno, sarà necessario mantenere come obiettivo primario della formazione l’azione di accompagnamento al cambiamento con un processo di formazione interna e continua rivolta al personale dipendente delle Pubbliche Amministrazioni.
Fare in modo che le persone entrino nel processo di crescita dell’erogazione di nuovi servizi telematici, vorrà dire soddisfare i requisiti di un sistema dinamico quale quello che la PA italiani si prefigura di diventare. In questo modo il sistema saprà evolvere in armonia con le capacità di chi lo usa, sostenuto dalla formazione continua e dalla cooperazione in rete.

Il sostegno che può – e deve – venire dalla comunità di professionisti che a vario titolo partecipano scrivendo o leggendo a questa web-zine, è quello di comprendere le trame del cambiamento in atto nella Pubblica Amministrazione, per cercare di fare in modo che le istituzioni non subiscano tale cambiamento, ma piuttosto lo guidino.
La rivoluzione telematica potrebbe infatti nascondere sotto il fascino delle sue potenzialità ancora inespresse e di attuazioni, di cui non sono opportunamente studiati gli effetti, portare a esiti fallimentari e in un certo senso regressivi dai quali abbiamo tutto l’interesse a tenerci ben lontani. Non basta che ci siano buone e potenti tecnologie (che sono tuttavia assolutamente indispensabili in questo scenario), servono delle valide intelaiature teoriche a cui fare riferimento. È nostra convinzione che la progettazione di un ambiente di apprendimento in rete, anche ove vi siano caratteristiche predefinite, o la previsione di scenari futuri o futuribili, non dia giustificazione ad attività di improvvisazione o di un permissivo laisser faire.


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