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Foundations of Communities of Practice: un workshop online sulle comunità di pratica

22 settembre 2003 | di Manuela Delfino, Stefania Manca, Donatella Persico, Luigi Sarti Istituto per le Tecnologie Didattiche - Consiglio Nazionale delle Ricerche

Questo workshop è progettato come uno “spazio d’apprendimento di comunità”. Le sue molteplici aree d’apprendimento corrispondono agli aspetti della vita di una comunità. La progettazione, l’esplorazione e l’uso di tale spazio sono parte centrale del processo d’apprendimento.
Entrare in questo spazio richiede una buona disponibilità al gioco: abbastanza per potercisi immergere e far finta che sia vero; ma anche per mantenere una certa leggerezza verso i ruoli che scegliamo di sperimentare, i progetti che intraprendiamo, i risultati che produciamo.
[Tratto da "Foundations of Communities of Practice Workshop, Participant Handbook", October 2003, p. 4]

Questo breve articolo prende spunto dall’esperienza vissuta dagli autori che nel 2003 hanno partecipato a due diverse edizioni del workshop online Foundations of Communities of Practice e illustra come nell’ambito del workshop si sia teso a valorizzare, per quanto possibile, le dinamiche tipiche di una CoP all’interno della comunità di apprendimento che si è costituita. Scopo dell’articolo non è tanto fornire una descrizione del workshop, quanto utilizzare l’esperienza maturata nell’ambito di questo evento come fonte di esempi per mettere a fuoco quegli aspetti delle CoP che appaiono più promettenti e più facilmente trasferibili nel contesto della formazione online.

Un workshop sulle comunità di pratica
L’idea costruttivista secondo cui l’apprendimento è il frutto di un lavoro di costruzione avente l’obiettivo di elaborare azioni e concetti viabili, cioè appropriati ai contesti in cui vengono usati, si trova oggi sempre più legata a quella di apprendimento come processo dialogico e sociale, culturalmente situato, in cui la dimensione del gruppo assume un’importanza cruciale. L’apprendimento, non più titolarità esclusiva del singolo individuo, emerge in maniera progressiva dall’interazione sociale in cui gruppi di individui intrattengono rapporti di natura collaborativa finalizzati alla costruzione di conoscenze comuni e condivise.
Tra le proposte che, sulla scia di queste indicazioni teoriche, sono state formulate, si deve a Wenger quella basata sul modello delle comunità di pratica [Wenger, 1998]. Originariamente formulato in un’ottica antropologica e rielaborato in ambito organizzativo e aziendale, il termine “comunità di pratica” (CoP) enfatizza, rispetto a quella più tradizionale di gruppo, la dimensione comunitaria che si fonda proprio sulla condivisione di pratiche mutuamente definite: il linguaggio, gli strumenti, le immagini, i simboli, i regolamenti, i criteri specificati, le procedure codificate, i contratti, ma anche le relazioni implicite, le convenzioni tacite, le euristiche sottintese, le intuizioni, le assunzioni inespresse, le visioni condivise del mondo.
Oggi il tema delle CoP sta riscuotendo considerevole interesse in molteplici contesti perché le idee ad esse legate appaiono promettenti in numerosi ambiti lavorativi, quali il knowledge management in ambito aziendale o inter-aziendale, la formazione e l’educazione, la diffusione dell’innovazione. Nell’ambito di una CoP è, infatti, possibile promuovere la valorizzazione di conoscenze tacite e di pratiche non formalizzate che costituiscono la ricchezza della struttura sociale in cui queste si collocano.
In questo contesto si inserisce un evento formativo quale il “Foundations of Communities of Practice Workshop” (cfr. Figura). Progettato e co-condotto da uno dei massimi esperti mondiali in questo settore, Etienne Wenger, il workshop vede la partecipazione di operatori del settore con vari gradi di expertise, interessati ad approfondire le idee, i modelli teorici e le implicazioni pratiche delle CoP. Il workshop è un’iniziativa CP Square (1) , la “comunità di pratica sulle comunità di pratica”, un’organizzazione promossa da persone che vedono nelle CoP lo strumento ideale per apprendere e creare nuova conoscenza in questo stesso settore. Il workshop si svolge interamente online con modalità comunicative di tipo asincrono e sincrono ed occasionali audioconferenze multipunto. Del workshop, che ha la durata di sette settimane (2), normalmente, vi sono tre edizioni all’anno. Ogni edizione vede la partecipazione di 20-40 persone da diverse parti del mondo.

Figura 1: La pagina di accesso alle diverse aree del workshop

Di seguito, nella Tabella, viene illustrata la dinamica temporale: il workshop si sviluppa nell’arco di sette settimane con un approccio a spirale che mette a fuoco inizialmente la dimensione sociale (la comunità), poi il dominio di contenuti (le CoP), successivamente sviluppa alcuni progetti (pratiche) ad essi associati, per tornare a riflettere sui contenuti in base all’esperienza maturata e infine ad analizzare il ruolo della comunità nell’intero processo (metariflessione).

SETTIMANE

1 2 3 4 5 6 7
Comunità Contenuti Pratica Pratica Pratica Contenuti Comunità
Familiarizz. con l’ambiente e con gli altri partecipanti Inizio della discussione sulle CoP a partire dagli interessi dei partecipanti Sviluppo di progetti, studio di casi, analisi di “storie” ed esperienze personali Discussione sui contenuti alla luce delle pratiche elaborate Riflessione sull’
esperienza e sui suoi sviluppi futuri

Tabella: La dinamica temporale del workshop

Se nell’ottica delle CoP apprendere comporta un costante processo di interpretazione, cioè di attribuzione di significato ai fenomeni con cui entriamo in contatto, sarà possibile analizzare tale attività come il frutto di una negoziazione di significati che richiede la convergenza di due processi, complementari e mutuamente sinergici: la partecipazione e la reificazione.
Vediamo quindi quali effetti questa tripartizione concettuale ha avuto sulla strutturazione globale del workshop, in particolare sulle strategie adottate, sui luoghi e sulle aree predisposte per l’interazione tra i partecipanti, sui canali predisposti all’interno del sistema di comunicazione scelto e sull’articolazione dei tempi.

La negoziazione dei significati
La negoziazione dei significati è quel processo, dinamico e dialogico, di generazione e legittimazione di nuova conoscenza che si traduce nella creazione di nuove pratiche, e che implica continua interazione, conseguimento graduale, approssimazioni successive, disponibilità alla mediazione e talvolta al compromesso. Elemento cardine di questo processo è il linguaggio, che consente l’esplicitazione delle interazioni tra i membri di una comunità attraverso la rete di impegni generati dagli atti linguistici che vengono scambiati al suo interno.

1. La comunità affronta i contenuti
Nelle aree del workshop ogni luogo è adatto allo scambio, all’indagine e all’interpretazione che precede la proposta di nuove letture e la formulazione di nuove ipotesi. L’intento è di creare un significato comune condiviso, arricchito dalla voce della comunità che si forma. Ma per poter riflettere sui temi intorno a cui ruota il workshop, oltre che per essere supportati nella negoziazione del significato, c’è un’area in cui l’obiettivo esplicito è proprio quello di discutere intorno ai temi che hanno a che fare con lo sviluppo della CoP. Nell’area Domain inquiry, tutorata da Etienne Wenger e dedicata ad approfondire la discussione sui contenuti, i partecipanti sono sollecitati a scambiare i propri punti di vista intorno a domande quali: “Come coltivare una comunità di pratica?”, “Come integrare lo sviluppo della comunità nelle organizzazioni?”, ecc. La comunicazione è principalmente di natura asincrona, integrata da momenti di confronto in audioconferenza.

2. La comunità si confronta con l’esterno
Se la comunità vive in ambienti ben noti, in cui i componenti si riconoscono come appartenenti ad un preciso gruppo, la comunità non si chiude in se stessa, ma vive alcuni momenti di apertura all’esterno. È nell’incontro tra i partecipanti e i guest speaker (nell’area Connections) che la negoziazione del significato e la discussione su temi, concetti e progetti vive uno dei momenti privilegiati. I guest speaker sono gli invitati speciali della comunità, i professionisti esperti con cui è possibile dialogare a distanza, usando un forum di discussione o intavolando con loro sedute di chat collettive. Ogni guest speaker è disponibile, per circa una settimana, nella fase centrale del workshop dedicata alla pratica.

3. La comunità progetta
È evidente l’importanza del dialogo e della discussione in attività che si svolgono online, ma la negoziazione di significati non si esaurisce con la conversazione intorno a concetti e idee. Anzi, trova nella fase di progettazione una componente vitale. Il processo di progettazione, che viene svolto nell’area Practice Lab, vede la partecipazione di piccoli gruppi formatisi per aggregazione spontanea intorno ad alcuni temi di interesse comune. Questi sottogruppi rappresentano l’occasione che ciascuno ha per perseguire i propri e personali obiettivi di apprendimento, dal momento che sollecitano i partecipanti a mettersi alla prova, sperimentando la negoziazione di significati nelle situazioni in cui la parola ha l’obiettivo di trasformarsi in azione. Dati i limiti temporali dedicati a questa attività (tre settimane), gli obiettivi e gli scopi del progetto non potranno essere eccessivamente ambiziosi: ma questo non è un freno, visto che il progetto è finalizzato ad esplorare la natura dell’apprendimento collaborativo. Con il gruppo interagisce anche un mentor, un partecipante di una precedente edizione del workshop, che fornisce sopporto e facilitazione dei processi in atto.

Partecipazione e costruzione dell’identità
La partecipazione è l’esperienza sociale dell’appartenenza a una comunità e di un coinvolgimento attivo nelle sue pratiche sociali. Partecipare significa innanzitutto condividere la responsabilità dell’apprendere, contribuire con le conoscenze e le capacità individuali alla crescita della comunità. La condivisione dei compiti consente infatti l’attivazione di modalità cooperative in cui il neofita, inizialmente in una posizione di “partecipazione periferica legittima” [Lave e Wenger, 1991], si muove progressivamente verso il suo centro, arricchendo il proprio bagaglio di competenze e di expertise attraverso un processo dialettico che generalizza il concetto di apprendistato cognitivo. La partecipazione diventa quindi anche fonte di identità, nella quale lo sviluppo del sé individuale partecipa di un processo più ampio di riconoscimento reciproco, fondando e fondandosi sulla costituzione dell’identità collettiva.

1. La comunità si differenzia nei ruoli
La molteplicità di background, di incarichi lavorativi, di esperienze, di abilità e curricola dei partecipanti è considerata una fonte di ricchezza, la premessa ad uno scambio potenzialmente più ricco e fecondo. Per questo motivo i partecipanti rivestono vari ruoli e sono portatori di esperienze che diventano pretesto per la discussione del gruppo e punto di partenza per la riflessione individuale e collettiva.
Nel workshop, accanto ai participants, che vivono per la prima volta l’esperienza del workshop, si muovono altre figure. Oltre ai mentors e ai guest speakers, di cui si è già parlato, ci sono i network analysers, di cui si scriverà più sotto, e i faculty members, ossia gli organizzatori e conduttori del workshop, con compiti di facilitazione e tutoraggio sui contenuti, di gestione della dinamiche sociali e relazionali che si sviluppano all’interno della comunità, e con compiti di help desk tecnico.

2. La comunità socializza
Durante la prima settimana di workshop, ognuno degli iscritti è stato invitato a partecipare a un gioco molto popolare negli Stati Uniti: l’attività ludica è un incentivo alla conoscenza e alla socializzazione, un modo leggero per stabilire contatti con persone non ancora note. The six degrees of separation, questo il gioco, è stato riadattato per la comunità con l’obiettivo di accendere la curiosità dei singoli verso i propri compagni di percorso, di avvicinare un gruppo di sconosciuti con motivazioni molto differenziate e consentire loro di socializzare rapidamente. L’idea alla base di questo scambio è semplice: ogni individuo ha legami più o meno forti con gli altri individui della comunità; basta cercarli.
Indubbiamente la socializzazione con i componenti della comunità, che avviene nell’area Community circle, è un processo che non si può esaurire nell’arco di una settimana, ma che va alimentato e arricchito nel tempo. Chat parties e audioconferenze, comunicazioni sincrone basate sia sul testo che sulla voce, vanno esattamente in questa direzione, nutrono i rapporti tra le persone confermando al contempo la relazione tra partecipazione e costruzione dell’identità.

3. La comunità costruisce l’identità
La costruzione dell’identità, individuale e del gruppo, è agevolata da tutti quei momenti in cui il singolo si apre alla comunità per condividere con questa esperienze, aneddoti, oltre che difficoltà e problemi. C’è, nell’ambito dell’area Practice Lab, uno spazio dedicato alle stories e ai cases. Con le prime si intendono i racconti dell’esperienza individuale, narrazioni che consentono di creare un senso di appartenenza; con i secondi si indicano invece i casi esemplari, i nodi problematici che per essere risolti chiedono la collaborazione del gruppo. Proporre problemi e suggerire metodi e strategie per risolverli rinforza la comunità, la lega al reale, avvalora i ruoli delle persone.
Tra il singolo e la comunità si creano altre entità, che potremmo definire collettive, contesti costituiti dall’aggregazione di poche persone che hanno l’obiettivo di svolgere compiti utili alla comunità e operano nei Private spaces. Questi sottogruppi si riconoscono nell’ambito di household, spazi in parte pubblici (come ogni casa che si rispetti hanno un front porch) e in parte privati (hanno una kitchen) dove ci si incontra per concordare metodi e strategie adeguate ai leadership tasks, veri e propri servizi offerti alla comunità. Sono molti gli incarichi che i gruppi possono ricoprire per lo sviluppo della comunità e per la propria crescita professionale e personale dei partecipanti. Tra questi ricordiamo i community librarians (chi raccoglie, classifica, prepara il materiale per la Cybrary), i community coordinators (chi ha il compito di ospitare i guest speaker), i keepers of inquiry (chi ha l’incarico di coordinare i learning spaces e di facilitare l’accesso e la leggibilità dei contenuti), i keepers of the community (chi ha il ruolo di facilitare la riflessione negli spazi a questa adibiti).

4. La comunità riflette
Alle attività di riflessione viene attribuita grande importanza, e vi sono apposite aree dedicate a questo scopo sia negli spazi comuni che in quelli personali. È in questi momenti che la comunità ripercorre l’esperienza maturata e acquisisce la consapevolezza delle dinamiche alla base di questi processi.
Due sono i principali strumenti di supporto alla riflessione: il barometro e la social network analysis. Il barometro è lo strumento di rilevazione dell’andamento dell’esperienza del singolo che partecipa all’attività con altre persone. Ognuno settimanalmente risponde ad alcune domande sui temi di discussione, sulla crescita della comunità, sulle pratiche in corso di elaborazione.. Il barometro, visualizzando graficamente la distribuzione delle risposte fornite, consente alla comunità di riflettere sui livelli di partecipazione, di soddisfazione e di collaborazione attuati..
L’IKnow Social Network Survey è uno strumento di analisi della rete di relazioni sociali che si sviluppano all’interno della comunità. Si compone di una serie di quesiti relativi alla condivisione di prospettive e modi di pensare, alla scoperta di nuovi concetti, all’unione con gli altri partecipanti, alla fiducia necessaria per confronti approfonditi e non superficiali, alla costruzione di relazioni di natura collaborativa, alla partecipazione alle attività predisposte. I dati rilevati vengono organizzati in una rappresentazione grafica che illustra la rete di relazioni che si è stabilita fino a quel momento. Anche in questo caso, il compito di “tastare il polso” della comunità è affidato ai Network analyzers, un gruppo di partecipanti ad edizioni precedenti del workshop, che si occupa di analizzare le dinamiche di gruppo anche attraverso la somministrazione di questionari e la rilevazione di dati relativi alle interazioni.

Reificazione
Nella reificazione i significati elaborati vengono trasformati in artefatti e così proiettati all’interno e all’esterno della comunità: i simboli, le procedure, le regole, la tecnologia, il gergo, ecc., danno infatti forma ad un’astrazione, e si costituiscono come punti di riferimento intorno a cui la riflessione collettiva si (ri)organizza. La reificazione è strettamente legata alla memoria della comunità, che cattura sia la conoscenza generata localmente che i riferimenti esterni fatti propri, rendendoli disponibili ai partecipanti.

1. La comunità organizza le conoscenze
La Cybrary è la memoria della comunità, in cui vengono raccolti il corpo documentale di riferimento, i prodotti dei gruppi di progetto, i riferimenti bibliografici, i link a siti di interesse, gli elaborati o gli estratti di discussioni svoltisi in precedenti edizioni del workshop, ecc. In altre parole, è la base di conoscenza a disposizione dei partecipanti che va progressivamente arricchendosi, anche con le pratiche delle altre comunità con cui entra in contatto.

Conclusioni
In questo lavoro abbiamo cercato di evidenziare i processi, i ruoli, i modelli delle CoP, che sono stati affrontati in un workshop sulle stesse, e che possono configurarsi come risorse utili nel contesto della formazione online. Certo, un corso online non è una comunità di pratica: se ne differenzia soprattutto per la definizione prevalentemente eterodiretta degli obiettivi, delle strategie, della pianificazione, e per la diversa dinamica temporale (un corso ha una data d’inizio, un calendario, una data di fine). Tuttavia, corsi online e CoP possono condividere alcune caratteristiche costitutive cruciali: i processi di costruzione negoziale del significato, di definizione delle identità, di partecipazione e reificazione sono considerati centrali e fondanti sia nei corsi online, sia nelle CoP.
Quale sia la relazione tra una un corso online e una comunità online per l’apprendimento è oggetto di indagine e di ricerca tuttora in corso, specie per quanto riguarda il rapporto tra progettazione esplicita e auto-organizzazione spontanea che caratterizza rispettivamente le due entità. Mentre un corso viene sempre progettato, la seconda è un’entità che può emergere, ad esempio, nei casi in cui i partecipanti mantengono saldi legami di collaborazione anche oltre la data ufficiale di chiusura del corso.
In conclusione, oggi la ricerca in ambito educativo sta cercando di incorporare alcune delle caratteristiche cruciali delle CoP in ambienti di apprendimento virtuali, che volta per volta pongono l’accento su caratteristiche diverse (vedi, ad esempio, [Talamo et al, 2002; Midoro, 2002; Trentin, 2000]). Pur essendo nato in contesti di tipo sociale ed organizzativo, il modello delle CoP sembra, quindi, suggerire risposte interessanti ad esigenze didattiche molteplici. Nello stesso tempo ciò pone in risalto alcune problematiche cruciali. Com’è possibile, ad esempio, progettare un corso online in cui i partecipanti costruiscano in modo cooperativo il corpo di conoscenze obiettivo dell’iniziativa? Come collocare l’esperienza di una comunità che si ponga all’interno di qualcosa di più ampio del contesto scolastico o formativo in genere, fino a favorire dinamiche di apprendimento che perdurino lungo tutto l’arco della vita? Quali misure – organizzative, metodologiche, tecnologiche – possono contribuire al suo successo?

Note
(1) http://www.cpsquare.org/
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(2) Per informazioni sulle date delle prossime edizioni e sulle modalità di iscrizione consultare il sito alla url: http://www.cpsquare.org/edu/foundations/index.htm
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Bibliografia
Lave J., Wenger E.C. (1991), Situated learning: Legitimate Peripheral Participation, Cambridge University Press, Cambridge.
Manca S., Sarti L. (2001), Il rapporto tra comunità virtuale e apprendimento, in Biolghini D. (a cura di) Comunità in rete e Net learning. Innovazione dei sistemi organizzativi e processi di apprendimento nelle comunità virtuali, ETAS RCS, Milano, pp. 3-19.
Midoro V. (2002), Dalle comunità di pratica alle comunità di apprendimento, TD – Tecnologie Didattiche, n. 25, pp. 3-10.
Talamo A., Zucchermaglio C., Iorio K. (2002), Repertorio, impegno, impresa: costituzione e sviluppo di comunità virtuali, in Bonaiuto M. (a cura di), Conversazioni virtuali, Guerini e Associati, Milano, pp. 249-277..
Trentin G. (2000), Dalla formazione a distanza alle comunità di pratica attraverso l’appendimento in rete, TD – Tecnologie didattiche, n. 20, pp. 21-29.
Wenger E.C. (1998), Communities of practice. Learning, meaning, and identity, Cambridge University Press, New York. Wenger E., McDermott R., Snyder W. (2002), Cultivating Communities of Practice: a Guide to Managing Knowledge, Harvard Business School Press, Boston.


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