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Il plusvalore delle CoPs

19 marzo 2003 | di Italo Tanoni Docente di Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento Università degli Studi di Urbino

Per meglio capire il valore aggiunto di una CoPs rispetto a una comunità di apprendimento, dobbiamo risalire ai momenti storici fondativi di una delle prime esperienze di questo genere maturate all’interno del mondo industriale: quella che si è affermata alla Xerox Corporation, la multinazionale che produce soprattutto fotocopiatori. Ali inizi degli anni’80 a dare il via a questa esperienza, furono un gruppo di tecnici addetti alla riparazione dei macchinari per le fotocopie che, pressati dalla necessità di conoscere le soluzioni migliori per aggiustare le fotocopiatrici, avevano messo assieme le loro “expertize” organizzandosi in una community autogestita volontariamente e in modo del tutto informale. I risultati in termini di efficienza ed efficacia sono poi maturati nel corso degli anni e la Xerox ha riconosciuto ufficialmente la positività di questa pionieristica esperienza. Sulla scia di esiti così lusinghieri, altre organizzazioni di grandi dimensioni (Chevron, Chrysler, Johnson & Johnson, IBM) (1) si sono mosse sulla stessa lunghezza d’onda incentivando la formazione spontanea di queste best practices.

Dall’osservazione e dall’analisi socio-antropologica di alcune costanti maturate dietro queste prime esperienze nel settore produttivo, alcuni studiosi hanno ricavato il profilo di un modello “a spirale” che si evolverebbe da una serie di rapporti informali, poco condivisi fino a raggiungere nel tempo, le caratteristiche tipiche della CoPs.
E’ quanto è stato osservato in svariati corsi universitari in cui gli studenti, dopo i primi incontri face-to-face durante la frequenza delle lezioni e in seguito a una loro organizzazione spontanea in gruppi eterodiretti e coordinati da tutor (supervisori), raggiunti gli obiettivi conoscitivi assegnati, in modo del tutto autonomo, al termine del percorso, si sono organizzati in una comunità di pratica gestendo con modalità authoring un ambiente freeware della Yahoo, in precedenza adoperato per assolvere alla consegna indicata dal docente (writing, editing, reading,).
Nella Fig1 abbiamo provato a tratteggiare l’evoluzione paradigmatica di una CoPs. Naturalmente come tutti gli schemi, ognuna di queste quattro tipologie va considerata con la dovuta flessibilità, E’importante capire che si approda a una comunità di pratica attraverso un graduale percorso processuale a spirale in cui certamente incidono dei fattori estrinseci ed altri intrinseci. Dei primi se ne è occupato il CNR di Genova che attraverso l’apporto di alcuni studiosi (2) ha insistito soprattutto su quelli che dovrebbero essere considerati gli elementi strutturali di una CoPs:
1) Individui reciprocamente impegnati che fanno parte di una comunità di apprendimento;
2) Lavoro collaborativo e cooperativo attorno a un compito comune;
3) Suddivisione di ruoli e funzioni in relazione al cooperative learning e ai processi attivati;
4) Organizzazione di relazioni funzionali tra i componenti del gruppo, finalizzate al compito.
5) Repertorio tecnologico condiviso(groupware).
6) Coprogettazione e condivisione di un’impresa comune;
7) Realizzazione di un prodotto sviluppato in modo processuale e fortemente partecipato da tutti gli aderenti.

Fig. 1 L’itinerario paradigmatico dal gruppo informale alla CoPs

In una CoPs tuttavia giocano un ruolo determinante i fattori intrinseci quali:
la motivazione latente degli aderenti, i loro rapporti emotivo-affettivi, una forte identità di gruppo, uno spirito d’azione più autonomo rispetto alle pregresse esperienze di comunità virtuale. Un’autonomia che si manifesta attraverso la scelta più appropriata degli ambienti “artificiali” da utilizzare (groupware)per comunicare, una organizzazione più rispondente ai bisogni degli aderenti al gruppo dove si possono individuare maggiori spazi per l’autoapprendimento assistito tra colleghi (peer to peer) che amplia il perimetro della”zona di sviluppo prossimale” di Vygotskijana memoria.

Comunità di pratica
Team tra colleghi dello stesso livello che si autorganizzano in modo spontaneo per risolvere più facilmente i problemi professionali attraverso il reciproco interscambio di conoscenze.
Squadra operativa
Gruppo organizzato che per ottenere un risultato, sotto la guida di un coach, è capace di determinare propri ruoli e funzioni mirati al raggiungimento dell’obiettivo.
Team di progetto
Gruppo eterodiretto finalizzato al compito, al raggiungimento di comuni obiettivi.
Gruppo informale
Comunicazione condivisa finalizzata a trasmettere delle semplici informazioni.

E’ soprattutto la capacità autogestionale del gruppo, il fattore più importante di una comunità di pratiche, un elemento che nel contempo rappresenta una sfida verso tutti coloro che credono che sul terreno del virtuale si possa più facilmente fare del “millantato credito” mettendo sullo stesso piano una comunità di apprendimento e una comunità di pratica.

Note
1 http://www.research.ibm.com/journal/sj/404/gongla.html
2 Cfr. V. Midoro, Dalle comunità di pratica alle comunità di apprendimento virtuali, pp.6-9; S.Manca, L.Sarti, Comunità virtuali per l’apprendimento e nuove tecnologie, pp. 12-15; in Tecnologie Didattiche, 25, n. 1, 2002.


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