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La catena di valore delle pubblicazioni accademiche nell’era delle tecnologie telematiche

23 novembre 2003 | Nicola Benvenuti (benvenuti_n@unifi.it) Biblioteche di scienze tecnologiche

Tradizionalmente l’editoria accademica consta di quattro funzioni fondamentali:
1. registrazione: stabilisce la priorità intellettuale di una idea, un concetto o una ricerca;
2. certificazione: attesta la qualità della ricerca e la validità delle scoperte dichiarate
3. pubblicizzazione: assicura la disseminazione e l’accessibilità della ricerca, informando i ricercatori dei nuovi risultati;
4. archiviazione: preserva il patrimonio intellettuale per l’uso futuro.

Questi passaggi essenziali per qualsiasi modello editoriale, sia esso a stampa o digitale, ovvero editoria tradizionale o editoria elettronica, comprendono in se altri elementi che pure influiscono nella catena del valore, quali produzione effettiva, processi editoriali, distribuzione, etc.

Ciò che rimane occultato è però che la maggior parte del lavoro e dei costi necessari per ognuna delle componenti indicate è a carico delle istituzioni, in genere accademiche, che finanziano i laboratori dove si conduce la ricerca, stipendiano i ricercatori/autori come i membri dei comitati di redazione che certificano il valore scientifico delle ricerche, e infine sottoscrivono gli abbonamenti a quelle stesse riviste e finanziano le biblioteche universitarie che svolgono il ruolo di garantire la circolazione nel tempo, cioè il recupero, l’accesso e la preservazione, dell’informazione contenuta nelle riviste.

A queste funzioni della catena del valore della ricerca si può aggiungere come quinto elemento la “remunerazione” dell’autore (De Sompel, 2002) che, dal punto di vista individuale, è certamente il motore del processo: esplicitarla significa sottolineare che anche questa funzione ricade quasi esclusivamente nell’area di competenza delle istituzioni accademiche perché strettamente connessa alla carriera.

La destrutturazione della catena del valore evidenzia poi che le funzioni storicamente specifiche dell’editore-distributore sono state depotenziate dallo sviluppo dell’editoria elettronica e della comunicazione di rete. La facilità di pubblicazione elettronica, grazie a software di composizione grafica amichevoli e la capacità di comunicazione personalizzata del Web rendono la condivisione e trasmissione delle ricerche non più vincolata tecnicamente alla figura dell’editore: i ruoli di composizione del testo e di stampa, relativi al prodotto editoriale, sono oggi facilmente accessibili a chiunque abbia un minimo di abilità tecnica mentre quello della distribuzione, anch’esso tradizionalmente affidato all’editore/distributore (i due ruoli sono andati via via identificandosi per sopperire ad un mercato sempre più competitivo, fino a stabilizzare, quantomeno in campo scientifico, relativamente poche posizioni dominanti) si può oggi svolgere nella rete, non solo a costi assai inferiori, ma potendo usufruire di tecnologie efficaci per la archiviazione, distribuzione on-demand o per profili di interesse, collegamento con l’informazione primaria e secondaria citata, uso della multimedialità per una rappresentazione più articolata ed efficace dei contenuti, etc.: il tutto in un ambiente virtuale interoperabile, delocalizzato e internazionalizzato. Tutto ciò senza pregiudicare il ruolo che ancora la carta stampata, per le sue caratteristiche di visualizzazione non invasiva, di portabilità e di economicità è destinata a svolgere.

Sulla scorta della analisi svolta nell’ambito del progetto SPARC, il modello disaggregato di valorizzazione delle ricerche di tipo tradizionale e quello che si viene delineando, possono essere esemplificati nei seguenti schemi (Tabelle 1 e 2):

Funzione Processo Attori Fautori del processo
Registrazione Sottomissione alla rivista di articolo in formato cartaceo o elettronico Ricercatore/autore accademico Editore
Certificazione Peer review Supervisori accademici Editore
Pubblicizzazione Selezione e acquisizione delle riviste da parte delle Biblioteche BibliotecariEditori Istituzioni accademicheEditori
Archiviazione Accesso perpetuo Bibliotecari Istituzioni accademiche

Tabella 1: Modello tradizionale

Funzione Processo Attori Fautori del processo
Registrazione Deposito di documenti elettronici in archivi in rete Ricercatore/autore accademico Istituzione che organizza l’archivio
Certificazione Peer review.Certificazione associativa. Risposta online. Supervisori accademici. Accademici interessati Overlay journals*. Dipartimenti accademici.
Organizzatore dell’archivio.
Pubblicizzazione Archivi aperti interoperanti e servizi di supporto Bibliotecari Istituzioni accademiche
Archiviazione Accesso perpetuo Bibliotecari Istituzioni accademiche

Tabella 2: Nuovo modello (Crow, 2002).

* Si intende per overlay journals quelle riviste on line che segnalano e recensiscono articoli depositati in archivi accessibili in rete e ne forniscono il collegamento ipertestuale.

Molte delle componenti funzionali descritte nel modello disaggregato esistono già nella pratica, grazie a varie iniziative tra cui soprattutto la Open Archive Initiative (OAI, http://www.openarchives.org/) che ha definito non solo le metodologie di archiviazione ma anche quelle per l’interoperabilità, che comprendono nomi uniformi e persistenti dei documenti, formati di metadati standardizzati, un semplice e funzionale software di comunicazione per la ricerca e il recupero dell’informazione (OAI-PMH, Protocol for Metadata Harvesting).

Fondamentale per l’attuazione del modello disaggregato e lo sviluppo di funzionalità ulteriori, è la separazione logica tra contenuto e componenti di servizio perseguita dagli ideatori di OAI. Il mantenimento degli archivi è cioè reso indipendente da servizi di valore aggiunto che possono essere forniti da altri operatori: in tal modo le funzioni di registrazione, certificazione e pubblicizzazione, organizzate dagli editori nel modello tradizionale possono essere organizzate secondo le proprie esigenze da qualsiasi istituzione con sufficiente prestigio culturale, capacità organizzativa e posizione di mercato.

Le funzioni degli archivi aperti
A livello di funzionalità gli archivi aperti previsti nell’approccio OAI, rappresentano un sistema globale e decentralizzato di depositi distribuiti e permettono:
- la ricerca tra archivi remoti (cross searching) facilitando l’interdisciplinarietà sempre più invocata come condizione di innovazione scientifica (Allard, 2001);
- la possibilità di trattare localmente i materiali archiviati nel modo più idoneo, ad esempio, con metadati più o meno dettagliati e adatti al contenuto dei documenti (come struttura minima per il recupero dell’informazione è richiesto l’uso di un subset dei metadati del Dublin Core);
- grande elasticità nel trattamento dei documenti, grazie all’organizzazione degli archivi che distingue logicamente tra piattaforma di archiviazione, nel cui ambito operano i data provider, e servizi che si possono applicare ai documenti, forniti dai service provider;
- garanzia di preservazione dei contenuti tramite l’interoperabilità degli archivi, cioè la possibilità di scambiarsi i file dei documenti (interoperabilità significa qui indirizzi persistenti, formati standard di metadati, software open source), e mirror o duplicati degli stessi.

Per quanto riguarda i contenuti tali depositi si distinguono in archivi di istituzioni, enti di ricerca, enti accademici o governativi, di tipo disciplinare, commerciale, etc. I documenti possono variamente coesistere in diversi depositi: per esempio possono essere archiviati in depositi dell’istituzione a cui appartiene l’autore o sulla home page personale dell’autore. Gli archivi di documenti elettronici permettono agli autori di rendere disponibili sia i propri pre-refeered e-print – prima della pubblicazione – che i refereed e-print – dopo la pubblicazione (Self archiving FAQ).

Da parte delle Università l’adozione di una simile politica costituisce una occasione non solo di condivisione e collaborazione con centri di ricerca e altre università, ma anche un modo per valorizzare ed evidenziare la produzione scientifica locale: una occasione da non sottovalutare in un contesto di crescente concorrenza nel sistema educativo e allorché accanto alla responsabilità intellettuale dell’autore venga messa in evidenza la certificazione scientifica di un centro di ricerca di prestigio.

L’adozione di sistemi aperti da parte delle università è auspicabile anche da un altro punto di vista. La tipologia dei documenti archiviati può infatti essere la più diversa comprendendo tutto il variegato campo della cd. letteratura grigia. In questo senso la tecnologia OAI si presta a gestire l’intera “knowledge base” di una università, comprendendo con questo termine non solo i risultati definitivi della ricerca e la didattica (es. dispense, corsi di e-learning, …), ma anche appunti, set di dati, normativa interna, struttura organizzativa, procedure amministrative e in genere tutto ciò che è prodotto dall’ente e ne delinea il profilo operativo da cui muove la capacità di adattarsi al cambiamento.


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