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Analisi Conversazionale e Analisi Sequenziale: applicazioni possibili alla CMC asincrona?

27 maggio 2004 | Ilaria Mancini (ila_mancini@yahoo.it) Barbara Maroni (Barbara.Maroni@uniroma1.it) Università degli Studi di Roma La Sapienza

Il seguente lavoro è un primo tentativo di presentare due metodi di analisi, diversi ma complementari, allo studio dell’interazione mediata e, in particolare, ai forum di discussione per la costruzione collaborativa di conoscenza. I metodi dell’Analisi Conversazionale e dell’Analisi Sequenziale vengono solo brevemente accennati, e si rimanda per gli approfondimenti, perché l’obiettivo è provare a suggerire degli spunti per la loro applicazione ad un contesto diverso da quello in cui vengono solitamente adoperati.

FTF e CMC… a ciascun contesto comunicativo la sua specificità
Riflettere sulle possibilità applicative di metodi di analisi sviluppati per l’interazione in presenza (come l’Analisi Conversazionale e l’Analisi Sequenziale) rispetto a contesti di interazione mediata, richiede l’individuazione della specificità di ciascuna forma comunicativa.
Mettere in risalto la qualità dell’interazione che si sviluppa nei due ambiti è un passaggio ineludibile per evitare trasposizioni poco pertinenti di un metodo da un contesto all’altro. Ciò che invece interessa è cogliere la specificità del contesto per interrogarsi sulla specificità metodologica. L’interazione in presenza (Face To Face), intesa come conversazione, si avvale sia di un canale comunicativo strettamente linguistico/verbale sia di elementi non verbali/gestuali (postura, sguardo reciproco, contatto visivo, indicazione…). Ciò è reso possibile dalla condivisione dello stesso contesto spazio-temporale: l’interazione in presenza ha carattere sincrono; gli attori sono compresenti nello stesso luogo e nello stesso tempo.
L’interazione mediata (Computer Mediated Communication), intesa, nel nostro caso, come threaded discussion (vd. discussione ad albero nei forum on line) avviene a distanza. Gli interlocutori non sono fisicamente compresenti nello stesso luogo e tempo. La dimensione comunicativa ha qui, fondamentalmente, carattere testuale: i partecipanti “depositano” (esibiscono pubblicamente) nel forum dei messaggi che possono essere letti dagli altri in tempi diversi. Il forum mantiene la memoria della discussione (perché in esso permangono registrati i vari contributi) e assicura agli utenti un tempo di riflessione sul contenuto dei vari interventi. La comunicazione che avviene attraverso un forum è dunque una comunicazione asincrona: ciascuno gestisce i propri tempi di lettura, riflessione e scrittura.
La forma discorsiva che si produce all’interno del contesto mediato dall’uso di uno strumento tecnologico si pone a metà strada tra la forma scritta e quella orale. Si tratta di un WRITTEN INTERACTIVE REGISTER (Ferrara et al., 1991) ossia di una caratterizzazione come registro interattivo scritto. Esso è fondamentalmente testuale e come tale organizza l’informazione secondo i canoni della scrittura: non essendo dato un confronto diretto ed “immediato” tra emittente e ricevente il testo deve avere autonomia comunicativa, deve essere di per sé efficace ed intellegibile.
Al tempo stesso, però, il discorso mediato è sempre un discorso interattivo: il testo del messaggio che si immette in un forum di discussione si colloca in una sequenza di interventi e contribuisce alla creazione di una discussione sociale su un argomento. Il discorso è, allora, costruito necessariamente passo passo (messaggio per messaggio) nell’interazione (mediata) con l’altro.

Analisi Conversazionale: alcuni concetti base
L’Analisi Conversazionale è un sistema di analisi che nasce all’interno della prospettiva etnometodologica con specifico riferimento all’analisi dell’interazione in presenza.
Interesse centrale è la spiegazione della “produzione/comprensione di sequenze organizzate e coerenti nel discorso” (Levinson, 1983, p. 539) ossia l’analisi dell’andamento conversazionale in riferimento alle strutture sequenziali di produzione e comprensione nelle quali il discorso si articola.
La prospettiva conversazionale assume che il significato e il valore comunicativo dell’espressione linguistica risiedano nella concreta condizione di uso del linguaggio, nella specificità della sequenza discorsiva in cui essa compare (Sacks, Schegloff, Jefferson, 1974).
Conseguentemente, l’espressione linguistica è studiata all’interno del contesto di interazione in cui si esprime; in tal senso, fondante è lo studio di ciò che Schegloff (1989) definisce come “discorso in interazione”, delle strutture di partecipazione ad esso ossia delle modalità attraverso cui i partecipanti all’interazione discorsiva gestiscono la conversazione allo scopo di realizzare la comprensione intersoggettiva (negoziazione e condivisione di significati).
Un primo livello di analisi è individuato nel turno di discorso. Il turno non corrisponde necessariamente ad un’unità sintattico/grammaticale o ad una specifica azione linguistica; esso può essere definito come “unità osservativa che corrisponde semplicemente a tutto il discorso che un unico parlante pronuncia di seguito” (Fasulo, Pontecorvo, 1999, pag. 39).
La lunghezza del turno è il risultato delle mosse linguistiche agite dagli interlocutori; i turni di discorso sono dunque tra loro interdipendenti (vd. Schegloff, Sacks, 1973, sequential implicativeness): ogni mossa conversazionale è una risposta al discorso precedente e un’anticipazione del tipo di discorso che segue. Nel formulare il proprio intervento, i parlanti mostrano la propria comprensione del turno precedente e rivelano le proprie aspettative rispetto al turno che verrà. Il sistema di passaggio del turno da un parlante all’altro è reso possibile in coincidenza con i punti di rilevanza transizionale come “punto in cui una transizione di turno diventa rilevante ossia è un’opzione possibile” (Fasulo, Pontecorvo, 1999, pag. 41).
All’interno di un turno di discorso si possono avere più punti di rilevanza transizionale; ciascuno di essi definisce un’unità costitutiva di turno. I punti di rilevanza transizionale segnano la completezza di un’unità costitutiva di turno e rendono possibile l’avvicendamento del turno.

Analisi Sequenziale: alcuni cenni
Nello studio dell’interazione faccia a faccia, un approccio che consente e ne studia l’aspetto temporale è l’analisi sequenziale. L’elemento temporale è una caratteristica fondamentale del processo interattivo che è importante non perdere nelle fasi di osservazione, misurazione e analisi. Con l’analisi sequenziale, infatti, è possibile far emergere l’elemento temporale dell’interazione, catturando le sequenze attraverso cui si sviluppa questo processo.
L’analisi sequenziale si basa sull’osservazione sistematica delle dimensioni rilevanti dei fenomeni in osservazione, e di conseguenza sullo sviluppo e sull’applicazione di sistemi di categorie che caratterizzano le dimensioni di interesse. Ogni dimensione infatti può essere rappresentata da uno schema di codifica, ed ogni codice può essere considerato come una categoria di comportamento. Così, ad esempio, se la dimensione di interesse è la mossa conversazionale, le categorie dello schema di codifica potranno essere richiesta, valutazione, asserzione, domanda, ecc. Nei metodi osservativi la misurazione avviene con l’applicazione dello schema di codifica. Si parla infatti di misurazione “…quando dei codici (o categorie) vengono assegnati a eventi di interesse nel flusso corrente del comportamento, seguendo le definizioni e le regole chiaramente descritte in schemi di codifica espliciti” (Gnisci, Bakeman, 2000, p.17). Dall’applicazione del sistema di categorie, e quindi dalla fase di misurazione, risulta una tabella in cui le righe indicano il comportamento che avviene prima, le colonne indicano il comportamento che avviene dopo, e le celle contengono le frequenze delle sequenze interattive. Riprendendo l’esempio delle mosse conversazionali, dall’applicazione dello schema di codifica risulta una tabella in cui in riga e in colonna ci sono i diversi tipi di mosse (richiesta, valutazione, asserzione, domanda, altro) e nelle celle le frequenze con cui ogni tipo di mossa segue ogni altro tipo di mossa. La prima cella, quindi, corrisponde al numero di volte in cui ad una richiesta è seguita un’altra richiesta nelle interazioni osservate.
L’obiettivo dell’analisi sequenziale è sapere se esiste una relazione sequenziale tra le variabili ed individuare le eventuali associazioni significative. Ciò che si vuole verificare è, quindi, quali comportamenti nell’interazione sono significativamente sequenziali a quali altri, evidenziando in questo modo cosa segue che cosa nell’interazione. Per scoprire se esiste una relazione sequenziale tra le variabili e quindi capire l’influenza di una variabile sull’altra, si procede con il calcolo del chi quadro. Questa statistica, infatti, permette di sapere se la differenza tra le frequenze osservate e le frequenze teoriche è dovuta, o no, al caso. Se la differenza è dovuta al caso, la variabilità, e quindi il chi quadro, è basso; al contrario se la differenza non è dovuta al caso, la variabilità e il chi quadro saranno alti. Se controllando i gradi di libertà si trova un chi quadro significativo, si può affermare che esiste un’associazione tra le variabili analizzate. Quindi, riprendendo l’esempio delle mosse conversazionali, se dall’analisi della tabella trovassimo un chi quadro significativo, potremmo affermare che esistono alcune tipologie di mosse conversazionali che si condizionano sequenzialmente. A questo punto è interessante scoprire quali sono le mosse sequenzialmente associate. Per fare questo si procede con l’analisi dei residui corretti, quindi si standardizzano le frequenze e si considerano significativi quei residui che superano la prima deviazione standard (|1.96|), dato che in certe condizioni i residui standardizzati si distribuiscono in modo normale. Procedendo, quindi, con l’esempio delle mosse conversazionali, dopo aver stabilito con la significatività del chi quadro, che esiste un’associazione tra le diverse tipologie di mosse conversazionale, potremmo calcolare i residui corretti, interpretare i residui positivi e vedere tra quali mosse esiste tale associazione. Potremmo, per esempio, trovare che ad una asserzione è sequenzialmente associata una valutazione.
È importante sottolineare che quelli presentati precedentemente sono alcuni concetti base dell’analisi sequenziale e della sua applicazione all’interazione, ma che è possibile sia analizzare dimensioni di interesse diverse e quindi applicare diversi sistemi di categoria, sia esaminare non solo associazioni sequenziali contigue (dette a lag 1), ma anche associazioni più lontane (lag 1, lag 2, ecc) ottenendo tabelle di contingenza multivariate (per approfondimenti cfr. Bakeman, Gottman, 1986, 1997; Bakeman, Quera, 1995; Gnisci, Bakeman, 2000).

Tra metodi e contesti
Si può riflettere sull’applicabilità di questi sistemi di analisi rispetto ad un contesto mediato e, in particolare, ad un forum di discussione per la costruzione collaborativa di conoscenza?
Se assumiamo “…come conversazioni in senso ampio tutti quegli scambi comunicativi caratterizzati dall’interazione tra soggetti umani, che quindi adattano il loro contributo sulla base della dinamica intersoggettiva con l’altro…” (Violi, Coppock, 1999, p.319-320), possiamo individuare nell’interattività un aspetto da cui partire. Interattività intesa come organizzazione sequenziale degli interventi: una sequenzialità sia in senso temporale sia di interdipendenza rispetto alla forma e al contenuto dei messaggi.
Di seguito ci si interroga su tale possibilità utilizzando, a titolo esemplificativo, una discussione (incentrata sul tema della relazione educativa) mediata dall’uso del software Synergeia .
A tal proposito, si riporta una schermata del software che mostra lo spazio di discussione e, di seguito, la visualizzazione del testo di alcune note contenute postate nel software.

[INFORMAZIONE] RIFLESSIONI | BY MALAKE | 2004-02-23 11:46 |
E’ interessante l’argomento del tuo libro, soprattutto perché è frutto di una fatica!
Grazie per le domande puntuali che meritano una risposta di gruppo: ti farò sapere le nostre riflessioni anche se prevedo che sarà faticoso per la nostra difficoltà di fare “sintesi”; inoltre tu hai colto la mia dimensione professionale dal precedente intervento […] Mi sono formata più con il lavoro e meno sui libri. Condivido ciò che dici ad Annalisa sull’importanza di avere una teoria di riferimento per il lavoro, perché ci troviamo in una giungla di teorie, metodi, modelli e tecniche e si rischia di essere vittime del pensiero debole. […] Il mio lavoro è immerso nella quotidianità esistenziale dell’anziano in cui tante sono le occasioni che mi trovano “presente” senza intervenire.
Ho fiducia incondizionata nell’uomo, nelle sue potenzialità e nella capacità (se sostenuto sul piano razionale ed emotivo) a risolvere i propri problemi.
[…] Buon lavoro a tutti e tanti saluti da Malaké. [DOMANDA] RISPONDERE DEI SEGNI LASCIATI | BY ROBERTOM | 2004-02-23 11:57 |
che bella questa riflessione:
“Il mio lavoro è immerso nella quotidianità esistenziale dell’anziano in cui tante sono le occasioni che mi trovano “presente” senza intervenire”.
Credo che, mutatis mutandis (quanto mi piacciono i latinismi! ;D…), questa sia una definizione che si sposa pienamente con il lavoro dell’insegnante. Se non ricordo male, il termine “insegnante” deriva dal latino in-segnare cioè “lasciare un segno […] Dunque, vediamo se siamo d’accordo su questo: per un insegnante essere “presente” (lascio aperta la questione sull’appropriatezza dell’intervento) significa essere consapevole che le proprie azioni stanno lasciando un segno nella vita di altre persone… è una considerazione suggestiva vero? […]

[VALUTAZIONE] E CONTEMPORANEAMENTE…VICEVERSA? | BY ILAMANCINI | 2004-02-23 13:17 |
Caro Roberto,
concordo sul tuo associare presenza e consapevolezza del proprio lasciar traccia nell’altro ma vorrei aggiungere: se siamo d’accordo sul pensare al processo educativo come fondato su una RELAZIONE, la consapevolezza non è anche quella rispetto alla traccia che l’altro lascia in noi?

[VALUTAZIONE] I FEED- BACK? | BY P.GARREFFA | 2004-02-24 11:00 |
Relazionarsi vuol dire crescere e far crescere! Quel “famoso feed-back” di cui si sente tanto parlare…
Personalmente penso di essere cresciuta come insegnante e come persona anche grazie ai miei alunni.
[…] Spero di continuare a parlarne giovedì… ora devo andare, mi aspettano i miei … feedback! a Presto!

[RIASSUNTO ] È VERO | BY ROBERTOM | 2004-02-25 11:54 |
infatti! Allora aggiorniamo la definizione di “presenza”:
“essere consapevoli della traccia che la relazione lascia in noi e negli altri”.
Che ne dite?

L’interazione discorsiva mediata si articola nel conversational thread inteso come “flusso” comunicativo in cui contributi in sequenza sviluppano un argomento seguendo un iniziale contributo che lo introduce. Come mostra l’immagine, il conversational thread è graficamente rappresentato da un albero di discussione in cui non solo sono elencati i titoli dei messaggi organizzati in riferimento al topic trattato ma vengono anche mostrate le relazioni tra i contributi (le note di replica sono “indentellate” rispetto alla nota cui si riferiscono). In tal modo, gli utenti possono monitorare costantemente lo sviluppo della sequenza discorsiva e scegliere in quale punto “prendere la parola” nel discorso introducendo il proprio messaggio. In riferimento agli utenti, potremmo essere interessati a sapere se chi emette un messaggio condiziona sequenzialmente l’emittente successivo. In questo caso il sistema di categorie comprenderà tutti i partecipanti al forum di discussione (prendendo l’esempio in figura avremo: Nicola-Basile, RobertoM, malake, IlaMancini, P.Garreffa, DanielaScaccia, D.Cesareni) e l’applicazione dell’analisi sequenziale con questo sistema di categorie permetterà di individuare se esistono delle associazioni sequenziali tra gli emittenti dei messaggi. Se i partecipanti al forum ricoprono ruoli specifici, un’analisi di questo tipo diventa ancor più rilevante perché permette di individuare particolari rapporti tra i vari emittenti.
Nella comunicazione asincrona tipica di un forum di discussione, e nello specifico caso qui considerato, osserviamo modalità di ricostruzione del passaggio di turno all’interno del messaggio che si immette. Si può avere, ad esempio, la ripresa di aspetti formali e di contenuto del messaggio cui si replica.
Nella sequenza riportata, ad esempio, nell’intervento “RISPONDERE DEI SEGNI LASCIATI”, Roberto M. costruisce la presa di turno citando testualmente parte dell’intervento cui sta replicando (”RIFLESSIONI “) ed assumendo tale citazione come base per il proprio intervento (che bella questa riflessione:”Il mio lavoro è immerso nella quotidianità esistenziale dell’anziano in cui tante sono le occasioni che mi trovano “presente” senza intervenire”). La citazione del messaggio pare esprimere l’individuazione di un punto rilevante nel contributo che precede, punto che serve da aggancio per lo sviluppo del proprio intervento, punto di rilevanza transizionale.
Oltre che attraverso la citazione, la presa di turno è realizzata anche attraverso la ripresa di aspetti lingustico/formali. Si veda a tal proposito l’intervento “E CONTEMPORANEAMENTE…VICEVERSA?”, in cui si osserva sia il ricorrere dei “termini della questione” (presente/consapevole, presenza/consapevolezza) nonché la ripresa dell’interlocutore (caro Roberto) come a stabilire, in una specie di trascrizione di un’interazione parlata, un effetto di scambio diretto.
L’assunzione di turno attraverso il riferimento diretto ad un’altra persona rappresenta una delle modalità possibili. Potrebbe essere interessante individuare delle categorie che si riferiscono alle modalità di presa di turno e osservare se tra esse esiste una relazione sequenziale. In riferimento alla figura riportata, il sistema di categorie sulle tipologie di assunzione di turno potrebbe comprendere, oltre al riferimento diretto ad un’altra persona, anche l’assunzione in prima persona (quella di Nicola-Basile e la prima di RobertoM) o l’assunzione impersonale (malake, la seconda di RobertoM, P.Garreffa).
Ulteriori interessi di ricerca potrebbero riguardare le associazioni sequenziali sul contenuto dei messaggi. In questo caso si potrebbe procedere in diversi modi. Facendo riferimento all’esempio riportato, un modo potrebbe essere prendere come categorie quelle che gli emittenti stessi scelgono per il proprio messaggio e che è possibile individuare all’inizio di ogni nota. Il sistema di codifica, come si nota in figura, potrebbe comprendere le seguenti categorie: domanda, organizzazione, informazione, valutazione, riassunto. In questo caso è interessante osservare anche le associazioni più lontane (lag 2, lag 3, ecc.). Osservando la figura risulta intuitivo il concetto: per esempio, il messaggio “POST ERRATO…SCUSATE!” è a lag 1 rispetto al messaggio “BENVENUTA MALAKE”, mentre il messaggio “RIFLESSIONI” è a lag 0 rispetto al messaggio “POST ERRATO…SCUSATE!” e a lag 1 rispetto al messaggio ” BENVENUTA MALAKE “, e così via.
Potrebbe essere interessante, però, prendere anche in considerazione il testo dei messaggi lasciando all’osservatore il compito di creare il sistema di categorie. Relativamente al testo del messaggio si può pensare ad un’analisi tra categorie che si riferiscono ad interi messaggi oppure si possono segmentare i messaggi, categorizzare i segmenti di ogni messaggio e procedere con l’analisi sequenziale. Soprattutto in questi casi l’individuazione delle categorie che riassumono ed identificano il messaggio, oltre che dipendere dagli obiettivi e dalle ipotesi dello studio, è particolarmente difficoltosa e nello stesso tempo rilevante.
Riflettere sulle modalità attraverso cui segmenti di messaggi precedenti sono incorporati all’interno di un nuovo contributo consente di individuare le operazioni che il lettore compie sul testo. Nella costruzione sociale del discorso che ha luogo nel forum, la citazione del discorso dell’altro nel proprio discorso sembra sostenere la continuità e fluidità dello scambio.
Se il messaggio è il nostro “turno di discorso mediato”, la riproposizione del segmento può essere interpretata come l’individuazione di un punto rilevante del discorso e il segmento come unità costitutiva di turno.
Guardando ai segmenti dei vari messaggi si può pensare di ricostruire le pratiche di co-costruzione del discorso attraverso la sequenza delle note. Nell’esempio riportato, la definizione del concetto di presenza del docente nella relazione educativa è co-costruita trasversalmente attraverso le note. Nell’intervento “RISPONDERE DEI SEGNI LASCIATI”, Roberto M. propone che <<essere “presente” […] significa essere consapevole che le proprie azioni stanno lasciando un segno nella vita di altre persone…>>. Gli interventi successivi, “E CONTEMPORANEAMENTE…VICEVERSA?” e poi “I FEED- BACK?”, pur esprimendosi in accordo con l’idea avanzata, ne propongono una ridefinizione: <<la consapevolezza non è anche quella rispetto alla traccia che l’altro lascia in noi?>> e ancora <<Relazionarsi vuol dire crescere e far crescere!>>.
Su tale base, l’intervento conclusivo di Roberto M. (”È VERO”) opera una riparazione procedendo ad una riformulazione del concetto: <<aggiorniamo: “essere consapevoli della traccia che la relazione lascia in noi e negli altri”>>.
Qualche riflessione conclusiva
Alla luce di quanto fin qui detto, proponiamo alcune considerazioni che individuano non già un punto d’arrivo quanto spunti per ulteriori riflessioni riguardo all’applicabilità di aspetti dell’Analisi Conversazionale e dell’Analisi Sequenziale rispetto a sistemi di comunicazione mediata.
Emergono alcuni elementi di cautela in questo genere di riflessione. Fondamentale è muovere dalla peculiarità della comunicazione mediata ricercandone la specificità nel contesto d’uso dello strumento tecnologico: le risorse offerte dalla mediazione tecnologica non sono rilevanti di per sé ma assumono significato rispetto alla qualità e alle finalità dell’attività che questa media. In tal senso, è allora importante, partendo dalle ipotesi di ricerca, definire un sistema di categorie che individui in modo coerente e quanto più esaustivo le dimensioni rilevanti dei fenomeni di interesse.
Inoltre sembra possibile guardare alla gestione locale del sistema assumendo come riferimento non un intero albero di discussione ma un thread (nota iniziale e repliche) e analizzando in esso lo sviluppo della sequenza discorsiva sia rispetto ai meccanismi conversazionali agiti sia rispetto all’esistenza di relazioni sequenziali significative (contigue e non).

Note
In Synergeia è prevista una forma di comunicazione asincrona in uno spazio di discussione definito come Area di Costruzione di conoscenza in cui ciascun utente ha la possibilità di introdurre delle note per avviare ed organizzare una discussione circa un problema/tema o di replicare a note già esistenti

Riferimenti bibliografici
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