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Attività formative di base ForTIC e cooperative learning

29 settembre 2004 | Rita Teso Docente Tutor Corsi A r.teso@fastnet.it

Obiettivo del MIUR per i docenti frequentati i corsi A è stato essenzialmente addestrativo-didattico: imparare l’uso del PC attraverso cui potenziare le proprie competenze professionali sull’impiego quotidiano delle nuove tecnologie a scuola valorizzandone l’aspetto culturale e formativo.
Due i problemi da risolvere nella gestione di queste attività di formazione:
a)l’immediata pubblicazione sulla piattaforma INDIRE dei primi sette moduli addestrativo-tecnologici di pura marca Windows, fedeli all’impianto della Patente Europea (ECDL) con overload di materiali di supporto che ne rendeva difficile un’ “intelligente” fruizione;
b) l’eterogeneità dei frequentanti l’attività formativa provenienti da vari ordini di scuola: dall’infanzia fino alla secondaria superiore fino a un tetto massimo di venticinque partecipanti a corso.
Per risolvere il primo problema non si è potuto fare molto se non “arrangiandosi” alla meno peggio: ogni tutor d’aula si è costruito un proprio e autonomo percorso didattico, mixando al meglio i contenuti tecnologici con la pratica scolastica. Percorso che si è rivelato il più efficace perché con un certo ritardo l’INDIRE ha inserito i moduli didattici: i più importanti per la formazione di un docente. La variegata provenienza scolastica dei corsisti con differenti livelli di preparazione e performances tecnologiche, al contrario ha messo in gioco (e in molti casi in crisi) la figura professionale dell’e-tutor, le sue funzioni e il tipo di organizzazione che è stata attivata nel processo formativo in presenza e a distanza (blended). Un problema che poteva essere risolto con una diversa strutturazione delle attività formative attraverso la suddivisione dei docenti in gruppi in base ai livelli di provenienza e la contestualizzazione delle tematiche affrontate nella pratica educativa delle varie scuole coinvolte. In molti casi è stato affrontato col metodo istruttivo della lezione frontale con esiti alquanto prevedibili per quanto riguarda la ricaduta nella didattica. Un modello che per fortuna non è stato quello prevalente. In alcune realtà dagli Uffici Scolastici Regionali, sono state indicate delle linee di indirizzo che hanno veicolato il comportamento di molti tutor. Le buone pratiche più seguite hanno fatto riferimento ai contesti educativi dei singoli partecipanti nel quadro di un cooperative learning che doveva essere alla base di un percorso di comune coprogettazione educativa. Per un verso il lavorare in comune ha motivato didatticamente il docente che ha dovuto misurare le conoscenze tecnologiche apprese durante il corso con l’attività della propria classe ma la cooperazione on line con colleghi che avevano un comune “sfondo integratore” è servita anche come momento aggregante per creare le premesse per una comunità di pratica tra i partecipanti che era uno degli obiettivi di queste azioni formative che altrimenti sarebbero cadute in un vuoto operativo fine a se stesso e senza futuro. L’unico ambiente interattivo messo a disposizione dei singoli corsi, gestito in autonomia e moderato dai singoli tutor è stata la classe virtuale (CV) che nel modello PuntoEdu, non era altro che un forum ad accesso riservato ai soli iscritti al corso. Questo spazio doveva essere destinato all’attività collaborativa in rete, alla discussione, alla socializzazione dei materiali autonomamente prodotti dai corsisti impegnati nella realizzazione dei percorsi formativi progettati per le varie realtà scolastiche. Infatti la pratica dell’apprendimento cooperativo richiede come condizione essenziale, una comunicazione efficace e autentica: è attraverso questo approccio che si impara a collaborare e a esprimere le proprie idee, ascoltando gli altri che appartengono al gruppo per cogliere gli elementi più significativi della loro conoscenza che viene arricchita ed ampliata. Attraverso queste esperienze iniziali di una comunità di apprendimento i docenti migliorano le propria competenza e quella dei propri colleghi. Tra i componenti del gruppo si viene a creare un’interdipendenza positiva nel senso che ciascuno si sente responsabile del proprio e dell’altrui operato. L’approccio cooperativo offre l’opportunità di intrecciare costantemente l’apprendimento con la comunicazione, i contenuti scolastici con la metodologia del lavoro di gruppo, la lezione frontale con la condivisione. Nella classe virtuale si crea un empowerment reciproco e se i docenti partecipanti ai corsi A di ForTic, attraverso questo ambiente web, sono stati portati a realizzare per la prima volta un’esperienza di apprendimento cooperativo, potranno in seguito proporre questa pratica comunicativa a distanza ai loro colleghi e agli stessi studenti. Fino a oggi ogni insegnante ha ricevuto un training formativo vissuto in modo “individualistico”, i corsi ForTic per la prima volta hanno consentito ai docenti di ampliare la loro formazione professionale, favorendo l’ acquisizione di abilità utili alla costruzione di un clima collaborativo anche nel gruppo classe con il conseguente miglioramento della interazione docente-alunni e della stessa relazione educativa. Il lavoro in aula, doveva essere incentrato per un verso sul lavoro di gruppo e la cooperazione per un altro sull’analisi di caso, sulla ricerca tramite computer, sulla elaborazione di ipotesi di interventi da realizzare concretamente nel proprio contesto scolastico.
Certo per affiancare il lavoro del tutor d’aula potevano essere aggiunte altre opportunità collaborative on line come le chat, il weblog, et al, anche se la classe virtuale ha rappresentato un primo passo per incentivare i docenti alla collaborazione nella costruzione di percorsi didattici condivisi. Favorire questi momenti di apprendimento collaborativo, in alcuni casi ha facilitato la costituzione di gruppi di auto-aggiornamento che, come alcune esperienze hanno dimostrato, possono permanere nel tempo anche dopo la stessa esperienza formativa.


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