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Editoriale

27 maggio 2004 | di M. Beatrice Ligorio, Stefano Cacciamani e D. Cesareni

I forum costituiscono ormai una realtà importante della rete e continuano ad avere una discreta diffusione ed utilizzo, contrapponendosi al fascino delle chat e alle innovazioni proposte da nuovi software e nuovi ambienti telematici. Anzi, i forum sembrano trarre sempre nuova linfa proprio dalle varie realtà della rete: molti ambienti telematici prevedono e incorporano l’uso dei forum.

Allo stesso modo ogni sito che si rispetti, specie se approntati da enti di qualsiasi natura – divulgativi come la Rai e la Radio, formativi come le università, commerciali e così via – ha un suo forum a disposizione dei visitatori. Ma quali reali potenzialità offrono i forum? Cosa veramente succede all’interno di essi? Come si struttura la discussione? Come vi partecipano gli utenti? E soprattutto, che ruolo sono in grado di svolgere i forum nella formazione? Quanto sono in grado di contribuire al rinnovamento tanto auspicato e atteso dall’introduzione delle tecnologie educative in rete?
Queste sono alcune delle domande che hanno “causato” la nascita di un gruppo inter-universitario costituito da chi scrive. Si tratta del Cooperative Knowledge Building Group (CKBG) che ormai esiste da più di un anno e che ha visto maturare già diverse riflessioni ed esperienze. Ma spieghiamo innanzitutto il perché del nome che ci siamo dati. Il Cooperative Knowledge Building non descrive una particolare tecnologia, ma piuttosto (e non a caso) fa riferimento ad una teoria specifica e ben articolata che guida l’uso dei forum (quindi tenendo conto della loro specificità) in contesti educativi. L’idea centrale è quella della “costruzione collaborativa di conoscenza” di cui il forum diventa uno strumento essenziale e capace di contribuire con modalità del tutto uniche.
In particolare ci siamo ispirati al lavoro di un gruppo di ricerca canadese diretto da Marlene Scardamalia e Carl Bereiter, da cui abbiamo avuto supporto tecnico e teorico. Il luogo in cui il CKBG nasce, si sviluppa e prende forma e proprio il forum da loro progettato, il Knowledge Forum (KF) (www.knowledgeforum.com), versione attuale del vecchio Computer Supported Intentional Learning Environment (CSILE) che ha conosciuto una certa diffusione anche in Italia (almeno a livello teorico).
Gli obiettivi del CKBG sono i seguenti:
-creare uno spazio di discussione tra i ricercatori italiani su problemi di ricerca e di applicazione inerenti le nuove tecnologie nell’ambito della formazione;
-creare sinergie e collaborazioni di ricerca ed applicative tra i diversi partecipanti;
-creare uno spazio di confronto e collaborazione con altre comunità dello stesso tipo presenti in paesi stranieri (con particolare attenzione e supporto a quelli del sud del mondo);
-creare uno strumento a supporto della didattica a diversi livelli, da quello universitario a quello della scuola di base.
Uno gruppetto di ricercatori, studenti universitari e dottorandi, insegnanti e formatori accomunati dall’interesse per le tecnologie e dalla convinzione che il lavoro collaborativo possa generare conoscenze e riflessioni sofisticare, appartenenti ad enti e istituzioni sparse sul territorio nazionale ha cominciato ad incontrarsi in rete, proprio nel KF. Il forum è, quindi, per noi sia il luogo di incontro, la “residenza” della comunità, sia l’oggetto di studio e di riflessione teorico-pratico.
La discussione nel forum ha seguito diverse piste e diverse evoluzioni, ma un “nocciolo duro” che rimaneva costante nelle diverse “view” di discussione riguardava il “come” analizzare quello che succede dentro il forum, in che modo entrare nel “matrix”, come parafrasano Talamo e Zucchermaglio (in stampa) (1). Emergeva, quindi, la consapevolezza che per poter rispondere alle domande che avevano ispirato la nascita del CKBG occorreva affrontare questioni di metodo, ovvero prima di capire “cosa” succede dentro il forum, era necessario chiarire il “come” farlo.
E’ da questa osservazione che prende l’avvio l’idea di un seminario metodologico specifico sulla metodologia di analisi del contenuto dei forum, che ha avuto luogo il 13-14 Febbraio del 2004 presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Questo numero di Form@re include i contributi presentanti in quella occasione e mira ad allargare il dibattito iniziato in quella sede. Ciascuno dei contributi costituisce, quindi, una proposta metodologica per l’analisi dei forum, e in particolare di quei forum progettati, sviluppati e utilizzati in contesti formativi, com’è il caso di KF ma anche di Synergeia (software sviluppato nell’ambito di un progetto Europeo).
Il primo contributo, firmato da Cacciamani, definisce un protocollo (ovvero le operazioni necessarie per perseguire il proprio obiettivo di ricerca) per l’analisi da effettuare nei forum e guida il lettore ad un confronto serrato tra un approccio sperimentale e uno di tipo etnografico. Gli altri contributi sembrano dipanarsi secondo due diverse linee di riflessione. La prima vede confrontarsi metodologie che analizzano il legame tra le note, ovvero la relazione che si instaura tra gli interventi all’interno delle note, come la metodologia di analisi delle reti sociali proposte dai contributi di Tateo e di Mazzoni; la seconda linea di riflessione invece riguarda metodologie che indagano la struttura interna delle note, entrando quindi dentro il contenuto, come quelle discusse da Mancini e Maroni, da Martini e Cesareni, ma anche da Spadaro e Ligorio. Emerge sicuramente anche la necessità di mettere in relazione queste due dimensioni: vanno in questa direzione sia la proposta di analisi sequenziale contenuta nel contributo di Mancini e Maroni, di cui si intuiscono le potenziali applicazioni ai contenuti delle note; sia la proposta di Tateo di combinare all’analisi delle reti sociale un’analisi retorico/discorsivo.
La seconda dimensione trasversale ai vari contributi riguarda la definizione di un grado di trasferibilità di metodologie di analisi tipiche del discorso faccia-a-faccia all’interazione mediata e asincrona tipica del forum. La riflessione non si limita a definire le differenze e/o similitudini tra la comunicazione via forum e altre forme di comunicazione mediate e non, ma cerca di individuarne le specificità e di capitalizzare aspetti metodologici in grado di mettere in luce la struttura e l’efficacia della comunicazione via forum.
Certo, aver riflettuto sul “come” analizzare i contenuti dei forum è solo il primo passo per rispondere ai quesiti iniziali che ci eravamo posti, circa il ruolo che questo tipo di comunicazione può sostenere all’interno di processi e attività formative. Molte altre questioni sono rilevanti ed emergono come spunti di riflessione in tutti contributi, ad esempio come le specificità del forum incidono sulla qualità della comunicazione, come emergono ritmi e regole interattive, come si arriva alla definizione condivisa di linguaggi e di strutture della conversazione. Per essere più concreti, com’è utilizzata l’asincronia del forum per riflettere sia sulle note da scrivere sia sulle note da leggere; qual è effetto del particolare tipo di non-anonimato o semi-anonimato dei forum; come si organizza la discussione intorno a ruoli e status definiti esclusivamente sulla base di quello che si scrive; che effetto ha la visualizzazione della discussione che tipicamente avviene nei forum.
Inoltre, ci possiamo chiedere quali differenze implica il contesto d’uso dei forum, se a sostegno di comunità totalmente on-line versus comunità blended, come quelle che si realizzano nell’ambito di corsi universitari; come l’adozione di una “pedagogia d’uso” del software, quale la costruzione di conoscenza definita da Scardamalia e Bereiter, oppure quella cui fanno riferimento Martini e Cesareni (il Progressive Inquiry) influisca sulla qualità della discussione?
Ultimo, ma non in ordine di importanza, la progettazione delle funzionalità e delle interfacce che ruolo gioca rispetto al modo con cui la comunità si struttura “dentro” il software? E’ come chiedersi se esiste un legame tra l’architettura dei luoghi e la qualità della vita che poi in quei luoghi avviene. La risposta sembra ovvia: una cosa è vivere in quartieri residenziali con strutture e risorse, diverso è vivere in palazzi-dormitori dove non sono disponibili né spazi attrezzati né servizi. Ma forse la domanda deve essere ancora più specifica: le interfacce sono progettate davvero rispettando i principi e gli obiettivi dichiarati? O meglio, siamo sicuri che le dimensioni ricercate in fase di analisi (quindi anche le scelte metodologiche) siano coerenti con quanto pre-disposto in fase di progettazione ed implementazione del software? Se dal punto di vista teorico vogliamo usare i forum per sostenere comunità di pratiche capaci di strutturare discorsi costruttivi e collaborativi, possiamo davvero affermare che i forum rendono disponibili strumenti e tool in grado di svolgere queste funzioni? Forse i tempi di evoluzione delle teorie psico-pedagogiche e dello sviluppo dei software non procedono proprio in parallelo.
Ci proponiamo di continuare a discutere di questi e di altri temi sul nostro forum, e ci piacerebbe allargare la discussione anche ai lettori di Form@re.

Note
Talamo, A., Zucchermaglio, C. (in stampa) “Enter the matrix”: introdurre l’Analisi della Conversazione in contesti di interazione mediata. In RIPLA-Rivista di Psicolinguistica Applicata


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