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Elementi per la costruzione di un protocollo di analisi dell’attività di un webforum

27 maggio 2004 | Stefano Cacciamani (s.cacciamani@univda.it) Università della Val D'Aosta

Si avverte da più parti la necessità di sistematizzare metodi di indagine che consentano di analizzare quel particolare ambito di ricerca rappresentato dall’interazione di una comunità entro un webforum. Sempre più diffuse sono infatti, in questo settore, le ricerche che, utilizzando metodi sia di tipo qualitativo che quantitativo (Ligorio, 2002; Cesareni e Pascucci, 2004; Cacciamani, 2003) cercano di analizzare la complessità di tali interazioni, scegliendo diverse variabili o unità di analisi, orientandosi a rilevare l’emergenza di diversi fenomeni conversazionali o legati all’attività di costruzione di conoscenza.
Scopo del presente articolo è offrire un contributo di sistematizzazione ad un possibile protocollo di analisi dell’interazione in un webforum. Quando parliamo di protocollo di analisi facciamo riferimento ad una serie di operazioni che il ricercatore deve compiere nel momento in cui si è posto un obiettivo di ricerca e deve organizzare un piano di analisi dei dati. In realtà occorre precisare che la definizione delle operazioni del protocollo ha una funzione importante fin dalla progettazione dell’attività di ricerca: è in relazione all’obiettivo dell’indagine e alla modalità di trattamento dei dati prevista che occorre predisporre le modalità attraverso cui la ricerca farà emergere i dati da studiare. Nella nostra analisi procederemo distinguendo in fasi le azioni che caratterizzano tale protocollo e condurremo la nostra riflessione in rapporto a due distinti scenari metodologici: per ogni fase si esaminerà cosa accade se l’approccio utilizzato è di tipo sperimentale o di tipo etnografico.
La prima fase dell’attività di analisi del forum riguarda la definizione dell’obiettivo di ricerca: se utilizziamo un approccio sperimentale il ricercatore si esprime in termini di un’ipotesi che ha costruito sulla base degli esiti di studi presenti in letteratura e che intende sottoporre a verifica. In questa prospettiva il ricercatore è un osservatore esterno del contesto di ricerca che egli costruisce in termini di esperimento. La sua azione è orientata alla ricerca di relazioni di causa-effetto tra fenomeni, introducendo delle variazioni intenzionali in quelle che vengono chiamate variabili indipendenti e rilevando sistematicamente gli effetti di tali variazioni sulle variabili dipendenti (Parisi,2001). Sarà sua cura tenere sotto controllo tutte quelle variabili intervenienti la cui azione potrebbe interferire nella relazione tra variabili indipendenti e dipendenti. Diversa è la situazione se il ricercatore utilizza un approccio metodologico di tipo etnografico: egli condivide come osservatore partecipante il contesto abituale d’azione delle interazioni tra persone o gruppi che è interessato a studiare, raccogliendo materiale legato all’attività che si svolge nei contesti indagati (Fasulo,2000). La sua indagine è quindi orientata alla descrizione di fenomeni mediante esempi concreti e che possono essere rilevati mediante osservazione di episodi spesici o attraverso interviste, o nel nostro caso, attraverso l’esame di sequenze di interazione nel forum.
Una seconda fase del nostro protocollo riguarda l’analisi delle caratteristiche del medium in relazione alle possibilità che esso offre per l’analisi dei dati. E’ opportuno considerare in questa fase almeno quattro aspetti:
1. La possibilità di contenere le discussioni in appositi spazi: alcuni strumenti, come ad esempio Knowledge Forum, consentono di organizzare spazi distinti per differenziare le discussioni condotte dalla comunità su diversi temi. Tali spazi vengono chiamati view, ad indicare che il problema generale affrontato nel data base può essere inquadrato da prospettive diverse, che richiedono discussioni su specifici aspetti.
La presenza delle view si configura come una interessante risorsa dal punto di vista metodologico: la view può essere infatti utilizzata come corpus di dati dell’indagine, in quanto contiene un’attività della comunità che ha una sua autonomia di significato ( una discussione su un problema).
2. Modalità di visualizzazione dei threads (fili): sia Synergeia sia Knowledge Forum hanno delle pagine mappa che visualizzano l’andamento della discussione attraverso quelli che vengono tecnicamente definiti threads (fili). Un thread è costituito da una sequenza di messaggi concatenati dagli stessi autori. I legami vengono costituiti in quanto ogni autore si collega ad un messaggio per riprendere e sviluppare il discorso e possono essere rappresentati graficamente in vari modi: in fig. 1 ad es. essi sono rappresentati dalla linee grigie che uniscono i diversi messaggi, rappresentati dai quadratini.

Fig. 1 I threads in una schermata di Knowledge Forum

3. La presenza di strumenti di facilitazione dell’interazione: alcuni strumenti, come Synergeia e Knowledge Forum, presentano dei dispositivi di facilitazione dell’interazione chiamati Thinkign types (etichette del pensiero) che vengono creati con la funzione di scaffold alle attività di discussione (si vedano le etichette gialle in basso a destra nella fig. 1). Essi infatti sono costituiti da etichette che possono essere usate dai pertacipanti per categorizzare il proprio intervento o parti di esso in base all’intenzione comunicativa in esso contenuta. Esistono ad esempio etichette del tipo “I need to understand” che servono a segnalare alla comunità un problema su cui si vuol approfondire la propria comprensione, altre del tipo “new information” se si volgiono dare informazioni, o ancora del tipo “my theory”, che indicano che nel messaggio si vogliono proporre nuove i dee, o del tipo “this theory cannot explane”. La presenza di tali etichette apre ad esempio per il ricercatore lo possibilità di includere come oggetto di indagine proprio la categorizzazione metacognitiva che i partecipanti realizzano dei propri messaggi.
4. Presenza di software specifici per l’analisi dell’attività nel webforum: in alcuni casi si hanno a disposizione degli specifici software per l’analisi dei dati presenti nel webforum. La presenza o meno di strumenti di questo tipo risulta notevolmente importante perché consente di automatizzare, soprattutto per gli aspetti quantitativi, alcune operazioni di calcolo. Nel caso di Knowledge Forum uno specifico software denominato Analytic Toolkit (ATK) consente di rilevare ad esempio, oltre al numero di note prodotte anche chi ha letto la nota di chi, o chi ha linkato note con chi, consentendo di costruire veri e propri sociogrammi utili per mappare le interazioni secondo le modalità tipiche della Social Network Analysis.
Nella terza fase del nostro protocollo possiamo collocare l’individuazione dei dati da analizzare. Se stiamo utilizzando un approccio di tipo sperimentale si tratta naturalmente di procedere alla definizione delle variabili indipendenti e delle variabili dipendenti e di identificare le variabili intervenienti da controllare. Tale operazione dipenda naturalmente dalla natura dell’ipotesi di ricerca. Ad esempio, se immaginiamo che l’ipotesi che intendiamo sottoporre a verifica sia costituita sia che lo stile del tutor può creare differenze nell’interazione tra i membri della comunità, possiamo articolare la nostra variabile indipendente distinguendo uno stile costruttivista, rappresentato da una maggior presenza di note con thinking type ” I need to understand” , da uno stile trasmissivo, rappresentato da una maggior presenza di note del tipo “new information”. Le variabili dipendenti potranno essere costituite dalle note scritte (possiamo ipotizzare che lo stile costruttivista favorisca una maggiore attività di scrittura). Le variabili intervenienti possono essere costituite dalle conoscenze sull’argomento di discussione che potrebbero influire sulla quantità di note scritte. Fatta questa preliminare operazione, la procedura potrebbe prevedere una discussione di pre-test in una view, senza alcun tutor sull’argomento 1, poi per il gruppo sperimentale una discussione in apposita view con un tutor con uno stile costruttivista sull’argomento 2, e per il gruppo di controllo una discussione in altra view con un tutor con stile trasmissivo, anch’essa sull’argomento 2. Infine una discussione post -test per ogni gruppo, di nuovo senza turo su un argomento 3. Se utilizziamo un approccio etnografico il problema che il ricercatore si pone riguarda la scelta del corpus dei dati da analizzare e la definizione dell’unità di analisi.
Il corpus è definibile come l’insieme dei dati su cui si intendono effettuare le operazioni di analisi e può essere costituito da una o più view, da uno o più fili o da un insieme di note accomunato da un elemento aggregativo comune ( ad es. il problema in esse trattato). L’unità di analisi, che consente di estrarre dal corpus i fenomeni oggetto di studio può essere a sua volta individuata in una sequenza di note, una singola nota, o parti di nota ( ad esempio contrassegnata da un certo Thinkign type) dalla frase. Anche in questo caso la decisione dipende dal problema di ricerca che si intende studiare.Immaginiamo che il problema in questione sia quale visione dell’attività di studio hanno gli studenti che utilizzano la discussione di un webforum durante un corso. Il corpus dei dati può esesre costituito dalla discussione svolta alla fine del corso in una view di riflessione metacognitiva. L’unità di analisi potrebbe essere rappresentata dalle note di risposta ad uno nota contenente la domanda: “quali ulteriori strategie di studio mi ha consentito di sperimentare questa esperienza?
La quarta fase del nostro protocollo di analisi può essere rappresentata dalla messa a punto degli strumenti di analisi. Nell’approccio sperimentale si tratta di operazionalizzare la variabile e quindi individuare gli strumenti di misura. La variabile indipendente “stile del tutor” può esere operazionalizzata immaginando che lo stile costruttivista possa essere definito da un uso prevalente di note con il thinking type “I need to understand”, mentre lo stile trasmissivo possa essere identificato da un uso prevalente di note del tipo “New information”. La variabile dipendente potrebbe essere operazionalizzata sia in termini di quantità di scrittura di note ( immaginando che uno stile costruttivista favorisca una discussione più ampia) sia in termini di qualità della scrittura, immaginando che i due gruppi possano distinguersi nell ‘uso di note del tipo “I need to undestand” o “New information”. La variabile interveniente, rappresentata dall’argomento della discussione che funge da post test, può essere misurata attraverso un test a scelta multipla. Nell’approccio etnografico,invece può essere utile effettuare una distinzione tra una modalità qualitativa ed una quantitativa di trattare i dati. Se ci si muove a livello qualitativo si tratta di predisporre delle categorie di osservazione che godano delle caratteristiche di esaustività e di mutua esclusione, sulle quali naturalmente occorre fare un pre-test, per provarene l’efficacia, ricorrendo a più giudici. Ad esempio nel nostro studio etnografico possiamo prendere in considerazione i testi dei messaggi secondo una modalità ispirata alla Grounded theory (Cicognani,2002) e prevedere tre distinte fasi di analisi:
a) la codifica aperta: il ricercatore, sulla base del problema di ricerca formulato, deriva dall’analisi dei testi le categorie di classificazione; in questa fase l’attività ha natura ricorsiva dalle categorie ai dati e viceversa, nel senso che le categorie via via definite vengono usate per categiorizzare i dati successivamente considerati, ma i dati che sfuggono alle categorie definite spingono a generare nuove categorie;
b) codifica assiale: il ricercatore procede ad individuare delle relazioni tra le categorie individuate;
c) codifica selettiva: il ricercatore individua categorie sovraordinate che possano raggruppare e sintetizzare, sulla base delle relazioni individuate nella fase precedente, le categorie definite nella prima fase.

Se operiamo invece a livello quantitativo, possiamo costruire delle misure ad hoc a seconda del fenomeno che si intende studiare.
E’ il caso ad esempio della “Mean Replay Depth” (MRD o d crude) o “Profondità Media della Risposta” (Wiley,2004) un parametro che può dare informazione sul livello di profondità di una discussione. Esso può essere calcolato attraverso la seguente equazione:

n
d crude = ?r i / n => eventualmente adjusted d= d crude x ((n-b)/n)
i=1

Dove r è la profondità di replica dell’ i esimo messaggio e n il numero dei messaggi nel gruppo, b il numero dei messaggi di apertura che non hanno replica
Il valore di r è determinato in questo modo:
Profondità di replica 0 ai messaggi di apertura del filo (top level messages)
Profondità di replica 1 alle repliche di primo livello
Profondità di replica di valore 2 alle repliche di secondo livello.

Il valore di d crude viene “aggiustato” dal valore (n-b/n) in quanto si intende evidenziare la differenza tra pochi o molti messaggi iniziali senza risposta. In altre parole senza questo aggiustamento, il valore di profondità sarebbe lo stesso sia che avessimo un solo messaggio di apertura con nessuna risposta, sia che avessimo 100 messaggi di apertura con nessuna risposta.
Possiamo comprendere meglio il significato di questo parametro riferendolo ai tre casi concreti riportati in tab. 1.

Struttura del filo Caso 1 Caso 2 Caso 3
A
A
A
A
–B
A
A
–B
–B
–B
A
–B
—C
—–
D
–B
Valore d 0,20 0,48 1,4

Tab.1 Analisi di tre casi

Nel primo caso il d crude= 1 in quanto tutto i messaggi A hanno valore 0 e solo il messaggio B avrebbe valore di profondità 1. Moltiplicando questo valore per il parametro che “aggiusta” tale valore, poiché n= 5 e b= 4, abbiamo una situazione di questo tipo: 5-4/5= 0.20, che corrisponde al valore finale di d. Con la stessa formula possiamo evidenziare la diversa profondità di discussione del caso 2 e 3. Essa potrebbe essere a questo punto validamente utilizzata per contraddistinguere diversi scenari di interazione, come riportato in tab. 2.

Tipo A Da 0 a fino a 0,3 Monologo
(caso 1)
Tipo B Oltre 0,3 fino a 1,2 Interazione domanda-risposta
(caso 2)
Tipo C Più di 1,2 Discussione
(caso 3)

Tab. 2 Diverse modalità di interazione

Possiamo per esempio ipotizzare che un’interazione che assume una profondità media di risposta compresa tra 0 e 0,3 sia tendenzialmente rappresentata da un “Monologo”, vale a dire una situazione in cui ogni partecipante scrive un proprio messaggi ma difficilmente ottiene risposta.
Una seconda modalità, in cui il valore del parametro compreso tra 0,3 e 1,2, può essere definita di “interazione domanda risposta”, in quanto questi valori identificano situazioni in cui i messaggi di apertura di tipo A hanno al massimo una replica (di tipo B). Infine una terza modalità può essere identificata come “discussione” in quanto i valori del parametro oltre 1,2 individuano situazioni in cui ci sono risposte oltre il primo livello. Questa distinzione potrebbe aiutarci a differenziare quelle situazioni interattive nel forum in cui permane un approccio di tipo trasmissivo (interazione domanda-risposta) da quelle in cui un gruppo sta svolgendo in una prospettiva costruttivista sociale un’attività di costruzione di conoscenza (discussione).
La quinta fase, infine, consiste nella raccolta e analisi dei dati. Naturalmente se stiamo utilizzando un approccio di tipo sperimentale siamo in presenza di analisi quantitative che utilizzano la statistica di tipo inferenziale. Nel caso dell’esempio fin qui riportato si tratterebbe di utilizzare un’Analisi della varianza utilizzando come covariata la variabile da controllare. Utilizzando un approccio di tipo etnografico possiamo distinguere tra analisi di tipo qualitativo e quantitativo, anche usate in modo combinato. Per quanto riguarda le analisi qualitative occorre sottolineare che esse si concentrano sulla descrizione di singoli fenomeni come nel caso dell’analisi ispirata alla Grounded Theory riportata nell’esempio precedente o come ad esempio nell’Analisi Conversazionale (Bonaiuto, Castellana, Pierro, 2002). A livello quantitativo si utilizza invece la statistica di tipo descrittivo sia per descrivere singoli fenomeni,come nel caso del già citato MRD, sia per descrivere la relazione tra fenomeni, come potrebbe accadere se usassimo l’Analisi sequenziale (Aureli,1997) per studiare la successione nei messaggi dei thinking types usati. Ad esempio, nel nostro studio ispirato alla Grounded Theory usando una modalità di analisi di tipo qualitativo, possiamo rilevare le strategie nominate dagli studenti (vedere tab.3) raggruppabili in tre ampie categorie:1. maggior controllo metacognitivo della propria comprensione (in questa categoria possiamo collocare e strategie indicate con “studiare con più consapevolezza”, “monitorare la propria comprensione”…); 2.rilevanza dell’interazione collaborativa (in questa categoria possono esser raggruppate strategie del tipo “confrontarsi con gli altri”, “fare domande al docente per capire”,..); 3. elaborazione attiva dei contenuti (in questa categoria possiamo inserire strategie del tipo “cerare collegamenti tra gli argomenti” , “collegare i concetti teorici ad esperienze concrete”..).

Autore Testo Strategie evidenziate
Veronica Questa risposta si ricollega alla precedente. Uno studio più ragionato e consapevole ma allo stesso tempo anche critico dove ho sfruttato maggiormente non solo le mie risorse ma anche quelle del mio insegnante: ho chiesto quando non capivo ma ho anche discusso dei punti sui quali non ero d’accordo. - studiare in modo più consapevole
- studiare in modo più critico
- monitorare la propria comprensione
- utilizzare domande al docente per capire

Tab. 3 Un esempio di un messaggio di risposta
alla domanda sulle strategie sperimentate

Usando invece un approccio quantitativo all’analisi dell’interazione potremmo utilizzare l’MRD per analizzare la profondità media di risposta in diverse view successive nel tempo.
La riflessione fin qui svolta ha cercato di evidenziare le diverse fasi decisionali in cui il ricercatore può essere coinvolto nel momento in cui i trova ad analizzare l’interazione in un webforum. Due i configurano in ogni caso gli elementi cruciali che pesano fortemente nella definizione di tal fasi: le caratteristiche del medium e l’approccio metodologico scelto. Probabilmente la messa a punto di un protocollo richiede un ulteriore raffinamento delle idee fin qui presentate, che si costituiscono come un primo sforzo di dare sistematizzazione alla ricerca nel settore.

Riferimenti bibliografici
Aureli, T.(1997). L’osservazione del comportamento del bambino. Bologna: Il Mulino.
Bonaiuto, M., Castellana, E. e Pierro, A. (2002). L’analisi della conversazione. In B. Mazzara ( a cura di ), Metodi qualitativi in Psicologia sociale (pp.149-174). Roma: Carocci.
Cacciamani, S. (2003). Riflessione metacognitiva e comunità di apprendimento on line. In O. Albanese ( a cura di), Percorsi metacognitivi (pp.199-214). Milano: Franco Angeli.
Cesareni, D. e Pascucci, M. (2004). Pedagogia e scuola. Roma: Carocci
Cicognani, E.(2002). L’approccio qualitativo della Grounded Theory in psicologia sociale: potenzialità,ambiti di applicazione e limiti. In B.M. Mazara (a cura di), Metodi qualitativi in psicologia sociale, pp. 43-60
Fasulo, A. (2002). Studiare l’interazione sociale. Epistemologie e pratiche di ricerca. In B.Mazzara ( a cura di ), Metodi qualitativi in Psicologia sociale (pp.125-148). Roma: Carocci.
Ligorio, M.B. (2002). Guida alla comunicazione virtuale. Napoli: Idelson-Gnocchi
Parisi, M. (2001). Metodi e strumenti. In A. Fonzi (a cura di), Manuale di psicologia dello sviluppo (pp.81-123). Firenze: Giunti.
Wiley, D (2004). A proposed Measure of Discussion activity in Threaded discussion Spaces. Manoscritto non pubblicato.


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