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Il piano nazionale e-learning per la formazione del personale della scuola

29 settembre 2004 | Patrizia Cuppini Ufficio Studi USR delle Marche - Direzione generale, Ancona patrizia.cuppini@istruzione.it

L’iniziativa eEurope – Una società dell’informazione per tutti fu promossa dalla Commissione Europea nel 1999 con successive integrazioni a seguito di diversi confronti tra i paesi membri. L’obiettivo condiviso era quello di portare entro il 2010 l’Unione dei paesi europei verso un’economia basata sulla conoscenza più competitiva e adeguata ai tempi, migliorando i livelli di occupazione e di coesione sociale. A tal fine il piano di azione per la eEurope si è sviluppato su tre linee fondamentali:
- Consentire a chiunque, cittadino privato, impresa, amministrazione di avere un collegamento ad Internet veloce e sicuro
- Investire sulle persone e sulle competenze umane nelle tecnologie
- Favorire nei vari settori l’uso delle tecnologie della rete Internet

In tale progetto l’e.learning gioca un ruolo fondamentale per poter accelerare il processo di riqualificazione e aggiornamento del capitale umano e si inserisce anche in un percorso più complesso e articolato che riguarda la formazione e l’istruzione per tutto l’arco della vita.
Uno dei punti principali del piano di realizzazione di progetti di e.learning, riguardante il mondo dell’istruzione, è quello in cui si indica di investire nell’aggiornamento costante degli educatori, figura professionale chiave nella catena del valore dell’e.learning.
Il piano di azione di e.learning a livello europeo si propone quindi di realizzare lo sviluppo della società della conoscenza perseguendo diversi obiettivi strategici in termini di:
- infrastrutture (dotazione di computer nelle scuole, collegamenti adeguati ad Internet, disponibilità di servizi e di risorse didattiche su Internet, piattaforme di apprendimento per via elettronica,..)
- formazione (formazione dei docenti sull’uso dell’ICT e per un’innovazione metodologica-didattica con l’ICT; innovamento dei curricula e preparazione adeguata di tutti gli allievi nell’utilizzo delle nuove tecnologie)
- servizi e contenuti multimediali educativi europei di qualità (potenziare la produzione di prodotti didattici multimediali, rafforzare i servizi di orientamento per i cittadini europei, individuare criteri di qualità per la scelta degli ambienti di apprendimento,..)
- reti didattiche tra centri di istruzione e di formazione (creazione di reti didattiche tra scuole di ogni ordine e grado)

Il piano di e.Learning del MIUR
Nell’ambito del piano europeo di e.learning si collocano le iniziative intraprese dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) sia in termini di infrastrutture e dotazioni tecnologiche per le scuole sia in termini di formazione dei docenti.
Per quanto riguarda le infrastrutture sono stati fatti e si stanno facendo diversi investimenti volti a ridurre il gap che separa l’Italia da altri paesi europei rispetto al numero di computer per alunni, al numero di collegamenti ad Internet e all’utilizzo delle tecnologie in ambiente didattico.
Per quanto riguarda la formazione dei docenti il progetto nazionale si è articolato secondo alcune linee strategiche:
- aggiornare i docenti nell’ambito dell’ICT, cercando di dare risposte differenziate ai bisogni di ciascuno e delle istituzioni scolastiche (piano ForTic)
- raggiungere il maggior numero di insegnanti offrendo a tutti pari opportunità formative
- aggiornare e formare il personale della scuola (formazione docenti neoassunti, corso-concorso per dirigenti scolastici, formazione sulla Riforma D.M.61 e D.L.59)

La piattaforma PuntoEdu messa a punto da INDIRE (Istituto Nazionale di Ricerca Educativa) è il primo esempio a livello italiano di offerta formativa e.learning su vasta scala che ha interessato e interessa tutti i docenti della scuola italiana, garantendo a ciascuno, indipendentemente dalla sua collocazione geografica e dal livello scolastico di insegnamento, una pari opportunità di proposta di aggiornamento.

Tale proposta, pur riguardando diverse tematiche (docenti neoassunti, funzioni obiettivo, ForTic, corso-concorso dei dirigenti scolastici, D.M.61 per la didattica dell’Inglese e dell’Informatica nella scuola primaria,..), ha una struttura generale condivisa nei vari ambienti e prevede una modalità di gestione dei corsi di tipo blended, cioè con momenti di autoapprendimento on line accompagnati da incontri in presenza con un tutor d’aula, che d’ora in poi chiameremo e-tutor, per identificarne le funzioni legate all’ambiente e.learning e distinguerlo da eventuali altre figure di tipo tutoriale interne alla scuola.
Questo modello formativo, che sicuramente risponde al bisogno di raggiungere il più alto numero di utenti e rappresenta un progetto formativo più adeguato ad una formazione permanente (lifelong learning), ha posto fin da subito alcuni elementi di criticità: le strutture tecnologiche a disposizione dei singoli o presenti nelle scuole, non sempre adeguate a rapide connessioni ad Internet o alla fruizione di software multimediale, una conoscenza di base dei docenti sull’utilizzo delle nuove tecnologie unita talvolta a una resistenza culturale ad utilizzarle, l’e-tutor come nuova figura professionale con compiti e finalità non sempre codificate o codificabili.
Per quanto riguarda le strutture tecnologiche, molte difficoltà dal 2001 ad oggi sono state in parte superate, come pure la formazione attraverso il piano ForTic di tipo A – Informatica di base, seguito da molti docenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado, ha fatto sì che le conoscenze necessarie per accedere ad una piattaforma di e.learning non costituiscano più un ostacolo per il processo di autoaggiornamento del singolo docente, anche se sono a tutt’oggi molti gli insegnanti che richiedono ulteriori interventi formativi di base.

La formazione blended e il ruolo dell’e.tutor
C’è invece ancora molto da investire nella formazione della figura tutoriale, che in questa modalità blended ha un ruolo particolarmente importante per il successo di un percorso formativo.
Nei percorsi di formazione sulle tecnologie informatiche – piano ForTic, dal livello A Informatica di base, al livello B Didattica e tecnologie e al livello C Gestione dell’infrastruttura tecnologica – al tutor si chiedeva di essere esperto nell’uso delle tecnologie, naturalmente a vari livelli di professionalità a seconda dei corsi che doveva gestire, e di essere un facilitatore nell’utilizzo dell’ambiente e.learning PuntoEdu.
In questi casi è spesso accaduto che il tutor si sia trasformato, specie per i corsi di Informatica di base, in docente tradizionale, a cui i corsisti si sono rivolti sia per avere una lezione frontale sull’argomento specifico sia per essere aiutati nelle difficoltà operative. Questo ha portato spesso a un dispendio di energie inadeguato agli scopi e a una mancata personalizzazione degli interventi educativi.
Inoltre i corsisti, non sempre si sono avvicinati alla piattaforma in modo appropriato, traendone i vantaggi e gli spunti di lavoro ipotizzati, cioè apprendendo da questa e approfondendo le tematiche attraverso la consultazione dei materiali on line.
Questo ruolo di esperto nella materia e la consuetudine di un modello didattico consolidato nel tempo, hanno portato ad una errata interpretazione del ruolo dell’e.tutor.
Diverso approccio nel caso della formazione dei neoassunti o di quella dei dirigenti scolastici, in cui al tutor si è richiesta una certa familiarità nell’utilizzo delle tecnologie, non di essere un esperto disciplinare, ma piuttosto di aver maturato una discreta esperienza didattica e di essere in grado di motivare i corsisti e facilitarli nella scelta di un percorso formativo all’interno della piattaforma.
Infatti tra le caratteristiche strutturali di PuntoEdu vi è l’ampia offerta di materiali da consultare, diversi laboratori con esempi di esperienze che il docente corsista deve realizzare (learning by doing), proposte di esercitazioni con gli allievi.
Questa ricchezza di percorsi formativi spesso disorienta il discente, che non può certamente analizzare a fondo tutte le proposte e deve operare delle scelte, pertanto necessita del docente tutor per essere rassicurato e indirizzato.
Inoltre parlando di didattica esistono diverse proposte educative le scelte richiedono contestualizzazioni, verifica di praticabilità nella realtà in cui si opera, quindi è particolarmente significativo il confronto tra i docenti e la promozione di comunità di pratica in cui scambiarsi proposte, opinioni, esperienze da confrontare.
Anche per questo aspetto il tutor può facilitare la costituzione di gruppi di lavoro e la loro crescita culturale, se animata da bisogni educativi e di aggiornamento continuo.
Quali caratteristiche deve quindi avere un tutor per condurre i corsi in presenza correlati a tali ambienti e.learning? Non vi sono visioni perfettamente convergenti, poiché sono nuove figure professionali su cui occorre individuare profili e competenze, ma senza dubbio le loro conoscenze disciplinari, metodologiche e la capacità di rapportarsi con gli altri, in posizione di ascolto, di stimolo, di motivazione dei gruppi di lavoro sono requisiti estremamente importanti per chi deve assolvere tali compiti.
Sicuramente gli ausili tecnologici potrebbero essere strumenti efficaci di supporto sia per il tutor che per il discente, in particolare c’è necessità di software intelligente che in base al profilo del corsista lo possa guidare in percorsi personalizzati, facilitando la scelta dei materiali da consultare e delle esperienze da svolgere,
Inoltre l’efficacia di tali ambienti di formazione è sicuramente più profonda ed evidente se sono consultabili senza limiti ristretti di tempo e se sono affiancati da spazi web di confronto locale gestiti a livello regionale in cui i docenti possono misurarsi su realtà più vicine a loro e creare esperienze, best practices, da scambiare e analizzare con i colleghi.
La piattaforma nazionale PuntoEdu ha portato nei grandi numeri e per grandi fasce di operatori della scuola un nuovo modo di apprendere e di aggiornarsi, ma anche di comunicare, per allargare i propri orizzonti e per riflettere sul modo di fare didattica. Sono comunque da incentivare come naturale derivazione di questi interventi formativi, l’attivazione di spazi virtuali regionali o locali in cui mantenere viva la cooperazione dei docenti e quindi consentire la crescita del sistema scuola rispettando e valorizzando le specificità territoriali.

Bibliografia e sitografia
www.indire.it/puntoedu
G. Olimpo, Imparare con la rete: cosa cambia nella formazione a distanza, in “E-learning metodi, strumenti ed esperienze a confronto”, Didamatica 2002,  Liguori Editore.
European e.learning Summit www.ibmweblectureservices.com/eu/elearningsummit
S.Russo, I.Scarpa, E-learning: opportunità, sviluppi tecnologici, prospettive, in “E-learning metodi, strumenti ed esperienze a confronto”, Didamatica 2002, Liguori Editore.
A. Musumeci, E-government nella scuola, Ed. La Scuola, Brescia, 2003.


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