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XML e Semantic Web: modello classificatorio e modello predicativo

26 aprile 2004 | Massimo Sapia

Il presente articolo ha come obiettivo di sviluppare alcune suggestioni relative all’intreccio tra filosofia, informatica e contesto post-moderno, analizzato attraverso il paradigma della complessità. Per un introduzione ai concetti di XML e Semantic Web si veda l’articolo di Stefano Sgarella in questo stesso numero di Form@re.

Tradizione filosofica ed informatica
L’intreccio tra problematiche tecnico-operative, sviluppate nell’ambito dell”informatica, e problematiche teoriche, nate nell’ambito di specifiche tradizioni filosofiche, offre spesso interessanti spunti di riflessione sugli sviluppi dell’ ICT.
Un esempio di questo intreccio è fornito da un articolo di Parodi e Ferrara sul rapporto tra XML, Semantic Web e tradizione filosofica (1).
Nel loro articolo Parodi e Ferrara affermano che Xml si fonda su un modello classificatorio di rappresentazione della conoscenza, la cui origine in ambito filosofico è da ricercare nel celebre Albero di Porfirio (2). Nel modello classificatorio la nozione centrale è quella di sostanza. Il Semantic Web, nel livello ontologico, si fonda invece su un modello predicativo, all’interno del quale la nozione fondamentale è quella di relazione. Il riferimento filosofico è in questo caso il procedimento resolutio-compositio avanzato da Roberto Grossatesta (3).
L’obiettivo del consorzio W3C, promotore di XML, è quello di arrivare a strutturare il web come un insieme di informazioni e di documenti che condividono uno stesso modello di rappresentazione. In quest’ottica, XML presenta alcuni limiti. Il limite fondamentale, che è poi il limite anche del modello ad albero porfiriano, è che non viene inserita nella descrizione dei documenti alcuna regola per interpretare in maniera univoca le relazioni tra dati. Il Semantic Web, nel linguaggio OIL e DAMS + OIL supera questa difficoltà implementando nella descrizione del tipo di documento anche la descrizione delle tipologie di relazioni che legano i dati.
La contrapposizione tra XML e Linguaggio OIL, ricordano gli autori, rimanda alla contrapposizione tra tradizioni di pensiero diverse in merito alla rappresentazione della conoscenza, esemplificate dall’albero porfiriano da una parte e dal procedimento di Grossatesta dall’altra.
Nel passaggio da un linguaggio all’altro, il modello ad albero lascia il posto ad un modello reticolare.

Connessioni
A partire da questa distinzione si possono ipotizzare non solo due modelli differenti di rappresentazione della conoscenza (modello classificatorio e modello predicativo) ma anche due modelli differenti di visione del mondo che intrecciano in vario modo la storia della filosofia e la storia delle teorie educative.
Ripartiamo dalla distinzione tra i due linguaggi.
Nel caso di XML la categoria filosofica fondamentale è quella di sostanza. Semplificando la posizione aristotelica, ripresa da Porfirio, la sostanza è ciò che fa sì che una cosa sia quella che è. In altri termini, la sostanza rimanda all’essenza propria di una cosa.
Nel caso del linguaggio OIL è invece centrale la categoria di relazione. Un dato, un individuo, un soggetto non è definito per ciò che esso è per essenza propria ma per ciò che lo lega ad altri dati.
Quale ontologia sta alla base dei due modelli?
L’ipotesi sullo statuto della realtà nel primo caso è quella di matrice oggettivistica: il mondo, la realtà è la fuori e l’obiettivo è quello di conoscerlo così come esso è. L’albero di Porfirio non è altro che la rappresentazione del sistema delle categorie di Aristotele (oggettivismo).
Nel secondo caso l’ipotesi è che non esista qualcosa di oggettivo, di completamente esterno ed estraneo al soggetto che conosce. Viene meno la tradizionale distinzione tra soggetto ed oggetto: il soggetto non sta di fronte ad un oggetto per rispecchiarlo (l’immagine della mente come specchio criticata da Richard Rorty) ma tutti e due i poli del processo conoscitivo sono compresi nel medesimo orizzonte di senso (interpretativismo).

Se passiamo dal livello ontologico a quello epistemologico, possiamo vedere come nel primo caso (modello classificatorio) la conoscenza può essere intesa come rappresentazione di qualcosa che esiste indipendentemente dal soggetto che conosce (oggettivismo). La descrizione di ciò che conosciamo, infatti, ricalca la struttura del mondo.
La rappresentazione della conoscenza sottesa al modello predicativo richiama invece l’approccio costruttivista al problema della conoscenza: il soggetto che conosce contribuisce attivamente alla costruzione dei propri oggetti di conoscenza (costruttivismo).

Passando al livello della teoria didattica, utilizzando una distinzione elaborata da Calvani (4), mentre il modello classificatorio richiama alla mente il modello delle unità didattiche, il modello predicativo richiama il modello per progetti didattici. Mentre il primo modello (Calvani, 2003) “ha un taglio oggettivista e razionalista”, in cui le conoscenze da acquisire sono ritenute come “delimitabili, rappresentabili, riducibili in parti più semplici”, il secondo modello “ha un taglio costruttivista ed ermeneutico”: le conoscenze si sviluppano all’interno di un rimando continuo tra significati attribuiti dal soggetto e significati derivati dalla tradizione culturale in cui i soggetti e gli oggetti di conoscenza sono compresi.

TAVOLA SINOTTICA

Strumento informatico Xml  Semantic Web
Rappresentazione della conoscenza Modello classificatorio  Modello predicativo
Livello ontologico Realismo Interpretativismo
Livello epistemologico Oggettivismo Costruttivismo
Livello pedagogico-didattico Modello per unità didattiche Modello per progetti didattici

Figura 1 – Xml e Semantic Web


Per chiudere il cerchio: dall’informatica alla filosofia e ritorno
Quali riflessioni aprono le considerazioni precedenti? Qual è il modello di rappresentazione della conoscenza più adeguato ad affrontare la complessità degli attuali domini conoscitivi?
Se definiamo il contesto culturale post-moderno un contesto in cui:
- In campo filosofico, è tramontata la ricerca di un riferimento ontologico stabile;
- Nel campo dell’ICT, è teoricamente possibile ed eticamente desiderabile rendere interoperabili tutti i dati presenti sulla rete, come sembrano preludere gli sviluppi del Semantic Web;
allora il modello predicativo pare essere il modello più adeguato per descrivere gli ambiti conoscitivi.

Anche dal punto di vista del pensiero della complessità, il contesto post-moderno ci costringe ad adottare modelli non unilineari di pensiero.
In particolare, facendo riferimento alle analisi di Marianella Sclavi (5), dobbiamo attrezzarci ad adottare un’abitudine di pensiero “adatta al rispetto della complessità” (Sclavi, 2002, 43).

La Sclavi presenta una tavola sinottica che riflette le differenze tra due abitudini di pensiero, una adatta a sistemi semplici, l’altra adatta ai sistemi complessi.

Sistemi semplici  Sistemi complessi
Dove le stesse cose hanno lo stesso significato Dove le stesse cose hanno significati differenti
Stesse premesse implicite Diverse premesse implicite
Ciò che diamo per scontato ci aiuta a comunicare Ciò che diamo per scontato ci impedisce di comunicare
Valutazione delle scelte dentro quel contesto  Apprezzamento di quel contesto alla luce di un altro
Io ho ragione, tu hai torto (o viceversa) Tutti hanno ragione. Anche chi dice che non possono aver ragione tutti
Mondo mono-culturale
Uni/verso
Mondo pluri-culturale
Pluri/verso

Figura 2 – Sistemi semplici e complessi

Se ci poniamo in un’ottica fenomenologico-ermeneutica, all’interno della quale il contesto odierno non è tanto qualcosa che dobbiamo descrivere ma un orizzonte in cui siamo compresi e in cui ne va di noi stessi, la “sfida della complessità”, sia sul piano della rappresentazione della conoscenza, sia sul piano della discussione filosofica, ci appare come un cammino denso di significati e di problematiche ancora da sollevare.

Note
[1] Parodi, M, Ferrara, A. (2002) Xml, semantic web e rappresentazione della conoscenza, “Mondo digitale”, a. 1, n.3, 42-41
http://www.mondodigitale.net/rivista/numero_tre/Parodi_p.42-51.pdf
[2] Per una descrizione dell’albero di Porfirio nell’ambito della problematica filosofica degli universali, vedi l’articolo di Bottin http://www.filosofia.lettere.unipd.it/storf/bottin/universali.doc
[3] Per una descrizione sintetica del metodo di Grossatesta, vedi l’articolo di Parodi e Ferrara citato in apertura (Parodi, Ferrara, op. cit., 8-9)
[4]
Calvani, A.(2003) Costruttivismo, progettazione didattica e tecnologie http://www.scform.unifi.it/lte/allegati/2/Costruttivimo%20e%20progettazione.doc
[5] Scalvi, M. (2002), L’arte di Ascoltare e Mondi possibili, Le Vespe, Milano.


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