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“Comunità di ricerca on line” nella formazione Universitaria: l’esperienza dell’Università della Valle d’Aosta

20 novembre 2005 | Stefano Cacciamani, Referente di Ateneo per l'E-learning - Università della Valle d'Aosta Mariella Luciani, Cultore della materia e tutor on line - Università della Valle d'Aosta
La formazione on line avviata tre anni or sono presso l’Università della Valle d’Aosta ha sviluppato un modello ispirato alla “Knowledge Building Community” (Bereiter, 2002; Bereiter e Scardamalia, 2003) definito “comunità di ricerca on line”; esso utilizza una modalità di blended learning in cui si integrano attività in presenza e a distanza degli studenti. Tale scelta si è rivelata strategica in particolare per rispondere alle esigenze degli studenti lavoratori che non possono settimanalmente frequentare le lezioni universitarie diurne. L’attività a distanza è supportata dall’ambiente on line Knowledge Forum KF da qui in avanti (fig. 1) e prevede l’azione di sostegno di un tutor on line.

Fig.1 Una schermata di Knowledge Forum
La teorizzazione riguardo alla “Knowledge Building Community” prevede la possibilità di trasformare un gruppo di studio in una comunità che costruisce conoscenza, descritta attraverso dodici principi guida (Scardamalia, 2003; Cacciamani e Giannandrea, 2004), che spostano l’obiettivo del lavoro di ciascun membro del gruppo dall’apprendimento individuale al miglioramento dello stato della conoscenza della comunità. Per articolare questa idea Scardamalia e Bereiter (1999) ricorrono alla distinzione di Popper (1972) fra tre diversi Mondi. Secondo il filosofo della scienza, possiamo identificare un Mondo 1, costituito dagli elementi concreti della realtà fisica e degli artefatti materiali, un Mondo 2, che riguarda la conoscenza personale del Mondo 1, intesa come sistema di rappresentazioni esistenti nella mente dei singoli individui, ed infine un Mondo 3, ovvero il mondo della conoscenza socialmente condivisa, come sistema di idee, teorie, strategie o metodi (artefatti concettuali), intersoggettivo esistente e manipolabile nella comunità sociale; in altre parole la cultura di una società. Tale distinzione consente di distinguere apprendimento e costruzione di conoscenza: entrambe le attività conducono ad un miglioramento progressivo di teorie riguardanti fenomeni della realtà fisica (Mondo 1), ma mentre nell’apprendimento ciò avviene a livello individuale (Mondo 2), nella costruzione di conoscenza ciò si verifica a livello di comunità (Mondo 3). Dalla traduzione di queste idee a livello di formazione universitaria è nato il modello “comunità di ricerca on line”. Esso assume che l’obiettivo generale di un corso on line sia la costruzione di conoscenza da parte dei partecipanti, con riferimento alle teorie e ai metodi della disciplina dell’insegnamento oggetto di studio. La conoscenza costruita si muove continuamente da un livello individuale ad un livello comunitario, grazie alle possibilità offerte dalla discussione on line mediata dalla scrittura, che rende le idee di ciascuno degli oggetti “concreti” memorizzati in “note” scritte, su cui ognuno può riflettere con calma; esse sono visibili da tutti i membri, suscettibili di progressivo raffinamento mediante un impegno comune. I tre principali aspetti organizzativi del modello sono: la divisione delle attività in moduli tematici, gli incontri in presenza, l’attività on line.

1) Divisione delle attività in moduli tematici.
Ogni corso on line sviluppato secondo questo modello viene suddiviso in diversi moduli tematici. Un modulo è una unità tematica che riguarda un ambito specifico del corso. Nel caso ad esempio del corso di Psicologia dell’Educazione, vengono individuati 4 moduli:
- Le teorie dell’apprendimento
- La motivazione ad apprendere e l’organizzazione del gruppo classe
- Le nuove tecnologie
- Gli apprendimenti disciplinari
E’ necessario che all’interno di ogni modulo siano definiti gli specifici problemi che saranno sottoposti all’azione di ricerca della comunità che si svolgerà attraverso la discussione on line, affinché una chiara fisionomia del modulo eviti sovrapposizioni tematiche.

2) Incontri in presenza.
Gli incontri in presenza supportano l’andamento dell’attività a distanza e si intrecciano con essa. Una loro prima funzione riguarda l’apertura di un nuovo modulo: viene in essi realizzata una “benchmark lesson”, lezione di apertura utile a proporre uno sguardo d’insieme sugli argomenti del modulo ed elementi concettuali da cui possano essere derivati i problemi oggetto della successiva discussione on line. Alla fine del primo incontro in presenza (di presentazione) si apre una view dedicata al primo modulo e si introducono le note di apertura della discussione on line contenenti problemi su cui avviare l’azione di ricerca.
Una seconda funzione degli incontri riguarda il monitoraggio dell’attività con particolare attenzione alle difficoltà incontrate. Può essere opportuno a questo proposito chiedere ai partecipanti di esprimere direttamente, o attraverso la composizione di note in KF, le loro riflessioni, anche in questo caso sulla base di domande guida del tipo: “Quali strategie ho utilizzato nel lavoro in questa comunità? Quali i punti di forza e gli aspetti che mi sembra utile cambiare? Perché?” Anche questi elementi possono naturalmente essere oggetto di discussione o, se espressi in forma scritta nelle note, oggetto di riflessione e di riprogettazione da parte dello staff formativo.
Una terza funzione degli incontri in presenza puo’ riguardare la chiusura di un modulo, utile anche per dare la possibilità di tornare in presenza sugli aspetti emersi durante la discussione on line. Nell’incontro di “chiusura” viene curato il punto sullo stato di avanzamento delle conoscenze della comunità, sia a livello individuale sia comunitario. Per preparare questo incontro il tutor o i partecipanti possono predisporre una nota che contenga in sintesi gli elementi emersi dalla discussione e giudicati più rilevanti. Se sarà il tutor ad effettuare la sintesi presentando il proprio punto di vista sugli avanzamenti di conoscenza realizzati dal gruppo riguardo ai problemi oggetto di indagine, sarà opportuno prevedere, nell’incontro in presenza, un tempo iniziale di lettura di tale testo di sintesi, per poi aprire eventualmente una discussione. Se saranno i partecipanti ad effettuare le sintesi, si prevede all’inizio dell’incontro un tempo per elaborare tali note, anche attraverso domande guida, finalizzate a fare il punto sulla conoscenza sviluppata. Le domande possono essere del tipo: “Quali elementi di conoscenza rilevanti per me sono emersi dalla discussione? Quali questioni restano aperte o da chiarire?” Dopo aver consentito ai partecipanti di formulare le proprie riflessioni si procederà ad affrontare le questioni aperte indicate, in una discussione faccia a faccia, guidata dal docente o anche a turno da un gruppo di studenti, con il docente o il tutor che svolgono la funzione di consulenti esperti.

3) Attività on line:
un punto cruciale dell’organizzazione dell’attività della comunità è la predisposizione delle condizioni per l’attivazione delle discussioni on line a partire dai temi dei moduli del corso; in questo ambito il modello prevede due diverse modalità. Nella prima il docente ed il tutor definiscono i problemi oggetto di indagine. Essa prevede due tipi di problemi in discussione, che presentano una forma ampia, in modo da poter lasciare libertà di esplorazione. E’ possibile in primo luogo formulare problemi “situati” con connessioni tra teoria ed esperienza: si tratta di problemi riferiti a situazioni reali, collocati in contesti il più possibile verosimili rispetto alla professionalità a cui i partecipanti si preparano (in questo caso psicologi, insegnanti di scuola primaria, educatori in servizi per l’infanzia…) e che richiedono la combinazione delle conoscenze relative alle teorie di riferimento del modulo di studio con l’esperienza professionale. Un esempio di questo tipo è rappresentato dal problema riportato in figura 2.

Fig.2 Un problema di discussione proposto dal tutor nell’ambito del modulo sulla Motivazione e l’organizzazione del gruppo classe

Come potrebbe intervenire uno psicologo scolastico per aiutare un team di insegnanti a migliorare le proprie competenze nell’organizzazione del gruppo classe?
Così posto il problema permetteva ai partecipanti di “immedesimarsi” nel ruolo dello psicologo e di utilizzare gli strumenti concettuali messi a disposizione dalle teorie presentate nel materiale informativo del modulo in combinazione con proprie esperienze professionali.
Un secondo tipo di problema propone agli studenti l’analisi critica di teorie assumendo che una teoria sia un’entità dinamica, nata in un contesto storico-culturale determinato, suscettibile di obiezioni, attualizzazioni e sviluppi. Si suggeriscono l’individuazione di punti di forza e di debolezza delle teorie in ordine alla loro capacità esplicativa di fenomeni, il confronto e la messa in competizione di teorie diverse rispetto alle loro diverse interpretazioni di problemi di ricerca, l’individuazione di esempi concreti che ne mostrino l’efficacia o la non efficacia.
Fig. 3 Un problema di discussione proposto dal tutor nell’ambito del modulo sulle Teorie dell’apprendimento
Consegna: confrontare i modelli della Community of Learners e della Knowledge Building community rispetto all’attività di insegnamento Quali i punti di forza?Quali i punti critici?
Nell’esempio riportato in fig.3 viene proposta un’analisi critica in parallelo di due modelli teorici, lasciando ai partecipanti la scelta degli aspetti su cui concentrarsi. Non occorre riportare informazioni tratte dai manuali, relative alle teorie indicate, ma costruire un’analisi delle stesse. Gli interventi non sono oggetto di valutazione in termini di corrispondenza con una “risposta attesa”: essi vengono esaminati in termini di capacità di sviluppo dell’esame critico proposto nella consegna.
In una modalità introdotta più di recente, i partecipanti sono chiamati a definire i problemi di indagine. Possiamo ipotizzare che in questo modo i problemi individuati, seppur collocati entro i confini tematici degli argomenti di ciascun modulo del corso, nascano dal reale interesse dei partecipanti, che imprimono così alla ricerca una direzione personalizzata. Un esempio di tali problemi è riportata nella fig. 4.
Fig. 4 Un esempio di problemi definiti dagli studenti
Da dove emerge la motivazione?
E’ sempre possibile suscitare un germe di motivazione in una situazione di apparente disinteresse e bassa autostima?
In tutte e tre le modalità docente e tutor sono partecipanti a tutti gli effetti dell’attività di indagine, in quanto membri esperti, rispettivamente, l’uno sul versante delle teorie della disciplina e delle strategie di ricerca formalizzate, l’altro sul versante delle teorie e delle esperienze applicative in ambiti professionali. Nella edizione più recente dei corsi on line si è deciso anche di ampliare l’opportunità di discussione on line creando situazioni di collaborazione con studenti di altre Università. Nel corso di Psicologia dell’Educazione di quest’anno un modulo dedicato alle nuove tecnologie ha assunto la forma di un Virtual Meeting in cui gli studenti di Scienze della Formazione dell’Università della Valle d’Aosta si sono confrontati con colleghi dell’Università di Barcellona e dell’Università di Laval (Quebec) per problemi e prospettive dell’utilizzo dell’ ICT nei rispettivi paesi.
Il modello “comunità di ricerca on line” ha mostrato nei suoi tre anni di attività un buon livello di efficacia. Gli studenti dei corsi on line giungono nella maggior parte dei casi alla fine del corso e sottolineano gli aspetti per loro innovativi di una modalità di formazione che li spinge a riflettere criticamente sulle teorie oggetto di studio, li mette in condizioni di confrontarsi con il docente e con i compagni, li spinge a porre in discussione problemi di loro interesse. L’incontro in presenza a fine modulo permette eventuali approfondimenti di questioni in sospeso e sostiene la struttura temporale in cui i corsi sono organizzati. Il modello è attualmente in fase di diffusione avendo l’Università della Valle d’Aosta previsto nel proprio piano di sviluppo per l’E-learning una specifica formazione rivolta ad estendere tra i docenti dell’Ateneo l’utilizzo in questa prospettiva della formazione on line.
Bibliografia di riferimento
Bereiter, C. (2002). Education and Mind in the Knowledge Age. Hillsdale, NJ: LEA.

Bereiter, C., & Scardamalia, M. (2003). Learning to work creatively with knowledge. In E. De Corte, L. Verschaffel, N. Entwistle, & J. V. Merrienboer (Eds.), Powerful learning environments: Unravelling basic components and dimensions (pp.73-78). Oxford: Elsevier Science.

Cacciamani, S. e Giannandrea, L. (2004). La classe come comunità di apprendimento. Roma: Carocci.

Popper, K. R. (1972). Objective knowledge: An evolutionary approach. Oxford: Clarendon Press.

Scardamalia, M., & Bereiter, C. (1999). Schools as knowledge-building organisations. In D. Keating & C. Hertzman (Eds.), Today’s children, tomorrow’s society: The developmental Health and Wealth of Nations (pp.274-289). New York, NY: Guilford.

Scardamalia, M. (2003). Going beyond best practice: Knowledge building principles and indicators. Paper presented at Summer Institute -August 2003- University of Toronto, Toronto.


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