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I blog e i wiki in ambito didattico

19 febbraio 2005 | Romolo Pranzetti

Definizioni Blog e wiki sono due strumenti di editoria personale sul web che possono essere descritti insieme, e hanno visto un enorme sviluppo per la comunicazione in rete e possono essere utilizzati anche nell’ambito della formazione in rete o collaborativa, sia per l’uso nella didattica, per le loro potenti caratteristiche che si richiamano al “social software”. Definire un weblog (web+log: diario di bordo sul web) è semplice e allo stesso tempo complesso, perché questo strumento, caratterizzato per l’immediatezza e la facilità d’uso si presta a molteplici utilizzi, tutti più o meno legittimi, ma nessuno esclusivo. Nell’informatica siamo un po’ abituati a classificare gli strumenti sia hardware sia software, in vista del loro utilizzo o della loro funzione, ma non è facile decidere quale sia la funzione principale di un blog: si è parlato di giornale o di diario, ma spesso nella realtà si è lontano questi generi letterari.
Vi sono caratteristiche formali che aiutano ad identificare un blog, le principali sono queste:
la facilità d’uso, in quanto basta una registrazione con un nickname ed una password e di solito si può già diventare editori in proprio a tutti gli effetti; la richiesta di poche conoscenze tecnologiche: di fatto l’uso del browser è sufficiente per pubblicare online le proprie produzioni letterarie, le proprie poesie, o le proprie considerazioni politiche;
la quasi totale gratuità dell’accesso allo strumento, messo a disposizione sempre più spesso da motori di ricerca, piattaforme varie, giornali, portali, ecc.;
la scansione dei post (cioè degli interventi) in ordine cronologico inverso, che fa apparire l’ultimo messaggio sempre in cima alla pagina;
la presenza di molti collegamenti ad altri blog di argomento affine o congeniale;
la possibilità di far inserire ai lettori – di solito non moltissimi, ma affezionati – post di commento in maniera libera e incontrollata;
l’esistenza di un collegamento univoco per ciascun post, chiamato permalink, che identifica il messaggio inserito.

Tentativi di classificazione
Quanto al contenuto, invece, i blog possono essere dedicati (oltre a diari e giornali) a qualsiasi esperienza editoriale pensabile: ma sono utilizzabili anche altri contesti da veicolare nella rete in tempi molto veloci e con grande facilità: testi, foto, file audio e video: le più recenti piattaforme sono in grado di dare ospitalità anche a più di un contenuto contemporaneamente, in un arco espressivo multimediale, molto variegato.
Si è provato a fare delle classificazioni di blog possibili, ma, pur con la loro indubbia utilità, rivestono sempre un carattere di provvisorietà.

Un riferimento di partenza può essere la classificazione elaborata da Gino Roncaglia:

- Rassegna e segnalazione
- Commento
- Narrazione e affini
- Progettazione
- Collaborativi e blogzine

Altri hanno individuato più categorie: basti considerare quelle offerte da Wikipedia, o dai vari motori di ricerca specializzati nei blog, che citiamo, in quanto fonti per tematiche di tipo tecnico (servizi, piattaforme, cms, rss, feeder, aggregator, ecc.) che la nostra trattazione forzatamente dovrà tralasciare:

- Blogarama.com: http://www.blogarama.com,
- Blogexplosion.com: http://www.blogexplosion.com,
- Technorati.com: http://www.technorati.com,
- Bloguniverse.com: http://www.bloguniverse.com/radlinks/index.php
- Bloglines.com: http://www.bloglines.com/
- Blogdigger.com: http://www.blogdigger.com/

Alcune date fondamentali in anni recenti hanno inciso nello sviluppo e nella visibilità dei blog: l’attacco alle Torri gemelle, la guerra in Iraq, le elezioni americane, lo Tsunami. Sono nati in queste occasioni blog di giornalisti improvvisati, che in realtà poi hanno avuto una funzione importante nella verifica delle notizie di peso anche internazionale.
“I am fascinated by the BLOG model”, scrisse il 17 aprile 2003 nel primo post del suo blog Elliott Masie , guru internazionale dell’e-learning (http://www.elliottmasie.com/archives/cat_blog_as_a_vehicle.html). Era promuovere il valore dello strumento anche in un settore complesso come quello della formazione. Parallelamente, anche nel mondo della scuola italiana, il blog è stato svelato in occasione di eventi fondamentali, come per esempio il piano di formazione forTIC, e i piani di formazione informatica per la riforma della scuola primaria. Il parallelo ha diverse dimensioni e proporzioni, ma di fatto la crescita dello strumento ha avuto dei salti in diverse tappe più o meno riconoscibili, fino alla recente esplosione (attualmente si calcolano circa 5 milioni di blog).

Blog, la parola dell’anno
La crescita esponenziale del numero dei blog, dichiarato a fine 2004 dall’autorevole Dizionario Merrian-Webster la parola dell’anno, trova giustificazione nelle accattivanti caratteristiche sopra riportate; tra noi italiani, caratterizzati per la voglia di interessarsi agli altri, e di intervenire facilmente su tutte le questioni, il fenomeno non poteva sfuggire. Ci sono voluti alcuni anni perché si affermasse nella sua portata attuale; dapprima ha interessato gli esperti di tecnologia, i politici e i giornalisti, che hanno usato lo strumento per riflettere sul proprio ruolo, ora però lo sviluppo si è potenzialmente allargato ad ogni utente della rete, e quindi sono inevitabilmente coinvolti anche gli studiosi, gli accademici e gli insegnanti.
Le tappe principali sono così scandite:
1) Il fiorire delle pagine web personali già agli albori del web, in piattaforme offerte da Geocities o da motori di ricerca famosi, pretendeva una grande voglia di scrivere e di apparire, però richiedeva anche un minimo di conoscenze tecnologiche, un uso anche minimo dell’html, e di strumenti specifici. Così furono disegnati anche i primi weblog (si veda la testimonianza di Rebecca Blood);
2) successivamente nel 1997, Jorn Barger conia il termine weblog, troncato due anni dopo da Peter Merholz in blog: la parola si usò sia come sostantivo (blog come luogo in cui scrivere), sia come verbo (to blog: l’azione di gestire o di postare messaggi), e presto fu accessoriata di prefissi e suffissi vari: blogger, audioblog, fotoblog, blogrodeo, blogosfera, ecc.; di recente anche la Civiltà Cattolica (articolo molto ben costruito dal fine letterato e bloggista Antonio Spadaro S.I.) dà per affermata una teoblogia (teologia dei blog): si può accettare il suggerimento di coltivare una pedagogia dei blog con il termine pedablogia?
1. l’introduzione del permalink (o link permanente) (1999) e successivamente del trackback (citazione reciproca) rende più facile il reperimento e la citazione dei post e la creazione dei blogroll – cioè di liste di collegamenti, e quindi anche la facile identificazione dei vari blog affini per qualche motivo di interesse, di argomento, di strutturazione. Si deve aggiungere però che la aleatorietà dei collegamenti è tuttora all’ordine del giorno, non in quanto il software è scadente, ma proprio perché un blog può nascere e morire nel giro di una settimana, come anche può rapidamente sparire o cambiare settore di attività il gestore della piattaforma. 2. l’avvento della tecnologia php, e del content managment system, consente l’uso di piattaforme di gestione di blog anche al singolo utente, non soddisfatto dei servizi gratuiti. Tale tecnologia consente – per quanto ci riguarda – una maggiore sicurezza (permessi di accesso, password, controllo sugli interventi in base alle proprie esigenze…), una maggiore personalizzazione dello strumento e anche la possibilità di gestire più blog dalle caratteristiche omogenee.

Alcuni possibili usi didattici
Qui diamo per scontati alcuni di tali aspetti, rinviando ai motori sopra citati il desiderio di approfondire la ragnatela autentica creata dai blog, non per vendere notizie (come i giornali) a milioni di potenziali lettori, ma – per assonanza con quanto detto da R. Blood – consentire ad una dozzina di lettori di scorrere milioni di blog. Per questo intervento, l’armamentario cui si rinvia, del resto appare abbastanza superfluo. Infatti per l’uso scolastico, interessano quei “venticinque lettori” di manzoniana memoria, ed è proprio per questi pochi lettori, che il blog si presta benissimo.
Quanto alle piattaforme, come SPIP, GuppY, Pivot, Wordpress, ecc., per chi volesse vederne qualcuna al lavoro, è possibile consultare facilmente il sito-laboratorio: http://promolo.free.fr dove vi è anche un minuscolo esempio pratico di wiki. Il wiki si può apparentare ai blog per la facilità di compilazione, anche se ha caratteristiche ipertestuali più “intrinseche”, per le quali è possibile giocare sul valore, sul significato, sulla combinazione delle singole parole, delle frasi e del contesto. Se il blog può essere paragonato ad un giornale online, il wiki appare più simile ad un muro ove chi passa può scrivere liberamente il proprio pensiero (salvo applicare protezioni e password per evitare sorprese).
Di passaggio noto che la prudenza è sempre d’obbligo in piattaforme che permettono l’inserimento di commenti, in quanto vi è la possibilità e spesso il rischio di finire vittime degli spacciatori di spam, cioè di messaggi non desiderati e a volte offensivi. Non si tratta di evitare l’uso dello strumento, bensì solo di prevenirne gli abusi, sia attraverso la scelta degli strumenti più sicuri, sia utilizzando le normali misure di sicurezza.
Vediamo ora alcune indicazioni per l’applicazione di una pedablogia che non abbia troppe pretese scientifiche, ma che possa radicare l’utilizzo del blog o del wiki in una sana teoria, peraltro ormai diffusa anche per altri strumenti disponibili sul web, come le piattaforme e-learning, i webquest, i forum, gli e-groups, ecc.
Il web con la sua interattività ha abituato ormai a saltare diversi livelli di intermediazione, sia per quanto riguarda la consultazione delle fonti, sia per le capacità espressive. Ciascuno può diventare scrittore, si è detto, e ciascuno può diventare un pittore digitale, senza bisogno di costose

LAYOUT DI UN E-PORTFOLIO, da http://www.kottke.org/portfolio/portfolio.html

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attrezzature, né di certificate attività preparatorie.
Il primo aspetto che viene in qualche modo privilegiato dal blog è la voglia di scrivere, che in qualche modo viene incentivata e motivata, in quanto – un po’ come con il giornalino scolastico – il piccolo giornalista ha davanti destinatari autentici per il proprio testo. Inoltre il blog si presta sin dalla scuola primaria, anche ad esercizi di stile, di cui gli insegnanti sono ben consapevoli, sulla falsariga delle esperienze e diffuse da testi famosi di Gianni Rodari (Grammatica della Fantasia) e di Ersilia Zamponi (I draghi locopei). Anche fra gli stessi utenti “non scolari”, l’uso dei weblog finalizzato alla scrittura creativa è ormai affermato, anche attraverso libri scaturiti da esperienze in rete: da La notte dei blogger, a PerQuenau?, finiti in libreria, ma soprattutto dagli autonomi esperimenti condotti periodicamente in rete con la partecipazione di molti estimatori (giochi incipit ed explicit, giallini, scrittura mutante, drammi in 4 post…) (http://zop.splinder.com), ecc.

Oltre alla capacità espressiva, viene incentivata la capacità comunicativa: chi deve far comprendere dei contenuti, ha bisogno di adeguarsi all’interlocutore, all’argomento, ai tempi espressivi, alle condizioni di fruizione, un bell’esercizio di stile, ma anche di concentrazione per trovare non solo le parole ma anche le modalità più adatte per far passare un certo contenuto, di cui appunto non si ha più solo un’idea approssimativa, ma se ne interiorizzano le motivazioni intrinseche e anche sociali. Il blog in sostanza aiuta ad una migliore organizzazione mentale.

Il blog è stato chiamato infatti “scatola delle idee”. In effetti, lo strumento, attraverso il confronto e la potenziale revisione, offre alle idee di ciascun soggetto una prima occasione di verifica, in diverse fasi: al momento della scrittura, quando sulla pagina web è possibile osservare l’anteprima e poi quando il post è online e il dibattito (se necessario) diventa inevitabile.

Per alcune discipline, come le lingue, il blog è uno strumento di scambio naturale, dove l’uso della lingua straniera è giustificato dalla necessità di farsi capire e dunque non è un esercizio innaturale.

Ma – come per gli adulti – anche per i ragazzi il blog può essere un luogo di progettazione. L’uso, oltre all’argomentazione, degli strumenti presenti nel web, come i diagrammi, le mappe concettuali, dentro alla “scatola” blog consente di elaborare tappe di percorsi, che permettono di simulare perdite e profitti in eventuali strategie applicabili.

Matrix of some uses of blogs in education, da: http://www.edtechpost.ca/mt/archive/000393.html

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Per concludere, suggeriamo infine alcuni possibili utilizzi pratici in campo didattico del contenitore blog, che abbiamo intuito essere piuttosto flessibile e facile da maneggiare e che di conseguenza avrà ancora un futuro sviluppo.
Suddivideremo in alcuni paragrafi la nostra esposizione:

1. utilizzo del docente
2. utilizzo dell’alunno
3. utilizzo degli utenti.

1. utilizzo del docente – Per il docente, si pone il problema di quanti blog aprire e di come sviluppare la sua attività: le alternative o le possibilità contemporanee sono molteplici. Ne citiamo alcune: il blog può essere usato come periodico aggiornamento dei contenuti della propria formazione, in quanto il docente può depositare sul suo blog link a percorsi di aggiornamento culturale e professionale. Il docente può inoltre usare un blog per scambiare dati e informazioni con i colleghi, usando le pagine come archivio di unità didattiche o di percorsi disciplinari; può creare blog direttamente rivolti agli alunni della classe, nei quali deporre i contenuti disciplinari, o anche solo i compiti che gli alunni devono presentare, o con ambedue gli aspetti, rendendo disponibili aree apposite nel blog.
Il docente con il blog può rivolgersi alla comunità educante (famiglie, enti locali, adulti) per esporre problematiche inerenti gli argomenti d’insegnamento e le eventuali ricadute socio culturali di alcune esperienze.

2. utilizzo dell’alunno – Per l’alunno, si possono ipotizzare diversi utilizzi:
a) costruzione di blog per la classe, dove in maniera interattiva gli alunni possono intervenire, previo inserimento di una password, precostruire un autonomo giornalino web (ricordiamo l’esperienza della Repubblica-Fragola, realizzata con una tecnologia somigliante),
b) interazione con il blog dell’insegnante, sotto forma di esecuzione dei “compiti” prescritti, oppure di partecipazione a forum specifici,
c) predisposizione di un blog per il singolo alunno, che può inserire in esso le esercitazioni di ogni o di tutte le discipline previste, in modo da costruire, con l’aiuto del docente, e o del consiglio di classe un e-portfolio sempre disponibile, che può essere visitato periodicamente o permanentemente dalle famiglie.

3. utilizzo degli utenti – Gli utenti, cioè i genitori degli alunni, le famiglie, gli enti locali potranno essere lettori-osservatori attivi di quanto avviene nella classe, ricostruendo quindi il percorso educativo in tutte le sue fasi, e prendendo atto di eventuali difficoltà o dubbi della classe o del singolo alunno, anche depositando (se previsto) le proprie opinioni o i propri commenti: per quanto riguarda l’e-portofolio, sarà uno strumento che (sia pure con qualche cautela) si potrà affiancare alle valutazioni periodiche.

In conclusione, il blog sembra irrompere nella vita didattica per rimanerci; se ne intravedono i benefici effetti, a costi veramente ridotti, e con un favorevole impatto anche sulla crescita della comunità scolastica. E’ qualcosa che può portare alla teorizzazione di una pedablogia?

Riferimenti
Abbiamo evitato sia note, sia riferimenti bibliografici per non appesantire il testo.
Riportiamo tuttavia una “sitografia minima”, che potrà arricchire di considerazioni e riflessioni il lettore interessato:
Voce “Blog”: http://it.wikipedia.org/wiki/Blog
Voce “Wiki”: http://it.wikipedia.org/wiki/Wiki . Wikiwiki in hawaiano vuol dire “veloce” e si riferisce a pagine web che possono essere modificate anche dagli utenti.
ANTONIO SPADARO S.I, Il Fenomeno “Blog”, disponibile in: http://www.laciviltacattolica.it/quaderni/2005/3711/articolo%20spadaro.html#8
GINO RONCAGLIA, Weblog: una introduzione, in http://www.merzweb.com/testi/saggi/weblog.htm
Edublog ring (anello dei blog educativi): http://alterego.manilasites.com/stories/storyReader$212 Edublog ring Italia: http://www.edublogit.org/
I blog nelle scuole dell’Emilia-Romagna: http://blog.scuolaer.it
Rebecca’s Pocket, materiali vari disponibili in: http://www.rebeccablood.net/
Weblogs, CMS, and personal Webpublishing for learning and education blogged by Sebastian Fiedler, in: http://seblogging.cognitivearchitects.com
Blogs in Education, Instructional Technology Center at the University of Houston, disponibile in: http://awd.cl.uh.edu/blog /
Resources and Examples of the Use Blogs in Education, October 06, 2003 ETUG Blogtalk, disponibile in: http://www.edtechpost.ca/blogtalk_archive/Blogtalk_URLS.htm
Blogging Across the Curriculum, http://mywebspace.quinnipiac.edu/PHastings/classroom.html#
Blog Ideas, When you don’t know what to Blog about: http://www.blogideas.com/index.cfm?mode=ideas
Blogs, in Collaborative learning environments sourcebook, disponibile in: http://www.criticalmethods.org/collab/v.mv?d=1_30
Workshop on the Weblogging Ecosystem: Aggregation, Analysis and Dynamics (New York, May 18th 2004), in http://www.blogpulse.com/www2004-workshop.html
blogshop, blogging as easy as 1-2-3 (… 1,000,000), commenti e collegamenti critici, in: http://jade.mcli.dist.maricopa.edu/blogshop/archives/000285.html
I link riportati in questo contributo sono stati verificati in data 17 febbraio 2005.


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