Home » n. 36 luglio 2005

Intelligenza ambientale e conoscenza condivisa

19 luglio 2005 | Fortunato Sorrentino E-mail: fortunato.sorrentino@virgilio.it
1. Tesi e stageDall’eLearning all’m-learning all’ambient learning: uno dei filoni di ricerca nel campo dell’apprendimento è il modellarsi secondo gli stili di vita e le necessità del “lavoratore” odierno, individuo mobile in un mondo ricco di tecnologie innovative. Questo interessante argomento è stato oggetto dello stage e della tesi del mio Master, presentati qui nel seguito.

il luogo
La struttura CNIT (1), presso i laboratori del DET, Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni, Facoltà di Ingegneria, Università degli Studi di Firenze

l’opportunità
un progetto della Regione Emilia Romagna, in fase di pre-lancio: KAMER (2)

l’obiettivo
ricerca dei “requisiti utente”, nell’ambito di una pianificazione di applicazioni pratiche di Intelligenza Ambientale e Knowledge Management

Di che cosa tratta questa tesi? Le possibili parole chiave pensate per l’indicizzazione erano molte:

e-Knowledge / Ambient Intelligence / teamworker / campus / user requirements / community / activity theory / adult learning / knowledge sharing / mobility

Affrontare temi come AmI (Ambient Intelligence) e KM (Knowledge Management), infatti, significa ritrovarsi in uno spazio densissimo di nozioni e tecnologie nuove, polverizzato in centinaia di ricerche e sperimentazioni che raramente sembrano convergere. La parola chiave più appropriata ad indicizzare il tutto sarebbe: “innovazione”.

Il progetto KAMER si propone di sperimentare, attraverso una serie di scenari applicativi inediti, i nuovi modi di lavorare, apprendere e usare il tempo libero, basati sulle emergenti tecnologie “ambient”. La tesi, a sua volta, studia i requisiti utente di uno tra i possibili scenari applicativi, denominato “teamworker in campus”, vale a dire lavoro collaborativo e apprendimento in una struttura “campus”, in particolare un campus ospedaliero.

Che cos’è l’Ambient Intelligence? Lo dice la Commissione Europea, a cui è dovuta la forte spinta alla ricerca in questo settore, per voce dell’ISTAG (3). Il Report ISTAG, noto come “visione 2010 dell’AmI” precisa così il concetto:

“Il concetto di Ambient Intelligence (AmI) consiste in una visione dell’Information Society dove l’enfasi è su una maggiore “amichevolezza” verso l’utente, su servizi di supporto più efficienti, sul potenziamento dell’utente e sul sostegno alle interazioni umane. Le persone sono circondate da interfacce intelligenti e intuitive, immerse in tutti i tipi di oggetti, e da un ambiente in grado di riconoscere e reagire alla presenza di individui in modo uniforme, non invadente, spesso invisibile.”

Siamo oggi certamente al centro di una Knowledge Society, dove gli strumenti essenziali per il knowledge worker sono sì la Rete e il laptop, ma ancor più il “necktop” (4), come insegna un’immagine di De Kerckhove (5) (fig. 1).

Nel nostro programma ci siamo focalizzati sulla dimensione più evolutiva dello scenario, legata alle telecomunicazioni mobili, cioè mobile working e knowledge sharing. L’approccio è stato quello di raccogliere e studiare dati dal campo tramite un’inchiesta. La sua formulazione è basata su di un modello teorico di interpretazione dell’attività umana, l’Activity Theory sviluppata da Yriö Engeström (6). Essa mette in luce i poli e le relazioni essenziali appartenenti a questo concetto (fig. 2).
Il campione indagato è piccolo ma rappresentativo di una varietà di figure professionali nel campo della medicina e di strutture ospedaliere in Italia. Le domande, modellate secondo la teoria di Engeström, vanno ad indagare varie problematiche di apprendimento, collaborazione, comunicazione e lavoro. In corrispondenza di ciascuna domanda abbiamo elaborato una risposta che sunteggia i responsi ottenuti e registrato un proposito che esprime i “commenti e suggerimenti” dei vari intervistati. Abbiamo poi elaborato ed interpretato ulteriormente il raccolto secondo le tre classificazioni di Engeström (Produzione, Distribuzione, Scambio, vedi fig. 2) ricavandone tredici macro-requisiti suddivisi nelle tre categorie.
Per visualizzare l’immagine (Tab. 2-1 – Esplosione del requisito P1, appartenente all’insieme “Produzione”) clicca qui

Uno dei requisiti dell’insieme P (Produzione) è riportato, a titolo di esempio, nella tabella Tab. 1. Il requisito P1, come ogni altro, viene interpretato nell’ottica di KAMER (2a colonna) e poi in chiave delle tecnologie, disponibili ora o a breve, che si potrebbero applicare alla sua risoluzione (3a colonna).

Abbiamo inoltre sviluppato numerosi elementi di sfondo: lo stato dell’arte dell’Ami, l’e-knowledge, i progetti e gli eventi Ami in corso, una tassonomia delle comunicazioni wireless, il concetto di “teamworker”.

La nostra tesi, che riteniamo dimostrata, è che l’aspettativa degli utenti di questo scenario è elevata e che essi sono pronti a passare alle applicazioni pratiche.
Gli estremi e l’indice della tesi sono presentati qui di seguito. Benvenuto chi ha un particolare interesse ad esplorarne in dettaglio i contenuti, è invitato a contattare l’autore.

Per visualizzare l’immagine clicca qui

2. Pratico, ergo sum. Dopo il Master, ho continuato le ricerche su tutta la materia del corso, ed in particolare sull’ Ambient Intelligence; non ho interrotto la mia partecipazione ad alcuni tavoli di lavoro sulla formazione, e così via. Ma adesso c’è dell’altro.

Appena finito un corso di nuovi studi, sullo sfondo di un nuovo tessuto di conoscenze che percepiamo indistinto, c’è sempre, in un angolo della nostra mente, un singolo punto di luce: un frammento di discorso di uno dei nostri maestri, che occhieggia come una brace rossa sul letto di un falò spento.

“L’Instructional Design si colloca a livello criteriale ed ha come obiettivo il creare un apprendimento efficace, efficiente e attraente”.

Riflettendo “a consuntivo”, ad un anno di distanza dal termine del corso, so che è quel frammento del prof. Antonio Calvani, insieme al “soffio” di alcuni docenti a me più prossimi che lo mantiene acceso, ciò che mi ha portato al mio “masterpiece”. Usiamo pure questo termine, preso dal lessico dei valutatori, sapendo che esso non ha nulla a che vedere con la “perfezione” del capolavoro, ma piuttosto con l’elezione soggettiva di un proprio artefatto preferito.

Di che cosa si tratta? Insieme a molti colleghi del Master, i cosiddetti Alumni, sto “imbastendo” una Comunità di Pratiche (CdP), che ha preso una forma molto attinente a quell’attraente di Calvani. E’ una e-community, nata alla fine del 2004, da una base di circa venti allievi sparsi in tutta Italia, più alcuni docenti, e che ora procede a piccoli incrementi.

E’ difficile disaggregare il proprio profilo da quello della community, ma si potrebbe dire che io sono uno degli animatori e, quando occorre, in diade o triade con altri, uno degli “strutturatori di ambienti” (lo studio dell’Intelligenza ambientale ha lasciato tracce). I nostri ambienti, oltre a quelli virtuali in rete, sono delle “scuole” in presenza: Late Summer School nel 2004, Spring School nel 2005.

Posso affermare che quanto si legge sui libri che trattano delle communities of practice… è vero. La dinamica di questi gruppi è complessa, la comunicazione interna è delicata, le decisioni faticose, la scelta delle tecnologie a supporto difficile. Per contro è molto forte la positività del paradigma costruttivista. Il valore di tutti i membri, altrimenti desaparecidos ciascuno nel gorgo della propria vita e nella propria città, si somma. Affinità elettive e opposizione di caratteri e temperamenti, generano un ambiente dove non c’è mai silenzio, ma sovente humor, provocazione, sferzate intellettuali. Siamo un occhio di mosca che osserva sfericamente quello che succede nei nostri campi di interesse e che lo trasmette intorno.

L’obiettivo di essere aperti e “produttivi” (comunità di pratica professionale) è al momento solo un obiettivo, ma stiamo compiendo piccoli passi (detti scherzosamente pico-progetti) che funzionano da banco di prova per imprese più impegnative.

Anziché un improvviso scalino, come quando, usciti dagli studi universitari, si incontrava il mondo del lavoro, qui la presenza dei colleghi del Master, il ritmo non interrotto dell’ambiente di studio, il contatto mantenuto con i docenti, rendono il trapasso dall’apprendere al praticare molto più morbido.

Tra i molti retaggi del Master, la pratica comunità, già attiva di durante il corso, è stata un’iniziazione felice. Non nascondo che impegnarsi in una CdP costa tempo, costa non poco in termini di risorse intellettuali, costa presenza: sorprendentemente, ci sono numerosi processi sincroni assolutamente irrinunciabili.

Quale futuro? Appunto, percorrere per la CdP gli aggettivi del frammento di Calvani, a ritroso: da attraente – e su questo non c’è dubbio – a efficiente ed, infine, efficace.

3. Mi presento
Fortunato Sorrentino, laureato Ingegnere elettronico al Politecnico di Torino, è un consulente per la formazione basata sulle nuove tecnologie e per le professioni ICT emergenti. Collabora con LTE (7) dell’Università di Firenze, di cui è stato allievo nel 2004 per il Master di Progettista e Formatore in Rete. Collabora inoltre da tempo con l’Assinform, associazione delle aziende ICT italiane. Viene da una lunga carriera, prima di ricerca, poi nelle multinazionali dell’informatica, tra cui la Bull Italia, presso la quale era Business Consultant nelle settore dell’e-business. Un suo recente intervento si trova a http://hal9000.cisi.unito.it/seminariE-learning04-05/realizzare.htm.

Note
(1) CNIT: Consorzio Internazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni
(2) KAMER: Knowledge Management in Ambient Intelligence: tecnologie abilitanti per lo sviluppo innovativo dell’Emilia Romagna
(3) L’ISTAG è l’Information Society Technologies Advisory Group, ente con funzione di consiglio strategico per il ruolo dell’AmI nel 6° Framework Program (FP6) della ricerca europea.
(4) necktop = “sopra il collo”, allusione al cervello, alla mente
(5) slide tratta dalla presentazione: Derrick De Kerckhove, Università di Toronto, Canada – Beyond Digital, in Seminario di studio sul tema “La regolamentazione delle comunicazioni verso la convergenza” , Villa Orlandi, Anacapri – 20/24 Ottobre 2003
(6) Engeström è uno studioso della Università di Helsinki, Facoltà di Behavioural Sciences
(7) Laboratorio delle Tecnologie dell’Educazione


<< Indietro Avanti >>