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La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie dell’educazione in Italia; ripensare il passato per comprendere il presente (1)

19 gennaio 2005 | Milena Mencarelli

La rivista GOLEM, newsletter di tecnologie e processi comunicativi, nasce alla fine degli anni ‘80, sotto l’egida dell’Istituto di psicologia del CNR di Roma, dell’Università di Roma La Sapienza e dell’Olivetti s.p.a. di Ivrea, per coordinare le varie voci che partecipano alla ricerca e che si dedicano all’introduzione e all’uso delle tecnologie nel mondo della scuola e creare così un rapporto stretto fra mondo produttivo e mondo educativo.
Nel 1989 Danco Singer, Clotilde Pontecorvo e Domenico Parisi organizzano una serie di incontri di approfondimento presso il CNR di Roma, per coinvolgere istituti di ricerca, università e aziende sul tema “Sistemi di Autoapprendimento” e cercare di realizzare qualcosa di innovativo in questo campo. Importante è il contributo di Lydia Tornatore che, all’Università di Firenze, sta conducendo rilevanti studi sul rapporto tra educazione e processi cognitivi.
Per coordinare le varie voci che partecipano alla ricerca e che si dedicano all’introduzione e all’uso delle tecnologie nel mondo della scuola si pensa, a questo punto, a uno strumento di coordinamento e di riferimento: nasce così l’idea di “GOLEM”, una newsletter elemento di spinta e di riflessione, nonché di raccolta, delle esperienze in questo settore.
L’ultimo numero di Golem è del giugno 1994; la pubblicazione della rivista riprenderà nel 1996, in forma on-line, e quindi, con altre caratteristiche (2): da una newsletter cartacea che si occupa del mondo delle nuove tecnologie, si passa ad uno strumento on-line, che si occupa di temi più vasti.
Quella di Golem è stata un’avvincente esperienza pionieristica che ha avuto, sin dall’inizio, come campo d’indagine privilegiato, quello della scuola: alla base c’è la consapevolezza che la società cambia molto e molto velocemente, soprattutto in seguito all’avvento dei nuovi media, e che la scuola deve avvalersi del potenziale formativo offerto dalle nuove tecnologie.
Un’analisi storica, che qui è solo accennata, mostra come i temi trattati nella rivista riflettano l’evoluzione delle filosofie didattiche ed il relativo utilizzo dei nuovi media nella scuola: la storia della newsletter, quindi, come storia di un particolare momento dell’introduzione e dello sviluppo delle tecnologie dell’educazione in Italia.
Si può riconoscere che il tessuto storico, al termine degli anni ‘80, era già abbastanza ricco sul piano dell’innovazione tecnologico-didattica nel nostro paese:
nel 1981 nasce il progetto IRIS (Iniziative e ricerche per l’informatica nella scuola), che elabora unità didattiche, anche di informatica “povera” (cioè senza il calcolatore), mentre nel 1985 si avvia il primo Piano Nazionale di Informatica (3). E’ questa una svolta decisiva per l’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica, anche perché, oltre alla formazione degli insegnanti, sono previsti finanziamenti per gli istituti scolastici interessati: il computer entra a pieno titolo nella scuola, anche se il suo utilizzo in questo primo piano è concentrato nel biennio delle superiori.
Nel nostro paese, intanto, c’è già un certo fermento di insegnanti sprimentatori che raccontano le loro attività pioneristiche in riviste di varia natura e/o “fogliacci”, la cui durata è quasi sempre di qualche anno. Nel 1984 esce, all’interno della rivista “BIT” di Milano, un inserto redazionale mensile, “Digidattica”, che nel 1985, diventa “COMPUSCUOLA”, rivista di informatica nella didattica per la scuola italiana (terminerà le pubblicazioni nel giugno del 1990). Nel 1985 esce un ciclostilato trimestrale, a cura di Giancarlo Faggionato, “FOGLIacci dinAMICI”, che diventa, nel 1988, il supplemento di “PEDAGOGIA POPOLARE”, rivista del Movimento di Cooperazione Educativa (terminerà le pubblicazioni nel 1992). Nel gennaio del 1986 nasce “La Tartaruga”, bimestrale edito dal COGI (Centro Orientamento Giovani) di Milano, che, nel giugno del 1988 diventa “Scuola e Informatica”, Armando editore (terminerà le pubblicazioni nel giugno 1989). Sempre nel 1986, sotto gli auspici della Direzione Generale – Istruzione tecnica del Ministero della Pubblica Istruzione, nasce “Informatica, Telematica e Scuola”, bimestrale edito da Mc Graw-Hill. Contemporaneamente, in Italia, appaiono i primi libri significativi sul rapporto fra tecnologie informatiche e scuola (quali M. Ferraris, V. Midoro, G. Olimpo, Il computer nella didattica, 1985, SEI, Torino; E. De Grada, C. Pontecorvo (a cura di), Computer e processi socio-cognitivi, 1987, Bulzoni, Roma ; R. Degli Innocenti, M. Ferraris, Il computer nell’ora d’italiano. Nuovi linguaggi e nuovi strumenti per l’educazione linguistica, 1988, Bologna, Zanichelli; A. Calvani (a cura di), Scuola, computer, linguaggio, Loescher, Torino, 1989.), mentre una serie di Università (legate al Dipartimento di sviluppo dei processi cognitivi di Clotilde Pontecorvo, e al CNR) portano avanti progetti di ricerca in questo senso (4).
Una forte spinta in tale direzione viene anche dall’Europa. Alla fine degli anni ‘80 la Comunità europea inizia ad essere un referente importante per coloro che operano nel campo della ricerca scientifica e tecnologica.
Si può constatare infatti che le politiche dell’Unione europea, nel settore dell’informazione e della comunicazione, si rivolgono alla ricerca e allo sviluppo tecnologico con le seguenti iniziative:
il programma ESPRIT, European Strategic Programme for Research in Information Technologies (1984/1988);
il programma COMETT, programma di cooperazione tra università ed imprese in materia di formazione nel campo delle tecnologie (1986);
il programma RACE, Ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie e delle telecomunicazioni in Europa (1987);
ed infine il programma DELTA, Development of European Learning through Technological Advance (1988); varie realtà nazionali hanno pertanto già cominciato a confrontarsi in questo settore.
Conquista così terreno, presso gli addetti ai lavori, la necessità di un rapporto stretto fra mondo produttivo e mondo educativo, il bisogno di condividere le conoscenze sui processi di apprendimento, sviluppando una forma di comunicazione tra chi produce e vende tecnologia e chi aspira ad utilizzarla per scopi educativi.

Golem: la nascita
Per ritornare al momento della nascita di Golem, possiamo dire che la newsletter si configura come strumento importantissimo di comunicazione, informazione, confronto e cooperazione fra diversi enti, come momento di dibattito e di ricerca atto ad illuminare la zona d’ombra fra l’ambito delle tecnologie informatiche e quello riguardante i processi di comunicazione e di apprendimento.
Perché “Golem” come titolo della rivista?
Ricordiamo che il Golem era una figura mitica con sembianze umane, tipica della cabalistica ebraica, che si vuole creata da un ammasso di argilla per opera del rabbino Low, sul finire del sec. XVI°. La creatura era ritenuta capace di difendere il popolo ebreo dai suoi persecutori e poteva essere evocata recitando una combinazione di lettere alfabetiche.
- Golem quindi come metafora del computer-automa (l’impresa dell’intelligenza artificiale si colloca nel solco di questa antichissima ambizione umana);
- Golem come l’essere inanimato al quale la parola dona la vita (il materiale pubblicato sarà l’alef che darà la vita alla rivista: solo se gli utenti la faranno vivere con i propri scritti, essa può diventare il punto d’incontro e di scambio delle informazioni e dei saperi);
- Golem è inanimato finché il suo autore non introduce il versetto della Torà; analogamente il computer è un’esanime scatola meccanica finché non si attiva o si introduce il programma;
- Golem come implicita avvertenza al pericolo insito in un uso indiscriminato e ingiustificato delle nuove tecnologie.
Golem è, come già detto, una newsletter che si pone come obiettivo una conoscenza e una compartecipazione critiche e all’avanguardia, tali da rendere fertile l’attività di ricerca e di attualizzazione sui nuovi media tecnologici, ideata sui bisogni dell’uomo.
Fin dall’inizio Golem ambisce a costituire un punto di collegamento tra mondi diversi, adottando un linguaggio intermedio tra quello scientifico e quello divulgativo; il campo d’indagine privilegiato cui la rivista si riferisce è quello della scuola.
Golem è stato pertanto il catalizzatore per l’implementarsi di una scuola italiana che si occupa di tecnologie didattiche e per la formazione di alcuni gruppi di ricerca (5).
La rivista ha un taglio internazionale, come dimostra il suo comitato scientifico di cui fanno parte ricercatori provenienti da Università e centri di ricerca europei ed extra europei (6); costituisce una sorta di finestra sul mondo delle tecnologie, riportando informazioni su convegni, pubblicazioni, interviste a personalità.
Si ricorda infatti che Golem, fin dal 1989, pubblica, con l’obiettivo di dare un respiro internazionale alle tematiche che si propone di affrontare, anche numeri in inglese (7). Ciò anche per stabilire, da una parte, un rapporto più stretto con le realtà americane ed europee interessate a conoscere gli sviluppi italiani nel settore, dall’altra per far conoscere in Italia le realtà di ricerca e sperimentazione degli altri paesi (8).

Metodologia della ricerca
In questa ricerca sono state prese in esame le annate dal 1989 al 1994 e, scorrendo anche gli indici generali per argomenti, sono state individuate alcune tematiche principali, cui fanno riferimento i diversi articoli pubblicati.
o Tecnologie e sviluppo cognitivo
o Tecnologie e politiche educative
o Intelligenza artificiale ed educazione
o Applicazioni di software
o Ipertesti e Multimedia
o Teledidattica e Telematica
o Realtà virtuale
Per evidenziare e confrontare le diverse tipologie di argomenti i dati sono stati elaborati in tabelle e grafici; da tali strumenti si possono ricavare considerazioni sia per quanto riguarda l’interesse per un tema particolare in un determinato anno, quanto per quel che concerne l’evoluzione di ciascuna di queste tipologie di argomenti negli anni fra il 1989 e il 1994. Una descrizione per argomento è sintetizzata qui di seguito, un elenco analitico dei lavori per autore è riprodotto in allegato.

Il focus sulle diverse tipologie di argomenti
Scorrendo i dati delle diverse annate si nota come sia costantemente presente il dibattito tra fautori e detrattori delle N. T. nella didattica, anche se il maggior spazio della rivista è dedicato non a discussioni teoriche, ma ad esperienze concrete attuate nella scuola.

ANNO I (1989)
Gli argomenti che più di frequente appaiono nel primo anno della rivista sono quelli relativi a Intelligenza Artificiale e ad Applicazioni di software (soprattutto quelli dedicati alla lettoscrittura).
Nel 1989 l’Intelligenza Artificiale propone un nuovo tipo di CAI (Computer Aided Instruction) cosiddetto intelligente, certamente già orientato in senso cognitivista. Due sono le tecniche dell’Intelligenza Artificiale di interesse per la didattica: i Sistemi esperti e soprattutto i cosiddetti Intelligent Tutoring Systems (ITS).
Ma i programmi didattici basati su Sistemi esperti non danno risultati particolarmente brillanti: essi vanno piuttosto considerati come “job aids”, cioè come strumenti di supporto a chi deve svolgere un determinato compito professionale e come tali possono essere utilizzati in sede didattica.
Differente è il discorso sugli ITS o Sistemi tutoriali. Essi nascono da uno dei più radicati miti delle tecnologie didattiche in questo momento: quello della macchina che diventa tutor.
Alla base di questi Sistemi tutoriali si pone l’obiettivo di trasferire una data conoscenza al discente; anche rispettando e assecondando le modalità individuali di apprendimento, ma emulando pur sempre il rapporto tradizionale docente-discente.
La nuova rivista si assume quindi un importante compito: quello di informare e sensibilizzare riguardo alle potenzialità delle nuove tecnologie educative basate sull’I.A. (9); dalla CAI all’ICAI (Intelligent Computer Assisted Instruction), per applicare nel campo educativo le tecniche dell’I.A.
L’interesse di Golem, in questo primo anno, è poi rivolto alle varie funzioni del Word Processor, non un software educativo, ma un software aperto del tipo “general purpose”: editing, archiviazione, stampa (con resoconti di esperienze concrete nella scuola) (10).
Acquistano risalto esperienze di videoscrittura, ispirate anche da ricerche da poco pubblicate (11) e riceve nuovo impulso la pubblicazione dei giornalini scolastici, che riprendono le esperienze compiute con tecniche tradizionali, ispirate a pratiche caratteristiche della scuola di Freinet e Don Milani.
L’introduzione delle N.T. nelle attività di letto-scrittura parte anche dall’ipotesi che tale cambiamento incida sul processo di apprendimento, modificando i processi cognitivi implicati, dal presupposto che alcune funzioni cognitive implicate nell’apprendimento dei sistemi di letto-scrittura risultino influenzate dall’utilizzo degli elaboratori di testo.

ANNO II (1990)
L’inizio degli anni ‘90 si caratterizza per l’avvento del nuovo riferimento costituito dalla Multimedialità e Ipertestualità: il focus si sposta ancora di più sull’indagine attenta di ciò che avviene nell’interazione fra soggetto e mezzo tecnologico: usare il computer non è più imparare e memorizzare istruzioni e contenuti, ma apprendere attraverso un modello personale di interazione, utilizzando, per es., il testo elettronico, gli ipertesti…
Nel 1990 lo strumento multimediale ha da pochissimo fatto la sua comparsa in ambito educativo (l’anno precedente in Golem fa la sua comparsa il primo articolo riservato agli ipertesti (12); negli articoli dedicati all’ipertesto o ipermedia, nell’annata II di Golem, viene sottolineata la sua potenzialità più innovativa, che consiste nel poter disporre, simultaneamente e nella stessa dimensione comunicativa, di più media.
L’ipertesto diventa la cornice concettuale entro la quale si dà spazio alla molteplicità delle forme del conoscere; esso è visto, ai suoi albori negli articoli ad esso dedicati, come un possibile ambiente di informazioni e attività predisposto e organizzato dall’insegnante, che può essere percorso in maniera flessibile dagli studenti e, in parte, essere riorganizzato e ridefinito da questi, favorendo così la personalizzazione dell’apprendimento (13). Il modello teorico sotteso si contrappone ai modelli cognitivistici ed esalta invece l’attività conoscitiva come riadattamento flessibile della preesistente conoscenza in funzione dei bisogni posti dalla nuova situazione”(14).
Dai “job aids” si passa così ai “learning aids”.

ANNO III (1991)
Nel 1991 prende avvio la seconda fase del Piano Nazionale di Informatica, che estende alle discipline umanistiche l’uso del computer, finora riservato alle materie scientifiche.
La novità principale è che non si parla più di informatica astratta o di programmazione, ma di uso concreto dei nuovi media per il lavoro quotidiano nelle aree di competenza disciplinare.
Dopo due anni di pubblicazione si tenta ora di fare il punto sulla rivista e sulla situazione del rapporto fra tecnologie e processi formativi.
Due numeri della rivista (15) sono dedicati agli atti del Convegno “Il computer nell’educazione umanistica dalla scuola primaria all’Università” (16).
Negli articoli si evidenzia un “fondamentale mutamento da quello che è stato l’uso e la diffusione iniziale del computer nella didattica” (17): il computer è ora soprattutto un elaboratore, uno strumento di archiviazione dell’informazione ed inizia anche ad essere un medium di comunicazione; il suo uso può essere quindi esteso ad un gran numero di discipline.
Dopo il computer come macchina per insegnare (con riferimento alle teorie comportamentiste e cognitiviste) siamo così giunti al computer come macchina per pensare (Papert e prime teorie costruttiviste).
Ma la scuola non risponde in modo adeguato all’introduzione dei nuovi media nella didattica: “la scuola resta fuori dall’innovazione, mentre l’innovazione tecnologica dei processi formativi industriali rischia di riversarsi in seconda battuta sulla scuola con possibili distorsioni, perché esistono obiettivi e metodi che non sono coincidenti tra la formazione scolastica e la formazione aziendale adulta” (18).
Intanto gli articoli di Golem dedicati all’Intelligenza Artificiale sono ormai quasi del tutto scomparsi: i Sistemi esperti e i Sistemi tutoriali hanno deluso le aspettative; nonostante la ricerca abbia impegnato molte delle sue risorse in questo settore, i risultati ottenuti sono stati assai scarsi e piuttosto deludenti.
L’interesse per l’I.A. si è spostato sulla simulazione di capacità cognitive tramite reti neurali, abbandonando il modello della simulazione di comportamento e introducendo il paradigma del connessionismo (19).
Aumenta invece l’interesse per gli ipertesti che, da una parte, permettono una conoscenza transdisciplinare e maggiormente individualizzata e, dall’altra, favoriscono lo sviluppo sia del pensiero divergente che di quello associativo. La rilevanza dell’ipertesto sta, più che nella non sequenzialità della scrittura, nel rapporto interattivo autore-lettore, nella nuova interrelazione tra utente e medium: siamo così di fronte alla logica costruttivista del costruire la propria conoscenza.

ANNO IV (1992)
Analizzando gli articoli di Golem di questa annata, riguardanti Tecnologie e politiche educative, si nota come in questi ultimi venga sottolineata l’importanza della qualità del sistema formativo, che rappresenta un fattore di sviluppo irrinunciabile. Nella politica economica internazionale si assiste in questo momento ad uno spostamento di interesse: le materie prime e i capitali non sono più riconosciuti come determinanti per la supremazia economica e il benessere, ma acquista centralità la “conoscenza”. Ciò, ad esempio, si legge nell’articolo 126 del Trattato di Maastricht del 7 febbraio del 1992, che sottolinea l’importanza di incentivare la cooperazione tra Stati membri dell’U.E. per contribuire allo sviluppo di un’istruzione di qualità.
Cresce la consapevolezza dell’importanza e della centralità dell’istruzione nei processi economici-sociali, anche se in Italia si lamenta ancora la mancanza di un intervento organico che investa il settore educativo sul piano della qualità e dell’efficienza.
Le nuove Applicazioni Multimediali di cui si parla nell’anno IV, si ispirano ora più direttamente, al paradigma costruttivista: esse si connotano come strumenti fortemente interattivi che permettono agli studenti di apprendere in modo attivo e personalizzato.
In Golem appaiono per la prima volta articoli dedicati alla Teledidattica, in occasione del Convegno “Multimedialità e Teledidattica nel sistema educativo italiano”(20).
L’attenzione dei partecipanti al Convegno è centrata soprattutto sull’importanza del connubio Multimedialità-Teledidattica nella formazione: si inizia così a far strada l’idea che, attraverso il largo uso delle tecnologie informatiche e telematiche, si possa migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, risparmiare risorse… Naturalmente il tema della didattica a distanza riguarda in questo momento essenzialmente l’ambito universitario.

ANNO V (1993)
Gli argomenti che più di frequente appaiono nel quinto anno della rivista sono quelli relativi alla Telematica.
Golem inizia il quinto anno di pubblicazione rivolgendo un’attenzione speciale ad una nuova modalità di comunicazione (collegamento videotel, posta elettronica…) con potenzialità e conseguenze non ancora del tutto esplorate.
La telematica, vista nei suoi aspetti di accesso a informazioni e risorse remote e di interattività a distanza per condividere risorse, per comunicare e per collaborare, viene considerata in questo momento come uno dei settori tecnologici potenzialmente più rilevanti in relazione ai processi di apprendimento.
Sono evidenti le affinità e i legami, fra queste possibilità tecnologiche e gli aspetti del costruttivismo relativi all’apprendimento.
Altro evento da sottolineare in questo anno è l’apparire dei primi articoli riguardanti la Realtà virtuale.
Verso la fine dell’anno 1993 la rivista Golem dedica alla Realtà virtuale un intero numero.
Francesco Antinucci, nel suo editoriale (21), ritiene che le nuove tecnologie interattive basate sul calcolatore, a differenza delle precedenti, tocchino in maniera essenziale i processi cognitivi umani e vede nella realtà virtuale uno dei più potenti strumenti di conoscenza che la tecnologia ci mette a disposizione.
Con il virtuale si supera una soglia, quella del punto di “visione”, per entrare in una dimensione diversa, che si può definire “punto di essere”. Non più quindi, solo visione “esterna” attraverso l’atto dello sguardo, ma immersiva, in grado di trasportare “dentro” la visione stessa, una rappresentazione che si può definire come “simulazione polisensoriale estensiva, interattiva in tempo reale”.(22)

ANNO VI (1994)
Nel sesto anno di pubblicazione della rivista si assiste ad un progressivo “sfilacciamento” sia per quanto riguarda le collaborazioni, sia per quel che concerne i lineamenti generali della newsletter (già alla fine del V anno gli autori lamentano difficoltà organizzative nella gestione della rivista).
I dati relativi agli articoli pubblicati nell’anno VI non sono riassunti in grafici o tabelle, in quanto scarsamente rappresentativi, anche perché, nel giugno del 1994, Golem termina la pubblicazione.
Da quanto appare negli ultimi scritti dell’anno VI e dalle interviste raccolte, diverse sembrano essere le ragioni della chiusura della rivista.
Fondamentalmente esiste una motivazione di carattere economico: il principale sponsor (Olivetti) sta tagliando i fondi destinati alla pubblicazione (per far conoscere una testata occorre fare pubblicità e quindi necessitano finanziamenti costanti).
La stessa collaborazione dei vari autori degli articoli, basata su una partecipazione volontaria, va scemando, contemporaneamente al rilevarsi di crescenti difficoltà.
Il rapporto con la scuola si sta rivelando per l’industria non molto soddisfacente: l’impresa non riesce a trovare un business nella scuola.
Con l’avvento di Internet lo sforzo degli autori di Golem, soprattutto di tipo telefonico e cartaceo, si rivela come uno sforzo eccessivo, che può essere alleviato da nuovi strumenti (si comincia a pensare ad una rivista on-line).

Le interviste a confronto
L’esperienza di Golem, come risulta dalle interviste rilasciate da D. Parisi, D. Singer e B. Ligorio (23), sicuramente ha lasciato un segno positivo in quanti hanno attivamente lavorato e collaborato alla stessa (ciò è testimoniato ad esempio, dal mantenimento del nome della testata anche per la rivista on-line curata ancora da Singer).
Golem aveva una portata prevalentemente nazionale, ma aveva anche interlocutori internazionali, costituendo un luogo virtuale per la diffusione della cultura italiana. La curiosità, l’interesse e l’attenzione che Golem riuscì a suscitare fin dall’inizio, continuò nel tempo, perché, per molte persone, la rivista era un po’ un modo per essere legati ad un dibattito e ad una innovazione; ognuno poteva avere delle informazioni al di fuori di quella che poteva essere la propria realtà operativa.
Ciò naturalmente avveniva perché non era ancora stato avviato lo sviluppo massiccio della tecnologia; in quegli anni, infatti, si potevano scambiare informazioni ed opinioni solo partecipando ad un convegno o ad un seminario; quindi una rivista mensile dava continuità al dibattito e contribuiva ad ampliare gli orizzonti.
La positività dell’esperienza è testimoniata anche dal fatto che molti di coloro che hanno contribuito alla nascita e alla vita di Golem sono oggi considerati dei punti di riferimento per il settore.
In tutte le interviste emerge chiaramente l’auspicio che l’esperienza di Golem, con la vivacità del dibattito e l’entusiasmo che la caratterizzava, non vada perduta; più volte i nostri interlocutori ci hanno invitato esplicitamente a riflettere sulle trasformazioni della scuola (se realmente avvenute) in questo settore e a trarre le nostre conclusioni sulle ragioni delle eventuali difficoltà: “occorre allora fermarsi un attimo e riflettere su quello che “non succede” e perché “non succede (24)”.

Riflessioni conclusive sul rapporto scuola/tecnologie educative
Dopo aver preso in esame questo particolare momento della storia delle tecnologie dell’educazione nel nostro paese attraverso la rivista Golem, cercherò a questo punto di trarre alcune considerazioni finali su ciò che è stato via via evidenziato. Come abbiamo visto questo periodo, contraddistinto da grandi entusiasmi e da stimoli che coinvolgevano molteplici ambiti, non ha avuto però, nel settore della scuola, gli sviluppi sperati.
Numerose sono le difficoltà che si frappongono nella scuola all’introduzione delle N.T.
Ai nuovi media, portatori di forme e processi conoscitivi inediti, non vengono riconosciuti caratteristiche tali da garantirne una positiva ed efficace introduzione nella scuola, vista per lo più come torre d’avorio del testo scritto, come baluardo nei confronti di altre forme di conoscenza. La scuola, spesso, è vista come istituzione sociale che si occupa della trasmissione del patrimonio culturale; dell’evoluzione di questo patrimonio si occupano solitamente altre istituzioni (la ricerca, l’impresa…).
La scuola tradizionale considera essenzialmente il libro stampato (monomediale) come medium ideale per la formazione: il sistema educativo assume da esso i caratteri di astrazione, linearità e sequenzialità; la conoscenza ha un’organizzazione classificatoria e gerarchica, dividendo i saperi in aree distinte.
Il modello formativo è perciò lineare, uniforme, chiuso, con obiettivi predefiniti, contrapponendosi decisamente al paradigma accreditato dai nuovi media, caratterizzato da associatività, integrazione, interdisciplinarietà, diversificazione, apertura, adattamento. A tutto ciò si aggiunga poi l’inerzia di molti docenti a rimettersi in gioco in mancanza di condizioni e di fattori di motivazione adeguati. Alla resistenza all’innovazione si contrappone all’opposto la consuetudine al cambiamento di alcuni insegnanti, disponibili, anche se a volte forzatamente (dalle diverse politiche educative portate avanti dai differenti governi), a modificare le loro pratiche didattico-educative in vista di un possibile miglioramento; molto frequentemente, però, le esperienze positive rimangono fini a se stesse, senza alcuna valutazione o riflessione sul portato innovatore di efficaci pratiche educative. Il mondo della scuola è quindi un mondo a parte, separato dal contesto in cui opera: la scuola soffre di questa separazione, però non riesce a rompere la sua ghettizzazione, è finalizzata a se stessa, quindi poco permeabile, se non per scelte volontaristiche e, comunque, circoscritte e non generalizzabili.
Le “ondate tecnologiche” tendono a non attecchire, ad esaurirsi nella scuola; le esperienze anche positive non riescono a consolidarsi, secondo alcuni (25) perché non ottengono grossi risultati, secondo altri, prevalentemente, per questioni organizzative (per non parlare di finanziamenti inadeguati) o per mancanza di un idoneo approfondimento pedagogico.
Si rileva in questi anni la difficoltà dei governi ad investire in educazione: permane comunque la tendenza a considerare gli aspetti tecnologici dei nuovi media come prioritari rispetto a quelli relativi al supporto ai docenti.
Golem era, nel periodo cui ci riferiamo (1989/94), un punto di contatto fra il mondo della tecnologia e quello dell’educazione, ma per l’industria tecnologica il rapporto più diretto con la scuola non ha determinato un cambiamento di obiettivi: la scuola infatti non può, almeno finora, essere considerata dall’impresa un referente, un interlocutore interessante (se non c’è ritorno in termini di profitti il sistema economico non fa pressione affinché la scuola funzioni).
Sono passati oltre dieci anni dalla chiusura di Golem e poco è cambiato, nella scuola, da allora, per quanto riguarda le tecnologie educative; secondo alcuni, probabilmente, è necessario un tempo più disteso per l’assestamento di nuove pratiche didattiche, per il riconoscimento dei nuovi processi cognitivi e delle implicazioni profonde delle N.T. per la trasmissione del sapere; “..finché la scuola non avrà assorbito nella sua “cultura” e nella sua organizzazione le nuove tecnologie, essa sarà una “estranea” nella società” (26).
L’introduzione dell’informatica nella scuola mostra ancora deboli supporti scientifici di carattere pedagogico, metodologico e didattico: è questa la lacuna che bisogna prioritariamente colmare: sarebbero necessarie quindi una riflessione e una più attenta valutazione/autovalutazione delle esperienze passate e di quelle in atto, per fare in modo che niente (anche gli errori sono importanti) vada perso, che le varie pratiche si sommino e che ciò che è, o si è dimostrato, positivo abbia, finalmente, a consolidarsi.

Note
(1) Il lavoro è tratto dalla tesi per il conseguimento della laurea in Formatore multimediale-Facoltà di Scienze della formazione-Università di Firenze (a.a. 2002/2003) “La rivista
(2) Golem: un momento di storia delle tecnologie dell’educazione in Italia” di Milena Mencarelli Golem diventerà “Golem l’indispensabile”, rivista online con la collaborazione di Umberto Eco e Gianni Riotta.
(3) Il Piano si rivolgeva a circa 20.000 insegnanti e più di 7000 scuole da attrezzare con laboratori informatici
(4) vedi Intervista a Danco Singer, Milano, 23 gennaio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna Andreani, in La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie dell’educazione in Italia, tesi di laurea, marzo 2004
(5) v. Intervista a Beatrice Ligorio, 9 febbraio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna Andreani, in La rivista Golem: un momento di storia delle tecnologie dell’educazione in Italia, tesi di laurea, marzo 2004
(6) Tra i componenti del comitato scientifico eminenti studiosi e ricercatori di Università e Istituti scientifici europei (Gran Bretagna, Belgio, ex URSS) ed extraeuropei (USA; Australia)
(7) I numeri in lingua italiana avevano scadenza mensile mentre i numeri in inglese erano due all’anno.
(8) Fra le collaborazioni che la rivista sviluppò si ricordano i rapporti con l’Institute for Research in Information and Scholarship della Brown University, con l’Institute for Research on Learning di Palo Alto, con il Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Università del Michigan e con il Cognitive Science Center del Massachussets Institute of Technology
(9) a testimoniare il crescente interesse per questa tematica è l’organizzazione, nel novembre del 1989 a Trento, del Primo Congresso Nazionale dell’AI*IA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale), al quale sarà presentata la neonata rivista.
(10) v. in: G. Paoletti, Revisione col computer, Golem, I, n. 4, pp. 10-13
(11) E. Ferreiro, A. Teberosky, La costruzione della lingua scritta nel bambino, 1985, Giunti, Firenze
(12) A. Calvani, Ipertesti, un ambiente esplorativo per la conoscenza storica, Golem, I, n. 10, pp.8-13
(13) v.: M. Orsolini, Ipertesti come ambienti di apprendimento, Golem, II, n. 4/5, pp. 1-2
(14) Da A. Calvani, Educazione, comunicazione e nuovi media, UTET, Torino, 2001, pp. 118
(15) il n. 7 e il n. 8
(16) promosso nel marzo 1991 dalla Regione Toscana, dalla Provincia e dal Comune di Arezzo
(17) v.: C. Pontecorvo, Computer e processi formativi nell’area umanistica, Golem, III, n. 7, pp. 1-2
(18) D. Parisi, Tecnologie dell’informatica e sistemi educativi, Golem, III, n. 1/2, pp.4
(19) D. Parisi, Interazione tra essere umano e calcolatore: problemi, Golem III, n. 9/10, pp. 3-7
(20) Il Convegno si svolge a Siena il 15 Settembre 1992, promosso dall’Università degli Studi di Siena, il Consorzio per l’Università a Distanza, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero dell’università e della Ricerca Scientifica, la RAI, l’Olivetti.
(21) F. Antinucci, Perché ci interessa la realtà virtuale, Golem, Anno V, n°11
(22) P. L. Cappucci, Simulazione e percezione dei mondi virtuali. Livelli di realismo e di realtà, Golem, Anno V, n°11
(23) Interviste a cura di Bruna Andreani e Milena Mencarelli
(24) v. Intervista a Domenico Parisi, 18 gennaio 2004, a cura di Milena Mencarelli e Bruna Andreani
(25) v. l’intervista citata a D. Parisi
(26) Da D. Parisi, Quali sono i veri problemi della scuola, Golem (on-line), n. 12, 1997

ALLEGATO
TESTI SCRITTI DAI COLLABORATORI DI GOLEM
pubblicati prima o durante gli anni 1989/94

AIELLO
- L. C. Aiello, Daniele Nardi, Elementi di linguaggi funzionali, Franco Angeli, 1986.
- L. C. Aiello C. Batini, , M. Lenzerini, A. Marchetti Spaccamela, A. Miola, Fondamenti di programmazione dei calcolatori elettronici, Franco Angeli, 1990. ANTINUCCI
- Antinucci F., Un unico oggetto comunicativo, il sistema ipermediale, Riforma della scuola, 9,1991, pp.72-74.
- Antinucci F., Il corpo della mente, in P.L. Cappucci, (a cura di), Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, pp. 17-24, 1994
CALVANI
- Calvani, A., Computer, educazione linguistica e contesto didattico, Atti del Convegno Computer e processi sociocognitivi, Roma 11-13 marzo in “Rassegna italiana di psicologia”, 2/3, 1987, pp. 173-181.
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