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Variabili extracognitive e tecnologie. Come sviluppare l’intelligenza emotiva attraverso le tecnologie

19 maggio 2005 | Valentina Pennazio, laureata in Scienze della formazione primaria Università di Genova

L’obiettivo perseguito in questa sede non è quello di osservare le tecnologie didattiche con l’intento di coglierne l’incidenza positiva sui fattori cognitivi e metacognitivi, vale a dire sui processi attraverso i quali la mente umana struttura e organizza i propri percorsi di conoscenza, in questo ambito la ricerca ha già dato fruttuosi risultati. La sfida intrapresa è quella di spingersi oltre l’aspetto prevalentemente razionale per arrivare a cogliere l’influenza esercitata su fattori extracognitivi, umanamente emotivi quali l’intelligenza emotiva e le connesse dimensioni dell’autostima e dell’autoefficacia.
Non si tratta neppure di richiamare i principi di quella sorta di informatica affettiva nata nei laboratori di ricerca californiani (1) dove si è assistito alla trasformazione dell’oggetto in essere, la macchina dotata di anima, di intelligenza emotiva, capace non solo di scomporre e classificare le espressioni facciali ma di risalire con precisione agli stati emotivi, generando un’innovazione sul concetto di intelligenza artificiale, affiancandone la sensibilità come elemento caratterizzante al di là dell’intelligenza medesima.
Si tratta principalmente, di superare una visione meccanicistica centrata prevalentemente sulla macchina intelligente e sensibile, per approdare in un terreno più complesso e stimolante dove l’uomo è di per se stesso identificato alla stregua di un essere multi e iper mediale capace di sfruttare le potenzialità insite nel suo corpo e nelle strumentazioni a sua disposizione e riflettere, in relazione a questa presa di coscienza, circa la possibilità della tecnologia didattica nella sua accezione di tecnologia diffusa (2), di sviluppare e potenziare l’intelligenza emotiva attualmente riconosciuta come una delle componenti maggiormente responsabile dell’ottimizzazione del processo di apprendimento per la sua capacità di garantire la nascita di pensieri positivi tesi a migliorare la qualità del vivere scolastico prevenendo il disagio emotivo e rafforzando gli stati empatici.
Animare la didattica con l’ausilio delle tecnologie significa fornire costantemente feedback positivi in grado di rendere gli alunni fiduciosi di saper fare, di poter svolgere compiti in modo autonomo e di scegliere quindi, la possibilità di avere un ruolo attivo nel proprio processo di apprendimento attraverso l’incremento e il potenziamento di variabili extracognitive indispensabili per un apprendimento significativo e ottimale.
Se si pone come punto di partenza l’uomo in quanto totalità di razionalità ed emotività e si considerano queste due componenti strettamente in correlazione, si comprende innanzitutto l’impossibilità di scinderle e di considerare l’una in un’ottica di supremazia rispetto all’altra e secondariamente, la necessità di strutturare un processo di insegnamento/apprendimento ancorato al contesto socioculturale nel quale l’uomo si trova ad agire, un contesto attualmente permeato dalla presenza del tecnologico.
In quest’ottica risulta evidente il ruolo esercitato dalle tecnologie didattiche intese non solo come strumenti facilitatori/velocizzatori ma anche motivazionali/emozionali oltre che strategie operative, nell’elaborare, percorsi individualizzati rispettosi dei tempi, delle modalità di accesso alla conoscenza nonché degli stili cognitivi-emotivi-attribuzionali e del tipo d’intelligenza dominante, presenti in ciascun alunno.
Si ritiene che un percorso di questo tipo possa incidere positivamente sul processo di acquisizione di conoscenza, un processo in cui i giovani soggetti in formazione saranno animati dal piacere di esplorare, conoscere, collaborare e apprendere attraverso una continua scoperta poiché stimolati nella loro curiosità e creatività, elementi indispensabili per un corretto approccio alla strutturazione di un sapere capace di radicarsi nella profondità lasciando una traccia indelebile predisposta per ulteriori acquisizioni.
Questo richiederà dunque, una disposizione ad abbandonare il binomio tecnologia-strumento e ad accogliere quelli di tecnologia-strategia motivazionale/emozionale capace di creare contesti, situazioni inedite in grado di coinvolgere attivamente attraverso la stimolazione della plurisensorialità e, tecnologia-integratore emozionale e motivazionale.
Se si vuole comprendere nello specifico in che modo tali dimensioni possano essere potenziate attraverso l’ausilio delle tecnologie didattiche è necessario analizzare queste ultime a partire dai loro effetti primari e secondari o trasversali a loro volta suddivisibili ulteriormente in effetti trasversali-secondari di primo grado e di secondo grado. All’interno di questa complessa relazione, ogni aspetto primario può essere connesso con i rispettivi effetti secondari/trasversali di primo grado, a loro volta connettibili con effetti secondari/trasversali di secondo grado scaturenti da essi, nei quali è possibile fare rientrare l’intelligenza emotiva e le connesse dimensioni dell’autostima e dell’autoefficacia.
Risulta dunque evidente come il potenziamento di variabili extracognitive risulti essere conseguenza di un complesso e intricato meccanismo di effetti positivi, innescato dalle tecnologie didattiche in quattro ambiti prioritari: quello della comunicazione educativa; quello del supporto-arricchimento del processo di insegnamento e apprendimento; quello della valorizzazione della transdisciplinarità; quello dell’impulso al lavoro cooperativo, effetti che come onde concentriche si propagano dalla sfera cognitiva a quella emotiva rafforzando le rispettive dimensioni metacognitiva e metaemozionale. Partendo dal primo effetto generato, quello relativo alla comunicazione è possibile rifletter su come la possibilità di usufruire di diverse tecnologie per veicolare i propri messaggi e il flusso comunicativo-informazionale nella sua totalità, generi una maggiore possibilità di espressione e comprensione di entrambi gli attori (insegnante-alunno) presenti sulla scena educativa, per la possibilità di disporre e ricevere un messaggio, non omologato, standardizzato ma conforme alle diverse esigenze cognitive-emotive-affettive dei soggetti, perché in grado di sfruttare le componenti multimodali e multimediali dell’uomo e dello strumento. Questo effetto, definibile come secondario/trasversale di primo grado genera a sua volta un ulteriore effetto detto di secondo grado che determina un potenziamento della sfera più interna del soggetto, dove risiede il motore che innesca il desiderio e il gusto di imparare, identificabile nell’autostima e nell’autoefficacia dimensioni che fanno capo all’intelligenza emotiva. Tale ripercussione si verifica perché, quando un messaggio viene emesso sfruttando canali e codici comunicativi diversi, ogni alunno può recepire il messaggio nel modo che più gli è consono, senza sforzarsi di comprendere un messaggio veicolato solamente attraverso il canale verbale, ma anche attraverso canali visivi, cinestetici, prosodici, allargando quindi la possibilità di comprensione. Tutto ciò pone d’innanzi ad una certa forma di sillogismo perché: la comunicazione organizzata attraverso le potenzialità offerte dalle tecnologie genera una maggiore comprensione; il realizzarsi di una maggiore comprensione genera una maggiore possibilità di apprendimento che porta ad una più positiva immagine del sé che si percepisce non solo in grado di capire ma anche di fare, cioè di innescare un’azione finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, nel modo più efficace. Inoltre, la tecnologia considerata nell’ambito della formazione a distanza (FAD) consente di creare un ambiente di apprendimento empatico conforme alle diverse tipologie caratterologiche indice di un particolare tipo e grado di intelligenza emotiva. Tale effetto è riscontrabile anche in un contesto reale non virtuale di insegnamento e apprendimento, quando l’insegnante avvalendosi del suo corpo e degli strumenti analogici e digitali disponibili, predispone percorsi congruenti alle diverse tipologie caratterologiche, utilizzando modalità diverse nella comunicazione e formulazione delle consegne, capaci di sviluppare la padronanza del carattere dominante, attraverso la valorizzazione di tendenze positive e la correzione di quelle negative. Gli insegnanti che promuovono l’utilizzo di canali comunicativo-espressivi limitati tendono indirettamente a valorizzare tipologie caratterologiche a scapito di altre. Si comprende dunque l’utilità delle tecnologie didattiche che, privilegiando l’utilizzo di molteplici canali comunicativi, danno a bambini con caratteri diversi e privilegianti canali comunicativi diversi la possibilità di cogliere i saperi nello stile cognitivo ma soprattutto emotivo a loro più consono. L’utilizzo delle tecnologie didattiche supporta dunque, in vari modi il processo di insegnamento e apprendimento perché pone lo studente nella possibilità di progettarsi verso la soluzione di problemi attraverso lo sviluppo di strategie creative potenziate dall’uso dello strumento; permette la realizzazione di un percorso di apprendimento personalizzato rispettoso dei ritmi e dei tempi di apprendimento individuale e aderente ai modi di imparare e alle inclinazioni dei singoli studenti attraverso la logica ipertestuale e ipermediale; favorisce il desiderio di imparare e la disponibilità a fare insieme; favorisce un aumento della motivazione verso un processo realizzato prevalentemente in senso ludico a cui si lega una maggiore deresponsabilizzazione; favorisce inoltre la possibilità di conoscere meglio e quindi gestire i propri processi di pensiero ed emozionali attraverso la realizzazione di ambienti di riflessione metacognitivo e metaemozionale. L’alunno trovandosi nella possibilità di apprendere e di realizzare il processo di apprendimento nel modo più adeguato alla sua intelligenza dominante, non si sente forzato ad adeguarsi ad un prototipo ritenuto corretto, nel quale però non si riconosce, ma può realizzare il tragitto che più lo rispecchia in un’ottica dove importante è il raggiungimento dell’obiettivo e non il modo attraverso cui lo si raggiunge. Adeguando l’apprendimento alle proprie caratteristiche, l’alunno avrà la possibilità di ampliare il raggio dei successi sperimentati e diminuire quello degli insuccessi. Ciò creerà una sensazione di adeguatezza e competenza che influirà positivamente non solo sull’autostima, cioè sulla percezione del proprio sé, ma anche sull’autoefficacia e sull’intelligenza emotiva perché l’alunno sarà portato a maturare convinzioni positive circa le proprie capacità di produrre azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni problematiche in cui si trova, si sentirà pertanto più preparato non solo ad acquisire nuove conoscenze ma anche a coltivare nuove abilità e ad accettare la responsabilità della propria istruzione. Per quanto concerne il terzo effetto primario, è possibile riconoscere l’influenza delle tecnologie didattiche nel favorire e promuovere una sorta di transdisciplinarietà; infatti la logica ipertestuale favorisce, per sua natura, il superamento dei confini disciplinari poiché la rete dei collegamenti è molto vasta e consente di esplorare collegamenti sempre nuovi tra i vari sapere. Il bambino sperimenta così, come effetto secondario trasversale di primo grado, la possibilità di strutturare molteplici visioni del mondo e metodologie di pensiero che portano allo strutturarsi di ripercussioni positive non solo a livello dell’autostima/autoefficacia ma anche a livello dell’intelligenza emotiva. La realtà nelle sue molteplici declinazioni e situazioni problematiche riconosce il valore delle diverse metodologie di pensiero per affrontare il complesso attraverso l’ausilio di competenze emotive, abbandonando la pretesa di avvalorare una determinata modalità a scapito di altre. Questo porta a mettere in campo le diverse strategie percependosi come competenti e capaci di fare e a una costante autoregolazione emotiva che consentirà di abbandonare, in caso di prove contrastanti, la propria posizione contenendo le possibili frustrazioni, e favorendo l’adozione di nuove prospettive. Infine, l’utilizzo delle tecnologie didattiche in ambito prettamente scolastico, favorisce l’emergere del lavoro cooperativo ambito in cui si può assistere maggiormente ad un potenziamento dell’intelligenza emotiva visto che, include l’interazione tra diversi soggetti, portatori di diverse abilità, intelligenze, diversi livelli di expertise. L’apporto di ognuna di queste componenti risulta imprescindibile al fine di realizzare un prodotto comune nel quale ogni alunno abbia la possibilità di riconoscere il proprio apporto, il proprio contributo. La classe diventa un gruppo di self-help dove ognuno può esprimere i sentimenti e gli stati d’animo avendo la consapevolezza di trovarsi tra persone che condividono le stesse problematiche. Il gruppo può essere considerato come un potenziale non utilizzato: i bambini possono esercitare un influsso potente nello sviluppo intellettuale emotivo reciproco (3) attraverso feedback che motivano reciprocamente ad argomentare e visionare criticamente le proprie posizioni; la comunicazione tra pari che aiuta il bambino a padroneggiare processi sociali ed emotivi; la generazione di idee nel rispetto reciproco. Quindi migliora l’atteggiamento verso gli altri, la capacità empatica, uno sviluppo di abilità prosociali necessarie per interagire efficacemente. Goleman sostiene che il saper controllare le proprie emozioni è la chiave del benessere psicologico e adattivo perché i sentimenti estremi minano la stabilità. L’intelligenza emotiva che si lega ad un quoziente emozionale, include la capacità di tenere a freno un impulso, di leggere i sentimenti di un’altra persona di gestire senza scosse le relazioni con gli altri, in sintesi comprende due competenze prioritarie: quella personale, intesa come la capacità dell’individuo di controllare se stesso, le proprie emozioni, la motivazione di se stessi per il raggiungimento di obiettivi e quella relazionale che è la capacità di gestire empaticamente le relazioni con gli altri (4). L’attitudine emozionale è una meta-abilità perché influenza la capacità di servirsi di capacità emotive ma anche intellettuali e quindi, deve essere opportunamente stimolata e potenziata. L’ambiente tecnologico può diventare una risorsa preziosa per lavorare su queste componenti emotive, per acquisire nuove capacità di pensare le emozioni. Innescando il lavoro cooperativo trasforma la classe in un gruppo affettivo dove si muovono emozioni, per la presenza di legami che si instaurano tra bambini impegnati in una medesima esperienza che consentirà di passare da una visione egocentrica ad una alterocentrica tesa alla valorizzazione dell’apporto di ciascuno e alla prosocialità. Favorendo come effetto trasversale il lavoro cooperativo, la tecnologia conduce a formarsi una visione sociale del mondo dove ognuno ha un ruolo importante e permette di fare un buon uso dell’intelligenza emotiva valorizzando la propria individualità e coniugandola con quella altrettanto rilevante degli altri. La costruzione cooperativa di un ipermedia ad esempio, si trasforma in un laboratorio di apprendimento metaemozionale in cui l’allievo impara a conoscere le proprie e altrui emozioni. Quindi può essere l’impulso di un processo di educazione emotiva, un momento utile per apprendere non solo un adeguato metodo di studio ma anche di controllo emotivo. Lavorando insieme per la risoluzione di un problema si creano discussioni incisive, che si arricchiscono non solo del linguaggio verbale ma anche di quello corporeo, nell’ambito delle quali ognuno è chiamato a esprimere la propria posizione, ad argomentare per sostenere le proprie idee, ad accettare di modificare la propria convinzione in caso essa risulti inadeguata. I meccanismi di questa relazione s’intensificano ulteriormente quando i bambini partecipano alla realizzazione di un ipertesto, che richiede diversi processi di pensiero al fine di identificare i nuclei fondamentali da tenere in considerazione, la loro organizzazione e presentazione. Cooperando i bambini diventano consapevoli dell’esistenza dell’altro riconosciuto come portatore di una sua identità e unicità e pertanto degno di rispetto e di ascolto; di loro stessi, del loro essere sociale che si relazione ad altri esseri. Si riconoscono portatori di conoscenze e competenze utili per il buon fine del gruppo; si avvertono animati da un impegno comune che li rende responsabili delle loro azioni e delle ripercussioni che queste possono avere sul gruppo stesso. Lavorando insieme si provano emozioni forti che stimolano i bambini ad esternalizzare, controllare e contenere le proprie emozioni consentendo di gestire i conflitti che potrebbero insorgere. Anche in questo caso il sillogismo risulta evidente perché le tecnologie didattiche intensificando la possibilità del realizzarsi di situazioni di lavoro cooperativo porta ad innescare variabili relazionali capaci di incidere sulla percezione che il bambino ha di sé, sulla percezione della sua capacità di innescare un’azione funzionale per il gruppo, e sulla sua capacità di relazionarsi in maniera empatica agli altri. Questi aspetti non vogliono esaurire la gamma delle ripercussioni di primo e secondo grado che possono verificarsi qualora si animi la didattica attraverso l’ausilio di tecnologie didattiche, ma evidenziano le aree principali d’influenza, le quali potrebbero essere ulteriormente amplificate qualora si decidesse di sondare ancora più in profondità queste stesse aree. Gardner sostiene che “se si vuole che certe conoscenze vengano affrontate, interiorizzate e successivamente usate, occorre inserirle in un contesto capace di suscitare emozioni; al contrario le esperienze prive di richiamo emozionale con ogni probabilità resteranno poco coinvolgenti e ben presto verranno dimenticate non lasciando dietro di sé nessuna rappresentazione mentale” (5). Ne consegue dunque che l’utilizzo delle tecnologie didattiche in ambito educativo può influire positivamente sullo sviluppo di quelle capacità imprescindibili che consentono di nominare in maniera adeguata le varie emozioni ma anche di esternarle e maturare una predisposizione a riconoscere i propri stati emotivi. Ad esempio, si potrebbe richiedere ai bambini di ripercorrere mentalmente le varie tappe di navigazione di un cd rom o del sito e domandare quali stati d’animo si sono provati. Paradossalmente è proprio la tecnologia che con le sue forme di comunicazione e strutturazione del sapere (ipermedia reti, realtà virtuale) riporta e rivalorizza nella scuola la dimensione dell’intelligenza emotiva. L’interattività promossa da questi ambienti con interfacce sempre più amichevoli, aperte all’esplorazione, generando un impatto emotivo molto forte, rende la comunicazione sempre più simile a quella interumana.

Note
(1) F. Rampini, Le emozioni del computer, http://italia.6seconds.org
(2) D. Parmigiani, Didattica e tecnologia diffusa. Riflessioni per un’antropologia multimediale, FrancoAngeli, Milano, 2004.
(3) Cfr. W. Damon, “Educazione fra coetanei”, in Età evolutiva, n° 24, 1986, pp. 46-54.
(4) Cfr. D. Goleman, Intelligenza emotiva. Che cos’è che può renderci felici, Rizzoli, Milano,1996, pp. 15, 79.
(5) H. Gardner, Sapere per comprendere discipline di studio e discipline della mente, Feltrinelli, Milano, 1987.


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