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WikiFables : scrivere e collaborare in rete con wiki

20 dicembre 2005 | Antonella Elia, Docente di lingua Inglese e Italiano L2/ dottoranda in ESP
1. INTRODUZIONE

In questo contributo viene presentata un’esperienza di scrittura collaborativa con wiki, WikiFables, una sperimentazione in atto nel Laboratorio Interdisciplinare di “Intercultura e Tecnologie Didattiche” del Corso di Perfezionamento in “Didattica dell’Italiano come L2″, coordinato dalla prof. Anna de Meo e in via di svolgimento c/o il CILA (Centro Interdipartimentale dei Servizi Linguistici ed Audiovisivi) dell’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”.

2. WIKI
Blog e wiki sono strumenti Open Source di webpublishing appartenenti alla seconda generazione dei webtools. Hanno avuto un enorme sviluppo come strumenti di CMC asincrona e sono utilizzati nell’ambito della formazione collaborativa online, per le loro potenti caratteristiche che si richiamano al “social software”. Nonostante siano nati due anni prima (1995) dei blogs, i wiki risultano essere sicuramente meno popolari dei primi, ma la loro attuale velocità di diffusione è sorprendente.
Una definizione di wiki è presente nell’ormai famosa enciclopedia online Wikipedia: un wiki è “un sito web (una collezione di documenti ipertestuali) che permette ad ogni utilizzatore di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare i contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori”. Ward Cunningham, fondatore del primo wiki il “Portland Pattern Repository” (1995), affermò in un intervista di essersi ispirato al termine wiki wiki usato per i bus navetta dell’aeroporto di Honolulu. Wiki wiki deriva da una parola hawaiana che significa “rapido, veloce”.
Un wiki permette quindi di scrivere collettivamente dei documenti in un semplice linguaggio di markup usando un web browser. Una caratteristica distintiva della tecnologia wiki è la facilità con cui le pagine possono essere create e aggiornate. La maggior parte dei wiki è generalmente aperta a tutti gli utenti e, la registrazione di un account utente, non è sempre richiesta.
I Wiki hanno una struttura di navigazione ipertestuale e sono dotati di un motore di ricerca interno. Ciononostante, nei wiki di grosse dimensioni, è fornita anche la possibilità di navigazione gerarchica, il cui uso naturalmente non è obbligatorio. Solitamente una pagina wiki contiene un numero molto elevato di link ad altre pagine.
Scegliere il software wiki non significa effettuare unicamente una scelta di carattere informatico, ma condividere i precisi presupposti teorici fondanti della WikiPhilosophy: cioè lo spirito di collegialità, l’unione di intenti e il valore accessibile, gratuito e negoziato dell’informazione. Ogni comunità wiki condivide un patrimonio comune di conoscenze e di pratiche di lavoro. Attraverso le attività condotte nell’ambito della comunità si costituisce, stratificandosi nel tempo, un repertorio di risorse, si struttura un linguaggio comune (WikiSpeak), si elaborano convergenti stili di azione, si modellano condivise modalità ricorrenti di pensare e di agire.

3. LA “WIKIPEDAGOGY”
Da un punto di vista pedagogico la “WikiPedagogy” abbraccia per sintonia di intenti, i principi del “socio-costruttivismo” e dell’ “apprendimento collaborativo”.
Chi gestisce una comunità wiki non può certo produrre interventi formativi di tipo tradizionale, ma dovrà facilitare e articolare le attività di comunicazione, negoziazione e documentazione, attraverso gli strumenti che offre il wiki e che favoriscono l’istituzione di sistemi relazionali di tipo reticolare e un apprendimento flessibile e continuo nel tempo. In tal modo i processi di apprendimento collaborativo, se opportunamente favoriti, potranno esplicare tutto il loro potenziale, consentendo l’istituirsi di una “biblioteca” di conoscenze condivise, basata sulla messa in comune e la negoziazione delle conoscenze personali (Mattison: 2005).
Gli esempi applicativi di utilizzazione dei wiki nella didattica online, ad esempio delle lingue, sono tanti: dai progetti di scrittura creativa a più mani a Group Projects (accompagnati da diari di discussione online – talk pages), a giornalini scolastici, a glossari, relazioni e manuali scritti collaborativamente dagli studenti. Tra le più recenti applicazioni wiki, ricordiamo gli e-WikiPortfolio che rendono possibile la trasparenza e la linkabilità del percorso formativo dello studente e la riformulazione del Webquest in Wikiquest, molto più attento alla dimensione collaborativa e sociale del lavoro di ricerca, elaborazione e stesura degli studenti. Numerosissime, sono le collaborazioni e gli interscambi internazionali attraverso i WikiRings. Online é disponibile un school wiki centre, cioè un elenco delle scuole inglesi dotate di wiki, aperte a progetti collaborativi internazionali.
Tra i wiki italiani di maggior esperienza nel campo della formazione ricordiamo: Porte aperte sul web un WikiWikiWeb, un esperimento di scrittura collaborativa per la stesura del Manuale aperto per la qualità dei siti scolastici e Scuola collaborativa: Il wiki della didattica una risorsa web che la municipalità di Ancona ha messo a disposizione dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado, in cui i docenti, usando il software TWiki, sono contemporaneamente sia utenti che gestori del sito e dei suoi contenuti.

4. UNA SPERIMENTAZIONE ALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI L’”ORIENTALE”
Il laboratorio in corso, che si avvia alla conclusione, è dedicato allo studio di favole, fiabe e leggende metropolitane come strumento per la diffusione di una pedagogia interculturale attraverso l’uso di blogs e wikis. Sono state scelte favole, fiabe e leggende metropolitane, quale tematica per lo sviluppo di una didattica interculturale online, poiché rappresentano un genere narrativo universale che si ritrova nella tradizione orale di molti popoli, si tramandano da una generazione all’altra e si modificano adattandosi via via ai cambiamenti di tempo e spazio (Gioda:1998).

Il pensiero narrativo costituisce una grande risorsa per un’educazione interculturale. Le fiabe, inventate da altri e da noi stessi, si rivelano un’ottima palestra di relazionalità, insegnandoci che l’altro non è tanto diverso da noi e che tutte le favole condividono temi e strutture universali. Ad esempio, secondo la studiosa londinese Marion Rolfe Cox, in uno studio pubblicato a Londra nel 1893, esisterebbero ben 345 varianti della favola di Cenerentola. Le più antiche sono la Cenerentola cinese ed egiziana. Ma anche il mondo arabo ha la sua Cenerentola, una fanciulla che fuggendo via dalla festa dell’henné della sposa perde uno zoccoletto d’oro. Nella storia araba il principe non conosce nemmeno la futura sposa ma se ne innamora perdutamente solo alla vista dello zoccoletto d’oro (visto che nel mondo arabo uomini e donne vivevano nettamente separati fino al matrimonio). La variante più popolare in Vietnam, parla di Tam, una contadina orfana di madre, con una terribile sorellastra di nome Cam. La storia è sempre quella, ma ci sono delle differenze importanti tra i diversi racconti, che ci permettono di entrare attraverso la magia della parola narrata nella vita quotidiana di un villaggio, di una terra, di un popolo. Ad esempio, nella storia vietnamita la protagonista viene uccisa dalla matrigna, ma grazie a successive reincarnazioni può tornare a vivere con il suo principe, aiutata e protetta nelle difficoltà da Buddha in persona. Scoprire i mille volti delle favole consente di scoprire somiglianze e differenze nelle varie culture e di intraprendere efficaci percorsi di educazione multiculturale, transculturale ed interculturale (Gioda:1998).

4.1 Il laboratorio
Il laboratorio è in corso di svolgimento c/o il “Centro Interdipartimentale dei Servizi Linguistici e Audiovisivi” (CILA) dell’Università degli Studi di Napoli l’ “Orientale”. La durata è trimestrale, e si articola in incontri settimanali di 4h. (32 h. in totale).
Il laboratorio è erogato in modalità blended learning. E’ stato creato un sito di riferimento (fig. 1), affiancato dall’utilizzazione della piattaforma open source Nicenet come Internet Classroom Assistant. IL GRUPPO DI LAVORO (come si deduce dal primo diagramma riportato nella fig. 2) è composto da un gruppo eterogeneo di 20 docenti, con eta’ variabile dai 25 ai 55 anni.
La provenienza del 50 % dei corsisti dalla scuola elementare, è chiara espressione di quanto sia sentito e diffuso il problema dell’inserimento degli alunni stranieri nella scuola elementare italiana e la necessità di acquisire strumenti per una consapevole didattica interculturale.
Prima dell’avvio dell’attività laboratoriale è stato somministrato un questionario esplorativo per conoscere le competenze informatiche di ingresso e la familiarità con le tecnologie didattiche dei corsisti.

I risultati del questionario hanno evidenziato (fig. 2) che il 40 % dei corsisti ha competenze informatiche scarse-mediocri, il 40 % sufficienti, e solo il 20 % vanta un’ ottima conoscenza. Come si deduce dal terzo diagramma, i docenti non hanno un’approfondita esperienza pregressa nell’uso delle tecnologie didattiche. Solo il 20 % dei docenti usa il laboratorio multimediale regolarmente, mentre la maggior parte, il 45 %, ne fa un uso saltutario, il 10 % lo ha usato qualche volta, ed infine il 25 %, non lo ha mai utilizzato.
Sono stati creati quattro gruppi di lavoro (per interessi condivisi e scuola di insegnamento). Ogni gruppo è composto da 5 persone: 4 corsisti e un supervisor, responsabile delle attività laboratoriali del gruppo di appartenenza (fig. 3).
Le attività svolte in aula, sono state finalizzate, oltre che a tematiche glottodidattiche e interculturali, alla familiarizzazione dei corsisti con SOFTWARE OFFLINE (Word, Powerpoint, Authorable Software e programmi specifici per l’insegnamento/apprendimento dell’Italiano come L2), SOFTWARE ONLINE, (piattaforma Nicenet, motori di ricerca, forum, chat, etc.) e con i webtools di seconda generazione, BLOGS E WIKIS.

4.2 Il blog della classe e degli studenti
E’ stato creato un class blog (fig. 4) come contenitore informale di news e attività da svolgere e i corsisti, una volta acquisito la padronanza con lo strumento, hanno creato i loro blogs personali. Il blog dello studente, veicolo di espressione identitaria, si è rivelato ottimo strumento informale di presentazione ed interazione personale, oltre ad essere ambiente di raccolta e di visualizzazione dell’ informazione collezionata. I corsisti hanno linkato il proprio blog al class blog ed hanno creato con entusiasmo il loro spazio web ed interagito nel blog-ring creato attraverso i commenti personali inviati come bloggers ai blog dei compagni di corso e al class blog.

4.3 Il progetto WikiFables
Il secondo obiettivo del laboratorio si è concentrato verso la creazione sperimentale di un wiki dal titolo WikiFables sullo spazio gratuito messo a disposizione da WikiSpaces.
Gli obiettivi principe della sperimentazione sono stati:
- l’utilizzazione del software Wiki per lo sviluppo di una didattica interculturale;
- la sperimentazione di un percorso di scrittura creativa-collaborativa online in Wiki;
- la creazione di un Wiki come repository per la raccolta delle favole “dell’altro mondo”.
Nella PRIMA FASE del progetto WikiFables è stato previsto per ogni gruppo, un incontro in chat, della durata di 45 minuti (fig. 5). In chat i sottogruppi, seguendo il modello delle fiabe proposto da Propp preventivamente presentato dal docente e discusso in aula (Propp: 2003), hanno interagito (guidati dal docente/e-tutor), con l’obiettivo di definire il framework della favola. In questi incontri online, il docente tutor ha svolto il ruolo fondamentale di moderatore dello scambio dialogico sincrono, fornendo supporto pedagogico e intellettuale (Rotta, Ranieri: 2005).
Nella SECONDA FASE di lavoro, la fase di sintesi, il docente/e-tutor ha pubblicato, nella pagina wiki dedicata, i descrittori degli elementi base della favola. Successivamente ogni supervisor ha completato i campi vuoti, con le informazioni richieste, tracciando così le linee guida della favola pattuita dal proprio gruppo in chat. La fig. 6 riporta a sinistra lo schema della favola del “Piccolo Indiano” prodotta dal gruppo “Biancaneve”, mentre a destra la favola finale prodotta, dopo tre settimane di lavoro collaborativo.
Nelle tre settimane dedicate al progetto di scrittura creativa online, il ruolo del docente/e-tutor si è premeditatamente limitato a quello di lurker, cioè di osservatore neutrale del processo in corso. La finalità della politica del “non intervento” è stata quella di osservare il naturale sviluppo del processo collaborativo in atto e il risultato finale raggiunto attraverso il peer to peer work. L’intenzionale assenza partecipativa del docente/e-tutor nella fase creativa, è stata permessa dall’aver preventivamente pattuito in chat, e nelle linee guida schematizzate nel wiki, lo scaffolding delle favole, che ha svolto una funzione precisa di incanalamento del lavoro collaborativo dei corsisti.
Dall’analisi dell’operato del gruppo Biancaneve nel WikiFables, si nota come la costruzione della favola del “Piccolo Indiano” sia nata da 12 interventi dei 5 componenti del gruppo.
Come si deduce dalla tabella riportata nella fig. 7, la differente distribuzione numerica degli interventi, rivela chiaramente una partecipazione disomogenea. In questa fase è stata fondamentale, sia il ruolo svolto dai supervisor dei singoli gruppi, che hanno guidato il dipanarsi del plot narrativo, sia la collaborazione corale (anche se non equamente distribuita) dei vari componenti del gruppo. In fase finale, i supervisor sono stati gli attori principali della pulizia, ricucitura e supervisione della favola prodotta, da un punto di vista sia della forma che del contenuto.

La TERZA FASE del progetto, in corso di espletamento, riguarda la creazione del wiki come “repository” cioè come contenitore per la raccolta delle favole dal mondo. E’ stata prevista la classificazione delle favole, in base all’area di provenienza (fig. 8). Per le 5 aree continentali (Europa, Asia, Africa, America e Oceania), sono state specificate ulteriori sottocategorie territoriali. Al momento è in corso la raccolta, la pubblicazione e l’illustrazione delle favole.
In questa ultima fase laboratoriale, contrariamente alla precedente, è stata decisiva la presenza del docente/e-tutor, per la forte difformità della compartecipazione dei componenti del gruppo. La proattività dei corsisti, v/la pubblicazione delle favole raccolte durante la fase di ricerca, è stata continuamente stimolata, sia negli incontri in presenza che online (via email, forum). Per fattori esterni (entrata in pieno regime dell’attività didattica a scuola) e per ulteriori impegni istituzionali (consigli di classe, collegi di Istituto, etc.), si è registrato un rallentamento dell’impegno e della partecipazione dei corsisti. In questa fase, il docente/e-tutor ha continuamente “pungolato” il loro intervento, svolgendo chiaramente un compito che va ben oltre il ruolo che il docente è chiamato a svolgere in una didattica tradizionale di tipo frontale. Il docente/e-tutor, in sostanza, ha sempre cercato di garantire nell’attività laboratoriale online: il supporto tecnico, il supporto pedagogico e intellettuale, il supporto metodologico e organizzativo e, non ultimo, il supporto sociale (Rotta, Ranieri: 2005).

5. CONCLUSIONI
L’esperienza presentata è in fieri, come d’altronde ogni wiki sarà sempre. I risultati operativi e il feed-back dei docenti-corsisiti, registrati attraverso la somministrazione di un questionario in itinere e di colloqui informali in aula, sono stati decisamente positivi, altrettanto l’entusiasmo esternato, come anche la valutazione di applicabilità di blogs e wikis nei vari contesti scolastici di provenienza e la loro riusabilità come strumenti di webpublishing in altre tipologie di progetti.
I docenti hanno espresso il loro alto indice di gradimento verso l’adozione degli strumenti open source nella didattica online, specialmente per la semplicità d’uso e la gratuità del software. L’approvazione di blogs e wikis ha avuto come motivazione anche l’assoluta indipendenza, offerta al docente dagli strumenti presentati, rispettosi della libertà d’insegnamento e dell’autonomia di scelta v/ le soluzioni tecniche che più si adattano alle personali esigenze conoscitive e didattiche, permettendo inoltre, sia al docente sia allo studente, di “entrare in gioco” ed essere “soggetti di cultura”. E’stato anche molto apprezzato l’alto valore educativo dei wiki nella direzione della legalità, eliminando la necessità di dover ricorrere alla pirateria informatica per svolgere attività educativa online.
Infine, blogs e wikis si stanno rivelando, nell’esperienza presentata, ottimi webtools educando alla cultura galileiana e alla consapevolezza informatica attraverso la trasparenza, la verifica e la sperimentazione e rendendo possibile lo sviluppo di un progetto collaborativo nella direzione di una didattica interculturale, cercando nel frattempo di ricucire un pericoloso strappo che sembra delinearsi all’orizzonte, attraverso la creazione non solo di un ponte tra culture differenti, ma ancor più, tra l’ oralità del passato e la cultura digitale del presente.

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