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Apprendimento, esperienza e competenza

20 gennaio 2006 | Giuseppina Gentili, Università di Macerata

Wenger ha più volte sottolineato il carattere sociale della sua teoria dell’apprendimento intesa come una struttura che si alimenta dalla continua tensione tra esperienza e competenza, attraverso una negoziazione di significati sostenuta da un continuo processo dialogico. Il termine competenza, per Wenger, comprende tutti i segni attraverso i quali i membri di una comunità di pratica si identificano a vicenda, e si acquisisce attraverso la continua tensione innovativa con le esperienze che vengono negoziate e riorganizzate e attraverso le quali i membri di una comunità si riconoscono l’un l’altro definendo una identità comune. L’approccio al concetto di apprendimento, e di conseguenza a quello di competenza, che questa teoria propone, sottolinea proprio l’elemento della tensione continua (1).
Questa tensione dinamica è originata dalle interferenze dalle dissonanze che si verificano sia all’interno – attraverso le tre dimensioni del Dominio, Comunità e Pratica – sia ai confini della comunità (2); attraverso l’inserimento di nuovi membri e la proposta di sempre nuovi problemi da risolvere. In effetti, l’interazione tra esperienza e competenza, può avvenire secondo Wenger attraverso due modalità:
- L’apprendistato: qui è la competenza della comunità che guida l’esperienza del nuovo arrivato attraverso una negoziazione di significati. Grazie a questo continuo processo si attua gradualmente un allineamento dell’esperienza del nuovo membro (apprendista) al regime di competenza della comunità.
- Ma tale tensione può avvenire anche nel modo opposto: a volte può accadere che sia l’esperienza del nuovo arrivato a guidare la competenza della comunità e a determinarne un nuovo assetto e un nuovo riallineamento. Può accadere infatti che un nuovo membro porti con sé, all’interno della comunità, una nuova proposta, una nuova esperienza talmente difforme dal regime della competenza presente e che con essa crei delle forti dissonanze ed interferenze. Nel caso in cui il nuovo membro, attraverso la sua legittimazione nella comunità, riesca a negoziare la sua esperienza di significato, attraverso la proposta di partecipazione rivolta ai membri e alla sua convincente reificazione, riuscirà ad interessare tutto il gruppo e nel tempo a modificare e riallineare in modo nuovo il regime della competenza della propria comunità, creando nuovo apprendimento.
Queste due modalità di interazione sono cruciali per l’evoluzione della pratica della comunità e, fino a quando esse determinano un equilibrio instabile e in continuo riallineamento, garantiscono alla comunità stessa possibilità di sviluppo e di apprendimento.
Quando pensiamo all’apprendimento che si sviluppa all’interno di una comunità di pratica, dobbiamo operare una distinzione tra ciò che avviene all’interno, nel “cuore” della comunità stessa e ciò che avviene ai confini, nella zona periferica, poiché la relazione tra competenza ed esperienza assume connotazioni e valenze diverse a seconda dalla zona in cui tale relazione si verifica. Nell’apprendimento che si svolge nella zona centrale della comunità, entrambi gli elementi (esperienza e competenza) convergono, entrambi si “spingono” a vicenda, entrambi creano una “convergenza apprenditiva”.
Nella zona di confine invece, ciò che crea apprendimento è la divergenza di questi due elementi: ai confini di ogni comunità di pratica si scontrano coppie di esperienze e competenze diverse ed è proprio dalla tensione provocata da questa complessa divergenza che si crea apprendimento, ma si tratta di un processo diverso da quello che accade all’interno della comunità.
Una riflessione su quanto esposto finora potrebbe indurci a pensare che l’eterogeneità di una comunità di pratica possa garantire maggiore ricchezza di apprendimento e conoscenze, in realtà non è sempre e solo così, come ha voluto sottolineare più volte Wenger stesso. Il criterio per determinare la possibile ricchezza di apprendimento di una comunità, sia essa eterogenea che omogenea, è sempre lo stesso: porre particolare cura e attenzione al verificarsi e alla gestione della tensione tra esperienza e competenza (3).
L’approccio di Wenger alla nozione di competenza permette un ripensamento critico nei confronti dei nostri attuali sistemi educativi. La competenza secondo Wenger è il frutto di un processo vitale, dinamico, interattivo che si svolge e diventa effettivo in un contesto sociale alimentandosi della continua partecipazione ad una comunità di pratica. Nei nostri sistemi educativi attuali, ed in primo luogo nella scuola, invece continua ad essere prevalente l’atteggiamento di chi pretende di far conseguire le competenze fondamentali partendo da un sapere già confezionato che viene “insegnato” troppo spesso ancora in maniera trasmissiva e decontestualizzata.
Sarà forse per questo che tali competenze “scolastiche” risultano spesso difficilmente significative nei contesti che “scolastici” non sono?

Note
(1) Vedi Video Etienne Wenger, Le comunità di pratica (Università di Macerata, Corso di eccellenza, 26-29 aprile 2005) reperibile all’indirizzo http://www.sbilf.org/wenger/index.htm (2ª giornata, 5ª – 7ª parte).
(2) Video Wenger, (2ª giornata, 6ª parte, 0:01:57 – 0:05:10).
(3) Video Wenger, (2ª giornata, 6ª parte, 0:24:19 – 0:26:39).


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